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Vitivinicolo

Il progetto del PEI-Agri PER.RI.CON.E.: da vitigno reliquia a icona della nuova Sicilia del vino

Il Gruppo Operativo del progetto. svela la storia, il potenziale genetico e le prospettive di mercato di un antico vitigno autoctono siciliano.

Alcuni vitigni hanno avuto la fortuna di attraversare indenni il corso dei secoli. Altri, invece, sopravvivono solo nella memoria orale delle comunità o rischiano di sparire. Il termine vitigno reliquia si riferisce a cultivar di vite antiche, spesso autoctone, che hanno rischiato l'estinzione a causa di molteplici fattori, dalla fillossera alle guerre, dalla modernizzazione dell'agricoltura e abbandono delle pratiche tradizionali al cambiamento delle preferenze dei consumatori.

In diversi Paesi europei sono in corso numerose iniziative mirate all'identificazione, conservazione e valorizzazione di questi vitigni, che sono espressioni uniche e irripetibili della biodiversità agraria e di una cultura enologica plurisecolare. Il recupero dei vitigni reliquia rappresenta un'opportunità straordinaria, non soltanto per offrire vini distintivi e profondamente legati al territorio bensì anche per salvaguardare quel patrimonio genetico e culturale fondamentale per la resilienza agricola.

Il Perricone

Il Perricone - o Pignatello, come veniva chiamato nelle province di Trapani e Palermo - è un vitigno antico, elegante ed ecclettico (Fig. 1).

Il nome Pignatello sembra derivare dal termine dialettale pignatidare, con cui venivano indicate le terre rosse del Trapanese tradizionalmente impiegate nella produzione di pignatte di terracotta. Come queste stoviglie, umili ma essenziali, il Perricone ha rischiato di cadere nell'oblio, troppo poco produttivo per la logica del vino da taglio che dominava la Sicilia del '900.

Eppure, la sua storia ci racconta di un vitigno assai nobile, geneticamente discendente dal Sangiovese (Di Vecchi Staraz et al., 2007), che a fine '800 veniva assemblato con altre uve locali per dare eleganza, profumi e struttura al Marsala Ruby. Una "nobiltà fragile", sempre in bilico tra splendore e difficoltà, che è in fondo metafora della nobiltà siciliana.

 

Il Progetto

Il Progetto PER.RIC.CON.E., (acronimo di PER RIcordare CON Emozione), formalmente avviato nell'estate 2023 grazie al finanziamento della sottomisura 16.1 del PSR Sicilia 2014-22, ha visto la collaborazione di una rilevante comunità tecnico-scientifica proveniente dal mondo privato (DFA S.r.l., nel ruolo di capofila, le aziende vitivinicole Terre di Gratia, Di legami e Terre di Rosa e la Colugnati & Cattarossi s.r.l.) e da quello pubblico (CNR-IBBR di Palermo e Istituto Regionale del Vino e dell'Olio - IRVO) 

Il Progetto si è posto come obiettivo la salvaguardia del Perricone e la sua valorizzazione attraverso protocolli di coltivazione ed enologici innovativi, diversificati, sostenibili e coerenti con i dettami della bioeconomia, nonché una strategia di marketing capace di esaltarne la storia e le peculiarità. L'ambizione è quella di trasformare il vitigno dallo status di reliquia a icona contemporanea, capace di conquistare la preferenza dei consumatori di oggi. Il progetto si è articolato in 7 azioni: coordinamento, analisi di mercato, caratterizzazione genetica e sanitaria, sperimentazione agronomica con riuso di scarti, protocolli enologici innovativi, analisi sensoriale, divulgazione e coinvolgimento degli stakeholder. L'inclusione dell'analisi di mercato rappresenta un elemento distintivo rispetto ai progetti del PEI-Agri italiani.

Analisi di mercato

L'analisi ha rivelato uno scenario molto complesso, caratterizzato, da un lato, dalla crisi dell'offerta viticola siciliana (dal 2000 a oggi la superficie vitata si è ridotta del 30% contro il 12% del dato medio italiano) dall'altro dalla contrazione del consumo di vino da parte dei consumatori abituali, specialmente tra le generazioni over 50 anni, anche per motivi di salute. Proprio in questo scenario, tuttavia, il piccolo potenziale produttivo del Perricone (nell'Isola risultano soltanto 394 ettari, di cui 285 rivendicati a marchio DOC o IGT) può giocare la carta vincente della diversificazione, dando la possibilità di ottenere rossi intensi e strutturati, rosati freschi e persino basi spumante.

