
Come di consueto, PianetaPSR ospita la rubrica dedicata al monitoraggio agrometeorologico del mese precedente. L'andamento delle condizioni meteorologiche costituisce un fattore fondamentale per lo svolgimento delle attività agricole, condizionandone fortemente le produzioni, in termini sia qualitativi sia quantitativi. La conoscenza delle caratteristiche climatiche di un territorio guida le scelte colturali e gli investimenti strutturali, così come la programmazione delle diverse pratiche agronomiche non può prescindere dall'andamento meteorologico durante la stagione agraria (lavorazione del terreno, interventi irrigui e di difesa dai patogeni e parassiti, operazioni di raccolta, ecc.).
Le analisi presentate in questa rubrica sono il frutto di un'attività di monitoraggio agrometeorologico svolta dal CREA-Agricoltura e Ambiente nell'ambito della Rete Rurale Nazionale, precisamente nella scheda "Agrometeore". La scelta degli indici da presentare nei diversi report mensili può variare in funzione del periodo dell'anno (es. indice di Huglin) e della capacità della fonte di dati utilizzata di rappresentare l'andamento agrometeorologico del mese.
Nella sezione Dati e analisi del nuovo sito dell'Osservatorio di Agro-Meteo-Climatologia del CREA Agricoltura e Ambiente è possibile consultare la pagina Monitoraggio agrometeo per visualizzare la galleria delle mappe degli indici mensili stimati per l'anno corrente (AgroMIND). Questa sezione contiene anche la pagina Previsioni agrometeo che permette di accedere alla galleria delle previsioni agrometeorologiche a 7 giorni, aggiornate quotidianamente (AgroFIND). La documentazione dei materiali presentati in AgroMIND e AgroFIND, comprensiva dei principali metadati, è disponibile al seguente link.
Le analisi mensili si basano su dati giornalieri pubblicati con cadenza annuale al seguente link. Tale dataset, aggiornato quotidianamente per uso interno, deriva da dati di rianalisi preliminari (ERA5T) disponibili in quasi real time sul Climate Data Store di Copernicus, la cui successiva validazione, che avviene nell'arco di tre mesi, potrebbe evidenziare errori o scostamenti solitamente trascurabili. Maggiori dettagli sulle procedure di stima delle variabili usate per il calcolo degli indici sono stati pubblicati nel seguente articolo.
Nel mese di ottobre si è assistito di nuovo ad un'intensificazione delle anomalie termiche, soprattutto delle temperature minime risultate ovunque superiori alla media climatica di ben 2 °C, fino a quasi 2,5 °C al Nord. Per le massime, i fenomeni più intensi hanno riguardato il Centro e il Mezzogiorno, con anomalie positive rispettivamente di 1,2 °C e 1,4 °C. Molto diversificato è stato l'andamento delle precipitazioni, sopra media al Nord e al Centro (con scarti simili a quelli del mese precedente, rispettivamente di +92% e +74%) e nella media nel Mezzogiorno. Questa situazione si riflette nel bilancio idroclimatico, positivo e notevolmente sopra la norma al Nord (+125 mm) e al Centro (+93 mm) e con valori in media nel Mezzogiorno. Le ripercussioni sull'indice di siccità mostrano un'accentuazione delle condizioni di umidità al Nord, passate da moderate a severe, e al Centro (dalla norma a Umidità lieve) mentre il Mezzogiorno ricade Nella norma.
Passando a un maggior dettaglio territoriale, i valori regionali di temperatura minima (fig. 1a) quasi ovunque hanno superato la media climatica di almeno 2 °C, tranne in Sicilia (+1,3 °C). Le anomalie regionali più elevate hanno interessato la Valle d'Aosta (+3,8 °C), il Molise e l'Alto Adige (+2,9 °C) e le Marche (+2,8 °C). La situazione è più eterogenea per la temperatura massima (fig. 1b), con valori per lo più nella norma nel Nord e in Sardegna. Il Mezzogiorno mostra le anomalie positive più elevate, con valori medi pari a +2 °C in Calabria, +1,9 °C in Abruzzo e +1,8 °C in Basilicata, Campania e Molise. Nel Centro si evidenzia una situazione intermedia, con valori regionali pari a +0,9 °C in Toscana e 1,4 °C nelle altre regioni.
