
La parità di genere è un principio fondante dell'Unione Europea e rappresenta una leva strategica per lo sviluppo sostenibile, inclusivo e competitivo. In ambito agricolo e rurale, tuttavia, l'integrazione della dimensione di genere nelle politiche pubbliche - il cosiddetto gender mainstreaming - resta ancora un obiettivo da consolidare. La Politica Agricola Comune (PAC), pur avendo progressivamente rafforzato i riferimenti alla parità tra uomini e donne, fatica a tradurre questi principi in strumenti concreti e misurabili.
La Corte dei Conti Europea, nella sua Relazione Speciale del 2021, ha evidenziato come l'integrazione della dimensione di genere nel bilancio dell'UE sia ancora frammentaria e poco sistematica. In particolare, nel settore agricolo, i pagamenti diretti del FEAGA non prevedono meccanismi specifici per promuovere l'uguaglianza di genere, e anche il FEASR, pur offrendo potenzialità, ha mostrato risultati limitati in termini di impatto misurabile.
In questo contesto, l'Italia si distingue per un approccio ancora debole e disomogeneo. Nonostante i richiami normativi e le opportunità offerte dai regolamenti europei, i Programmi di Sviluppo Rurale (PSR) raramente hanno, finora, adottato misure specifiche per sostenere l'imprenditoria femminile o favorire l'occupazione delle donne nelle aree rurali; così come anche poca attenzione è stata riservata al sostegno di quei servizi che, se potenziati, potrebbero alleggerire le attività di cura di cui le donne si fanno ancora carico. La scarsa rappresentanza femminile nei processi decisionali e nei partenariati istituzionali, unita all'assenza di indicatori di genere nei sistemi di monitoraggio e valutazione, ha contribuito a mantenere il tema ai margini delle priorità programmatiche.
Al contrario, alcuni Stati membri - come Spagna e Irlanda - stanno sperimentando approcci più strutturati e proattivi, che meritano attenzione e possono offrire spunti utili per il contesto italiano; per siffatte ragioni, un loro approfondimento è in corso nell'ambito delle attività Rete PAC del CREA (Parità di genere). In questo articolo si riportano i primi risultati dell'indagine in corso, con l'obiettivo di favorire una riflessione sulle criticità del sistema italiano e individuare possibili traiettorie di miglioramento.
In Spagna, le azioni intraprese per contrastare le disuguaglianze di genere in ambito PAC rispondono ad un approccio mainstreaming, e coinvolgono gli aspetti strategici di programmazione, nonché gli strumenti di attuazione e di valutazione. Infatti, nel Piano Strategico per la PAC (PEPAC) 2023-2027, la prospettiva di genere trova spazio sia nell'Obiettivo Specifico 7 che nell'Obiettivo Specifico 8. In quest'ultimo, in particolare, vengono individuate tre ambiti di intervento: la competitività dell'imprenditoria femminile; l'occupazione delle donne e la loro rappresentatività. Per favorire il raggiungimento di questi risultati in fase attuativa, il PEPAC ha predisposto l'adozione di meccanismi di premialità e ha previsto di destinare una riserva finanziaria per le progettualità a titolarità femminile. La Spagna è stata il primo Paese a introdurre l'approccio di genere nel primo pilastro, con un pagamento differenziato in aiuti diretti per le giovani agricoltrici (+15%). Nel secondo pilastro, invece, per favorire l'empowerment delle donne rurali, ben 39 dei 45 interventi programmati dalle Comunità Autonome, hanno previsto l'adozione di forme di differenziazione a favore delle donne: condizioni di ammissibilità specifiche, intensità di aiuto o importi unitari più elevati nonché l'assegnazione di una priorità nei criteri di selezione delle sovvenzioni. Inoltre, per aumentare la rappresentatività femminile nei processi di governance, in 13 Comunità Autonome (su un totale di 17) sono state individuate delle specifiche condizioni di ammissibilità legate alla composizione dei Gruppi di azione locale (GAL).
