PianetaPSR
agricoltura biologica
Distretti biologici

Fondi per lo sviluppo europei e nazionali: quali opportunità per i distretti biologici?

Le Linee Guida elaborate dal CREA PB si prefiggono di fare chiarezza sulle molteplici opportunità di finanziamento afferenti alle diverse politiche a cui i distretti biologici possono accedere nel periodo di programmazione 2023-2027.

A partire dell'istituzione del primo Biodistretto in Italia, nel Cilento (2009), il distretto biologico si è affermato a livello nazionale come innovativo modello di governance territoriale di tipo partecipativo che, prendendo avvio dallo sviluppo dell'agricoltura biologica, ne estende i principi a tutto il sistema locale. 

Le diverse esperienze realizzate negli ultimi quindici anni hanno dimostrato che, pur in assenza di un preciso riconoscimento giuridico, fatta eccezione per alcune leggi regionali, i distretti biologici costituiscono un valido strumento di sviluppo delle aree rurali, in cui l'agricoltura biologica guida la transizione ecologica del territorio nel suo complesso con il coinvolgimento dell'intera comunità locale.

Un fenomeno che in Italia, più che in Europa e nel mondo, ha assunto proporzioni geografiche, politiche ed economiche tali da richiamare l'attenzione della politica europea e nazionale sulle potenzialità, non solo economiche, di questo strumento. 

Le Linee Guida elaborate dal CREA PB si prefiggono di fare chiarezza, anche basandosi su buone pratiche in via di realizzazione o già concluse, sulle molteplici opportunità di finanziamento afferenti alle diverse politiche a cui i distretti biologici possono accedere nel periodo di programmazione 2023-2027 o con il sostegno di Fondi nazionali sia in qualità di coordinatori e responsabili degli interventi sia partecipando come componenti del partenariato o per il tramite di una specifica categoria di soggetti ad essi aderenti. 

Le politiche europee

Nel quadro generale del Green Deal e nei documenti di indirizzo strategico europei ad esso collegati, il distretto biologico è entrato a pieno titolo tra gli strumenti di natura partecipativa chiamati a contribuire al raggiungimento degli obiettivi di rivitalizzazione delle aree rurali e di miglioramento dell'attrattività turistica dei territori, oltre che di protezione e ripristino della biodiversità, di sviluppo dell'agricoltura biologica e della sua integrazione con le altre attività locali. 

Nel Piano di azione dell'Unione europea per l'agricoltura biologica (COM(2021) 141 final) ai distretti biologici è assegnata una precisa funzione nello sviluppo integrato di un territorio, sebbene principalmente motivata dall'accrescimento della sostenibilità economica. In più azioni, infatti, si fa esplicito riferimento ai distretti biologici richiamando l'importanza del loro coinvolgimento nell'assicurare una maggiore diffusione del biologico nelle mense pubbliche, lo sviluppo di filiere corte e le certificazioni biologiche di gruppo, azioni che ricadono nel campo degli interventi che il distretto è naturalmente chiamato a intraprendere. 

Tuttavia, i distretti biologici sono richiamati indirettamente anche in altre azioni, quali quelle relative al rafforzamento della fiducia dei consumatori, alla sostituzione degli input di sintesi con pratiche agricole sostenibili nel quadro dell'agroecologia, paradigma di sviluppo spesso promosso dagli stessi e in grado di contribuire al raggiungimento di diversi obiettivi del Piano. 

In virtù delle molteplici funzioni delineate, nel Piano si incoraggiano gli Stati membri a sostenere lo sviluppo e l'attuazione dei "biodistretti", già a partire dal 2023.

Sempre a livello europeo, nel documento "Visione a lungo termine per le zone rurale dell'UE: verso zone rurali più forti, connesse, resilienti e prospere entro il 2040" (COM(2021) 345 final), si rimarca l'importanza di adottare soluzioni elaborate localmente per una più puntuale risposta alle necessità dei territori, adottando approcci che coinvolgano tutti i livelli di governance e la comunità residente nei processi decisionali, coerentemente con l'approccio distrettuale allo sviluppo locale. 

Il quadro strategico delle politiche europee risulta quindi molto favorevole ai distretti biologici, sebbene principalmente in ragione della centralità assegnata all'agricoltura biologica e alla strutturazione delle sue filiere, obiettivi prioritari dei distretti biologici benché non esclusivi.

Il quadro nazionale

A livello nazionale, gli indirizzi delle politiche europee a favore dei distretti biologici, oltre a essere stati accolti nei documenti di programmazione 2023-2027 (Piano strategico nazionale della PAC e Complementi di programmazione regionale, Programmi Operativi Regionali), si sono tradotti in interventi normativi ad hoc, a cui sono collegate specifiche linee di finanziamento, come per esempio il Fondo per l'agricoltura Biologica.