Figura 1 - Anomalie di temperature minime (a, sx) e massime (b, dx) - ottobre 2024
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In tutto il Paese, la frequenza delle temperature minime estreme (fig. 2a) ha superato diffusamente il 30%. Frequenze ben più elevate sono state raggiunte in Valle d'Aosta (circa il 50%), nelle Marche (45%), in Abruzzo e Molise (44%) e in Piemonte (40%). All'opposto, i valori più bassi, pari a 23-24%, si sono evidenziati in Friuli-Venezia Giulia e Sicilia. Più moderata è stata la frequenza delle temperature massime estreme (fig. 2b), nella norma in molte aree del versante adriatico. I valori regionali maggiori, tra 22 e 23%, hanno interessato Calabria, Liguria, Toscana e Friuli-Venezia Giulia.
Figura 2 - Temperature minime estreme (a, sx) e massime estreme (b, dx) - ottobre 2024
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Le sommatorie termiche con soglia 0 °C, calcolate dal 1° gennaio a fine ottobre, a livello nazionale superano i 4850 gradi giorno, con valori regionali maggiori di 5500 gradi giorno in Puglia (massimo), Sicilia, Sardegna e Calabria (fig. 3a). I valori regionali più bassi interessano due regioni alpine: Valle d'Aosta (1884) e Alto Adige (2119). Tali accumuli termici superano ancora una volta la media climatica (fig. 3b), con un quadro molto simile a quello dei mesi precedenti. Le anomalie medie nel Centro e nel Mezzogiorno hanno superato di poco i +550 gradi giorno; i valori medi regionali maggiori hanno investito la Basilicata (+714 gradi giorno), mentre valori tra +600 e +700 hanno interessato Calabria, Molise, Abruzzo, Campania, Lazio, Umbria e Marche. Le anomalie più moderate si notano in Alto Adige (+224).
Figura 3 - Sommatorie termiche con soglia 0 °C (a, sx) e anomalie (b, dx) - ottobre 2024
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La figura 4a mostra i valori regionali più elevati delle sommatorie termiche con soglia di 10 °C in Puglia (2909 gradi giorno), Sicilia (2838) e Calabria (2637). Gli accumuli più bassi si concentrano nel Nord, in particolare in Valle d'Aosta (319), Alto Adige (451), Trentino (788) e Piemonte (1392). A livello nazionale, i valori dell'indice superano la norma di 310 gradi giorno (fig. 4b), con le anomalie più basse al Nord (+163 gradi giorno), dove il valore regionale minimo si riscontra in Piemonte (+99), e più alte nel Mezzogiorno (+437), dove in Calabria e in Basilicata si sono raggiunti rispettivamente +572 e +519 gradi giorno.
Figura 4 - Sommatorie termiche con soglia 10 °C (a, sx) e anomalie (b, dx) - ottobre 2024
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Piogge molto abbondanti hanno interessato prevalentemente il Nord, dove si sono registrati valori medi regionali di precipitazioni mensili (fig. 5a) pari a circa 320 mm in Friuli-Venezia Giulia e Liguria, con picchi maggiori di 390 mm. Apporti piovosi compresi tra circa 240 e 300 mm hanno investito Lombardia, Piemonte (dove un decimo del territorio ha superato i 373 mm fino ad un massimo di 502 mm), Toscana e Veneto. Molto più moderate sono state le precipitazioni nel Mezzogiorno (80 mm), con i valori regionali più bassi, tra circa 50 e 85 mm, in Puglia, Sicilia, Sardegna, Molise e Basilicata. La figura 5b mostra come le precipitazioni siano state molto superiori alla norma in quasi tutto il Nord e in gran parte del Centro. In termini di valori medi regionali, lo scarto più elevato rispetto alla media climatica si nota in Emilia-Romagna (+124 %), ma valori prossimi a +100% si evidenziano per Lombardia, Liguria e Toscana.
