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Inquinamento

Ambiente, approvati il Programma Nazionale di controllo dell'inquinamento atmosferico e il Codice Nazionale di buone pratiche agricole per il controllo delle emissioni di ammoniaca

Il via libera il 23 dicembre scorso con il decreto del Presidente del Consiglio. 

Lo scorso 23 dicembre, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, è stato approvato il Programma Nazionale di controllo dell'inquinamento atmosferico, con l'allegato Codice Nazionale indicativo di buone pratiche agricole per il controllo delle emissioni di ammoniaca.
Si tratta di un atto di primaria importanza per affrontare il problema della sostenibilità ambientale, in particolare in ottica agricola.

Il contesto e il ruolo dell'attività agricola

La qualità dell'aria è uno dei temi connessi alle emergenze ambientali che, assieme ai cambiamenti climatici ed alla gestione dei rifiuti e delle acque, è oggetto sempre di maggiore attenzione e preoccupazione da parte delle istituzioni e dei cittadini. 
Il legislatore europeo e nazionale, anche in relazione alle ripercussioni che l'inquinamento atmosferico ha sulla salute umana, sugli ecosistemi naturali e semi naturali (come il territorio agricolo) e sull'economia, sta via via implementando un sistema normativo che pone le basi per il progressivo decremento dei valori degli inquinanti atmosferici.
Il settore agricolo si inserisce pertanto in questo contesto con il duplice ruolo sia dal punto di vista degli impatti che gravano sulla stessa attività agricola sia per le emissioni di inquinanti nell'ambiente.  
In agricoltura i fattori emissivi che contribuiscono maggiormente ad accentuare il peggioramento degli standard di qualità dell'aria sono l'ammoniaca (NH3) e il particolato avente dimensione uguale o inferiore a 10 millesimi di millimetro (PM10).  
L'ammoniaca, inquinante atmosferico precursore del particolato, entrambi fortemente connessi al biossido di azoto avendo l'azoto come fonte comune di emissione, determina implicazioni nocive sia per la salute umana che per l'alterazione della visibilità atmosferica, inoltre la sua deposizione causa l'acidificazione dei suoli e l'eutrofizzazione delle acque. 

L'agricoltura contribuisce per il 94% alle emissioni totali nazionali di ammoniaca.
Per il comparto zootecnico la gestione degli effluenti (in particolare dei bovini, suini e avicoli) è la fase aziendale nel cui contesto si generano circa il 50% del totale delle emissioni agricole.
Nel dettaglio, le principali categorie emissive sono rappresentate dalla fermentazione enterica, dalla gestione delle deiezioni in tutte le fasi, dal momento dell'escrezione nel ricovero fino alla distribuzione in campo, e dall'impiego dei fertilizzanti organici e di sintesi. 
Tuttavia l'analisi dei dati redatti da ISPRA, nell'Inventario nazionale delle emissioni in atmosfera, rileva che in Italia le emissioni di ammoniaca sono diminuite del 23% nel 2018, pari a 345.000 tonnellate di NH3, rispetto ai livelli del 1990 pari a 475.000 tonnellate. Per l'Italia si è registrata, dopo una diminuzione abbastanza stabile nel tempo ed un picco tra il 2011 e il 2012, una decrescita delle emissioni nel 2013 seguita dalla stabilizzazione a circa 378.000 tonnellate di NH3 nel 2015. 
Ne deriva che tra il 2005 e il 2015 le emissioni di ammoniaca sono complessivamente diminuite del 4%.

Tale riduzione è attribuibile alla concomitanza di diversi fattori, quali la diminuzione della consistenza zootecnica, i positivi cambiamenti nella gestione delle deiezioni animali, la contrazione delle superfici coltivate e delle produzioni agricole, il minor impiego di fertilizzanti sintetici azotati e l'attuazione dei programmi della Politica Agricola Comune (PAC).
Inoltre, negli ultimi anni, è incrementata la quota di energie rinnovabili rispetto ai consumi energetici nazionali, con forte espansione del numero di impianti per la produzione di biogas soprattutto nel settore agricolo.
Il particolato atmosferico, cioè l'insieme delle particelle eterogenee sospese sia liquide che solide aventi dimensioni microscopiche o sub microscopiche, rappresenta l'indicatore di qualità dell'aria maggiormente associato ad una serie di effetti avversi sulla salute umana.
La principale sorgente antropica del particolato atmosferico primario è rappresentata dagli impianti di combustione non industriale, in gran parte utilizzati per il riscaldamento domestico e nel terziario, con un contributo significativo fornito dalla combustione della legna. 
Un'altra fonte rilevante è il settore dei trasporti, non tanto a causa del traffico veicolare, in senso stretto, ma per l'abrasione dei freni e delle ruote sull'asfalto e delle altre sorgenti mobili. Un'ulteriore fonte antropica di emissione è rappresentata dai processi di combustione nel settore industriale. 
Le emissioni delle polveri sottili sono determinate anche da fonti naturali quali, ad esempio, i deserti e i vulcani.
La gestione del PM10 è, in ogni caso, estremamente complessa in quanto le sue concentrazioni nell'aria hanno origine eterogenea. Esse, infatti, sono determinate sia da emissioni primarie, ovvero prodotte direttamente da fonti di origine antropica o naturali, sia da reazioni chimiche che avvengono in atmosfera tra gli inquinanti precursori dando origine alla componente secondaria del particolato: i principali precursori sono gli ossidi di azoto, il biossido di zolfo, i composti organici volatili e l'ammoniaca. Inoltre le concentrazioni di PM10 sono fortemente influenzate dalle condizioni meteorologiche e climatiche, dalla posizione geografica delle zone e dall'entità del fenomeno del risollevamento.  

