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orto botanico Roma foto di Francesco Menguzzo del CNR-IBE
Foreste

Terapia forestale: l'esperienza dell'Orto Botanico di Roma raccontata dagli psicologi

L'associazione Kokyu, in collaborazione con l'Università di Roma "La Sapienza", propone passeggiate guidate che integrano approcci psicologici con l'esperienza immersiva nella natura.

Camminare nel bosco, rallentare il ritmo ascoltando i suoni e osservando i colori, e riconnettersi della natura può diventare una vera e propria esperienza terapeutica, soprattutto se guidata da un esperto. Si tratta della terapia forestale, una pratica nata più di quarant'anni fa in Giappone con lo shinrin-yoku ("bagno di foresta").

All'Orto Botanico di Roma, l'Associazione Kokyu, in collaborazione con l'Università di Roma "La Sapienza", propone passeggiate guidate che integrano approcci psicologici con l'esperienza immersiva nella natura.

Per capire come viene condotta questa pratica che mira al benessere psicofisico, le sue potenzialità terapeutiche e le prospettive per entrare a pieno titolo nei percorsi di prevenzione e salute pubblica, abbiamo parlato con il Dott. Claudio Scintu, psicologo e psicoterapeuta, che insieme ai colleghi Dott. Elio Carlo e la Dott.ssa Giuseppa Rita Benvisto conduce i percorsi di Forest therapy, in collaborazione con il Dott. Flavio Tarquini, responsabile scientifico dell'Orto botanico Università degli Studi di Roma.

foto di Francesco Menguzzo del CNR-IBE
foto di Francesco Menguzzo del CNR-IBE

1) La terapia forestale sta riscuotendo un interesse crescente. Sappiamo che è nata formalmente all'inizio degli anni '80, su iniziativa del Ministero dell'Agricoltura, delle Foreste e della Pesca giapponese, che coniò il termine shinrin yoku per promuovere la salute pubblica in risposta ai crescenti casi di stress, ansia e malattie legate all'urbanizzazione e al fenomeno del karoshi (la "morte da superlavoro"). Dal suo — o dal vostro — punto di vista di terapeuti, quali fattori possono spiegare oggi questa rinnovata attenzione verso la terapia forestale?

Sì, è vero: anche noi abbiamo riscontrato un crescente interesse verso la terapia forestale.

Viviamo sempre più concentrati nelle città, percepiamo in modo diretto gli effetti del cambiamento climatico e siamo immersi in un'epoca fortemente digitalizzata. Tutti questi fattori incidono sulla salute e sul benessere delle persone.

Basti pensare che l'uomo vive stabilmente in contesti urbani da poco più di duemila anni, un periodo brevissimo dal punto di vista evolutivo, mentre la digitalizzazione - pur offrendo grandi opportunità - ha modificato profondamente le nostre abitudini e i ritmi quotidiani.

Tutti questi elementi insieme ci allontanano da quel legame ancestrale con la natura, tanto che oggi si parla sempre più spesso di "disturbo da deficit di natura". A questo si aggiunge un contesto lavorativo e sociale in continua evoluzione, caratterizzato da richieste crescenti e da uno stile di vita ad alta pressione, che alimentano ansia da prestazione e stress da competizione.

L'ansia e lo stress, se non gestiti, possono nel tempo diventare disturbi debilitanti o cronici invalidanti e influire negativamente sull'equilibrio personale e sulla vita lavorativa. Secondo i dati ISTAT (2024), 3,7 milioni di italiani di età superiore ai 15 anni soffrono di disturbi ansioso-depressivi, con una prevalenza maggiore tra gli over 65 (14,9%) e tra le donne. Oltre 2,2 milioni di persone convivono con una forma grave di ansia cronica.

Una recente indagine di Assosalute rivela che 8 italiani su 10 hanno sperimentato nell'ultimo anno disturbi legati allo stress, mentre uno studio dell'Università di Medicina di Bonn ha evidenziato una correlazione tra disturbi d'ansia e maggiore rischio di trombosi o infarti.

È in questo contesto che cresce l'interesse per la terapia forestale: un'attività che può contribuire a ristabilire l'equilibrio psicofisico e favorire il benessere complessivo della persona.

2) Dalle recenti ricerche internazionali sappiamo che il principio alla base della terapia forestale è la presenza di Composti Organici Volatili (COV) prodotti dalle piante inalati durante una passeggiata nel bosco e l'assenza di sostanze inquinanti assorbita dalle foglie. Questi, in sinergia con il rilassamento e con la concentrazione sulla percezione sensoriale guidata da un esperto, contribuiscono ad aumentare i benefici psicofisici: abbassamento della pressione arteriosa e del battito cardiaco, riduzione del cortisolo, miglioramento della concentrazione, rafforzamento del sistema immunitario e incremento del benessere emotivo. Attualmente non esistono normative né standard ufficiali per le attività di terapia forestale, né per i siti in cui viene praticata. Il CREA PB, in collaborazione con il CNR-IBE e altri enti - tra cui l'Università "La Sapienza" - sta lavorando per definire dei criteri condivisi per elaborare una normativa pubblica. Anche voi dell'Orto Botanico siete parte di questo percorso: come vi siete organizzati, in assenza di riferimenti istituzionali, per garantire un approccio scientifico e controllato?