All'opposto, nel Mezzogiorno gli apporti piovosi sono risultati pressoché nella norma a livello di macroarea, ma la situazione è piuttosto variegata, con la Puglia in anomalia negativa (-35% in media, inferiore a -50% nel Salento), così come la Sicilia (-25% in media, fino a -50% nelle isole Eolie).
Figura 5 - Precipitazioni cumulate in mm (a, sx) anomalie in % (b, dx) - ottobre 2024
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Considerando l'indice rx1day, che riporta i valori massimi di precipitazione giornaliera durante il mese (fig. 6a), i fenomeni più rilevanti si sono verificati al Nord e in parte del Centro, dove in media si sono sfiorati i 70 mm in Friuli-Venezia Giulia e raggiunti 63 mm in Liguria, 58 mm in Emilia-Romagna e 55 mm in Toscana. Tranne in Valle d'Aosta, i valori hanno superato i 40 mm in tutte le altre regioni del Nord, oltre che in Calabria, Lazio e Umbria. In un decimo del territorio della Liguria, l'indice ha superato 85 mm fino ad un massimo di 101 mm.
L'indice rx5day, relativo ai valori massimi di precipitazione giornaliera cumulati nell'arco di 5 giorni consecutivi (fig. 6b), conferma la particolare criticità degli eventi verificatisi al Nord (in media 98 mm); il valore peggiore ha interessato il Friuli-Venezia Giulia (134 mm) e la Liguria (120 mm), mentre apporti superiori a 100 mm hanno colpito Lombardia, Piemonte e Calabria. Al Centro, in tutte le regioni si sono superati i 60 mm, raggiungendo in Toscana gli 85 mm. Nel Mezzogiorno, tranne in Sardegna (26 mm) e Puglia (36 mm), i valori regionali sono prossimi a 50 mm.
Figura 6 - Precipitazioni intense: valori massimi cumulati in un singolo giorno (a, sx) e nel corso di 5 giorni consecutivi (b, dx) - ottobre 2024
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Quanto descritto sopra riguardo alle piogge deriva da analisi di dataset su griglia, la cui risoluzione spaziale (celle di circa 30 km) non permette di cogliere tutti i fenomeni locali che spesso connotano gli eventi di precipitazioni estreme.
Varie fonti riportano numerosi estremi pluviometrici. Nei primi giorni di ottobre, il Nord e il Centro Italia sono stati investiti da vari episodi di maltempo, caratterizzati da rovesci di forte intensità, frequente attività elettrica, oltre a locali grandinate e forti raffiche di vento. Una nuova ondata a metà mese ha interessato Piemonte, Liguria, Emilia-Romagna e Toscana e verso fine mese (il 26) il Nord-Ovest, con eventi alluvionali tra Savona e Genova, in Valle Bormida, le province di Pisa e Livorno in Toscana [1] e il Campidano e l'Iglesiente in Sardegna [2]. Si evidenziano, in particolare, i danni prodotti dall'evento del 19-20 ottobre che ha portato a diffusi allagamenti nel territorio dell'Emilia-Romagna, soprattutto nella provincia di Bologna: in base ad un rapporto preliminare dell'ARPAE [3] in sole sei ore sono caduti circa due terzi delle piogge che mediamente cadono nell'intero mese di ottobre, portando i corsi d'acqua, anche a causa dei suoli già saturi per le precedenti piogge, a livelli prossimi o superiori ai massimi storici registrati durante l'alluvione del maggio 2023.
