Home > Mondo agricolo > La parità è una realtà?
cover evento
Parità di genere

La parità è una realtà?

Il tema, quinto obiettivo dell'Agenda 2023, è stato al centro del convegno organizzato dal CREA in occasione della Giornata Internazionale dedicata alle Donne e alle Ragazze nella Ricerca e nella Scienza.

La parità di genere è il quinto obiettivo dell'Agenda 2023, il Piano di Azione globale per lo sviluppo sostenibile. L'obiettivo è porre fine ad ogni forma di discriminazione, violenza e sfruttamento nei confronti di donne e ragazze. 

Lo scorso 15 febbraio 2024, in occasione della Giornata Internazionale dedicata alle Donne e alle Ragazze nella Ricerca e nella Scienza, si è tenuto presso il CREA OFA di Rende il convegno dal titolo: "La parità è una realtà?". Una giornata per ricordare quanto, ancora oggi, i pregiudizi rendano le carriere femminili un percorso a ostacoli nonché di promozione e diffusione di concetti organizzativi improntati alla cultura dell'abbattimento degli stereotipi e del rispetto dei principi di pari opportunità. È infatti dimostrato che donne più che qualificate a volte non raggiungono traguardi consoni alle proprie competenze e attitudini per vischiosità dell'ambiente lavorativo o famigliare caratterizzato da atteggiamenti, mentalità e preconcetti comportanti un intralcio al normale corso di carriera, tanto che ancora oggi risulta essere una eccezione di cui meravigliarsi ritrovarsi di fronte donne che hanno raggiungono vette importanti in ambito accademico, culturale e istituzionale. 
L'obiettivo divulgativo è stato pertanto quello di contribuire a sensibilizzare le coscienze dei ruoli chiave delle organizzazioni e quindi incrementare la consapevolezza sollecitando l'adozione di strumenti di prevenzione e contrasto alle molestie, alle violenze e alle discriminazioni. Operare, quindi, per migliorare il benessere lavorativo scevri da atteggiamenti di prevaricazione e discriminazione con particolare riguardo ad azioni che sensibilizzino sul tema le nuove generazioni.

 


Nel corso del convegno questi temi sono stati approfonditi grazie al contributo di donne di scienza e con storie di successo in ambito professionale e imprenditoriale, le quali hanno portato la loro testimonianza di come impegno, coraggio e determinazione restino i presupposti per ricoprire ruoli di leadership dalla terra allo spazio, dal sud al nord del mondo, nonostante pregiudizi e difficoltà. Il convegno ha pertanto mirato a mettere a fuoco, facendoli emergere, i processi logici e culturali nonché ideologici generanti stereotipi e pregiudizi di genere interpretandoli nella loro effettiva essenza e cioè quali fattori limitanti e inficianti, in molti casi, la carriera delle donne e il loro l'equilibrio tra vita privata e professionale, ma anche l'ottimale funzionamento delle organizzazioni
 
In apertura, il direttore del CREA OFA, Enzo Perri, e la moderatrice, Gabriella Lo Feudo, hanno richiamato l'attenzione sull'importanza di incentivare un accesso paritario delle donne nelle scienze, promuovere l'uguaglianza di genere in questo campo e raggiungere una piena parità di opportunità nella carriera scientifica. È, inoltre stata ribadita anche l'importanza delle donne nel mondo lavorativo e come sia decisiva spesso la sua presenza 

Alessandra Pesce
, direttrice del CREA PB, ha ribadito quanto il tema le stia a cuore e che, anche se all'interno del CREA PB, ente di ricerca, la componente femminile è maggiore rispetto a quella maschile, ai ruoli apicali su 12 direttori del CREA uno solo è donna, attribuendo detta circostanza alla difficoltà di conciliazione dei tempi familiari con quelli di lavoro. Gli strumenti normativi per colmare i gap rispetto ai colleghi dell'altro sesso ci sono, ma non bastano in quanto bisogna agire sui servizi e sulla cultura.

Consuelo Manco
, presidente del CUG (Comitato Unico di Garanzia del CREA), dopo aver esplicitato il ruolo (propositivo, consultivo e verifica) ed il compito del CUG, composto da 20 componenti sia amministrativi che sindacali del CREA, ha sottolineato la funzione di ascolto finalizzata a individuare e rimuovere tutte le forme di discriminazione diretta e indiretta (etnica, religiosa, di genere e cc) pur rimarcando la prevalenza di dipendenti donne nel CREA AN., concludendo l'intervento con un inciso sulla creazione di valore e incremento della gratificazione conseguenti ai casi di abbattimento delle barriere legate al genere; una condizione necessaria a raggiungere maggiore equità e inclusività oltre che di oggettiva valorizzazione delle professionalità.

Marta del Bianco, ricercatrice dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI), ha messo in evidenza l'importanza di figure di riferimento ed esempi che possono condurre a intraprendere percorsi professionali complessi anche in ambiti prevalentemente popolati da maschi, come nel proprio caso, le grandi donne della ricerca spaziale.  Nominata referente ASI del progetto "EVOOS" del CREA OFA di Rende  su soluzioni di stoccaggio a lungo termine dell'olio di oliva come alimento utile a contrastare gli effetti negativi che si verificano nello spazio,  si occupa sia di ricerca di base (studio del comportamento della consapevolezza della forma e della posizione nello spazio delle piante) che di ricerca applicata focalizzata su sistemi chiusi biogenerativi che basati su sistemi viventi permetteranno agli esseri umani di abitare nello spazio in maniera permanente e sostenibile.

