
Per il secondo anno consecutivo, il CREA - PB approfondisce gli elementi conoscitivi legati ad uno dei comparti produttivi più rilevanti del sistema manifatturiero italiano: l'industria alimentare e delle bevande.
Il Rapporto, pubblicato lo scorso luglio, evidenzia il ruolo chiave del comparto, sia in termini di volumi che di valore, soprattutto quando si tratta di export.
Il lavoro si prefigge di fornire un contributo conoscitivo di base, soprattutto in termini di quadro strutturale e andamenti congiunturali dei diversi comparti. Una parte rilevante del volume è dedicata all'analisi regionale dell'industria alimentare e delle bevande, data la forte differenziazione del suo ruolo e del grado di specializzazione a livello territoriale.
L'industria alimentare e delle bevande (IAB) rappresenta una parte importante del settore manifatturiero nazionale. Nel 2022, ha pesato per il 10,3% sul valore aggiunto (VA) in valori correnti e per il 12% sull'occupazione (misurata in unità lavorative anno, ULA). Le variazioni congiunturali mostrano una crescita del VA dell'aggregato (+0,7%), anche se notevolmente inferiore a quella del settore manifatturiero nel suo complesso (+8%), mentre l'occupazione segna un +1,2%, (+1,8% per il manifatturiero). Per effetto di tali dinamiche, l'IAB registra una riduzione di mezzo punto percentuale della produttività del lavoro, che si è attestata su 73 mila euro circa per ULA, inferiore a quella del settore manifatturiero (circa 90 mila euro per ULA) che, diversamente, risulta in crescita del 6%.
La componente alimentare occupa, al 2022, poco meno di 417.000 addetti con un numero medio per impresa di 8 unità, un valore inferiore alla media del manifatturiero nel suo complesso. Guardando alla composizione per comparto dell'industria alimentare (IA), il peso maggiore in termini di imprese e occupati è rivestito dalla produzione di prodotti da forno e farinacei che concentra il 60,5% delle imprese, il 40% degli addetti dell'IA, con una dimensione media di 5 addetti per impresa.
L'industria delle bevande (IB) conta 41.624 addetti e 3.451 imprese con una dimensione media di 12 occupati, superiore a quella del settore manifatturiero nel complesso. In termini di occupati e di imprese, la consistenza maggiore è espressa dall'industria del vino con il 52% delle imprese e il 50% degli addetti.
Nel 2022, è proseguita l'espansione sui mercati esteri del settore: l'indice del fatturato estero, infatti, si è attestato a 161 punti per l'IA e 142 per l'IB, in linea con la tendenza positiva di medio periodo.
Poco più della metà delle imprese dell'IAB italiane è localizzato in sole cinque Regioni: Sicilia (13%), Lombardia (10,3%), Campania (10,1%), Puglia (8,8%) ed Emilia-Romagna (8,1%). Guardando alla distribuzione per circoscrizione geografica, il 45,7% è localizzato al Sud e Isole, il 37,8% al Nord e il 16,5% al Centro. Per quanto riguarda gli addetti, invece, si evidenzia una maggiore concentrazione nelle Regioni del Nord Italia dove le imprese dell'IAB impiegano il 58% delle unità lavorative (Sud e Isole: 28,6%; Centro: 13,2%). Infatti, tutte le Regioni del Nord mostrano una dimensione superiore alla media italiana (8,6 addetti per impresa). Guida questa classifica il Trentino Alto-Adige (17,3), seguito da Emilia-Romagna (15), Veneto (14,9) e Lombardia (14,4). Di contro, tutte le Regioni del Sud e delle Isole hanno una dimensione inferiore alla media nazionale, con la Calabria che rileva il valore più basso (3,7).
L'indice della specializzazione, misurato a livello regionale attraverso il peso sia degli addetti che delle imprese sull'intero settore manifatturiero, mostra una marcata specializzazione nelle Regioni del Sud e delle Isole. In particolare, Calabria, Molise, Sicilia, Sardegna e Basilicata sono quelle che presentano i valori maggiori per entrambi gli indici. Tuttavia, l'indicatore del fatturato ribalta tale classifica. Il Nord rappresenta il 70% del fatturato dell'IAB, con Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto che da sole pesano per il 54%; Sud e Isole incidono per il 18,9%, con la Campania che è la prima regione della circoscrizione con un valore del 6,3%, seguita dalla Puglia (4,5%).
Se, invece, si guarda al peso del fatturato dell'IAB sul settore manifatturiero, l'indicatore rileva ancora una volta quanto sia importante tale settore nell'economia del Mezzogiorno. Fatta eccezione per Abruzzo, Molise e Basilicata, tutte le altre Regioni della circoscrizione mostrano valori dell'indice superiore alla media nazionale. La Calabria esprime l'indice più elevato.
Sulla base dei dati del Registro delle Imprese, a fine 2022 l'IAB risulta composta da 69.436 imprese, delle quali l'87% (60.444) in attività. I due aggregati, complessivamente considerati, incidono per una quota del 13,2% sul manifatturiero nazionale.

