
Camminare nel bosco, rallentare il ritmo ascoltando i suoni e osservando i colori, e riconnettersi della natura può diventare una vera e propria esperienza terapeutica, soprattutto se guidata da un esperto. Si tratta della terapia forestale, una pratica nata più di quarant'anni fa in Giappone con lo shinrin-yoku ("bagno di foresta").
All'Orto Botanico di Roma, l'Associazione Kokyu, in collaborazione con l'Università di Roma "La Sapienza", propone passeggiate guidate che integrano approcci psicologici con l'esperienza immersiva nella natura.
Per capire come viene condotta questa pratica che mira al benessere psicofisico, le sue potenzialità terapeutiche e le prospettive per entrare a pieno titolo nei percorsi di prevenzione e salute pubblica, abbiamo parlato con il Dott. Claudio Scintu, psicologo e psicoterapeuta, che insieme ai colleghi Dott. Elio Carlo e la Dott.ssa Giuseppa Rita Benvisto conduce i percorsi di Forest therapy, in collaborazione con il Dott. Flavio Tarquini, responsabile scientifico dell'Orto botanico Università degli Studi di Roma.
Sì, è vero: anche noi abbiamo riscontrato un crescente interesse verso la terapia forestale.
Viviamo sempre più concentrati nelle città, percepiamo in modo diretto gli effetti del cambiamento climatico e siamo immersi in un'epoca fortemente digitalizzata. Tutti questi fattori incidono sulla salute e sul benessere delle persone.
Basti pensare che l'uomo vive stabilmente in contesti urbani da poco più di duemila anni, un periodo brevissimo dal punto di vista evolutivo, mentre la digitalizzazione - pur offrendo grandi opportunità - ha modificato profondamente le nostre abitudini e i ritmi quotidiani.
Tutti questi elementi insieme ci allontanano da quel legame ancestrale con la natura, tanto che oggi si parla sempre più spesso di "disturbo da deficit di natura". A questo si aggiunge un contesto lavorativo e sociale in continua evoluzione, caratterizzato da richieste crescenti e da uno stile di vita ad alta pressione, che alimentano ansia da prestazione e stress da competizione.
L'ansia e lo stress, se non gestiti, possono nel tempo diventare disturbi debilitanti o cronici invalidanti e influire negativamente sull'equilibrio personale e sulla vita lavorativa. Secondo i dati ISTAT (2024), 3,7 milioni di italiani di età superiore ai 15 anni soffrono di disturbi ansioso-depressivi, con una prevalenza maggiore tra gli over 65 (14,9%) e tra le donne. Oltre 2,2 milioni di persone convivono con una forma grave di ansia cronica.
Una recente indagine di Assosalute rivela che 8 italiani su 10 hanno sperimentato nell'ultimo anno disturbi legati allo stress, mentre uno studio dell'Università di Medicina di Bonn ha evidenziato una correlazione tra disturbi d'ansia e maggiore rischio di trombosi o infarti.
È in questo contesto che cresce l'interesse per la terapia forestale: un'attività che può contribuire a ristabilire l'equilibrio psicofisico e favorire il benessere complessivo della persona.
Esatto, in Italia non esistono ancora normative nazionali per la terapia forestale, né standard ufficiali per i siti in cui viene praticata. È quindi fondamentale, per evitare improvvisazioni o pratiche non adeguatamente fondate sul piano scientifico, definire regole chiare, sostenute dalla multidisciplinarità che l'argomento richiede.
Noi dell'Università "La Sapienza" abbiamo iniziato a organizzare sessioni sperimentali nel 2021, proprio nell'ambito dell'accordo di partenariato a cui accennavi, stipulato nel 2020 con diverse realtà istituzionali, tra cui diverse Università, il CNR-IBE (Istituto di Bioeconomia), il CREA, il Cerfit, l'Istituto Superiore di Sanità (https://www.reterurale.it/terapiaforestale/contatti).