Esatto, in Italia non esistono ancora normative nazionali per la terapia forestale, né standard ufficiali per i siti in cui viene praticata. È quindi fondamentale, per evitare improvvisazioni o pratiche non adeguatamente fondate sul piano scientifico, definire regole chiare, sostenute dalla multidisciplinarità che l'argomento richiede.

Noi dell'Università "La Sapienza" abbiamo iniziato a organizzare sessioni sperimentali nel 2021, proprio nell'ambito dell'accordo di partenariato a cui accennavi, stipulato nel 2020 con diverse realtà istituzionali, tra cui diverse Università, il CNR-IBE (Istituto di Bioeconomia), il CREA, il Cerfit, l'Istituto Superiore di Sanità (https://www.reterurale.it/terapiaforestale/contatti).

Come primo passo, i ricercatori del CNR-IBE di Firenze hanno eseguito la valutazione biochimica dell'aria con la misurazione della concentrazione di Composti Organici Volatili (COV) presenti nel sito (in foto la strumentazione utilizzata dal Dott. F. Meneguzzo). L'Orto Botanico, che ospita una grande varietà di specie e si trova in piena città, suscitava inizialmente qualche dubbio sulla sua idoneità. I risultati sono stati invece molto positivi, permettendoci di scegliere il percorso più idoneo, e avviare una prima sperimentazione in cui i partecipanti sono stati sottoposti a questionari pre- e post- sessione. 

in foto la strumentazione utilizzata dal Dott. F. Meneguzzo
in foto la strumentazione utilizzata dal Dott. F. Meneguzzo


Il percorso per le sessioni è stato scelto tenendo conto della praticabilità, delle specie arboree presenti e anche del punto di misurazione dei COV, in modo da garantire la coerenza tra i dati scientifici raccolti e l'esperienza dei partecipanti. L'arboreto dell'Orto è costituito da alberi provenienti da tutto il mondo e, in alcune aree di sosta, specie forestali tipiche dei boschi di Giappone, Cina e America si trovano a pochi metri di distanza l'una dall'altra, offrendo un'esperienza immersiva simile a quella dei contesti di origine della terapia forestale.

Per quanto riguarda la normativa pubblica, e per promuovere la terapia forestale coinvolgendo tutti i portatori di interesse istituzionali e scientifici, è previsto per la prossima primavera un evento dedicato a questo tema presso l'Aranciera qui presente, che segnaleremo sui nostri canali (sito e social).

3) Come si svolge, in concreto, una sessione-tipo qui all'Orto Botanico dell'Università? Ci può raccontare qualche episodio significativo?

Una sessione tipo dura circa due ore e si sviluppa lungo un percorso studiato per favorire un'esperienza meditativa e multisensoriale. Si parte da un punto vicino all'ingresso, dove vengono spiegate le modalità del percorso e le "istruzioni" per renderlo piacevole ed efficace.

Si invita ogni partecipante a concentrarsi sul rilassamento di sé stesso, allontanando i pensieri legati al lavoro e alla vita quotidiana. La prima regola, naturalmente, è spegnere il cellulare. È importante affrontare l'esperienza senza sentirsi "prestazionali": non si tratta di portare a termine un compito, ma di vivere ogni momento senza giudizio, altrimenti si rischia di essere condizionati.

La passeggiata procede lentamente e si svolge principalmente nel prato, incrociando solamente i sentieri ghiaiosi del luogo. Lungo il percorso sono previste 4-5 soste, in luoghi accoglienti e significativi, ciascuna dedicata alla percezione di uno dei cinque sensi.

I gruppi sono composti da 25-30 persone e sono guidati da uno psicoterapeuta, a cui può aggiungersi un co-conduttore se vi sono partecipanti con esigenze particolari. Ai partecipanti che accettano liberamente proponiamo anche dei questionari prima e dopo la sessione per raccogliere dati per la ricerca.

Un episodio che ci è rimasto impresso riguarda un gruppo di manager. Dopo la spiegazione iniziale su come svolgere al meglio la passeggiata, alcuni hanno cominciato a procedere lungo il percorso anticipando la guida, mostrando la loro tendenza "professionale" a voler prendere il controllo e gestire la situazione, nonostante le istruzioni e l'obiettivo di vivere un'esperienza di rilassamento totale, concentrandosi sui sensi e sull'ascolto della natura.

4) Quali tipologie di persone richiedono le sessioni di terapia forestale e come vengono a conoscenza dell'attività che svolgete?

La maggior parte dei partecipanti ha circa 40 anni ed è prevalentemente costituita da donne, che vengono a conoscenza delle iniziative soprattutto attraverso i canali dell'Orto Botanico. Negli ultimi anni, infatti, abbiamo promosso la terapia forestale inserendola in quasi tutti gli eventi organizzati dall'Orto, privilegiando quelli dedicati alla cultura giapponese o legati al verde e al benessere. Questa strategia ci ha dato visibilità e ha generato richieste anche dal mondo del lavoro, inaspettate ma molto gradite.

