Home > Il punto sui PSR > Far fronte alle sfide globali per una transizione ecologica attraverso la diversificazione
Ambiente

Far fronte alle sfide globali per una transizione ecologica attraverso la diversificazione

Dall'allevamento di bovini da latte al biogas, l'esperienza dei fratelli Enrico e Ando Bruni a Sutri (VT). 

La Società agricola Bruni Enrico e Aldo sorge a pochi chilometri da Roma nella località di Sutri (VT), un piccolo borgo ai piedi dei monti Cimini. 

Ingresso azienda agricola Bruni

I due fratelli Enrico e Aldo hanno ereditato l'attività che nasce intorno agli anni '70 per hobby del padre e che ad oggi si estende su 200 ettari di terreno.

L'attività centrale dell'azienda è l'allevamento di vacche da latte di razza frisona e negli anni questa attività è cresciuta passando da 30 capi nel 1975 alle attuali 1300, di cui 600 in produzione.

In azienda viene anche coltivato mais, sorgo e loietto destinati in parte all'alimentazione dei bovini, nonché negli ultimi 4 anni sono stati piantati noccioleti principalmente su terreni marginali ma che ora hanno assunto maggiore importanza per l'azienda in quanto le nocciole vengono in parte conferite a OP che hanno contratti con grandi aziende, tra cui la Ferrero. 

 

Il biogas

Accanto alle attività agricole e all'allevamento, una delle caratteristiche distintiva dell'azienda Bruni è l'implementazione di un impianto di biogas, in funzione dal 2009 per produrre energia termica ed elettrica. A cavallo del 2006-2007, in considerazione del periodo negativo attraversato dalla zootecnia e dal lattiero-caseario, caratterizzato da un calo nei prezzi del latte e allo stesso tempo elevati costi di produzione, i due fratelli hanno deciso di intraprendere la strada del biogas. Questo non solo per dare continuità e sostegno economico all'azienda, ma anche per avere una migliore gestione della stessa: riutilizzo di reflui zootecnici a fini produttivi e reddituali, efficientamento del sistema di spargimento del liquame, produzione di fertilizzante di qualità.
Il primo digestore installato, dotato di un solo motore con una potenza di 250 kw, è stato successivamente affiancato da altri due motori della stessa potenza per poi essere tutti e tre sostituiti da un unico motore da 750 kw dopo circa 10 anni di attività. La scelta fatta è dunque risultata vincente, determinando la progressiva crescita nel tempo non solo dell'impianto ma anche della sua rilevanza nella definizione del reddito aziendale.
 

Digestore anaerobico implementato nell'azienda
 

L'azienda, insieme alla vicina azienda Palombini situata nei pressi di Nepi, rappresenta uno dei primi casi di implementazione di impianto a biogas in campo agricolo nel Lazio; Quella dei fratelli Bruni può essere definita  un'azienda "pioniera" nella promozione della funzione energetica elle imprese agricole, un esempio e modello di riferimento anche per altri imprenditori del settore e del territorio. 

Siamo andati dunque a ad intervistare Aldo Bruni, per comprendere meglio il funzionamento dell'impianto di biogas e i vantaggi diretti per la sua impresa e per il territorio circostante.

Può descriverci la catena di approvvigionamento dell'impianto di biogas? Come è alimentato, da dove proviene la materia prima che entra nel digestore e come influisce la stagionalità delle colture? 

Non ci sono colture dedicate appositamente destinate ad alimentare il digestore. Al contrario entrano nell'impianto reflui zootecnici provenienti dall'azienda stessa, che da soli riescono a coprire metà della produzione di biogas, ma anche scarti e residui delle mangiatoie per 30/40 quintali di prodotto e pulizie delle trincee, fosse di fermentazione di mais e foraggi.
Oltre questi scarti e sottoprodotti che provengono direttamente dall'azienda Bruni, il digestore è alimentato anche con sottoprodotti di industrie agroalimentari (ad esempio l'invenduto proveniente dal mercato ortofrutticolo di Roma ma anche sottoprodotti di industrie dolciarie come Algida o Perfetti Van Melle che conferiscono all'azienda scarti di gelati e caramelle.
Un'ulteriore materia prima per l'impianto è la pollina che l'azienda riceve da stabilimenti avicoli locali, favorendo in questo modo anche la creazione di una rete con altri imprenditori della zona, ampliandone i contatti e le connessioni.  

