
Lo scorso 14 maggio 2024 si è tenuto il webinar "Governarne le transizioni: incentivare il protagonismo delle comunità locali come fattore abilitante per un cambiamento sostenibile" organizzato dal CREA-Politiche e Bioeconomia, nell'ambito dell'ottava edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile (7-23 maggio) promosso dall'Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), con l'obiettivo di approfondire, alla luce dei risultati ottenuti sinora e in vista del nuovo periodo di programmazione, la nuova enfasi data al ruolo e alle potenzialità delle aree rurali.
La riflessione è partita dagli Orientamenti politici europei 2019-2024 enunciati dalla Commissaria Von der Leyen e dalle motivazioni di fondo della Visione di lungo termine per le zone rurali europee, considerate come tessuto della società e il cuore pulsante dell'economia. Si riconosceva, infatti, come le aree rurali svolgessero funzioni produttive, ambientali-paesaggistiche, ricreative e culturali, nonché un ruolo attivo nella transizione verde e digitale, promuovendo "uno sviluppo territoriale equilibrato, ancorato ad approcci basati sul territorio e al coinvolgimento di tutti i livelli di governance" (Una visione a lungo termine per le zone rurali dell'UE: verso zone rurali più forti, connesse, resilienti e prospere entro il 2040 - COM(2021) 345).
Quanto emerge qualche anno dopo dal documento della Commissione europea "La Visione a lungo termine per le zone rurali dell'Europa: risultati principali e vie da seguire" (COM(2024) 450) non è però confortante: spopolamento elevato, invecchiamento della popolazione, riduzione di natalità e migrazione netta, divario digitale rispetto alle aree urbane e anche al loro stesso interno, disoccupazione giovanile, settore primario in coda al secondario e terziario.
Cosa è mancato alle politiche di sostegno delle aree rurali? Quali possono essere le leve abilitanti da attivare per investire nel loro futuro? Come si organizzano le aree rurali per rispondere/adattarsi alle transizioni climatiche-ambientali, socioeconomiche-demografiche e digitali in atto?
L'evento, suddiviso in due sessioni, ha provato a rispondere a questi interrogativi, portando ad esempio anche casi virtuosi operanti sul territorio.
La prima sessione Specificità e multifunzionalità: verso una nuova concettualizzazione delle aree rurali è stata dedicata ad inquadrare le tematiche dell'evento, enfatizzando le funzioni specifiche svolte dalle aree rurali, a partire da argomenti e documenti di interesse europeo e nazionale, e illustrando alcune strategie messe in atto in vari ambiti delle politiche europee e nazionali a favore di approcci collettivi che possano accompagnare i territori verso il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo auspicati.
Abbiamo sinora considerato correttamente le aree rurali? Ne abbiamo davvero compreso l'essenza? L'intervento iniziale di Francesco Mantino (CREA - Politiche e bioeconomia) ha illustrato la necessità di ripensare la nozione stessa di area rurale, partendo dalle riflessioni metodologiche sulle geografie funzionali, sia urbane sia rurali, a fini sia statistici sia politici, per poi passare ai prototipi di tipologie territoriali legate alle funzioni svolte sviluppate dal Joint Research Centre della Commissione Europea (Aree Rurali Funzionali), ed entrare infine nei dettagli dell'esperienza portata avanti nell'ambito del Progetto Horizon Europe RUSTIK, di cui il CREA-PB è partner, per mettere in evidenza il progressivo spostamento verso tipologie di aree rurali che consentono di catturare le specificità e le molteplici componenti che le caratterizzano e i risvolti positivi che ciò può avere sulle politiche di sviluppo rurale e di coesione.
