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Bioeconomia

Il futuro della bioeconomia al 2050

Il rapporto del Joint Research Center: quattro scenari previsionali per L'Unione Europea.

La bioeconomia - ovvero quella parte dell'economia circolare che si occupa della produzione di risorse biologiche rinnovabili e della conversione di tali risorse e dei flussi dei rifiuti in prodotti a valore aggiunto quali, ad esempio, alimenti, mangimi, prodotti a base biologica e bioenergia - può rappresentare uno strumento strategico in grado di rigenerare i territori fondandosi sul mantenimento e rafforzamento della fertilità dei suoli, sul ripristino della materia organica, sull'aggiunta di carbonio organico e nutrienti nei suoli, sulla riduzione delle emissioni di gas serra in atmosfera, sulla costruzione di un nuovo rapporto tra città ed aree agricole, tra modelli di produzione, di consumo ed abitudini alimentari più sostenibili.
Inoltre, i prodotti della bioeconomia sono in grado di ridurre le pressioni sull'ambiente in quanto sostituiscono le sostanze inquinanti con bioprodotti circolari che non si disperdono e non si accumulano nelle matrici ambientali.
Tuttavia, occorre rilevare che le attività della bioeconomia sono sempre state messe in relazione con le prospettive della produzione, cioè apprezzando cosa può essere generato dalle biomasse per sostituire e/o integrare i prodotti ed i combustibili non rinnovabili e fossili. L'utilizzo della biomassa, infatti, non è necessariamente circolare e sostenibile. Infatti, a causa dell'eccessivo sfruttamento, le risorse naturali possono essere soggette a un calo di resa e determinare perdita di diversità ecologica.

La bioeconomia, quindi, non deve porsi come unico obiettivo quello di incrementare la produzione agricola o di utilizzare la biomassa, bensì deve contribuire ad un uso più sostenibile delle risorse, a mitigare i cambiamenti climatici e ad adattarsi ad essi, ed, infine, a promuovere modelli di produzione e consumo sostenibili.
Nel 2017, nell'ambito della revisione della Strategia della bioeconomia europea è stata rappresentata la necessità di incrementare gli investimenti dedicati, di affrontare gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e di definire indicatori chiari al fine di garantire che la bioeconomia operi entro i limiti delle risorse naturali.

Lo sviluppo definito entro i limiti delle risorse implica che la bioeconomia deve essere efficiente ed incentrata sulla circolarità e sulla realizzazione di prodotti, processi, servizi ecosistemici
(come incrementare la fertilità del suolo e migliorare la qualità dell'aria e dell'acqua) prioritari per la società (biomateriali, bioprodotti, sostanze chimiche, energia, reintegro dei nutrienti e sostanza organica nei suoli) ed anche sulla creazione di nuove catene del valore resilienti e locali in grado di promuovere l'utilizzo a cascata delle risorse biologiche, di incrementare la resilienza degli ecosistemi, di garantire la rinnovabilità delle risorse, di conservare gli stock di capitale naturale, di salvaguardare la sicurezza alimentare e di migliorare l'efficienza dei materiali.

La Strategia aggiornata dell'UE per la bioeconomia, adottata nell'ottobre 2018, mira, quindi, a sviluppare una bioeconomia sostenibile per l'Europa tale da promuovere la transizione sociale verso economie a basse emissioni di carbonio attraverso l'individuazione di alternative verdi e circolari al lineare modello di produzione e consumo basato sui fossili.
La bioeconomia permetterà di connettere la produzione primaria locale con molteplici processi industriali e, conseguentemente, di rafforzare l'occupazione e la resilienza economica, ambientale e sociale locale. Infatti una bioeconomia circolare e sostenibile può rappresentare uno strumento fondamentale per il Green New Deal nella ripresa post emergenza sanitaria da COVID-19, rendendo l'Unione Europea più resiliente, competitiva ed in grado di raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) individuati dalle Nazioni Unite, le finalità climatiche derivanti dall'accordo di Parigi e gli intenti previsti dalle Strategie dell'UE (i.e. Farm to Fork). 
La bioeconomia, infatti, raffigurerà una pietra miliare su cui fondare la ripartenza in quanto è in grado di conciliare lo sviluppo economico con la salvaguardia dell'ambiente e con l'incremento dell'occupazione.

I numeri della bioeconomia

La bioeconomia, attualmente, in Europa genera il 4.7% del prodotto interno lordo ed un'occupazione pari all'8.9%.
In Italia il suo impatto è ancora più rilevante, in quanto rappresenta il 13% del fatturato e dell'occupazione nazionale. Dal confronto europeo si evidenzia come l'Italia si posizioni al terzo posto in termini assoluti sia per valore della produzione, dopo Germania e Francia, che per quanto concerne il numero degli occupati, dopo Polonia e Germania.