L'INQUADRAMENTO NORMATIVO - LA DIRETTIVA NATIONAL EMISSION CEILING (NEC)

Al fine di conseguire un generale miglioramento della qualità dell'aria e diminuire l'impatto sulla salute di circa il 50%, l'Unione Europea nel 2016 ha emanato la direttiva UE n. 2016/2284, cd. Direttiva NEC (National Emission Ceiling), concernente la riduzione delle emissioni nazionali di determinati inquinanti atmosferici, che modifica la Direttiva n. 2003/35/CE ed abroga la precedente n. 2001/81/CE e che è stata recepita nell'ordinamento italiano con il Decreto Legislativo n. 81 del 2018. Il decreto nazionale è coerente con le prescrizioni della Direttiva NEC ed introduce, in aggiunta, alcuni articoli che definiscono la distribuzione delle competenze per la sua attuazione.
La Direttiva stabilisce per gli Stati Membri gli obiettivi di riduzione delle emissioni atmosferiche antropogeniche per i composti acidificanti, eutrofizzanti e precursori dell'ozono, fra cui l'ammoniaca e il PM10; gli obiettivi consistono in percentuali di riduzione dei livelli emissivi nazionali degli inquinanti rispetto ai valori del 2005. Inoltre prescrive l'elaborazione, l'adozione e l'attuazione di programmi nazionali di controllo dell'inquinamento atmosferico, il monitoraggio e la comunicazione informativa in merito agli inquinanti atmosferici stessi ed ai loro effetti. 

Il campo di applicazione della Direttiva NEC è limitato al contenimento delle emissioni degli inquinanti atmosferici mentre i gas aventi duplice effetto (proprietà sia climalteranti che inquinanti), come ad esempio il metano e il protossido di azoto, non sono contemplati dalla Direttiva in quanto sono normati sia dai trattati internazionali che dalle politiche dell'UE e dai negoziati climatici. La Direttiva stessa prevede, inoltre, che sia assicurata coerenza con le politiche in materia di energia e con le normative sulla qualità delle acque, sulla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, incluse la flora e la fauna selvatica.
Nel dettaglio, la Direttiva NEC fissa i nuovi obiettivi strategici per il periodo fino al 2030 con l'intento di progredire verso il miglioramento di lungo termine della qualità dell'aria in Europa, attraverso l'indicazione di percentuali di riduzione delle emissioni nazionali dal 2020 al 2029 ed a partire dal 2030. 

Con riferimento all'ammoniaca, per l'Italia la Direttiva definisce la diminuzione delle emissioni totali del 5% rispetto ai valori del 2005, dal 2020 al 2029, e del 16% entro il 2030 e da mantenere negli anni a venire. L'andamento delle emissioni viene monitorato annualmente tramite la predisposizione degli inventari di emissione che stimano i livelli di ammoniaca prodotti da tutte le attività nazionali, sulla base di appositi fattori di emissione.
Per rispettare i limiti emissivi per l'ammoniaca assegnati a livello nazionale dal legislatore europeo, ogni Stato Membro deve fornire indicazioni in merito alle misure adottate o da adottare che dovranno essere riportate nel "Codice di buone pratiche agricole per la riduzione delle emissioni di ammoniaca". 
Le misure adottate per la riduzione dell'ammoniaca e degli altri inquinanti sono incluse nel Programma Nazionale di controllo dell'inquinamento atmosferico, predisposto ad aprile 2019 e successivamente sottoposto al processo di Valutazione Ambientale Strategica (VAS).