Per valutare l'efficacia delle politiche sulla condizione delle donne, inoltre, nel Piano di Valutazione del PEPAC viene stabilita la necessità di prevedere una valutazione tematica della PAC in ottica di genere. Attraverso l'adozione di indicatori quantitativi e la collaborazione con le Comunità Autonome il Piano prevede la valutazione dei processi (valutazione intermedia del 2026) nonché dell'efficacia e dell'efficienza della PAC in chiave di genere.
Sul piano linguistico, infine, il PEPAC dimostra di essere gender sensitive nell'adozione di un linguaggio inclusivo, distinguendo tra "agricoltore" e "agricoltrice", o in alternativa impiegando un linguaggio neutro rispetto al genere, nonostante le complessità linguistiche della lingua spagnola (Streimikis, Kyriakopoulos, 2024).
La questione di genere in Spagna, però, si inserisce in un lungo percorso di empowerment, iniziato diversi anni fa: non si tratta di interventi puntuali, ma di un ecosistema di supporto alle politiche, in cui attività di ricerca, comunicazione e sensibilizzazione si avvicendano a livello nazionale e regionale. Il governo spagnolo, infatti, ha adottato un approccio integrato e multilivello che, a partire dal Plan Estratégico para la Igualdad Efectiva de Mujeres y Hombres (2022-2025 e le sue versioni precedenti) definisce obiettivi e azioni da intraprendere, a livello interministeriale, per raggiungere la parità di genere. Il Ministero dell'Agricoltura (MAPA), in particolare, ha lavorato, negli anni, su tre fronti: l'aumento della visibilità del lavoro femminile in agricoltura, il sostegno economico-finanziario alle imprenditrici e alle iniziative meritevoli e infine la disseminazione dei risultati raggiunti. Pertanto, grazie alla pubblicazione di studi periodici sulla condizione socioeconomica delle donne rurali e la premiazione delle figure femminili impegnate sul fronte dell'innovazione, il governo spagnolo si è impegnato per la restituzione di un quadro realistico del lavoro delle donne in agricoltura. A tal proposito, un ruolo fondamentale ha svolto l'introduzione della legge n.35/2011 che riconosce la titolarità condivisa per le imprese (anche agricole), favorendo contemporaneamente l'assunzione di decisioni dirigenziali e dei rischi e delle responsabilità derivanti da queste nonché l'accesso agli incentivi comunitari. Anche a livello locale sono numerose le iniziative per contrastare le disuguaglianze tra generi: tra queste, di particolare rilevanza è l'approvazione da parte Parlamento andaluso dello Statuto delle donne rurali e del mare. Il documento, firmato il 6 Novembre 2024, definisce un quadro globale per promuovere la parità di genere nei settori agricolo, agroalimentare e della pesca.

Infine, la Rete Rurale Spagnola, la Red PAC, dedica alla questione di genere uno spazio di approfondimento, individuando, tra le priorità di intervento del Piano di Azione, l'organizzazione di attività di empowerment con un focus specifico sulle donne, come giornate formative, pubblicazioni tematiche e la diffusione di buone pratiche.
In Irlanda, l'uguaglianza di genere è da tempo al centro delle politiche pubbliche, con un approccio sistemico che integra la prospettiva di genere in tutti i livelli decisionali.