L'evapotraspirazione di riferimento (fig. 7a) ha assunto valori regionali compresi tra un minimo di 26 mm nell'Alto Adige e un massimo di 77 mm in Sicilia. L'analisi delle anomalie (fig. 7b) evidenzia livelli evapotraspirativi nella norma nel Mezzogiorno, mentre si notano estese anomalie negative di carattere moderato su tutto il Nord (e su parte del Centro), più accentuato nella valle del Po.
Figura 7 - Evapotraspirazione di riferimento in mm (a, sx) e anomalia (b, dx) - ottobre 2024
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La mappa del bilancio idroclimatico (fig. 8a) mostra condizioni di surplus su tutto il Nord e sulle regioni del versante tirrenico, con i valori medi regionali più elevati in Friuli-Venezia Giulia (+286 mm), Liguria (+276 mm), Piemonte (+245 mm), Lombardia (+230 mm), Veneto (+207 mm), Toscana (+203 mm) e Trentino (+ 197 mm). La situazione è in linea con le medie climatiche nel Mezzogiorno, mentre nel resto del Paese si evidenziano estese ed intense anomalie positive, con valori regionali superiori a + 120 mm in Veneto, Toscana, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Lombardia e Piemonte, fino ad arrivare a +167 mm in Liguria.
Figura 8 - Bilancio idroclimatico (a) e anomalie (b) - ottobre 2024
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La mappa dell'indice SPEI6, che riflette l'andamento del bilancio idroclimatico degli ultimi sei mesi (fig. 9a), mostra come le condizioni di umidità al Nord si siano intensificate, estendendosi anche a parte del Centro. A livello regionale, tutte le regioni del Nord sono in eccesso di umidità, che risulta di grado estremo in Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna e Trentino e di grado severo in Friuli-Venezia Giulia, Liguria e Piemonte. Al Centro si evidenzia la Toscana, che risulta in Umidità moderata. Nel Mezzogiorno si notano invece vaste aree in siccità di grado lieve o moderato, che ricadono in particolare in Puglia e in Sicilia sud-orientale.
La mappa dello SPEI3 (fig. 9b), che riflette l'andamento del bilancio idrico dei 3 mesi più recenti, si discosta molto da quella del mese precedente e risulta fortemente condizionata dalle abbondanti precipitazioni di ottobre. L'eccesso di umidità connota infatti sia il Nord, dove l'Emilia-Romagna risulta in Umidità estrema, che buona parte del Centro, dove assume carattere di Umidità severa in Toscana e nelle Marche. Nel resto del Paese prevalgono condizioni Nella norma.
Figura 9 - SPEI a 6 mesi (a) e a 3 mesi (b)- ottobre 2024
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Nella figura 10 sono rappresentate le fasi fenologiche raggiunte alla fine di ottobre dall'olivo, come risulta dall'analisi combinata dei dati provenienti da simulazioni modellistiche e da osservazioni in campo (si veda anche https://www.reterurale.it/bollettinofeno).
La mappa mostra che durante il mese lo sviluppo dell'olivo risulta ancora in invaiatura nel centro-sud della Sardegna, nelle aree occidentali della Sicilia e nelle zone più interne o in quota del Centro-Sud, mentre è in fase avanzata di maturazione (BBCH 87) in gran parte del territorio nazionale. I bollettini regionali o provinciali della Sardegna, del Trentino, del Veneto, della Liguria, dell'Abruzzo e della Puglia [2, 4-8] riportano, infatti, che le operazioni di raccolta sono in atto ovunque, con rese basse e diversificate (dal 7 all'11%) in Trentino [4] e sotto le aspettative, se confrontate con le scorse annualità, in Veneto [5]. In Abruzzo viene segnalato che quest'anno l'olivo ha subito stress idrico, manifestatosi con cascola delle olive e chiusura stomatica, fenomeni che hanno determinato una limitazione dell'attività vegeto-produttiva e un ridotto accrescimento delle drupe. Inoltre, tranne nelle aree in cui si sono avute piogge nel mese di luglio, si è stimato un netto calo delle produzioni, parzialmente sanato con le precipitazioni di settembre che hanno favorito sia la crescita delle drupe, a cui si sono associate buone rese, sia un miglioramento qualitativo degli olii prodotti [7]. Attacchi della mosca dell'olivo sono riportati in quasi tutti i bollettini e, in particolare in Sardegna, si teme una riduzione della produzione legata alla pressione del fitofago [2].
