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Vitivinicolo, VIVA - La Sostenibilità nella Vitivinicoltura in Italia

Il progetto del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica promuove la sostenibilità del comparto vitivinicolo italiano e oggi rappresenta lo standard pubblico per la misura e il miglioramento delle prestazioni di sostenibilità della vitivinicoltura in Italia.

Il settore vitivinicolo rappresenta una filiera chiave dell'agricoltura italiana, anche in termini di valore delle esportazioni, e può svolgere un ruolo fondamentale anche nel raggiungimento degli ambiziosi obiettivi ambientali e climatici perseguiti dall'UE. 

L'art. 57 del Regolamento (UE) 2021/2115 stabilisce gli obiettivi che gli Stati Membri, attraverso i Piani strategici nazionali, perseguono nel settore vitivinicolo per i prossimi anni e tra questi emergono quelli di contribuire alla mitigazione dei cambiamenti climatici e all'adattamento agli stessi, nonché al miglioramento della sostenibilità dei sistemi di produzione e alla riduzione dell'impatto ambientale del settore, e di aumentare le prospettive di commercializzazione e la competitività dei prodotti vitivinicoli dell'Unione, anche attraverso la creazione di valore aggiunto in ogni fase della catena di approvvigionamento. 

Per il raggiungimento di questi obiettivi, l'Italia ha stilato il proprio Piano strategico della PAC 2023-2027, che impegna tutti gli attori a contribuire per realizzare un settore vitivinicolo sostenibile e pronto alle sfide dei mercati internazionali. A questi obiettivi contribuisce il programma VIVA - La Sostenibilità nella Vitivinicoltura in Italia, promosso dal Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica a partire dal 2011, che oggi si consolida come lo standard pubblico per la misura, il miglioramento e la comunicazione delle prestazioni di sostenibilità della filiera vitivinicola. Il progetto, nel tempo, ha ottenuto un ampio riconosciuto e apprezzamento sia a livello nazionale che internazionale per l'imparzialità e la mancanza di interessi privati, per la serietà e la robustezza scientifica, per la diffusione dei principi di sostenibilità nel tessuto aziendale e nazionale, per la formazione continua che negli anni ha contribuito a incrementare il numero dei green jobs.

VIVA e i suoi Disciplinari tecnici sono frutto di anni di studio, sperimentazione e confronto continuo, con il superamento di una fase pilota per testare la reale applicabilità del programma sul territorio nazionale. I disciplinari VIVA sono periodicamente aggiornati, tenendo conto dell'evoluzione degli standard europei ed internazionali di settore.

Il programma coinvolge sul territorio nazionale migliaia di stakeholder tra aziende, consulenti, enti di verifica, operatori del settore vitivinicolo, accademici, sommelier, studenti. 

Il Ministero dell'ambiente e il Ministero dell'agricoltura da anni lavorano in maniera sinergica e complementare per la valorizzazione dei due sistemi di sostenibilità promossi dai due Dicasteri: il programma VIVA e il Sistema di qualità nazionale di produzione integrata (SQNPI).

 
 

In quanto programma di sostenibilità, l'obiettivo è misurare le prestazioni di sostenibilità a livello di azienda, di processo e di prodotto e individuare azioni necessarie e funzionali al miglioramento. A questo scopo, VIVA si serve di quattro indicatori quantificabili e scientificamente riconosciuti, sviluppati sulla base di standard e normative internazionali. 

L'Indicatore Aria misura l'impatto che un determinato prodotto e/o la totalità delle attività aziendali hanno sul cambiamento climatico. 

L'Impronta Climatica di Prodotto (CFP) è un'analisi di ciclo di vita riferita ad una bottiglia da 0,75 litri. Il ciclo di vita della bottiglia di vino comprende cinque fasi: gestione del vigneto, produzione e trasporto dell'imballaggio, trasformazione dell'uva in vino e imbottigliamento, distribuzione delle bottiglie, uso del prodotto e smaltimento (denominate rispettivamente vigneto, packaging, cantina, distribuzione e consumo). 

L'Inventario dei gas ad effetto serra (GHGI) è un'analisi riferita all'azienda effettuata attraverso l'elaborazione di un inventario delle emissioni climalteranti che esprime il totale delle emissioni generate dalle attività aziendali e permette ai produttori di evidenziare gli ambiti di intervento al fine di ridurre l'impatto sul clima. L'analisi comprende l'identificazione delle emissioni dirette ed indirette di GHG associate alle attività dell'organizzazione e suddivise in sei categorie, coerentemente con quanto stabilito dalla norma ISO 14064-1:2018.

L'indicatore Aria di VIVA è conforme alla ISO 14067:2018 per la quantificazione della Carbon Footprint di prodotto e alla ISO 14064-1:2018 per la quantificazione delle emissioni di Gas a Effetto Serra di organizzazione.

L'Indicatore Acqua serve a valutare i potenziali impatti ambientali dovuti all'impiego di acqua dolce e tiene conto dell'acqua direttamente consumata e inquinata in vigneto e in cantina per la produzione del vino. Può essere riferito sia all'azienda nella sua totalità sia ad una singola bottiglia di vino da 0,75 l.