La stagionalità delle colture in realtà non influisce sulla disponibilità e diversa qualità della materia prima che entra nel digestore, in quanto il trinciato dopo la raccolta viene stoccato e lasciato fermentare per poi essere usato durante tutto il corso dell'anno.

 

In che modo viene utilizzata l'energia elettrica e termica prodotta con l'impianto di biogas? 

Per l'azienda è più conveniente vendere al gestore dei servizi energetici (GSE) ed immettere nella rete nazionale l'intera quota di energia elettrica prodotta mediante il digestore in quanto il prezzo offerto è maggiore del costo per rifornirsi dalla rete. Per quanto riguarda l'energia termica invece, questa viene in parte utilizzata all'interno dell'azienda per fornire acqua calda agli edifici quali stalle e abitazioni e in parte è necessaria per il riscaldamento delle vasche dei digestori. La famiglia Bruni possiede poi una seconda azienda, un caseificio, che trasforma il latte successivamente venduto sul mercato come latte della centrale di Nepi. In quest'ultima azienda è presente un secondo digestore che produce energia termica interamente autoconsumata sia per utilizzo interno di acqua calda per il caseificio, sia attraverso una caldaia per produrre vapore.

Dopo un decennio di produzione di energia dal digestore, come reputa la scelta effettuata verso il biogas? Quali vantaggi ha portato all'azienda?

La scelta di implementare un impianto di biogas è stata assolutamente vincente! Intraprendendo la strada del biogas è stato possibile soprattutto migliorare le performance l'azienda zootecnica stessa da cui tutto ha avuto origine. Il vantaggio principale non è solamente la produzione di energia verde più pulita, ma anche vantaggi diretti per l'azienda, che utilizza a fini produttivi gli scarti altrimenti persi o con costi di smaltimento, oltre naturalmente al vantaggio economico derivante dalla vendita di energia che rappresenta una fonte di reddito aziendale significativa. In tutta onestà non riesco a trovare uno svantaggio legato all'impianto: per esempio anche a livello di odori l'impatto è veramente minimo, il prodotto del digestore è maturo e non produce cattivo odore. Lo smaltimento tradizionale di liquami avrebbe un impatto molto più forte, in azienda invece il liquame passa attraverso una botte interrata.

Come è cambiata, rispetto a quando avete deciso di investire in questo impianto, l'attenzione verso il biogas e quindi anche i sostegni finanziari da parte delle politiche pubbliche? Ad oggi ritiene che questi incentivi pubblici siano adeguati a favorire un cambiamento nel settore a favore di una transizione ecologica?

L'impianto di biogas, che nel complesso ha avuto un costo di implementazione di 2,5 milioni di euro, è stato costruito principalmente con finanziamenti propri dell'azienda affiancati da un piccolo contributo del PSR Lazio, con particolare riferimento alla misura 311 "Diversificazione in attività non agricole", e da un altro finanziamento dell'ENAMA. 
Il sostegno in termini quantitativi da parte delle politiche pubbliche e la tempestività con cui vengono erogati questi finanziamenti, non sono molto efficaci e servirebbe in questo senso maggiore supporto in futuro, sia in termini economici che di procedure amministrative.

Anche la produzione di energia verde dovrebbe essere incentivata sempre di più e dovrebbero maggiormente essere rese note agli imprenditori agricoli le diverse potenzialità e vantaggi di una diversificazione della loro attività a favore del biogas. Con l'attuale PSR Lazio l'azienda Bruni sta utilizzando finanziamenti a valere sulla misura di intervento 4.1.4 contenuta nel PSR per installare pannelli fotovoltaici sui tetti delle stalle da cui sono state così completamente rimosse tutte le parti in amianto. L'energia prodotta da questo impianto fotovoltaico sarà destinata interamente all'autoconsumo dell'azienda. Oltre a questo l'azienda partecipa a misure agroambientali in quanto il digestato è un concime organico e dunque migliora la qualità dei suoli che lo ricevono, eliminando qualsiasi fonte di concimazione chimica.

I tetti delle stalle sono stati ripuliti dall'amianto e ricoperti da pannelli fotovoltaici (a sinistra si possono vedere le tettoie che ancora devono essere sostituite con la struttura visibile nella foto di destra)
 

Che impatto ha avuto il digestato sull'utilizzo di fertilizzanti chimici e sulla qualità del suolo? 

