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Sostenibilità

Ambiente e impresa, coltivare la sostenibilità per crescere

Il tema al centro dell'Agrifood Summit 2024, con un approfondimento del CREA sulla crescita dell'agroenergia.

Il 10 di luglio si è svolto l'AgriFood Summit 2024, Coltivare la sostenibilità per crescere, evento organizzato dal Sole 24 Ore e moderato da Micaela Cappellini, giornalista della testata economica. Al centro del dibattito la crisi climatica e bellica, in un contesto mondiale sempre più multipolare che impatta fortemente sulle nostre aziende agricole, sia nell'importazione di energia e materie prime sia sull'esportazione dei nostri prodotti d'eccellenza.

La crescita sostenibile in campo agroambientale è stato il tema collante dell'evento a cui ha partecipato anche il CREA con un intervento legato al settore delle fonti rinnovabili, in particolare "La crescita dell'agroenergia: Agrivoltaico, Biometano e Biogas per fronteggiare la crisi energetica."

Durante la mattinata diversi sono stati gli ospiti che si sono susseguiti, dal Ministro dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, che è intervenuto parlando di Green Deal e della Politica Agricola Comune, con un accento sull'export ed i cambi intervenuti a causa delle due crisi belliche che hanno richiesto delle strategie di sviluppo a livello agricolo, energetico sempre più economicamente sostenibili. Si è discusso di vari argomenti, che spaziavano dall'intelligenza artificiale alle strategie per ottimizzare la redditività del settore agricolo, passando per la crisi climatica ed idrica, fino ad arrivare a parlare delle eccellenze del nostro territorio e del Made in Italy.

Un futuro sostenibile per l'agricoltura

L'evento ha evidenziato che l'agricoltura deve andare sicuramente nella direzione della sostenibilità, non solo per contrastare il riscaldamento globale ed evitare di aggravare l'impatto che ha sulle risorse naturali.  Si è parlato del passaggio a un modello agricolo sostenibile che è comunque al centro anche della Politica Agricola Comune (PAC) 2023-2027 dell'Unione Europea. Una transizione sostenibile che, però, deve esserlo anche economicamente e socialmente per le aziende della filiera agroalimentare del nostro Paese, che già vanta l'agricoltura più green d'Europa ed è ai vertici mondiali per la sicurezza alimentare. Gli approfondimenti degli esperti durante l'evento hanno evidenziato il ruolo delle imprese e la visione delle istituzioni nazionali e internazionali sulle strategie dell'UE e gli aspetti legati all'export dei prodotti Made in Italy in un contesto mondiale di crisi. Diverse le soluzioni innovative presentate, a partire dell'implementazione dell'intelligenza artificiale, per coniugare sostenibilità e competitività, promuovendo la crescita dell'intero territorio. Il contesto attuale in cui ci muoviamo vede da un lato un accento forte sulle tematiche legate alla sicurezza alimentare ed agli effetti che il cambiamento climatico sta avendo sul settore agricolo e sulle risorse naturali, dall'altro la forte ricerca di fondi energetiche alternative ai combustibili fossili.

L'intervento del CREA ha messo al centro il futuro dell'agricoltura, in un'ottica di diversificazione delle attività produttive con un forte accento sulle attività secondarie come possono essere rappresentate dalle fonti energetiche rinnovabili. Partendo dall'evento della Cop28 di Dubai in cui sono emersi i problemi legati agli effetti del cambiamento climatico sul settore agricolo che sta mettendo a serio rischio le coltivazioni. Da qui la forte necessità di lavorare sulla situazione energetica a livello globale, soprattutto dei paesi occidentali, che in un'ottica di sostenibilità, sta spingendo verso fonti di approvvigionamento rinnovabili.  
 