IL CODICE NAZIONALE DI BUONE PRATICHE AGRICOLE PER IL CONTROLLO DELLE EMISSIONI DI AMMONIACA

Il Codice nazionale di buone pratiche agricole per il controllo delle emissioni di ammoniaca, ai sensi di quanto illustrato nell'Allegato III - Parte 2 - della Direttiva n. 2016/2284 (NEC), deve essere redatto tenendo conto della Direttiva 2010/75/UE e del "Codice quadro di buone pratiche agricole per la riduzione delle emissioni di ammoniaca" predisposto e pubblicato nel 2015 dall'UNECE (Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite).
Il suddetto Codice, in conformità a quanto riportato nella Direttiva NEC e nel Decreto Legislativo di recepimento, stabilisce le principali misure per la riduzione delle emissioni di ammoniaca secondo le prescrizioni contenute nel Documento di Orientamento sull'Ammoniaca (Ammonia Guidance Document) [1] e nel Documento sulle Migliori Tecniche Disponibili (Best Available Techniques) nonché secondo le disposizioni comunitarie e nazionali.

Il Codice Nazionale, inoltre, deve analizzare gli aspetti inerenti alla gestione dell'azoto tenendo conto dell'intero ciclo; alle strategie di alimentazione del bestiame; alle tecniche di spandimento degli effluenti di allevamento che comportano emissioni ridotte; ai sistemi di stoccaggio degli effluenti di allevamento che comportano emissioni ridotte; ai sistemi di stabulazione che comportano emissioni ridotte; alla possibilità di limitare le emissioni di ammoniaca derivanti dall'impiego di fertilizzanti minerali. 
Il "Codice nazionale indicativo di buone pratiche agricole per il controllo delle emissioni di ammoniaca" predisposto dal Mipaaf è stato inserito nel Programma nazionale di controllo dell'inquinamento atmosferico redatto dal Ministero della transizione ecologica.
Detto Programma nazionale rappresenta lo strumento per limitare le emissioni di origine antropica e per rispettare gli impegni nazionali di riduzione delle emissioni, concorrendo al raggiungimento degli obiettivi di miglioramento della qualità dell'aria, di salvaguardia della salute umana e dell'ambiente e della partecipazione più efficace dei cittadini ai processi decisionali. 
Nel rispetto degli obblighi contenuti nella direttiva NEC sono previste varie forme di sostegno finanziario attraverso: il programma quadro di ricerca e innovazione; i fondi strutturali e d'investimento europei, inclusi i finanziamenti a titolo della Politica Agricola Comune e gli strumenti di finanziamento per l'ambiente e per l'azione sul clima come, a titolo esemplificativo, il programma LIFE.

Nel Codice nazionale indicativo di buone pratiche agricole per il controllo delle emissioni di ammoniaca sono state prese in considerazione le tecniche e le misure che, oltre ad aver dimostrato un'effettiva efficacia, permettono una riduzione emissiva di ammoniaca maggiore del 30% e garantiscono la sostenibilità economica, la fattibilità tecnica di applicazione e la produttività aziendale.
Pertanto il suddetto Codice riporta le principali misure da adottare per la riduzione delle emissioni distinguendole fra obbligatorie e facoltative. In particolare, sono previste misure obbligatorie per la mitigazione e per l'abbattimento dell'ammoniaca tramite il diverso uso dei fertilizzanti, le tecniche di spandimento delle deiezioni e gli stoccaggi (Tabella n. 1).

In particolare si rileva che l'incorporazione dei concimi a base di urea permette di ridurre la volatilizzazione dell'ammoniaca connessa all'impiego di fertilizzanti a base di urea e, conseguentemente, di incrementare anche l'apporto di azoto alle colture minimizzando le perdite.
La riduzione della volatilizzazione dell'ammoniaca contribuisce a mitigare il degrado biochimico degli ecosistemi naturali e l'acidificazione dei terreni e delle acque, incidendo anche sulla formazione dello ione ammonio (NH4+). La profondità di interramento e la tessitura del suolo influenzano il grado di riduzione delle emissioni connesse all'impiego di urea. Anche l'umidità del suolo e la temperatura influiscono sui processi di volatilizzazione: nei suoli aridi infatti la diffusione dello ione ammonio e dell'urea è più lenta e si hanno perdite per volatilizzazione più elevate di quanto accade nei suoli umidi. Il caldo, inoltre, è un altro fattore molto predisponente i fenomeni di volatilizzazione. I climi freddi (

 
 

Note

 
 

di Ilaria Falconi e Cristina Leonardi

 
 

PianetaPSR numero 109 gennaio 2022