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Foreste, nuovi orientamenti per la gestione sostenibile e regimi di pagamento per i servizi ecosistemici forestali

La Commissione ha presentato nei mesi scorsi due documenti volti a orientare i quadri normativi nazionali del settore. 

Il patrimonio forestale e il settore sono sempre più al centro dell'attenzione delle diverse politiche europee che compongono un quadro ricco e complesso di regolamenti, direttive, orientamenti e indirizzi, non sempre facile da ricondurre ad un insieme coerente e coordinato di azioni. In questo contesto la Commissione europea ha presentato nei mesi scorsi una interessante novità.

Si tratta di due nuovi orientamenti per i quadri normativi nazionali, volti a incentivare e premiare le pratiche forestali sostenibili, al fine di fornire una fonte di informazioni utile e di facile utilizzo per aiutare gli enti pubblici e privati, nonché i proprietari e i gestori di foreste, a sviluppare e attuare regimi di pagamento per i servizi ecosistemici forestali.

Tali orientamenti, quali risultati fondamentali della Comunicazione "Nuova Strategia Forestale europea 2030" (COM 2021) 572 final, pubblicata il 16 luglio 2021 dalla Commissione, sono stati elaborati attraverso un dialogo attivo con gli esperti degli Stati membri e parti interessate e si basano su un approccio collaborativo.

La nuova Strategia forestale europea, pone particolare attenzione al ruolo della Gestione Forestale Sostenibile (GFS) e della multifunzionale delle foreste, incrociandosi e concorrendo agli obiettivi della Strategia sulla biodiversità per il 2030 (COM(2020)380) e della strategia Farm to Fork (COM(2020) 381). I nuovi orientamenti nascono quindi, dall'esigenza, evidenziata nelle Strategie europee, forestale e della biodiversità, di conservare e incrementare la diversità biologica degli ecosistemi forestali europei e riconoscere i servizi ecosistemici generati dalla gestione forestale sostenibile.

Linee guida "closer to nature"

Il lavoro pubblicato parte dalla considerazione che l'azione secolare dell'uomo ha fortemente modellato la composizione, la diversità delle specie e la complessità strutturale delle foreste europee. Oggi, il 75% delle foreste europee ha un'età uniforme e 1/3 di queste è costituito da una sola specie, mentre il 50% è limitato alla presenza di sole 2 o 3 specie.
 
Le linee guida "closer to nature" propone un approccio più "vicino alla natura", quale fattore determinante per la resilienza delle foreste e la capacità di adattamento, promuovendo forme di gestione forestale volte a valorizzare le dinamiche naturali e incrementare la loro complessità strutturale, per ottenere foreste più eterogenee e diversificate. Il presupposto scientifico su cui si basa l'approccio "closer to nature" è quello secondo il quale le foreste composte da diverse specie arboree, classi di età e fasi del ciclo di vita sono più resilienti e adattabili ai cambiamenti climatici e ai disturbi rispetto alle monocolture di età uniforme, che non favoriscono le funzioni forestali, i servizi ecosistemici e la produttività forestale a lungo termine.

In passato questo concetto è già stato ampiamente dibattuto e codificato in quella disciplina che conosciamo quale "selvicoltura naturalistica" (close to nature forestry), "silvicoltura vicina alla natura". Questo approccio, scientificamente ampiamente conosciuto e applicato in Italia già dal 1996 grazie al progetto "Pro Silva Italia" (ww.prosilva.it), vuole quindi, promuovere una gestione colturale che favorisce le dinamiche naturali del bosco, tentando di raggiungere gli obiettivi desiderati con il minimo intervento umano necessario per accelerare i processi che la natura farebbe da sola in tempi più lunghi.

Gli orientamenti europei si fondano sui principi scientifici dell'approccio "closer to nature" e si esprimono sul mantenimento della biodiversità, sulla gestione forestale sostenibile e sul ruolo ecologico della foresta nella gestione del paesaggio, usando concetti come rinnovazione naturale, biodiversità, sostenibilità, multifunzionalità del bosco, utilizzo e impiego di specie autoctone e non autoctone in selvicoltura.

Viene quindi proposto un approccio "elastico" sugli interventi e le utilizzazioni che vengono effettuate in foresta, in relazione alla loro conservazione, ovvero flessibile nella scelta delle tecniche colturali che possono e devono essere diverse a seconda del caso, partendo da una adeguata conoscenza delle caratteristiche del singolo bosco.

Tra le pratiche raccomandate, possiamo citare le scelte nella frequenza e intensità di diradamento del bosco proporzionali ai fini di tutela della biodiversità e di prevenzione antincendio boschivo, la realizzazione di operazioni selvicolturali da effettuare sempre in modo da evitare di compattamento del terreno o il danneggiamento degli alberi che rimarranno in piedi; l'uso nei rimboschimenti di specie autoctone e compatibili con le caratteristiche ecologiche dei luoghi, consentendo l'introduzione di specie esterne qualora portatrici di indubbi vantaggi di tipo qualitativo e quantitativo; interventi selvicolturali legati alla gestione della fauna erbivora domestica e selvatica, con interventi per evitare il pascolo durante la fase della rigenerazione.  Non di poco conto è il legame con gli aspetti economici, poiché richiedendo meno interventi da parte dell'uomo, la silvicoltura "vicina alla natura" ha costi di manodopera notevolmente più bassi, e potenzialmente prodotti e assortimenti legnosi di qualità migliore.