Per comprendere meglio queste dinamiche, il progetto ha applicato quattro strumenti metodologici e analitici tra loro complementari e utili a definire scenari concreti di sviluppo: l'analisi dei dati secondo il modello Smart Data Intelligence - SDI di Cotarella et al. (2019, l'analisi SWOT (Fig. 2), il modello Ansoff (Fig. 3) e il Business Model Canvas.

L'analisi dei dati è partita dall'assunto che un'impresa debba prioritariamente servirsi dei dati funzionali al suo modello di business; il modello adottato ha risposto essenzialmente alle seguenti domande: Quali dati cercare a supporto delle decisioni strategiche? Tra tutti i dati disomogenei e incoerenti, ottenuti dalle fonti disponibili, quali estrarre per catturare le dinamiche di mercato più significative?

Tra i punti di forza spiccano tratti di unicità e grande versatilità di beva e negli abbinamenti (ad esempio con formaggi tipici siciliani); al contempo, il vitigno sa esprimere un forte legame identitario con i territori (si pensi ad esempio alla DOC "Monreale"). La crescente attenzione internazionale verso i vitigni autoctoni, il brand "Sicilia" e la produzione biologica ne rafforzano ulteriormente il posizionamento. Tra le debolezze emergono criticità strutturali, tecniche ed economiche, mentre le opportunità annoverano nuovi spazi di valorizzazione, dall'enoturismo ai canali digitali, dall'agroecologia alle nuove frontiere delle neuroscienze e del neuromarketing per comprendere meglio le preferenze dei consumatori e rafforzare le strategie di brand. Restano però minacce importanti: i cambiamenti climatici e le dinamiche demografiche che in Sicilia assottigliano le fasce di popolazione più giovani impongono scelte produttive e di marketing più coraggiose, inclusive e coinvolgenti, che assicurino il futuro a questo vitigno.

L'analisi delle traiettorie aziendali alla luce della matrice prodotto-mercato rivela la presenza di un tessuto imprenditoriale vivace già proiettato sia alla diversificazione di prodotto che alla diversificazione di mercato. Tale considerazione è stata confermata dalle risultanze dell'analisi dei modelli di business, da cui sono emerse esperienze virtuose, capaci di coniugare radici antiche e visioni contemporanee.

Fig. 2 - Analisi SWOT
Fig. 2 - Analisi SWOT
 
Fig. 3- Modello di Ansoff
Fig. 3- Modello di Ansoff


Nel dettaglio, il mercato si presenta fortemente legato al canale Ho.Re.Ca. - ristoranti, enoteche, winebar e piccoli punti di consumo esteri - dove il vino Perricone monovarietale è riconosciuto di medio-alto livello. Le vendite risentono di una certa stagionalità: il vino rosso si vende principalmente nei mesi freddi, mentre quello rosato incontra il favore della clientela in primavera ed estate. Alla distribuzione tradizionale si affiancano la vendita diretta e l'enoturismo, che trasformano la cantina in luogo di incontro e di socializzazione, rafforzando il legame tra vino e territorio.

Il valore percepito del Perricone nasce da un mix di elementi: qualità enologica, unicità varietale, responsabilità ambientale e autenticità territoriale. Questa combinazione lo rende attraente per consumatori sempre più consapevoli, alla ricerca di prodotti identitari e artigianali.

La comunicazione gioca un ruolo fondamentale: social media e siti web sono i canali più utilizzati, spesso affiancati da guide, concorsi ed eventi di settore. Le dimensioni ridotte delle imprese limitano però la possibilità di investire in promozione, a meno che non si realizzino strategie collaborative.

Al centro di questo modello ci sono le persone: famiglie di viticoltori, enologi, tecnici e collaboratori custodiscono competenze e tradizioni, coniugando nuove professionalità e continuità generazionale. Le aziende diventano così presìdi culturali capaci di raccontare la nobiltà del vitigno attraverso esperienze dirette come degustazioni, visite in vigna e ospitalità rurale.

I costi di struttura, alti per via della scelta di modelli biologici e sostenibili, sono affrontati investendo sul futuro: manodopera qualificata, materiali certificati e impianti fotovoltaici testimoniano un impegno concreto verso la qualità e la riduzione degli impatti ambientali.

Considerazioni conclusive

Nell'ambito della sociologia dei consumi e del marketing postmoderno, il consumatore è sempre più descritto come consum-attore, un neologismo introdotto da Fabris (2003, 2008) per indicare un soggetto consapevole, proattivo, partecipe, competente, esigente, curioso, pragmatico, infedele alla marca, non più destinatario passivo delle offerte di mercato. Emerge, in particolare, la capacità del consum-attore di attribuire significati ai prodotti, costruire identità, influenzare le narrazioni di marca e co-creare senso (Cova & Dalli, 2009; Prahalad & Ramaswamy, 2004). Il vino, con la sua ricchezza di riferimenti storici, simbolici, sociali e culturali, diventa terreno privilegiato di questa evoluzione nel consumo.