Figura 10 - Fasi fenologiche olivo - 24 ottobre 2024

Come riportato nelle analisi mensili del servizio C3S di Copernicus [9], quello del 2024 è stato a livello globale il secondo ottobre più caldo di sempre (dopo il 2023), raggiungendo una temperatura superficiale dell'aria di 15,3 °C, con anomalie positive di 0,8 °C e di 1,7 °C in relazione rispettivamente al valore climatico 1991-2020 e al periodo preindustriale 1850-1900. Rispetto a quest'ultimo periodo, il 2024 si appresta ormai ad essere l'anno più caldo di sempre con un'anomalia che quasi certamente supererà +1,5 °C (nel 2023 è stata di +1,48 °C). La temperatura è stata quasi ovunque sopra la media, con le anomalie positive maggiori verificatesi nella regione Artica, sia europea che americana, e su gran parte degli Stati Uniti centrali e occidentali, e più contenute in Algeria, Tibet, Giappone, Australia oltre che diffusamente in America Meridionale. Temperature al di sotto della media si sono registrate in limitatissime porzioni a livello globale, in maniera più significativa solo in Groenlandia centrale e Islanda. L'Europa è risultata termicamente al di sopra della media ovunque, ma con valori più moderati.
In Europa le piogge sono state diffusamente superiori alla norma [10], soprattutto sulle aree occidentali e settentrionali come Penisola Iberica, Francia, Italia settentrionale, Norvegia, Svezia settentrionale e su alcune zone ad est del Mar Nero. Precipitazioni al di sotto della media sono state osservate invece in Europa orientale, specialmente nei settori meridionali. Per questo mese, l'andamento dell'umidità del suolo rispecchia ampiamente quello delle precipitazioni. Diverse aree sono state interessate da alluvioni che sono arrivate fino a livelli catastrofici, come avvenuto nella provincia di Valencia in Spagna il 29 ottobre, provocando più di 200 morti, oltre a miliardi di danni a strutture e infrastrutture, ancora da quantificare; ad oggi tale alluvione è considerata la più devastante dall'inizio delle registrazioni, come riportato dall'Agenzia Meteorologica Statale spagnola (AEMET) [11]. La stessa AEMET riporta che la stazione di Turís (Valencia) ha registrato 771 mm in 24 ore, di cui ben 185 mm caduti soltanto in un'ora. Fra gli eventi catastrofici alluvionali ricordiamo il caso già citato dell'Emilia-Romagna verificatosi il 19-20 ottobre. Inoltre, si segnalano le piogge estreme che hanno colpito il settore sud-occidentale della Sardegna nelle giornate del 26-27 ottobre portando a diffusi allagamenti e disagi: come riportato dall'ARPA Sardegna (ARPAS) [2]; i valori più elevati dell'evento sono stati registrati a Vallermosa dove il pluviometro ha misurato cumulati orari sino a 60 mm, con un cumulato complessivo nell'evento di 292 mm, di cui la maggior parte in circa 6 ore.
Secondo il bollettino del JRC "MARS Bulletin - Crop monitoring in Europe - October 2024" [12], tra settembre e ottobre, in alcune aree dell'Europa l'andamento meteo nelle fasi di raccolta delle colture estive ha provocato impatti negativi sulle rese, come ad esempio nell'Europa orientale, a causa delle condizioni calde e secche che si sono protratte per tutta l'estate e che hanno caratterizzato anche l'inizio della stagione autunnale, con possibili impatti negativi sulle prime fasi di sviluppo dei cereali invernali. Inoltre, un'ondata di freddo nella Russia centrale ha danneggiato le colture invernali già in fase di emergenza.