Dal 2021 ad oggi, abbiamo fino ad ora realizzato sessioni per quasi 60 gruppi. Possiamo citare come tipologie: i lavoratori del reparto di radiologia di un ospedale pubblico di Roma, alcune giornate dedicate a manager di grandi aziende e, in un caso, tre sessioni di terapia forestale per l'azienda Stanhome (in foto). Riteniamo che il settore lavorativo rappresenti un ambito che merita maggiore attenzione e approfondimento scientifico, poiché promuovere il benessere in questo contesto potrebbe avere ricadute economiche e organizzative ancora tutte da esplorare.

Stanhome
Stanhome

5) La Terapia forestale, supportata da sempre maggiori studi sperimentali, può offrire diverse opportunità per molti aspetti, da quelli economici di sviluppo per il settore forestale a quelli medico-sanitari, a quelli imprenditoriali e occupazionali. Quali sono le condizioni necessarie per una diffusione corretta e strutturata della terapia forestale?

Per una diffusione corretta e strutturata della terapia forestale è fondamentale intervenire su più livelli. Da un lato, quello normativo garantirebbe sicurezza, affidabilità e credibilità; dall'altro, il livello scientifico permetterebbe di sviluppare ulteriormente la ricerca e di elaborare protocolli chiari e condivisi tra gli operatori del settore. All'interno dei protocolli si inserisce anche la formazione di conduttori specializzati, capaci di guidare immersioni sicure ed efficaci oltre, naturalmente, a quella dei professionisti in grado di valutare l'idoneità dei siti forestali.

La formazione dei conduttori dovrebbe affrontare temi di medicina, psicologia, gestione dei gruppi, ecologia e botanica. Individuare ambienti adatti alla terapia forestale non è semplice, perché occorre considerare molte variabili alcune delle quali sono: l'accessibilità del luogo, la composizione del bosco e la presenza di specie arboree idonee, la valutazione di eventuali aree inquinate vicine, le interferenze sonore e la sicurezza dei sentieri.

È importante definire anche stagioni e orari appropriati, perché la concentrazione dei COV prima menzionati varia in funzione delle specie forestali, della stagione, dell'ora del giorno, del vento e della radiazione solare. Infine, i siti che saranno definiti idonei devono essere monitorati periodicamente per controllare la presenza delle sostanze bioattive nel tempo.

La disponibilità di percorsi multipli all'interno di alcuni siti può risultare utile per accogliere un maggior numero di partecipanti e garantire un'esperienza terapeutica più inclusiva.

 
 

6) In Italia, il primo esempio pionieristico di impegno a supporto della terapia forestale da parte di un'amministrazione è stato preso a febbraio dalla Regione Toscana, che ha stanziato 600.000 euro all'anno per tre anni per finanziare le attività di medicina complementare, in cui è inclusa la terapia forestale insieme ad altre pratiche già integrate nel sistema sanitario toscano. Cosa ne pensa e ritiene possibile che questa attività sia introdotta come prescrizione verde in Italia e sia anche inserita nei Livelli Essenziali di Assistenza?

Molto dipende dalla sensibilità dei legislatori e dal loro modo di interpretare la realtà. L'esempio della Toscana sottolinea l'impegno nell'integrare approcci terapeutici innovativi e basati sulla natura nel sistema sanitario, e sarebbe auspicabile che altre Regioni seguano una linea analoga.

In Giappone, ad esempio, è già possibile ottenere una specializzazione medica in Medicina forestale, e la terapia forestale è riconosciuta dal Sistema Sanitario Nazionale anche in Corea del Sud e in Cina. In diversi Paesi europei, la terapia forestale può essere prescritta dal medico sempre come medicina integrativa o strumento di prevenzione, ma si tratta di azioni locali.

Si stima che circa il 40% della popolazione occidentale cerchi soluzioni alternative alla medicina tradizionale. Negli ultimi anni, il ricorso a rimedi naturali è aumentato, anche a causa di allergie, intolleranze, effetti collaterali dei farmaci o efficacia parziale delle terapie farmacologiche.

In generale riteniamo che ogni approccio debba essere praticato secondo metodi standardizzati condivisi, supportati da solide evidenze scientifiche, garantendo sicurezza ed efficacia dei trattamenti. In questo quadro, sarebbe auspicabile inserire la terapia forestale nei protocolli di prevenzione, anche in ambito lavorativo, e valutarne l'inclusione nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).

 
 
 
 

Intervista raccolta e curata da Rosa Rivieccio (CREA Politiche e Bioeconomia), con Claudio Scintu e la collaborazione/il contributo di Elio Carlo, Giuseppa Rita Benvisto, psicologi psicoterapeuti dell'Associazione Kokyu (accreditata dall'Università degli Studi di Roma "La Sapienza"), e Flavio Tarquini responsabile scientifico dell'Orto botanico dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza".

 
 

PianetaPSR numero 144 ottobre 2025