Il secondo intervento di Luigi di Marco (ASviS) testimonia, invece, come sia tempo di bilanci e ripartenze anche per la strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile. Cosa è successo nei territori italiani negli anni trascorsi dalla firma dell'Agenda 2030 nel 2010? Come si prevede di accelerare nei prossimi anni per arrivare a conseguire i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile entro il 2030? Come si può rafforzare i partenariati e connettere i territori? Da quanto emerge dal Rapporto Territori 2023 di ASVIS non sono stati fatti significativi passi avanti rispetto ai Goal di Agenda 2030, con risultati abbastanza omogenei tra le diverse ripartizioni territoriali, anzi le disuguaglianze territoriali risultano in aumento. Il rapporto affronta, però, anche le questioni da cui dipenderà la possibilità di migliorare le forti disuguaglianze che caratterizzano i territori italiani e sottolinea la necessità di puntare su due parole chiave: "accelerazione" e "futuro".
A seguire, Raffaella Di Napoli, Serena Tarangioli e Raoul Romano (CREA PB - Rete Rurale Nazionale) hanno approfondito strategie, politiche e strumenti introdotte nel PSP riferite, nell'ordine, al LEADER, alle forme organizzate di impresa e alla cooperazione di filiera e alle risorse forestali, riflettendo sul ruolo che tali strumenti possono svolgere nello sviluppo delle aree rurali. Raffaella Di Napoli ha evidenziato come le comunità rurali possano sostenere la transizione verso la sostenibilità, rimarcando la rilevanza che hanno assunto gli approcci collettivi nelle politiche di sviluppo rurale. In particolare, ha evidenziato come il LEADER possa supportare maggiore titolarità e partecipazione degli attori locali al patto rurale e migliorare la governance e il sostegno alle zone rurali come richiesto dalla UE, rispondere a molteplici esigenze rurali in vari settori e per sostenere il protagonismo e il coinvolgimento proattivo delle comunità locali. Serena Tarangioli ha portato, invece, ad esempio la rilevanza gli interventi a sostegno delle forme organizzate di impresa nell'agroalimentare e della cooperazione di filiera nel garantire un sostegno istituzionale, di governance e integrato alle zone rurali, portando testimonianza di come distretti e filiere possano rappresentare strumenti strategici fondamentali per rafforzare la competitività e lo sviluppo dell'agricoltura e dei territori rurali favorendo processi di integrazione e migliorando i rapporti tra gli attori delle filiere. Infine, Raoul Romano ha messo in risalto come la promozione delle forme associative di gestione collettiva delle risorse forestali diventi sempre più una necessità in considerazione della crisi climatica, dello progressivo abbandono del territorio e dell'avanzamento della foresta, del bisogno di produrre materia prime rinnovabili, etc., al fine di garantire non solo una gestione forestale unitaria e su vaste aree ma anche una concreta opportunità non solo per il settore forestale, che è chiamato sempre più ad assolvere ruoli e funzioni di interesse pubblico oltre che privato (gestione sostenibile del patrimonio forestale, salvaguardia ambientale, assetto idrogeologico, protezione e prevenzione degli incendi e dagli eventi estremi, funzioni di carattere sociale e ricreativo).
La prima sessione si è conclusa con l'intervento di Paola Rizzuto (Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume) incentrato sugli approcci collettivi nel settore delle risorse idriche. Anche le problematiche connesse ai corsi d'acqua e all'ecosistema ad essi connesso, infatti, richiede di essere affrontato mettendo in rete i diversi attori a vario titolo interessati e concertando le diverse politiche. Anche nel caso dei Contratti di Fiume, infatti, si tratta di gestione collettiva su base volontaristica in quanto strumenti di programmazione strategica e negoziata che coinvolgono vari enti competenti e attori locali in una gestione partecipata delle risorse fluviali finalizzata a trovare modalità condivise per migliorarne lo stato di qualità ambientale, per perseguire obiettivi di riqualificazione ambientale, paesaggistica e di rigenerazione socioeconomica del sistema fluviale.