Precipitazioni abbondanti, anche a carattere alluvionale, hanno invece colpito il Nord Italia, sia a settembre che ad ottobre (notevole è l'alluvione del 19-20 ottobre in Emilia-Romagna), ritardando (di circa un mese) la maturazione e la raccolta delle colture estive, con possibili impatti negativi anche sulla qualità del mais da granella. Sempre nel Nord Italia, così come diffusamente in Europa Centrale, la semina delle colture cerealicole invernali è stata ostacolata dai frequenti eventi di precipitazione e dall'eccesso di umidità.
Il mese di ottobre ha fatto registrare piogge diffuse, che sono risultate consistenti su alcune porzioni del territorio italiano. In particolare, si sono verificati diversi eventi precipitativi estremi che, come riportato dall'Associazione Nazionale Consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue ANBI [13], hanno interessato alcune aree di Piemonte, Emilia-Romagna, Liguria e Sardegna. Su quest'ultima, in particolare, sono state raggiunte in poco più di 5 ore punte di 209 mm su Vallermosa e di 197 a Siliqua. In Liguria, a Carcare sono caduti 249 mm in 7 ore e mezzo, Cairo Montenotte è stata allagata dallo straripamento del fiume Bormida ed è esondato anche il rio Lissolo ad Arenzano. Sul resto d'Italia, a partire dalla Valle d'Aosta, sono risultate in aumento le portate di tutti i principali corsi d'acqua (Dora Baltea e Lys) e lo stesso è stato registrato anche in Piemonte, come testimoniato dagli enormi incrementi idrici di Tanaro, Bormida, Stura di Lanzo e Toce. Le riserve idriche lombarde sono rimaste sopra alla norma (+43,6% nel complesso) e il surplus stoccato nei Grandi Laghi è arrivato a toccare +82,4% rispetto alla media del periodo.
Anche al Nord-Est sono rimaste sovrabbondanti le portate di tutti i fiumi, sebbene in diminuzione. La stessa diminuzione si è verificata anche per i fiumi appenninici nell'Emilia Romagna alluvionata dopo che le portate dei principali fiumi erano cresciute abbondantemente al di sopra delle medie storiche [14]; sono inoltre risultate in aumento le portate dei bacini emiliani occidentali. Anche i flussi del bacino del Po sono rimasti abbondanti, con portate 8 volte superiori alla norma nell'Alessandrino.
In Toscana, la portata del fiume Serchio ha raggiunto i 110 metri cubi al secondo, rispetto ad una media di 22,5, ma è stata registrata una diffusa diminuzione di tutte le altre portate fluviali regionali, così come per quelle marchigiane, ad esclusione del fiume Potenza. Sono cresciute, invece, le portate dei fiumi umbri e, leggermente, anche il livello del lago Trasimeno. Nel Lazio hanno fatto registrare leggeri aumenti i livelli dei laghi vulcanici dei Castelli Romani (Albano e Nemi), mentre le portate dei fiumi (Fiora, Velino, Aniene) sono diminuite ovunque, ad eccezione del Tevere.
In Abruzzo, la provincia di Chieti è rimasta in sofferenza idrica e questo ha comportato un aumento delle turnazioni idriche che hanno coinvolto ben 60 comuni e 130.000 utenti. Al Sud, nonostante le precipitazioni molto intense e localmente estreme su alcune porzioni di Calabria centrale e Sicilia orientale, i livelli dei fiumi sono risultati in diminuzione ovunque e i volumi invasati nelle dighe sono rimasti molto scarsi. In particolare, sia i bacini lucani che quelli pugliesi si sono velocemente avviati verso lo svuotamento completo.
Barbara Parisse (Ed.)
Roberta Alilla, Giulia Maria Bellucci, Flora De Natale, Antonio Gerardo Pepe e Antonella Pontrandolfi
CREA - Agricoltura e Ambiente
PianetaPSR numero 139 novembre 2024