Più nel dettaglio l'IA, che rappresenta il 93,5% dell'aggregato, comprende 64.925 imprese, delle quali l'87,2% (56.595) in attività. Per l'industria delle bevande (IB), invece, le imprese registrate nelle anagrafi camerali sono a 4.511 unità, di cui 3.849 attive (85,3%).
La congiuntura economica negativa ha generato un clima di sfiducia tra le imprese, con conseguenze sulla tenuta complessiva dell'IAB. In particolare, dal confronto fra il numero di imprese iscritte e quelle cessate emerge il protrarsi di una profonda crisi della imprenditoria nazionale nel 2022: il saldo fra nuove imprese e cancellazioni è, infatti, negativo (-2.278 unità), in linea con il trend recessivo che ha interessato la totalità delle attività manifatturiere (-17.975).
Il tasso di natalità dell'aggregato IAB nel 2022 permane sostanzialmente stabile; all'opposto il tasso di mortalità ha mostrato un marcato peggioramento, salendo al 6% a causa dell'uscita di 396 imprese dall'IA. La dinamica divergente è evidente anche osservando il peggioramento del tasso di crescita (-3,3%).
A livello regionale, i dati sulla nati-mortalità presentano elementi di forte eterogeneità. Seppur in uno scenario ancora piuttosto turbolento, che condiziona la capacità e l'iniziativa imprenditoriale, il tasso di natalità è mediamente più elevato nelle Regioni del Nord (2,1%); diversamente, nelle Regioni del Centro e del Sud, si osservano tassi di natalità più bassi, con un dato medio dell'1,3% per entrambe le ripartizioni. Passando ad esaminare il tasso di mortalità, il declino maggiore nel 2022 è attribuibile alle Regioni del Centro, che evidenziano comunque un leggero miglioramento rispetto al 2021 (4,9% vs 5,4%), avvicinandosi al dato medio registrato nel Nord del Paese (4,8%).
Guardando alle forme giuridiche, la popolazione di imprese dell'IAB italiana risulta composta in prevalenza da ditte individuali che, nel 2022, costituiscono il 42% del totale delle imprese attive; tuttavia, congiuntamente considerate, le diverse forme societarie rappresentano una quota di circa il 55% (33.180 unità), mentre le altre forme risultano del tutto marginali (3,1%).
Osservando la suddivisione delle imprese per comparti di attività viene confermato, anche nel 2022, come la maggioranza delle imprese rientri nella categoria dei prodotti da forno e farinacei con 35.412 unità attive, essendo una componente tradizionale del settore agroalimentare nazionale. Un numero così elevato di imprese fa sì che il comparto raggiunga un peso di grande rilievo sia nell'ambito del solo segmento alimentare, con un peso del 62,6% del totale, sia sull'intero aggregato (58,6%). Nell'ambito dell'IB, la maggiore numerosità di imprese si evidenzia nella produzione dei vini da uve che, con 1.870 unità, rappresenta quasi la metà del settore nazionale (48,6%).
Gli scambi agroalimentari dell'Italia nel 2022 hanno segnato nuovi valori record sia per l'import, pari 62,2 miliardi di euro (+27,8% rispetto al 2021) sia per l'export, che ha superato i 59,2 miliardi (+15,6%). Tali dinamiche sono fortemente influenzate dalla crescita dei prezzi internazionali; tuttavia, agli aumenti in valore si accompagnano spesso incrementi dei volumi scambiati, sebbene di minore intensità.
L'IAB ricopre un ruolo di assoluto rilievo all'interno degli scambi agroalimentari italiani, soprattutto dal lato dell'export con una quota dell'86%. In particolare, le vendite all'estero di prodotti dell'IA valgono 39 miliardi di euro (il 66% del totale) e quelle di bevande circa 11,6 miliardi (19,6%), di cui 8 miliardi di vino.
Fig. 6 - Il ruolo dei settori negli scambi agroalimentari dell'Italia (anno 2022, valori in miliardi di euro e in %)

I primi cinque prodotti di esportazione dell'Italia appartengono IAB. La pasta (inclusa all'uovo e farcita) si conferma la prima voce di esportazione dell'agroalimentare nazionale, con un valore che nel 2022 raggiunge i 3,9 miliardi di euro (+29,7% rispetto al 2021) con un aumento in quantità di circa il 5%. Le importazioni dell'IA pesano per oltre il 61% mentre l'import di bevande ha un peso marginale. Il restante 34% dei nostri acquisti dall'estero riguarda prodotti del settore primario, destinati sia al consumo alimentare diretto che alla nostra industria di trasformazione. I pesci lavorati si confermano anche nel 2022 la prima voce di import, con un valore di 2,6 miliardi di euro.
Il segmento del cosiddetto Made in Italy rappresenta il 72% dell'export agroalimentare italiano, per un valore di circa 42,7 miliardi di euro nel 2022. Gran parte di questo valore è rappresentato dai prodotti dell'IAB (88% del Made in Italy) e tale incidenza è in ulteriore aumento nel 2022.
A livello territoriale, nel 2022 più del 70% dell'export di prodotti dell'IA si concentra al Nord Italia, il 9% al Centro e poco meno del 20% al Sud e Isole. L'incidenza dell'area meridionale aumenta rispetto al 2021, grazie soprattutto all'ottima performance della Campania legata all'andamento di prodotti quali pasta, conserve di pomodoro e legumi conservati o preparati.
Fig. 7 - Incidenza delle Regioni sulle esportazioni dell'industria alimentare e delle bevande (anno 2022, valori in %)


Fonte: nostre elaborazioni su dati Istat
Il Nord Italia detiene oltre il 78% delle vendite all'estero di bevande, il Centro poco meno del 15% e il Mezzogiorno vede la sua quota collocata ad appena il 7% circa. Due sole Regioni, Veneto e Piemonte, rappresentano oltre la metà del valore dell'export di bevande. Per il Veneto a pesare in maniera significativa sono soprattutto le vendite di vino, in particolare di spumanti DOP, mentre per il Piemonte, oltre al vino, anche liquori e distillati rivestono una quota rilevante. Al Centro, la Toscana concentra l'11% dell'export di bevande nazionale; si tratta quasi esclusivamente di vini, soprattutto rossi DOP e IGP.
Tatiana Castellotti, Francesco Licciardo, Roberto Solazzo, Stefano Tomassini
CREA PB
PianetaPSR numero 137 settembre 2024