La seconda sessione Sfide, opportunità e possibilità in campo nelle aree rurali ha esemplificato come politiche e strategie possano essere attuate in modo virtuoso a beneficio di tutta la collettività presentando esperienze di grande interesse per le soluzioni adottate e i risultati raggiunti.
Stefano Stranieri ha illustrato la strategia di sviluppo locale con cui il GAL MontagnAppennino (35 comuni compresi nel territorio di Media Valle, Alta Versilia, Garfagnana, Appennino Pistoiese, Monte Pisano e parti montane dei comuni di Pistoia, Montale, Capannori e Lucca) punta a contrastare spopolamento, povertà e degrado favorendo il miglioramento della competitività agricola e forestale, dell'ambiente e dello spazio rurale e della qualità della vita coinvolgendo enti pubblici, aziende private ed associazioni, soffermandosi in particolare sull'esperienza dei progetti di ri-generazione delle Comunità, nati da percorsi di progettazione partecipata che coinvolgono attivamente la comunità locale, dalla ideazione alla attuazione di iniziative collettive mirate alla valorizzazione di beni comuni e alla produzione di beni e servizi collettivi indispensabili per migliorare la qualità della vita nei territori rurali, quali servizi, beni, spazi collettivi, sistemi locali del cibo e filiere agroalimentari.
Giampiero Lupatelli del CAIRE ha approfondito il progetto Montagna del Latte, che rappresenta il logo di cui si è dotato il territorio dell'Appennino Reggiano (7 comuni, 900 kmq, 30mila abitanti) intraprendo una azione strategica di grande ambizione sviluppatasi a partire dalle iniziative avviate in seno alla Strategia Nazionale delle Aree Interne (SNAI) e implementata in seguito senza soluzione di continuità grazie ai fondi del PNRR Green Community e della programmazione europea 2023-2027.
Vincenzo David ha ripercorso il cammino che ha condotto alla istituzione delle associazioni fondiarie ASFO Petralie e ASFO Maron nate nelle Madonia (Sicilia) nell'ambito di due progetti finanziati da un bando emanato dal Ministero delle politiche agricole nel 2021, ed ha rappresentato come esse abbiano permesso di raggruppare terreni agricoli e boschi, abbandonati o incolti, consentendo un uso economicamente sostenibile e produttivo e, nel contempo, anche di contribuire al mantenimento del territorio e alla valorizzazione dei terreni del comprensorio evitandone il progressivo abbandono.
Infine, Massimo Iacobini ha descritto le caratteristiche del Contratto di Fiume Media Valle del Tevere, che rappresenta lo strumento di aggregazione e di governance locale sottoscritto con l'intento di sfruttare al meglio, nel rispetto del bacino e della valorizzazione del patrimonio, le opportunità offerte dal Tevere, quali ad esempio lo sviluppo di attività economiche e turistiche, al fine di affrontare in un'ottica collettiva le criticità sia idrogeologiche sia economiche dei territori che guardano la Media Valle del Tevere.
Le conclusioni, affidate a Francesco Mantino, hanno ripercorso le principali riflessioni emerse nel corso dell'evento e ribadito come le differenze territoriali e funzionali possano influenzare grandemente i modelli economici e i modelli di governance locali, rilevando come sia dunque necessario non solo favorire uno sviluppo place-based, ma anche tarare le politiche sulla natura multidimensionale e multifunzionale delle aree rurali in considerazione degli impatti e delle implicazioni che ciò ha per tutto il territorio europeo.
Link utili:
https://2024.festivalsvilupposostenibile.it/cal/827/governare-le-transizioni-incentivare-il-protagonismo-delle-comunita-per-un-cambiamento-sostenibile
https://www.crea.gov.it/en/web/politiche-e-bioeconomia/-/-guardiamoalfuturo-la-visione-a-lungo-termine-per-le-aree-rurali-al-festival-dello-sviluppo-sostenibile
Barbara Forcina e Silvia Baralla -
CREA - Politiche e bioeconomia
PianetaPSR numero 136 luglio/agosto 2024