Infatti, l'inasprirsi dei conflitti bellici ed in particolare la crisi ucraina, in aggiunta alla situazione legata al cambiamento climatico in atto rischia di tradursi in inverni più freddi, portano i Paesi occidentali a guardare con maggiore preoccupazione alla disponibilità di approvvigionamenti. Ci sono realtà europee, come la Germania, che hanno avviato la sostituzione degli impianti galleggianti di rigassificazione con quelli a terra e sembra prepararsi a rifornire anche i Paesi dell'Europa centro orientale che ancora dipendono dal gas russo. L'Italia, in questo contesto, ha sostituito la sua dipendenza dalla Russia con quella dall'Algeria mantenendo un alto rischio geopolitico ed a due anni e mezzo dall'invasione dell'Ucraina, potrebbe non essere pronta a fronteggiare nuove possibili crisi geopolitiche e di mercato, né a sfruttare appieno le previste riduzioni di prezzo del gas nei prossimi anni.

La situazione italiana

In questo contesto generale di incertezza, le aziende agricole italiane si sono caratterizzate per l'intensificarsi dei processi di diversificazione delle attività produttive, tramite le quali l'offerta di prodotti strettamente agricoli è stata integrata con quella di prodotti e servizi meno tradizionali e più innovativi, tra i quali la produzione di energie rinnovabili. Ad oggi, la situazione italiana nel comparto delle energie rinnovabili vede il nostro governo porre maggiore attenzione al settore fotovoltaico ed eolico, ma anche alle agroenergie, e in particolare biogas e biometano. Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) le energie agricole e forestali sono state inserite in un programma ad hoc denominato "Green Communities", rivolto allo sviluppo sostenibile e resiliente dei territori rurali e di montagna. Per incentivare questo settore è considerata l'ipotesi di strutturare misure utili a finanziare la ricerca e l'innovazione tecnologica al fine di contribuire al raggiungimento degli obiettivi climatici a breve e medio termine.

Un recente Rapporto dell'ENEA (2022) sulle opportunità delle agroenergie italiane mostra come biomasse e biogas insieme abbiano i numeri e il potenziale per diventare una fonte strategica per la nuova politica energetica nazionale, ma rappresentino anche un'opportunità di reddito integrativa per le aziende agricole, in grado di far crescere il valore aggiunto del settore. Infatti, il Rapporto evidenzia come, ad oggi, la produzione di energia rinnovabile dal settore agricolo e forestale sia scarsamente utilizzata e si presenti al disotto della media dell'Unione europea, nonostante abbia tutti i numeri e il potenziale per poter produrre un quantitativo maggiore di biomassa, congiuntamente all'energia solare ed eolica.

Un recente progetto Europeo, condotto da ITABIA, indica una disponibilità potenziale pari a circa 25 milioni di t/anno di residui agricoli e agroindustriali a livello nazionale in grado di soddisfare gran parte del fabbisogno attuale di biomassa, oggi coperto per lo più da importazioni. Di fatto, le agroenergie, termine diffuso per definire l'energia prodotta dalle imprese agricole, zootecniche, forestali e dall'agro-industria, costituiscono oggi in Italia la più importante fra le fonti energetiche rinnovabili per l'ampia disponibilità di materia prima e, soprattutto, perché possono costituire la base per fornire elettricità, calore e biocarburanti con tecnologie mature e affidabili.

Ad oggi, in Italia sono operativi più di 2000, impianti di biogas (di questi 1.800 in ambito agricolo). Circa l'80% è alimentato con biomasse agricole (effluenti zootecnici, scarti agricoli, sottoprodotti agroindustriali, colture energetiche), circa il 10% degli impianti producono biogas da frazioni organiche da raccolta differenziata di rifiuti urbani (FORSU o umido domestico) ed il restante da fanghi di depurazione e da discariche di rifiuti urbani indifferenziati (CIB, 2022). L'upgrading del biogas al biometano, ossia la separazione del metano dall'anidride carbonica, è tra le tecnologie maggiormente utilizzate, che rende il biometano energeticamente efficiente. Potenzialmente il nostro Paese potrebbe produrre al 2030 fino a 8,5 miliardi di metri cubi di biometano, pari a circa il 12-13% dell'attuale fabbisogno annuo di gas naturale (CIB, 2022). Contributo che potrebbe aiutare a raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione e ridurre in modo significativo le emissioni del settore agricolo, restituendo al terreno sostanza organica, attraverso il digestato, un ottimo fertilizzante naturale utilizzabile in alternativa a quelli di origine fossile.