Tuttavia sono necessarie vaste conoscenze e capacità di previsione per profilare l'elaborazione di politiche e di programmi di ricerca e d'innovazione futuri in grado di connettere i tre pilastri della sostenibilità. Il valore della produzione della bioeconomia nel 2018 è cresciuto di 7 miliardi rispetto al 2017, pari ad un +2.2%, passando dall'8.8% del 2008 all'attuale 10.2% grazie ai contributi positivi della maggioranza dei settori coinvolti, specialmente di quello agro-alimentare. Il sistema agro-alimentare italiano, infatti, si posiziona ai primi posti in Europa, con un peso sul totale europeo del 12% in termini di valore aggiunto e del 9% in termini di occupazione.

Il rapporto

In tale contesto, la rete esterna di esperti sulla bioeconomia (Network of Experts on Bioeconomy - NoE) ha redatto un rapporto per conto del Joint Research Center della Commissione europea al fine di definire un'analisi lungimirante sugli sviluppi della bioeconomia dell'Unione Europea fino al 2050.

Nel rapporto sono stati individuati scenari previsionali in grado di delineare la transizione del sistema economico ed il potenziale futuro, con un approfondimento sull'implementazione della bioeconomia circolare, resiliente ed efficiente sotto il profilo delle risorse, con particolare attenzione allo sviluppo sostenibile e al raggiungimento dell'obiettivo climatico.
Infatti la quantificazione, il monitoraggio e l'analisi approfondita del ruolo svolto dalle filiere della bioeconomia rappresenta un elemento imprescindibile per indirizzare e delineare le future politiche per uno sviluppo sostenibile, inclusivo, climaticamente neutro, resiliente ed in linea con l'Accordo di Parigi, con gli obiettivi dell'Agenda ONU 2030 e con la Strategia dell'Unione Europea.

GLI SCENARI PREVISIONALI DELL'UNIONE EUROPEA

Gli scenari alimentano riflessioni strategiche e rappresentano un insieme di percorsi plausibili coerenti con le combinazioni di sviluppi previsti per la futura bioeconomia europea da oggi al 2050. 

Nel dettaglio, i quattro scenari previsionali sono stati delineati sulla scorta di due variabili: la capacità del sistema decisionale dell'Unione Europea di attuare politiche coerenti ed efficaci che siano dirette al raggiungimento della neutralità climatica e degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite e la condotta della società al cambiamento, in particolare per quanto concerne gli stili di vita sostenibili dei consumatori ed il raggiungimento dell'obiettivo 12 delle Nazioni Unite inerente alla promozione di modelli sostenibili e responsabili di produzione e consumo. L'orizzonte temporale di tali scenari è compreso tra il 2030 e il 2050. 

I vari scenari, quindi, descrivono narrazioni alternative plausibili del mondo, dell'Europa e della bioeconomia da oggi al 2050 ed esaminano in che misura ciascuna ipotesi previsionale contribuirebbe agli obiettivi delle Strategie dell'UE, dello sviluppo sostenibile dell'ONU e di neutralità climatica (Fig. 1).

Figura 1 - I quattro scenari delineati per la bioeconomia al 2050
 

Fallo per noi
Il primo scenario, denominato "Fallo per noi", è costituito da un insieme coerente di politiche per promuovere un cambiamento radicale nei sistemi di fornitura, ma la società resiste a cambiamenti di consumo significativi. L'obiettivo, previsto dall'Accordo di Parigi, di mantenere l'incremento della temperatura media globale ben al di sotto di 2° gradi centigradi e di proseguire con gli sforzi per limitare a 1.5ºC il riscaldamento terrestre, sarà quasi raggiunto entro il 2100.


Facciamolo insieme
Nel secondo scenario "Facciamolo insieme" il sistema politico e la società sono allineati e proattivi per raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica e quelli di sviluppo sostenibile. La società attua una transizione verso scelte di consumo sostenibili e le imprese sono in grado di adattarsi più rapidamente. Infatti, in tale scenario l'obiettivo delineato dall'accordo di Parigi è pienamente raggiunto. 


Fallo da solo
La previsione che deriva dallo scenario "Fallo da solo" delinea una situazione in cui i consumatori attuano la transizione verso atteggiamenti e comportamenti di consumo sostenibili solamente all'indomani degli impatti determinati da una serie di crisi climatiche e sotto la spinta di movimenti sociali e culturali, mentre i responsabili politici non sono in grado di attuare delle politiche proattive e significative in materia di clima e sostenibilità. Le finalità individuate nell'Accordo di Parigi non verranno raggiunte e, conseguentemente, le temperature globali aumenteranno di 2.5 °C entro la fine del prossimo secolo. 
 

Fai ciò che è inevitabile
Nello scenario "Fai ciò che è inevitabile" gli stili di vita non mutano in modo significativo e il sistema politico non è in grado di attuare politiche proattive ma si limita ad adottare misure in risposta agli impatti causati dalle crisi climatiche. In questo scenario, l'obiettivo di Parigi è chiaramente mancato ed è previsto un aumento della temperatura globale entro il 2100.