A partire dal Piano Strategico di Sviluppo Nazionale 2000-2006, in cui il gender mainstreaming è stato riconosciuto come strumento fondamentale per garantire pari opportunità, si è giunti alla formulazione di una specifica Strategia nazionale (Strategia Nazionale per le Donne 2007-2016 e la successiva Strategia Nazionale per le Donne e le Ragazze 2017-2020, attualmente in via di aggiornamento), di cui però è difficile valutare i progressi in assenza di dati baseline di riferimento, pur avendo introdotto obiettivi misurabili. In questo contesto, l'anno 2021 segna un punto di svolta per le donne del settore primario e delle aree rurali irlandese. Con la strategia Food Vision 2030, infatti, viene riconosciuta la rilevanza cruciale del ruolo delle donne nella sostenibilità sociale ed economica di lungo periodo del Paese e integra esplicitamente la parità di genere nella visione strategica di settore, prevedendo specifiche azioni per rafforzare la partecipazione femminile a tutti i livelli e approfondire la conoscenza delle questioni di genere. La Food Vision, inoltre, anticipa l'intento del Ministero dell'Agricoltura (DAFM) di organizzare e presiedere la Conferenza nazionale National Dialogue on Women in Agriculture (tenutasi nel febbraio 2023) finalizzata a raccogliere esperienze e suggerimenti per favorire cambiamenti strutturali e migliorare visibilità e parità di genere nel settore agroalimentare. A questa sono seguiti un Report e un Piano di Azione con la contestuale costituzione del Women in Agriculture Working Group (31 gennaio 2024) incaricato di monitorarne l'implementazione. Merita menzione, infine, anche il progetto di ricerca HER-SELF (Highlighting pathways to Empower Rural women to have Sustainable & Equitable Livelihoods in Farming), finanziato dal DAFM (Policy and Strategic Studies Research Call del 2022), i cui risultati saranno riportati in un documento di prossima pubblicazione finalizzato a dare evidenza empirica su posizione, ostacoli e fattori abilitanti, nonché informare le nuove politiche di genere in agricoltura (summary Report).
Come emerge anche dalla Food Vision 2030, l'impegno per la parità di genere nella politica agricola irlandese si manifesta in diversi modi. Nel Piano Strategico per la PAC 2023-2027, le questioni di genere trovano spazio già dall'analisi SWOT dell'Obiettivo Specifico 8 "Promuovere l'occupazione, la crescita, la parità di genere, inclusa la partecipazione delle donne all'agricoltura, l'inclusione sociale e lo sviluppo locale nelle zone rurali, comprese la bioeconomia circolare e la silvicoltura sostenibile", nel quale si identifica il fabbisogno specifico di aumentare le opportunità per le donne in agricoltura e nello sviluppo imprenditoriale. Il PSP si fa carico del superamento della disuguaglianza di genere che permea ancora il settore primario e introduce diversi correttivi e interventi, oltre che assumere una prospettiva di genere in tutti gli interventi, potenziare la raccolta sistematica di dati di genere e utilizzare la Rete Nazionale PAC per favorire un maggiore coinvolgimento delle donne nell'attuazione.
In primo luogo, in Irlanda, molte donne incontrano difficoltà nell'ottenere lo status giuridico di imprenditore agricolo e non possono, quindi, accedere ai finanziamenti PAC. Per superare questa limitazione, il PSP introduce una importante innovazione aggiungendo alle definizioni previste dall'Articolo 4 del Regolamento (UE) 2021/2115 quella di Donna Imprenditrice agricola qualificata come imprenditore agricolo individuale svincolata dalla definizione di "giovane imprenditore". In tal modo, le donne sono riconosciute soggetto attivo in quanto tali, a prescindere dall'età (non più associate solo all'imprenditoria giovanile) e dallo status (non più solo le donne entranti, ma anche quelle già inserite a pieno titolo nel mondo agricolo e rurale e potenzialmente idonee ad innovarsi e a innovare).
Vengono inoltre introdotti, nell'ambito degli interventi di modernizzazione agricola (Targeted Agricultural Modenisation Scheme 3 - TAMS3), degli investimenti capitali appositamente disegnati per le imprenditrici donne capoazienda (Women Farmer Capital Investment Scheme - WFCIS) che prevedono un tasso di sovvenzione maggiorato al 60% (invece che al 40%) per le donne imprenditrici agricole qualificate in fascia di età tra i 18 e i 66 anni (tetto massimo di 90.000 Euro, o 160.000 Euro se la domanda viene fatta da due o più soci di partnership registrate). Inoltre, nell'ambito degli aiuti ai giovani imprenditori (Young Farmers' Capital Investment Scheme - TAMS3), si prevede un tasso maggiorato di sovvenzione al 60% per ciascun componente di partnership tra un giovane imprenditore e una imprenditrice donna.