Nella cornice del societing [1](Fabris, 2008), il progetto PER.RI.CON.E., combinando ricerca scientifica, sperimentazione enologica e analisi di mercato, ha delineato una strategia di valorizzazione sostenibile e condivisa, capace di intercettare le aspettative del consumatore contemporaneo e di generare nuove opportunità competitive per le imprese vitivinicole partner. 

La rinascita di questo vitigno reliquia, infatti, non va considerata come mero fatto agricolo o enologico: è un processo culturale che richiede lo sviluppo di nuove modalità di interazione digitali e collettive , nel solco dei principi dell'agroecologia e della valorizzazione delle produzioni identitarie (es. club aperto a «cultori»). 

La sostenibilità e l'autenticità sono pilastri imprescindibili per il futuro del vitigno poiché rafforzano la fiducia e l'apprezzamento dei consumatori; inoltre, le partnership strategiche con chef rinomati, artisti, istituzioni e altri attori culturali possono rafforzare la dimensione iconica del Perricone, inserendolo in circuiti innovativi che collocano il vino tra lifestyle, arte e cultura. 

Un altro elemento chiave è la narrazione identitaria: il Perricone deve essere raccontato attraverso storie capaci di emozionare e coinvolgere, intrecciando la sua storia di quasi-oblio con quella della rinascita contemporanea. Questa narrazione deve essere multicanale e accessibile, per costruire un immaginario potente che leghi il vitigno a valori di autenticità, resilienza e appartenenza territoriale. Infine, pensando al successo di altri prodotti elaborati partendo da vini rosati e spumanti, si propone il lancio di un nuovo cocktail al Perricone per andare incontro ai gusti di consumatori di vino sempre più inclini a bere in occasioni speciali o nei momenti di svago.
In tal modo, il nome "Perricone" potrà evolversi in un vero e proprio brand culturale, capace di coniugare memorie collettive e aspirazioni contemporanee, diventando così un'icona riconosciuta e desiderata su scala nazionale e internazionale.

 

Bibliografia

  • Cattarossi G. (a cura di) (2024). Da reliquia ad icona. Il Progetto PERRICONE, Manuale finanziato dal PSR Sicilia 2014-22, Sottomisura 16.1 (in pubblicazione).
  • Colugnati G., Cattarossi G. (2024). L'importanza dei vitigni-reliquia. Il Progetto PER.RI.CON.E. in Sicilia, Osservatorio NeoRurale, 4 marzo 2024, https://unirurale.blogspot.com/search?q=perricone.
  • Cotarella R., Cimino S., Tinarelli J. (2019). Strategia di mercato e gestione dell'impresa vitivinicola. Edagricole - Edizioni Agricole di New Business Media Srl, Milano.
  • Cova, B., & Cova, V. (2009). Consumer Tribes and the Value of Marketing. Journal of Marketing Management, 25(3-4), 213-238.
  • Di Vecchi-Staraz M., Bandinelli R., Boselli M., Patrice T., Boursiquot J.-M., Laucou V., Lacombe T. (2007). Genetic Structuring and Parentage Analysis for Evolutionary Studies in Grapevine: Kin Group and Origin of the Cultivar Sangiovese Revealed, Journal of the American Society for Horticultural Science, 132(4): 514-524.
  • Fabris G. (2008). Societing. Il marketing nella società postmoderna. Egea.
  • Fabris G. (2003). Il nuovo consumatore. Verso il postmoderno. Milano: FrancoAngeli.
  • Prahalad C. K., & Ramaswamy V. (2004). Co‐creating unique value with customers. Strategy & Leadership, 32(3), 4-9. https://doi.org/10.1108/10878570410699249
 

Note

  • [1] Il societing guarda al marketing come un fenomeno sociale e culturale, orientato alla costruzione di un vero e proprio ecosistema relazionale in cui produttori, consumatori, istituzioni e altri attori del territorio co-creano valore culturale.
 
 

Giovanni Colugnati, Colugnati & Cattarossi s.r.l.
Giuliana Cattarossi, Colugnati & Cattarossi s.r.l.
Giovanni Dara Guccione, CREA Centro di Ricerca Politiche e Bioeconomia
Francesca Varia, CREA Centro di Ricerca Politiche e Bioeconomia

 
 

PianetaPSR numero 143 settembre 2025