Mediante il riutilizzo del digestato nei terreni agricoli si è azzerato l'acquisto di fertilizzanti chimici per l'azienda e inoltre si è notato un miglioramento a livello qualitativo del suolo per quanto riguarda sia le sostanze organiche che la struttura stessa. 

La parte di digestato solido che rimane a seguito della produzione di biogas viene inoltre utilizzata in azienda come lettiera nelle stalle, al posto della paglia. Questo permette non solo agli animali di essere più puliti in quanto viene usata la parte secca di digestato, ma anche si è notato come questa sostanza, rispetto all'utilizzo della paglia, abbassi la carica batterica delle vacche.
Tutto il digestato prodotto in azienda e riutilizzato nelle stalle viene poi reimmesso in circolo diventando nuovamente materia prima per il digestore e creando così un ciclo chiuso di materiale che viene continuamente recuperato e riciclato. Attraverso questo processo viene valorizzato il sottoprodotto derivante dalla produzione di biogas.

Parte solida del digestato ricavato a seguito della produzione di biogas
 

In che modo è aumentata la sostenibilità aziendale da un punto di vista economico e ambientale? Quali competenze della forza lavoro interna all'azienda è stato necessario reperire per promuovere questa maggiore sostenibilità?

Indubbiamente attraverso l'implementazione del digestore nell'azienda e quindi la produzione di biogas, è aumentata la sostenibilità ambientale, in quanto viene prodotta energia rinnovabile verde e più pulita che permette di limitare gli impatti negativi sull'ambiente e ridurre le emissioni di gas ad effetto serra. Inoltre, la scelta a favore del biogas ha portato ad una maggiore sostenibilità anche da un punto di vista economico, permettendo di diversificare l'attività e creare fonti di reddito addizionali. 

Una delle problematiche più rilevanti ad oggi per noi è la ricerca del personale addetto alla lavorazione dei terreni, alla cura del bestiame e alla mungitura. Per quest'ultima attività stiamo considerando se investire in robot che sopperiscano alla difficoltà di reperimento della forza lavoro, sebbene la robotica comporterebbe alti costi fissi di investimento. In azienda è presente un tecnico che si occupa dell'impianto di biogas, ma spesso dobbiamo ovviare alla generale carenza di operai, tecnici e figure dedicate a specifiche attività.

Dopo l'implementazione dell'impianto aziendale nel 2009 ci sono stati altri casi virtuosi di imprenditori sul territorio che hanno seguito le vostre orme e che si sono interessati al biogas?

L'azienda agricola Bruni è stata la prima che ha costruito un impianto di biogas nella zona del centro sud Italia, messo in funzione nel 2009 e oggi sempre più aziende nella zona si stanno interessando al biogas. Probabilmente quello che manca sul territorio sono connessioni maggiori tra le diverse aziende agricole ma anche soprattutto con altri enti pubblici della zona, prima tra tutti l'Università della Tuscia.

 

La considerazione finale che emerge dopo la lunga intervista sul campo con l'imprenditore Aldo Bruni è che oggi il biogas sia una tecnologia consolidata, che ha percorso molta strada dalle prime sperimentazioni e rappresenta davvero un investimento vantaggioso per le aziende agricole, l'ambiente, il territorio. 
Diversi sono i casi virtuosi e le informazioni disponibili riguardo la possibilità di produrre energia in azienda, rispetto a soli 10 anni fa, quando c'era poca conoscenza soprattutto a livello nazionale, con poche realtà attive nel nord. Aldo Bruni ha infatti maturato questa idea soprattutto grazie ad una serie di sollecitazioni da viaggi all'estero, visitando aziende in altri paesi, dove si stavano diffondendo gli impianti di biogas, soprattutto in Germania, Francia ed Austria. Questi sono per l'appunto paesi molto virtuosi che presentano diverse esperienze di impianti di biogas da cui ha tratto l'idea che poi ha riportato nella sua azienda agricola.   

Possiamo dire, e il signor Bruni ce lo ha confermato, che ad oggi il digestore è completamente integrato nell'attività dell'azienda tanto che potremmo quasi definire tale un'azienda produttrice di energia che sfrutta l'attività zootecnica, precedentemente core business dell'azienda, come input energetico per alimentare l'impianto di biogas. Una scelta vincente quella che integra la produzione agricola con quella energetica.

 
Aldo Bruni nella sua azienda agricola
 
 

Intervista a cura di Livia Beccaria - Uniroma3

 
 

PianetaPSR numero 103 giugno 2021