Francesca Lupi, ricercatrice DIMES Università della Calabria e titolare del corso di "Laboratorio di Reologia" per la Laurea Triennale in Ingegneria Chimica erogato dal Dipartimento DIMES (UNICAL), con la sua esperienza professionale, ha testimoniato come la figura dell'ingegnere chimico, ruolo nel recente passato tipicamente maschile e relegato alle branche estrattive e petrolifere, negli ultimi decenni con l'avvento delle energie green, la qualità alimentare e la diffusione delle biotecnologie veda sempre più protagoniste le donne. 

Assunta Amato, tecnologa di ricerca del CREA, ha mostrato i dati dell'ultimo censimento Istat (2020), che dimostra come le donne soprattutto giovani, si stiano avvicinando sempre più al mondo agricolo. In particolare si registra una maggiore presenza femminile nella conduzione di impresa che raggiunge il 31,5 % nel 2020 (25,8 % del 2000) anche se prevalentemente dedicata ad attività che si caratterizzano per stagionalità e/o piccola dimensione. Un altro segnale positivo riguardante il ruolo delle donne in agricoltura è costituito da un incremento significativo, rispetto al passato, del numero di capo aziende donne di età compresa tra i 18 e i 34 anni oltre il consolidamento del cluster inerente la classe 35-44 anni. Questi valori fanno presagire a un maggior interesse delle ragazze al settore dell'agricoltura e a un basso tasso di abbandono. 

Giuseppina Amarelli Mangano, presidente della Amarelli Srl di Rossano (CS), una delle più antiche imprese familiari nel mondo, che produce liquirizia sin dal 1731, ha posto l'attenzione sulla importanza della formazione professionale che può contribuire a non subire disuguaglianza rispetto al genere maschile. L'esposizione è proseguita con la narrazione dei punti chiave della sua azione manageriale a partire dalla ideazione del primo piano di comunicazione aziendale del 1986 incentrato sul principio per il quale "le cose bisogna farle ma anche farle conoscere". Nell'espansione verso i mercati internazionali ha coniugato le più avanzate tecnologie con il rispetto della tradizione artigianale, producendo tutto quanto si può ricavare dalle radici di liquirizia. Infine ha evidenziato l'importanza del ruolo del Parlamento Europeo che per arginare la limitata presenza femminile nei ruoli di leadership, ha adottato in via definitiva la nuova legislazione conosciuta come direttiva sulle donne nei consigli di amministrazione (Women on Boards) che indurrà tutte le grandi società quotate nell'UE ad incrementare la presenza di donne a ruoli apicali.

Antonella Veltri, ricercatrice CNR, presidente, socia fondatrice e già Consigliera nazionale per la regione Calabria di D.i.Re, la Rete nazionale dei Centri antiviolenza, ha evidenziato che passi in avanti sono stati fatti sul tema della parità di genere anche se ad oggi rimane un obiettivo non pienamente conseguito. Partendo dalla sua esperienza lavorativa, entrata come tecnico nel CNR e dove svolgeva attività di campo caratterizzata da una forte presenza maschile non si è fatta intimidire raggiungendo così successi meritati nel campo della ricerca. Ha concluso incentivando e incoraggiando, soprattutto le nuove generazioni a perseguire i propri obiettivi.

Romina Vuono, docente presso l'Università di Kent, dirige il laboratorio di "Malattie del cervello e Neuroscienze". Dal 2010 svolge attività di ricerca finalizzata a identificare le cause alla base di patologie neurodegerative come Huntington, Alzheimer e Parkinson ed è intervenuta con un forte monito rivolto ai giovani: "non pensate a voi stessi, pensate agli altri. Pensate al futuro che vi aspetta e a quello che potete fare, e non temete niente ...non temete i momenti difficili. Il meglio viene da lì." "Rare sono le persone che usano la mente, poche coloro che usano il cuore, uniche coloro che usano entrambi". Un modo per far comprendere come le barriere e i pregiudizi siano semplicemente frutto di egoismo e di assenza di visione d'insieme. Operare in contesti aperti mentalmente fa superare qualsiasi elemento di discriminazione. Le sue ricerche sono pubblicate su prestigiose riviste internazionali, e tra queste spicca la ricerca originale in cui descrive per la prima volta un ruolo chiave della proteina tau (già nota per il suo ruolo nella malattia di Alzheimer) nella malattia di Huntington. Grazie alla sua grande passione per la danza, combina il suo studio della danza a quello dello studio del cervello umano e, consapevole degli effetti della danza su corpo e mente, nel 2015 inizia a lavorare ad un progetto di danza-terapia per persone affette dalla malattia di Parkinson. La sua passione per le neuroscienze è stata inspirata dalla Professoressa Rita Levi Montalcini. 

La condivisione delle esperienze personali fa riflettere sui cambiamenti avvenuti negli ultimi anni, quando le scienziate erano delle eccezioni, invitando le giovani a diventare presenze regolari nella ricerca, superando ostacoli e stereotipi di genere.

 
 
 

Assunta Amato CREA PB e Gabriella Lo Feudo CREA OFA

 
 

PianetaPSR numero 132 marzo 2024