Il computo globale dell'impronta idrica è composto da due sotto-indicatori:

  • Direct Water Scarcity Footprint (Scarsità idrica), una misura della scarsità idrica potenziale dovuta ai consumi diretti di volumi di acqua dolce, superficiale o sotterranea, realmente consumati in campo e in cantina che non torna a valle del processo produttivo nel medesimo punto di captazione o vi torna in tempi diversi;
  • Non-Comprehesive Direct Water Degradation Footprint (Degradazione della qualità idrica), che rappresenta il volume di acqua inquinata, quantificata come il volume di acqua necessario per diluire gli inquinanti in modo che la qualità delle acque rimanga sopra gli standard di qualità definiti (legali e/o eco-tossicologici).

L'utilizzo dei due sotto-indicatori permette di indagare come la vitivinicoltura influisca sulla degradazione delle risorse idriche sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo. L'Indicatore Acqua è conforme alla ISO 14046.

L'Indicatore Vigneto determina gli impatti su suolo, corpi idrici e aria, legati alle pratiche di gestione agronomica del vigneto. L'indicatore esprime un giudizio sulla performance di sostenibilità attraverso l'analisi di sei sotto-indicatori: difesa, concimazioni, compattamento, sostanza organica, erosione e paesaggio. In particolare analizza:

  • il rischio ambientale derivante dall'impiego dei prodotti fitosanitari in base alle proprietà chimiche e ai limiti eco-tossicologici, valutandone l'impatto potenziale a seconda del tipo di terreno dell'azienda e alle caratteristiche idrogeologiche e meteorologiche della zona;
  • l'uso dei fertilizzanti organici e minerali, valutando gli effetti potenzialmente dannosi come l'eccesso di nutrienti nel terreno e la contaminazione dei corpi idrici; valuta altresì gli effetti sulla biodiversità in funzione della percentuale di sostanza organica, delle caratteristiche fisiche del suolo, del rapporto C/N, del contenuto in N, P2O5 e K2O e delle modalità di applicazione dei fertilizzanti;
  • le problematiche relative alla compattazione del suolo derivanti dalle operazioni colturali, con particolare riferimento all'utilizzo delle macchine agricole e all'azione battente della pioggia;
  • l'evoluzione della sostanza organica nel suolo per effetto delle relative pratiche di gestione;
  • le perdite di suolo causate dall'erosione in relazione alle pratiche di gestione agronomica e all'uso delle macchine agricole;
  • l'influenza delle pratiche di gestione agronomica adottate sulla biodiversità.

I principali riferimenti metodologici utilizzati sono la Direttiva 2009/128/CE che istituisce un quadro per l'azione comunitaria ai fini dell'utilizzo sostenibile dei pesticidi e le linee guida dell'O.I.V. (Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino) definite dalla guida CST 1-2008.

L'Indicatore Territorio è dedicato all'analisi qualitativa e quantitativa della sostenibilità ambientale, sociale, economica e culturale. L'indicatore prevede quattro sezioni: paesaggio e biodiversità, pratiche ambientali e monitoraggio, società e coltura, economia ed etica. In particolare, nel panorama complessivo dell'agricoltura italiana, il paesaggio disegnato dalla coltivazione della vite ha una importanza fondamentale ed è già oggetto di tutela, come accade, ad esempio, nelle zone del Prosecco nel Trevigiano, del Collio e dei Colli Orientali del Friuli o, addirittura come nel caso delle Langhe, del Roero e del Monferrato, riconosciute come patrimonio dell'umanità.  I principali riferimenti metodologici utilizzati per l'indicatore Territorio sono il Sustainability Reporting Guidelines GRI G 3.1 della Global Reporting Initiative. Il soddisfacimento dell'Indicatore Territorio assicura il rispetto dei principi guida delle Nazioni Unite su Impresa e Diritti Umani, delle convenzioni ILO (International Labour Organization) e delle leggi nazionali, comunitarie e internazionali. 

La recente evoluzione dello scenario normativo europeo pone sfide molto impegnative per le aziende e traccia un percorso innovativo e irreversibile in termini di requisiti di performance ambientali e di informazione richiesti dalla Direttiva "Corporate Sustainability Reporting Directive-CSRD", dal Regolamento Ecodesign, dal Regolamento Imballaggi (Packaging and packaging waste), dalla Direttiva (UE) 2024/825 che modifica le direttive 2005/29/CE e 2011/83/UE per quanto riguarda la responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde mediante il miglioramento della tutela dalle pratiche sleali e dell'informazione. Il programma VIVA rappresenta, oggi ancor di più, uno strumento molto importante per rispondere alle nuove richieste che già derivano e che deriveranno dalle direttive e dai regolamenti europei.

 

Fiamma Valentino1, Matteo Malorgio2, Maria Rosaria Fidanza3
1 Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica
2 Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica - AT Sogesid
3 CREA - Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia

 
 

PianetaPSR numero 143 settembre 2025