Come primo passo, i ricercatori del CNR-IBE di Firenze hanno eseguito la valutazione biochimica dell'aria con la misurazione della concentrazione di Composti Organici Volatili (COV) presenti nel sito (in foto la strumentazione utilizzata dal Dott. F. Meneguzzo). L'Orto Botanico, che ospita una grande varietà di specie e si trova in piena città, suscitava inizialmente qualche dubbio sulla sua idoneità. I risultati sono stati invece molto positivi, permettendoci di scegliere il percorso più idoneo, e avviare una prima sperimentazione in cui i partecipanti sono stati sottoposti a questionari pre- e post- sessione.
Il percorso per le sessioni è stato scelto tenendo conto della praticabilità, delle specie arboree presenti e anche del punto di misurazione dei COV, in modo da garantire la coerenza tra i dati scientifici raccolti e l'esperienza dei partecipanti. L'arboreto dell'Orto è costituito da alberi provenienti da tutto il mondo e, in alcune aree di sosta, specie forestali tipiche dei boschi di Giappone, Cina e America si trovano a pochi metri di distanza l'una dall'altra, offrendo un'esperienza immersiva simile a quella dei contesti di origine della terapia forestale.
Per quanto riguarda la normativa pubblica, e per promuovere la terapia forestale coinvolgendo tutti i portatori di interesse istituzionali e scientifici, è previsto per la prossima primavera un evento dedicato a questo tema presso l'Aranciera qui presente, che segnaleremo sui nostri canali (sito e social).
Una sessione tipo dura circa due ore e si sviluppa lungo un percorso studiato per favorire un'esperienza meditativa e multisensoriale. Si parte da un punto vicino all'ingresso, dove vengono spiegate le modalità del percorso e le "istruzioni" per renderlo piacevole ed efficace.
Si invita ogni partecipante a concentrarsi sul rilassamento di sé stesso, allontanando i pensieri legati al lavoro e alla vita quotidiana. La prima regola, naturalmente, è spegnere il cellulare. È importante affrontare l'esperienza senza sentirsi "prestazionali": non si tratta di portare a termine un compito, ma di vivere ogni momento senza giudizio, altrimenti si rischia di essere condizionati.
La passeggiata procede lentamente e si svolge principalmente nel prato, incrociando solamente i sentieri ghiaiosi del luogo. Lungo il percorso sono previste 4-5 soste, in luoghi accoglienti e significativi, ciascuna dedicata alla percezione di uno dei cinque sensi.
I gruppi sono composti da 25-30 persone e sono guidati da uno psicoterapeuta, a cui può aggiungersi un co-conduttore se vi sono partecipanti con esigenze particolari. Ai partecipanti che accettano liberamente proponiamo anche dei questionari prima e dopo la sessione per raccogliere dati per la ricerca.
Un episodio che ci è rimasto impresso riguarda un gruppo di manager. Dopo la spiegazione iniziale su come svolgere al meglio la passeggiata, alcuni hanno cominciato a procedere lungo il percorso anticipando la guida, mostrando la loro tendenza "professionale" a voler prendere il controllo e gestire la situazione, nonostante le istruzioni e l'obiettivo di vivere un'esperienza di rilassamento totale, concentrandosi sui sensi e sull'ascolto della natura.
La maggior parte dei partecipanti ha circa 40 anni ed è prevalentemente costituita da donne, che vengono a conoscenza delle iniziative soprattutto attraverso i canali dell'Orto Botanico. Negli ultimi anni, infatti, abbiamo promosso la terapia forestale inserendola in quasi tutti gli eventi organizzati dall'Orto, privilegiando quelli dedicati alla cultura giapponese o legati al verde e al benessere. Questa strategia ci ha dato visibilità e ha generato richieste anche dal mondo del lavoro, inaspettate ma molto gradite.