La presenza delle donne viene sostenuta anche incoraggiando la partecipazione ad iniziative di capacity building, come le attività di formazione e mentoring del programma ACORNS, dedicato a partire dal 2015 a supportare le start-up di donne imprenditrici agricole e rurali, e ai Gruppi di Trasferimento delle Conoscenze, previsti dal Knowledge Transfer Programme (avviato dapprima con il PSR 2014-2020 e riproposto nel PSP 2023-2027), che promuove la formazione peer-to-peer e lo scambio di esperienze di innovazione e incentiva anche la costituzione di Gruppi costituiti da sole donne. Un'attenzione particolare viene riservata all'innovazione, come testimonia sia quanto sopra, sia la previsione di una linea di intervento (Stream A) per i Partenariati per l'Innovazione Europei (EIP-AGRI) che sviluppano iniziative di promozione della partecipazione delle donne in agricoltura (oltre che di benessere animale).

L'Irlanda ha compiuto passi significativi verso l'uguaglianza di genere nel settore primario e nelle aree rurali e il riconoscimento del valore delle donne come portatrici di competenze, innovazione e sostenibilità è visto come elemento chiave per il futuro del settore. Tuttavia, la piena efficacia delle politiche dipenderà dalla capacità effettiva di misurare gli impatti reali e di superare le barriere strutturali (legali, culturali, economiche) ancora presenti.
L'analisi comparativa dei casi di Spagna e Irlanda, alla luce delle evidenze emerse nei documenti esaminati, offre spunti preziosi per riflettere sullo stato dell'arte e sulle prospettive dell'approccio di genere nella politica di sviluppo rurale italiana.
Dall'enunciazione all'attuazione: il nodo della coerenza programmatica
In entrambi i Paesi analizzati, seppur con differenze di contesto e intensità, si riscontra una maggiore attenzione alla dimensione di genere nella fase di programmazione dei fondi strutturali e di investimento europei. In Spagna, ad esempio, l'integrazione della parità di genere è stata incentivata attraverso criteri di selezione premiali e analisi ex ante, mentre in Irlanda, oltre alla premialità, si è registrata una crescente consapevolezza del ruolo cruciale delle donne nell'agricoltura, anche se ancora limitata nei risultati concreti.
In Italia, al contrario, si osserva una persistente discrepanza tra i principi dichiarati nei documenti strategici e la loro traduzione in strumenti operativi. L'assenza di sottoprogrammi tematici dedicati alle donne, la mancata attivazione di misure specifiche nei PSR e la debolezza dei meccanismi di monitoraggio e valutazione rappresentano elementi critici che ostacolano l'effettiva promozione dell'uguaglianza di genere.
Governance e rappresentanza: una questione di potere
Un altro elemento di debolezza del sistema italiano riguarda la scarsa rappresentanza femminile nella governance della politica di sviluppo rurale. La presenza limitata di donne nei ruoli apicali delle istituzioni, nei comitati di sorveglianza e nei partenariati socioeconomici riduce la possibilità di incidere sulle scelte strategiche e di orientare le politiche verso una maggiore inclusività.
Indicatori, dati e valutazione: strumenti indispensabili per il cambiamento
La Relazione della Corte dei Conti Europea del 2021 sottolinea con forza la necessità di disporre di dati disaggregati per genere, di fissare obiettivi espliciti e di utilizzare indicatori di performance per monitorare i progressi. In Italia, la carenza di dati e l'assenza di indicatori specifici nei PSR hanno reso invisibile l'impatto delle politiche sulle donne, impedendo una valutazione efficace e l'adozione di eventuali correttivi.
L'introduzione di un sistema di monitoraggio di genere, come raccomandato a livello europeo, rappresenta una condizione imprescindibile per garantire trasparenza, accountability e miglioramento continuo delle politiche, una condizione che al momento non sembra sia stata soddisfatta.
Prospettive per il futuro: una strategia integrata e partecipata
Alla luce delle criticità emerse, è urgente che l'Italia adotti un approccio più strutturato e integrato alla parità di genere nella PAC. Ciò implica:
Solo attraverso un impegno concreto e condiviso sarà possibile trasformare la parità di genere da principio astratto a leva strategica per uno sviluppo rurale più equo, sostenibile e inclusivo.
Barbara Forcina, Annalisa Del Prete, Catia Zumpano
Ricercatrici Centro Politiche e Bioeconomia, CREA
PianetaPSR numero 143 settembre 2025