Per quanto riguarda il solare fotovoltaico, e l'agrivoltaico, i dati che riguardano la distribuzione della potenza installata dei pannelli fotovoltaici a livello nazionale non è omogenea, in quanto è connessa a diversi fattori quali la posizione geografica, le caratteristiche morfologiche del territorio, le condizioni climatiche e la disponibilità di aree idonee. Al 31 dicembre 2023 risultano installati in Italia 1.597.447 impianti fotovoltaici, per una potenza complessiva pari a 30.319 MW. Il 40% degli impianti installati a fine 2023 in Italia è situato a terra (molti di questi su aree agricole), mentre il restante 60% è distribuito su superfici non a terra (edifici, capannoni, tettoie, ecc.). Nelle regioni meridionali ed in particolare in Puglia e Basilicata si registra un'incidenza di impianti a terra relativamente molto elevata (rispettivamente il 74% e 69% del totale regionale). Nelle regioni settentrionali, al contrario, sono maggiori gli impianti non a terra, con valori massimi osservabili ben oltre il 90% in Liguria, Valle d'Aosta e nelle Province autonome di Trento e Bolzano.

A tal proposto, un sistema che mantiene al centro l'agricoltura, valorizzandone i processi produttivi e che si contrappone nettamente al più classico solare a terra con spianate di silicio in competizione con l'agricoltura, trasformando un impianto solare fotovoltaico non più in un mero strumento di reddito legato alla produzione di energia, ma in uno strumento di welfare strutturale realizzato attraverso l'integrazione della produzione di energia da fonte rinnovabile con le pratiche agricole e zootecniche. Una visione totalmente diversa in grado di affrontare gli errori del passato, attraverso l'innovazione e di offrire soluzioni strutturali di sostegno e sviluppo.  Oggi l'agrivoltaico rappresenta non soltanto un importante strumento per integrare il reddito delle aziende agricole, ma anche un'opportunità di di valorizzare terre abbandonate produttive e offrire nuove occasioni di sviluppo e lavoro nella filiera. Come nelle tantissime esperienze cresciute nel nostro Paese legate ad altre tecnologie pulite e che non solo raccontano una realtà in cui energia e agricoltura vivono a braccetto, ma nella quale una è l'occasione per far vivere l'altra. Un sistema "agro-energetico" che ha permesso a molte aziende del settore di tornare competitivi sul mercato, abbattendo i costi di produzione, e/o di migliorarne la filiera risparmiando in bolletta.

In conclusione, i dati riferiti al settore FER ad oggi mostrano che l'Italia è sulla buona strada per il raggiungimento degli obbiettivi energetici previsti nel Piano Nazionale Integrato Energia e Clima. Nonostante boschi e foreste siano in continua crescita, la produzione energetica da biomasse legnose appare ancora contenuta; e non sempre in grado di rispondere con efficienza agli obiettivi ambiziosi posti dal Green Deal. Per raggiungere gli obiettivi prefissati dall'UE, sono ancora necessari ulteriori sforzi. Infatti, per far sì che il 20% del consumo finale di energia ricavata da fonti rinnovabili possa raggiungere almeno il 30% entro il 2030, come previsto dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC), l'Italia dovrà risolvere alcune problematiche, legate soprattutto all'attuazione di un effettivo sistema incentivante che premi qualità e quantità, e disporre di politiche mirate a una maggiore integrazione con la vera vocazione dell'azienda agricola verso le cosiddette "colture food". Tutto ciò non deve però far dimenticare la necessità imprescindibile di dover pianificare e regolamentare analiticamente la costruzione e l'installazione degli impianti siano questi per la produzione di biogas/biometano che fotovoltaici in particolare se a terra o su aree agricole per i connessi impatti ambientali a carico del settore tali da poter ridurre o addirittura vanificare la finalità di salvaguardia e tutela dell'ambiente che tali fonti di energia pulita certamente si prefiggono.

 
 
 

Maria Valentina Lasorella

CREA PB

 
 

PianetaPSR numero 136 luglio/agosto 2024