ANALISI E CONSIDERAZIONI SUGLI SCENARI DELINEATI

Per quanto concerne i primi due scenari si raffigura che l'integrazione delle azioni previste nel Green New Deal e il rafforzamento dell'ambizione nella prossima programmazione della Politica agricola comune (PAC) permetterà di introdurre standard di sostenibilità almeno per le materie prime legate alla bioeconomia, di attuare adeguamenti alle frontiere per la tassa sul carbonio dell'UE ed investimenti per la bioeconomia nella tassonomia dell'UE.

Per il secondo ("Facciamolo insieme") e il terzo ("Fallo da solo")
scenario il rafforzamento delle attività culturali e sociali è fondamentale per promuovere la transizione verso modelli sostenibili. 

Nel dettaglio, per lo scenario "Fallo per noi" la politica si concentra solo sul lato dell'offerta al fine di mitigare e adattarsi ai cambiamenti climatici ma non viene debitamente considerato l'aspetto sociale della sostenibilità (domanda). Lo scenario necessita di misure integrative al Green New Deal dopo il 2030. 

Il secondo scenario
adopera un approccio integrativo, in quanto il cambiamento si ottiene attuando una politica europea proattiva e stimolante nei confronti dei consumatori attraverso l'introduzione di alcune misure entro il 2030 quali, ad esempio, l'etichettatura dei prodotti sostenibili chiara e univoca o l'inserimento di tasse sui prodotti non rinnovabili al fine di consentire gli adattamenti comportamentali dei consumatori. Per tali scenari si osserva la necessità e l'importanza di politiche europee inclusive in grado di educare e informare la popolazione sulle tematiche della bioeconomia. Al riguardo si ritiene opportuno valutare la collaborazione con gli stakeholder del mondo della cultura e delle arti al fine di sensibilizzare e coinvolgere più efficacemente i cittadini europei. La politica della bioeconomia, infatti, deve raggiungere la società ed essere inclusiva nei confronti degli Stati membri e dei movimenti socio-culturali, in quanto si compone dell'integrazione delle politiche sia orizzontalmente (tra i settori) che verticalmente (UE, Stati membri, Regioni, cluster, movimenti sociali e cittadini). Tale scenario comunque soddisfa gli obiettivi di sostenibilità e circolarità relativi alla bioeconomia entro il 2030. 
Inoltre l'approccio integrativo rappresenta la chiave di indirizzo poiché include sia le politiche dal lato dell'offerta che la società dal lato della domanda. 
Nello scenario, il Green Deal europeo rappresenta un primo tassello importante ed assieme con il bilancio dell'UE ed il suo fondo di recupero per l'emergenza da COVID-19 può allineare gli Stati membri e le imprese negli anni futuri. Tuttavia, lo scenario richiede l'attivazione di misure integrative al Green New Deal dopo il 2030. 

Lo scenario "Fallo da solo" si concentra esclusivamente sul lato della domanda, ovvero sull'aspetto socio - culturale, con un'efficacia limitata per quanto concerne l'adattamento e la mitigazione dei cambiamenti climatici. Si evidenzia, infatti, la mancanza di un sostegno politico e il ritardo nella trasformazione delle imprese. 

L'ultimo scenario
rappresenta la prospettiva più sfavorevole ma, anche, quella più realistica alla luce delle tendenze attuate negli ultimi tre decenni. Lo scenario evidenzia, infatti, l'assenza di politiche coordinate ed integrate e, conseguentemente, l'estensione delle attuali politiche.

CONCLUSIONI

Il rapporto menziona il potenziale di una bioeconomia sostenibile e circolare in grado di trasformare i settori europei, in particolare quelli agricoli e industriali, al fine di originare nuovi posti di lavoro e, contemporaneamente, di tutelare le risorse naturali e gli ecosistemi.
La bioeconomia circolare, infatti, contribuirà a valorizzare la gamma dei prodotti ad alto valore aggiunto e la biodiversità, migliorando al contempo la fornitura di servizi ecosistemici poiché rigenera le aree marginali, forestali, rurali, costiere ed industriali dismesse favorendo la diversità biologica, la depurazione delle matrici, il recupero dei nutrienti, il miglioramento della qualità dell'ambiente e la re-introduzione dei materiali e del carbonio nei cicli biogeochimici naturali.
Inoltre promuoverà il ruolo della ricerca e dell'innovazione come fattori chiave in grado di attuare la transizione. 

La bioeconomia, quindi, può raffigurare un trampolino di lancio fondamentale per cambiare il paradigma di sviluppo economico ed innescare il cambiamento trasformativo al fine di assicurare un futuro sostenibile.
Gli scenari elaborati sono essenziali poiché permettono di analizzare e valutare i progressi e i rischi connessi all'attuazione di politiche e misure non idonee che non permetteranno lo sviluppo di una bioeconomia sostenibile dell'Unione Europea.

 
 
 

Ilaria Falconi
CREA PB

 
 

PianetaPSR numero 103 giugno 2021