Dal 2021 ad oggi, abbiamo fino ad ora realizzato sessioni per quasi 60 gruppi. Possiamo citare come tipologie: i lavoratori del reparto di radiologia di un ospedale pubblico di Roma, alcune giornate dedicate a manager di grandi aziende e, in un caso, tre sessioni di terapia forestale per l'azienda Stanhome (in foto). Riteniamo che il settore lavorativo rappresenti un ambito che merita maggiore attenzione e approfondimento scientifico, poiché promuovere il benessere in questo contesto potrebbe avere ricadute economiche e organizzative ancora tutte da esplorare.

Per una diffusione corretta e strutturata della terapia forestale è fondamentale intervenire su più livelli. Da un lato, quello normativo garantirebbe sicurezza, affidabilità e credibilità; dall'altro, il livello scientifico permetterebbe di sviluppare ulteriormente la ricerca e di elaborare protocolli chiari e condivisi tra gli operatori del settore. All'interno dei protocolli si inserisce anche la formazione di conduttori specializzati, capaci di guidare immersioni sicure ed efficaci oltre, naturalmente, a quella dei professionisti in grado di valutare l'idoneità dei siti forestali.
La formazione dei conduttori dovrebbe affrontare temi di medicina, psicologia, gestione dei gruppi, ecologia e botanica. Individuare ambienti adatti alla terapia forestale non è semplice, perché occorre considerare molte variabili alcune delle quali sono: l'accessibilità del luogo, la composizione del bosco e la presenza di specie arboree idonee, la valutazione di eventuali aree inquinate vicine, le interferenze sonore e la sicurezza dei sentieri.
È importante definire anche stagioni e orari appropriati, perché la concentrazione dei COV prima menzionati varia in funzione delle specie forestali, della stagione, dell'ora del giorno, del vento e della radiazione solare. Infine, i siti che saranno definiti idonei devono essere monitorati periodicamente per controllare la presenza delle sostanze bioattive nel tempo.
La disponibilità di percorsi multipli all'interno di alcuni siti può risultare utile per accogliere un maggior numero di partecipanti e garantire un'esperienza terapeutica più inclusiva.
Molto dipende dalla sensibilità dei legislatori e dal loro modo di interpretare la realtà. L'esempio della Toscana sottolinea l'impegno nell'integrare approcci terapeutici innovativi e basati sulla natura nel sistema sanitario, e sarebbe auspicabile che altre Regioni seguano una linea analoga.
In Giappone, ad esempio, è già possibile ottenere una specializzazione medica in Medicina forestale, e la terapia forestale è riconosciuta dal Sistema Sanitario Nazionale anche in Corea del Sud e in Cina. In diversi Paesi europei, la terapia forestale può essere prescritta dal medico sempre come medicina integrativa o strumento di prevenzione, ma si tratta di azioni locali.
Si stima che circa il 40% della popolazione occidentale cerchi soluzioni alternative alla medicina tradizionale. Negli ultimi anni, il ricorso a rimedi naturali è aumentato, anche a causa di allergie, intolleranze, effetti collaterali dei farmaci o efficacia parziale delle terapie farmacologiche.
In generale riteniamo che ogni approccio debba essere praticato secondo metodi standardizzati condivisi, supportati da solide evidenze scientifiche, garantendo sicurezza ed efficacia dei trattamenti. In questo quadro, sarebbe auspicabile inserire la terapia forestale nei protocolli di prevenzione, anche in ambito lavorativo, e valutarne l'inclusione nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
Intervista raccolta e curata da Rosa Rivieccio (CREA Politiche e Bioeconomia), con Claudio Scintu e la collaborazione/il contributo di Elio Carlo, Giuseppa Rita Benvisto, psicologi psicoterapeuti dell'Associazione Kokyu (accreditata dall'Università degli Studi di Roma "La Sapienza"), e Flavio Tarquini responsabile scientifico dell'Orto botanico dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza".
PianetaPSR numero 144 ottobre 2025