Con l'approvazione della Legge nazionale sull'agricoltura biologica n. 23/2022 e, successivamente, l'emanazione del D.M. 28 dicembre 2022 n. 663273, che ha stabilito gli obiettivi da perseguire con la istituzione dei distretti biologici, gli organi, i requisiti minimi e le procedure per il loro riconoscimento, si è aperto un nuovo e sempre più favorevole scenario per i distretti biologici, in quanto questi possono essere riconosciuti giuridicamente anche in via del tutto autonoma rispetto a quelli del cibo. 

Individuando tra le finalità del distretto biologico anche quella di promuovere la partecipazione di tutti i soggetti economici e sociali nonché di favorire lo sviluppo dell'agricoltura biologica attraverso ricerca e innovazione, la norma ha colto pienamente la visione "totale" del ruolo di questa forma distrettuale così come emerge dall'osservazione di diverse esperienze italiane. 

Nel "Piano d'azione nazionale per la produzione biologica e i prodotti biologici", piano triennale previsto della Legge n. 23/2022 e operativo dal 2024, viene assegnata ai distretti biologici un'attenzione particolare, più di quanto non si faccia a livello europeo, considerandoli soggetti fondamentali per la valorizzazione dei prodotti biologici in Italia. 

Il Piano, nel prevedere diversi obiettivi sia di promozione sia di comunicazione, si prefigge infatti di sostenere i prodotti provenienti dai distretti biologici, promuovendone la tracciabilità anche attraverso la tecnologia blockchain, insieme ad azioni promozionali destinate a sensibilizzare i consumatori in merito ai prodotti agricoli biologici, alle filiere biologiche e ai distretti biologici. Queste e altre azioni del Piano potranno essere finanziate con le risorse del Fondo per lo sviluppo della produzione biologica, istituito dalla stessa Legge n. 23/2022. 

Secondo quanto previsto dalla Legge n. 23/2022, Regioni e Province Autonome potranno individuare criteri specifici, aggiuntivi sulla base dei quali attribuire priorità al finanziamento di progetti presentati da imprese singole o associate o da enti locali singoli o associati operanti nel territorio del distretto biologico o dallo stesso distretto biologico. 

In Italia si contano oramai 81 distretti biologici, tra costituiti e in via di costituzione, distribuiti lungo tutto il territorio nazionale, di cui 39 riconosciuti come Distretti del Cibo; si tratta di una realtà molto variegata per obiettivi perseguiti, oltre a quello dello sviluppo dell'agricoltura biologica, approcci, "stili" e modelli di governance adottati, eventi acceleratori che ne hanno determinato la costituzione, livelli di strutturazione - sia come distretto biologico sia delle relative filiere - e grado di attivazione degli attori del territorio. 

Sia che il distretto biologico rappresenti il soggetto facilitatore, con funzioni di coordinamento, organizzative, di animazione e promozione, sia che, più raramente, si ponga direttamente come soggetto attuatore di progetti specifici, congiuntamente ad altri attori del territorio, emergono due questioni fondamentali legate tra loro e di non facile gestione, che possono pregiudicare l'efficacia dell'azione del distretto biologico: tempo e risorse finanziarie. La base volontaristica che quasi sempre caratterizza le strutture organizzative dei biodistretti anche oltre la fase iniziale e le scarse risorse finanziarie, spesso limitate alle sole quote associative o a lasciti di privati, rappresentano due aspetti che pregiudicano l'operatività e la capacità programmatoria e di risposta ai fabbisogni del territorio. 

Sancito il riconoscimento del distretto biologico in modo distinto da qualunque altra tipologia di distretto in ragione del suo sviluppo improntato ai principi dell'agricoltura biologica, questo potrà contare su diversi strumenti da attivare per strutturare la propria organizzazione e sostenere le attività.

Il Piano strategico nazionale della PAC (PSP) 2023-2027 fa ricorrentemente riferimento ai distretti biologici in tutti gli interventi collegati agli obiettivi propri dell'agricoltura biologica e, in via più generale, all'approccio agroecologico, paradigmi spesso accomunati tra loro benché non perfettamente sovrapponibili. Considerata la concentrazione di superfici biologiche, i biodistretti costituiscono infatti i soggetti d'elezione per promuoverne la maggiore diffusione sia come singola impresa sia sotto forma di accordi agroambientali. Essi assumono un ruolo centrale negli interventi volti all'organizzazione dell'offerta e all'attivazione di canali di vendita collettivi, particolarmente auspicabili in agricoltura biologica a causa della maggiore dispersione dei produttori sul territorio; inoltre, avvalendosi di un modello di governance basato sull'adozione del metodo partecipativo e preordinato all'organizzazione e alla gestione delle risorse locali in chiave sostenibile, il distretto biologico è in grado di offrire soluzioni al diffuso problema di collocare sul mercato o presso le imprese di trasformazione e/o distribuzione i prodotti biologici a un prezzo equo per i produttori. Si può porre, inoltre, come facilitatore per la costruzione di reti tra gli operatori o come organizzatore delle attività necessarie o anche attivatore degli attori chiave nella valorizzazione economica delle produzioni locali, agricole e non, considerata anche la spiccata propensione delle aziende biologiche alla diversificazione le attività aziendali. La sua capacità di coinvolgimento della comunità locale favorisce l'attivazione di azioni volte a stimolare la crescita dei consumi di prodotti biologici che, secondo recenti dati di mercato, mostrano un aumento in valore ma non in volume. 