Teoricamente, se applicata correttamente, la selvicoltura naturalistica renderebbe addirittura superflua la suddivisione dei terreni forestali in "terreni produttivi" e "riserve" o parchi nazionali.

L'auspicio degli orientamenti è quello di un recepimento su base volontaria, nei quadri legislativi nazionali di questi principi (già ampiamente presenti nella normativa nazionale e regionale italiana), ma soprattutto che i proprietari ed i responsabili a vario titolo della gestione delle proprietà forestali, si possano riconoscere in quanto proposto impegnandosi a prendere in considerazione questi principi e a cercare di renderli concretamente applicabili alle realtà forestali nelle quali operano.

Senza ombra di dubbio una gestione forestale più vicina alla natura offre anche l'opportunità di sfruttare il più ampio potenziale economico delle foreste al di là delle disposizioni in materia di legname. Oltre ai materiali e ai prodotti in legno e non legno, le foreste forniscono preziosi servizi ecosistemici, come gli habitat per la biodiversità, la depurazione delle acque, la protezione da inondazioni e la regolazione del clima. Inoltre il sequestro del carbonio e i prodotti forestali non legnosi, come il miele, i funghi o la carne selvatica sono fonti di reddito commerciabili.

A riguardo con la guida ai regimi di pagamento per i servizi ecosistemici forestali, viene promossa un'opzione alternativa per fornire reddito attraverso una gestione sostenibile e multifunzionale delle foreste. Infatti, le foreste non forniscono solo materiali rinnovabili e prodotti legnosi e non legnosi, ma anche molti altri servizi indispensabili per conservare la biodiversità, combattere i cambiamenti climatici, la transizione verso una bioeconomia circolare e sostenere una società sana.

Orientamenti sui regimi di pagamento per i servizi ecosistemici forestali

Nonostante il valore effettivo e la crescente domanda di servizi ecosistemici forestali, la produzione di legno rimane la principale, se non l'unica, fonte di reddito per i proprietari e i gestori di foreste. Le ricompense finanziarie o i profitti derivanti da altri servizi ecosistemici sono molto limitati e difficilmente quantificabili. La Commissione con questo documento di orientamento volontario mira quindi a fornire informazioni e consulenza, che aiutino gli enti pubblici, i proprietari privati gestori di foreste a sviluppare e attuare sistemi di pagamento per i servizi ecosistemici forestali.
La redazione di questa guida è rivolta proprio ai proprietari e i gestori delle foreste che hanno bisogno di stimoli e incentivi finanziari per essere in grado di fornire servizi ecosistemici oltre ai materiali e ai prodotti legnosi e non legnosi. La redditività economica del settore forestale dell'UE rimane un pilastro fondamentale della gestione sostenibile delle foreste. Inoltre, la redditività economica è di importanza cruciale per mantenere i molteplici benefici che le foreste forniscono alla società e, in particolare, per garantire il sostentamento delle popolazioni rurali. 

I pagamenti pubblici e privati per i servizi ecosistemici forestali rappresentano un'opzione alternativa per garantire fonti finanziarie per la gestione multifunzionale e protettiva delle foreste e per il mantenimento sostenibile dei servizi ecosistemici. Ovviamente la disponibilità e la diversità dei servizi ecosistemici dipendono dalle condizioni dell'ecosistema in questione. L'uomo interagisce dinamicamente con gli ecosistemi e i cambiamenti che provoca negli ecosistemi e nei servizi che essi forniscono possono influire sul benessere umano. Maggiore è la pressione sugli ecosistemi, più limitati sono i servizi che essi forniscono.

Il Common International Classification System of Ecosystem Services (CICES) classifica i servizi ecosistemici in tre categorie principali: i) approvvigionamento, ii) regolazione e mantenimento e iii) cultura. 

I servizi ecosistemici possono essere valutati sia in termini fisici sia in termini di valore economico. 

La valutazione fisica si basa su modelli biofisici dei servizi ecosistemici che considerano le funzioni e l'elaborazione degli ecosistemi per fornire il servizio in questione. La valutazione economica si basa su modelli economici e/o socio-economici che rivelano il valore del servizio in questione in termini monetari e non monetari. Esiste quindi un'ampia gamma di approcci e metodologie disponibili per la valutazione dei servizi ecosistemici, che dovrebbero essere selezionati sulla base di un'analisi preliminare.
I servizi ecosistemici forniscono un'ampia gamma di benefici a specifici settori economici e alla società in generale. Per questo motivo, la società e gli individui valutano i servizi ecosistemici per esprimere il riconoscimento del loro ruolo e della loro importanza. La valutazione può essere espressa in molteplici modi, il cosiddetto pluralismo dei valori degli ecosistemi e dei servizi ecosistemici, che è spiegato in modo esauriente nell'approccio della Piattaforma intergovernativa di scienza e politica sulla biodiversità e i servizi ecosistemici (IPBES). I valori vengono analizzati in molti modi diversi, a seconda del contesto scientifico (ad esempio, scienze biofisiche, sociali o economiche).

La guida europea si concentra sui metodi di valutazione economica.

Questo documento entra opportunatamente nel contesto nazionale in un momento in cui il dibattito sul riconoscimento dei servizi ecosistemici generati dalla gestione forestale sostenibile non è mai stato così aperto e contraddittorio. Si auspica che possa essere utilizzato per raccogliere spunti e proposte utili al contesto forestale e di gestione nazionale.

 
 

Raoul Romano
CREA-PB

 
 

PianetaPSR numero 128 ottobre/novembre 2023