
Le elaborazioni della Banca d'Italia sui dati della Centrale dei rischi confermano che il settore primario si attesta su livelli qualitativi superiori rispetto sia al settore dell'agroindustria sia all'intero sistema economico: a dicembre 2024 il tasso di deterioramento, che consiste nell'incidenza del flusso annuale dei nuovi prestiti che entrano in default rispetto a quelli non in default dello stesso periodo dell'anno precedente, per l'agricoltura è risultato pari all'1,56%, mentre si è attestato al 2,48% nel caso dell'industria alimentare e all'1,86% quando riferiti al totale economia.
Il dato positivo si inserisce in un quadro economico internazionale che continua ad affrontare incertezze e criticità. In termini quantitativi, invece, permane negativo l'andamento del credito nazionale del settore primario che, nel 2024, registra un calo del 3%. L'analisi della Rete PAC, condotta sulla scorta dei dati rilasciati dalla Banca d'Italia, esamina l'andamento del credito concesso al settore agricolo a livello nazionale e regionale nel corso dell'anno precedente, al fine di fornire un aggiornamento di tale fenomeno agli attori coinvolti nella programmazione e attuazione delle politiche agricole.
Poter accedere al credito è una condizione fondamentale per gestire e sviluppare un'idea progettuale, per realizzare un investimento e, in agricoltura, anche per accedere alla terra, specie da parte dei giovani. In Italia, secondo le ultime stime fi-compass, la domanda di credito espressa dal sistema agricolo risulta maggiore dell'offerta dell'industria bancaria e il gap finanziario che ne deriva si attesta a quasi 9 miliardi di euro (BEI Commissione europea. Financing gap in the EU agricultural and agri-food sectors. fi-compass, 2023), corrispondenti a quasi un quarto degli attuali prestitsti erogati al settore primario. A fronte di tale constatazione, e in continuità con le analisi condotte nell'ambito della Rete Rurale Nazionale 2014-2022, la presente indagine, la prima svolta in ambito Rete PAC 2025-2027, intende tenere alta l'attenzione sull'entità e sulle dinamiche dei prestiti concessi a chi fa agricoltura, con la consueta elaborazione dei dati di fonte Banca d'Italia e nella prospettiva di sviluppare prossimamente focus qualitativi orientati a comprendere gli elementi di criticità e restituire quindi informazioni utili per la profilazione di eventuali strumenti finanziari ad hoc di facilitazione all'accesso.
L'andamento dell'economia mondiale, nel corso del 2024, ha mostrato segnali complessivamente positivi, seppure in un contesto ancora segnato da incertezze. Le evoluzioni della politica commerciale statunitense e le tensioni geopolitiche persistenti, in particolare in Medio Oriente e in Ucraina, figurano tra i principali elementi di instabilità. Nonostante ciò, la crescita globale non si è arrestata: secondo le stime più recenti del Fondo Monetario Internazionale, il PIL mondiale è aumentato del 3,3%.
In Italia, invece, la crescita è rimasta più contenuta, attestandosi a un modesto +0,7%, riflettendo le difficoltà strutturali del Paese. Tuttavia, alcuni settori hanno mostrato una certa resilienza, tra cui l'agricoltura. Secondo i dati più recenti dell'ISTAT, che confermano le dinamiche dei dati preliminari, la produzione nazionale del settore agricoltura, silvicoltura e pesca è cresciuta dello 0,6% rispetto al 2023, con i prezzi di vendita in aumento dell'1,8%. In valore, la produzione del settore ha superato i 77 miliardi di euro, segnando un incremento del 2,4% rispetto all'anno precedente.
Nel 2024, il credito complessivamente intercettato dal settore agricoltura, silvicoltura e pesca, pari alla somma dei prestiti di breve e di lungo termine in bonis e non, ha registrato una flessione del 3%, in linea con il calo del credito dell'intera economia (-3,4%). In termini assoluti, il credito concesso al settore è stato di poco superiore ai 38 miliardi di euro, corrispondenti al 5,8% del totale concesso al complesso dei settori economici (661 miliardi di euro).
Passando allo stock dei prestiti oltre il breve termine concessi all'agricoltura per la realizzazione di investimenti, i dati evidenziano una contrazione del 6,6% su base annua. A pesare sul risultato è stata soprattutto la flessione del credito concesso per la costruzione di fabbricati rurali (-8%), seguita dal calo dei finanziamenti per l'acquisto di macchinari e attrezzature (-6,9%) e da quello relativo all'acquisto di fabbricati rurali, che include anche il credito per l'acquisto dei terreni (-4,9%).
Nonostante la flessione generalizzata, la voce relativa all'acquisto di macchinari e attrezzature, che comprende anche l'acquisto di mezzi di trasporto, resta quella principale dei prestiti di medio-lungo termine del settore agricolo, con un peso del 44% sul totale, in quota stabile rispetto all'anno precedente.
I dati regionali confermano la spiccata concentrazione territoriale del credito agricolo: le prime quattro regioni per rilevanza di prestiti, in bonis e non, ossia Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Toscana, rappresentano poco più della metà del totale nazionale (53,6%). La variazione negativa registrata infatti a livello nazionale del 2024 (-3%) è stata determinata dalla contrazione, di analoga entità, registrata in queste regioni. Il quadro sinottico regionale restituisce un passo indietro del credito generalizzato rispetto al 2023, fatta eccezione per Basilicata, Sardegna e Umbria che, di converso, hanno messo a segno un incremento del prestito agricolo.
Anche i prestiti in bonis oltre il breve termine, quindi quelli richiesti dagli agricoltori per finanziare i loro investimenti, concentrati in Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte, hanno registrato delle contrazioni su base annua prossime a quelle della media nazionale. Anche per questa tipologia di prestito, le quattro regioni più rilevanti, da sole, rappresentano oltre il 50% del totale, riflettendo la tendenza nazionale.
Nello stesso anno, i prestiti complessivamente concessi all'industria alimentare, delle bevande e del tabacco hanno registrato un leggerissimo aumento (+ 0,4%) riallineandosi al livello del 2022. Anche nel caso del segmento della trasformazione le prime quattro regioni per capacità di attrazione del credito, ossia Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto e Piemonte, rappresentano oltre la metà dei prestiti complessivi (61,6%)
Come sopra anticipato, a dicembre 2024, le elaborazioni della Banca d'Italia sui dati della Centrale dei rischi confermano così che il credito del settore primario si attesta su livelli qualitativi superiori rispetto sia al settore dell'agroindustria sia all'intero sistema economico.
Per macroarea, il tasso di deterioramento del credito agricolo si è attestato all'1,10% nel Nord Est, all'1,54% nel Nord Ovest, all'1,60% nelle Isole, all'1,81% al Sud raggiungendo il 2,11% al Centro.
Emerge un quadro analogo per i finanziamenti destinati all'industria alimentare, delle bevande e del tabacco dove, anche in questo caso, il valore più alto del tasso di deterioramento si registra al Centro (3,59%), seguito dal Sud (2,88%) e dalle Isole (2,67%). Più soddisfacenti i livelli registrati al Nord, sia nell'area di Nord Ovest (1,88%) che in quella di Nord Est (1,63%).
Irene Visaggi
ISMEA
PianetaPSR numero 143 settembre 2025