I distretti biologici possono inoltre accedere agli interventi di cooperazione previsti dal PSP, al fine di stimolare il confronto, il dialogo e la ricerca congiunta di soluzioni comuni a più territori che possano migliorarne operato. Nel corso della programmazione 2014-2022 si sono già avute esperienze di adesione di biodistretti a partenariati dei Gruppi Operativi dei PEI, anche come capofila, che ne hanno messo in luce la capacità di aggregazione e coordinamento.

Il ruolo delle politiche di Coesione

Meno evidente è il ruolo che il distretto biologico può ricoprire nell'ambito degli interventi finanziati dai fondi europei per la politica di coesione, politica a cui sottende una visione della programmazione fondata su presupposti di integrazione, complementarità e sinergia tra gli investimenti effettuati attraverso i Fondi strutturali e d'investimento europei (SIE). 

Sebbene i distretti biologici non possano essere beneficiari diretti delle misure dei fondi per la coesione, fatta eccezione per quelle eventualmente rivolte agli enti del terzo settore[1], il loro coinvolgimento può essere attivato attraverso forme di co-programmazione e co-progettazione e accreditamento per i servizi di interesse generale. Nel settore dell'agricoltura sociale, in particolare, è possibile prevedere iniziative di co-progettazione che coinvolgano le aziende biologiche, i Comuni e le Aziende Sanitarie Locali. Nell'ambito dell'Obiettivo di Policy 5 (OP5), con riferimento alle linee di intervento rientranti della Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI), il distretto biologico può essere destinatario delle azioni individuate nell'ambito di tale strategia, mirate a valorizzare le risorse naturali e culturali specifiche dei luoghi e in grado di rendere l'offerta turistica più attrattiva, moderna e appetibile. Nell'area interna l'azione del distretto biologico può a sua volta favorire il raccordo tra SNAI, Strategie di Sviluppo Locale previste dal FEASR e azioni complementari del FSE+, come dimostrato da alcune esperienze già in atto.

Con il Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+) possono essere sostenuti progetti di formazione e istruzione per gli operatori e gli imprenditori del settore alimentare nei distretti, al fine di migliorare la competitività e la qualità dei prodotti locali. La formazione delle figure professionali adatte alle esigenze del distretto biologico in ambito FSE andrebbe a integrare quella dedicata agli agricoltori nell'ambito del FEASR. Alcune esperienze passate hanno sviluppato attività formative volte a facilitare l'acquisizione delle competenze e professionalità necessarie, ad esempio, in tema di promozione dei prodotti del distretto biologico o di marketing territoriale.

Tra i fondi nazionali di cui possono beneficiare i biodistretti vanno sicuramente annoverati il Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC), fondo che persegue obiettivi strategici relativi ad aree tematiche nazionali, indicate dall'Autorità politica per la coesione in linea con la programmazione dei Fondi strutturali e di Investimento europei e di quelli previsti per il finanziamento dei Contratti di filiera e dei Distretti del cibo.

Il FSC si propone di contribuire allo sviluppo dell'agricoltura e all'adattamento e alla mitigazione del dei cambiamenti climatici attraverso un'azione complementare ai fondi strutturali europei. In particolare, nel perseguire l'obiettivo strategico di valorizzazione dell'agricoltura e di promozione di bioprodotti innovativi e sostenibili, viene riconosciuto il ruolo chiave dell'agricoltura biologica e della promozione e valorizzazione di azioni di riuso e non di scarto. Ciò attraverso il recupero virtuoso delle eccedenze alimentari e di altri scarti di natura organica e con la ricerca di soluzioni "circolari" di produzione e consumo per il riutilizzo dei prodotti. Anche in questo caso esistono esperienze positive di coinvolgimento di alcuni distretti biologici, non come beneficiari diretti del contributo finanziario bensì come referenti del progetto e responsabili del coordinamento delle attività di progettazione, presentazione, attuazione e monitoraggio.

Il primo bando di finanziamento dei distretti del cibo (Avviso n. 10898 del 17.02.2020), infine, ha visto finanziati tre distretti biologici siciliani, di cui uno come capofila di un articolato progetto volto a promuovere investimenti per l'ammodernamento delle tecniche produttive e l'accorciamento della filiera. Secondo le nuove norme nazionali, i distretti biologici che sono stati riconosciuti sulla base della normativa regionale dei distretti del cibo o di quella specifica per i distretti biologici disposta da alcune Regioni potranno continuare a operare sulla base di questo riconoscimento avendo tempo fino alla fine del 2027 per adeguarsi anche alle disposizioni ministeriali sui distretti biologici.

 
Fig.1 Distretti biologici in Italia (situazione a novembre 2023)
Fig.1 Distretti biologici in Italia (situazione a novembre 2023)
 
 

Note

 

Alessandra Vaccaro, Laura Viganò, Alberto Sturla
CREA PB

 
 

PianetaPSR numero 130 gennaio 2024