Home > Pianeta Rurale > Europa > La dimensione femminile nel settore ittico: sfide e opportunità
donna che pesca
Pesca

La dimensione femminile nel settore ittico: sfide e opportunità

Donne nella pesca e nell'acquacoltura dell'UE: dati, politiche e impatto dei programmi di sostegno.

Per secoli la pesca è stata considerata un mestiere "da uomini", legato alla forza fisica, alla vita in mare e a tradizioni radicate nelle comunità costiere. Eppure, dietro le reti e le barche, le donne hanno sempre avuto un ruolo, spesso invisibile: dalla riparazione degli attrezzi alla gestione delle vendite, fino alle attività familiari non retribuite. Oggi, in un'Europa che punta alla sostenibilità e all'inclusione, la domanda è inevitabile: quanto è cambiata la condizione femminile nel settore ittico? E quali strumenti abbiamo per colmare le disuguaglianze ancora presenti?

Il 30 ottobre 2025 il Parlamento europeo ha pubblicato un'analisi che prova a rispondere a queste domande, esaminando il ruolo delle donne nel settore ittico e valutando i progressi verso l'equità di genere nell'UE (Women in fisheries - State of play and progress on gender equity in the EU). Il documento non si limita a fotografare la situazione attuale, ma esplora le politiche europee, l'integrazione della dimensione di genere nei fondi e l'impatto degli accordi internazionali. L'obiettivo è chiaro: comprendere quanto la parità di genere sia realmente avanzata in un comparto tradizionalmente maschile e quali sfide restano da affrontare. I risultati mostrano progressi, ma anche criticità che richiedono interventi mirati.

La dimensione di genere nella Politica Comune della Pesca

La Politica Comune della Pesca (PCP) nasce con finalità di sostenibilità ambientale, sociale ed economica, ma per anni ha trascurato la dimensione di genere. Solo nel 2017, con il Data Collection Framework (DCF), è stato introdotto l'obbligo per gli Stati membri di raccogliere dati disaggregati per genere su occupazione, Full-Time Equivalent (FTE) e lavoro non retribuito. Un passo importante, seguito nel 2021 dalla risoluzione del Parlamento europeo sui pescatori per il futuro, che ha riconosciuto il contributo femminile lungo tutta la filiera e ha chiesto misure concrete: formalizzazione del lavoro informale, parità retributiva, inclusione nei sistemi di protezione sociale, formazione e sostegno alle associazioni femminili. Le iniziative specifiche del settore, come la Dichiarazione MedFish4Ever del 2017 e il Piano d'Azione per la piccola pesca (RPOA SSF) del 2018, hanno rafforzato la partecipazione femminile nel settore. Anche la Direttiva 2010/41/UE e la Strategia UE per la parità di genere 2020 2025 hanno contribuito a estendere diritti e opportunità.

La partecipazione femminile nel settore

Nonostante i progressi normativi, la presenza femminile nella pesca resta marginale: il 4% dei 147.414 occupati nella flotta UE (98.987 FTE). Le quote più elevate si registrano nella pesca artigianale (5%), mentre scendono al 2% nella pesca industriale. Dietro questi numeri si nasconde una realtà frammentata: i dati non distinguono tra le donne imbarcate e quelle impegnate a terra in attività di supporto (riparazione attrezzi, vendita, logistica), spesso invisibili nelle statistiche. Le percentuali variano molto tra Paesi: Finlandia (10%), Grecia (9%), Svezia (9%) e Croazia (6%) sono in testa, ma il confronto è complesso per differenze di rilevazione. In Polonia, ad esempio, molte donne sono proprietarie di imbarcazioni (80% nella piccola pesca). Nel Mediterraneo e Mar Nero la presenza femminile oscilla tra l'1% e il 6%, spesso in ruoli informali e senza protezione sociale.

In acquacoltura la situazione è meno squilibrata: su 60.500 addetti (34.600 FTE), le donne rappresentano il 22%, con punte in Belgio (68%) e valori bassi in Italia (8%). La loro presenza è più alta nella mitilicoltura "on bottom" (30%) concentrata in Spagna e in ruoli qualificati (controllo qualità, ricerca, gestione), ma la leadership femminile resta rara.

Il settore della trasformazione di prodotti ittici è quello con la maggiore partecipazione femminile: 56% della forza lavoro, con quote superiori al 60% in Croazia, Lituania, Polonia, Bulgaria e Spagna. Tuttavia, persistono vulnerabilità: tassi di disoccupazione femminile più elevati e scarsa presenza nelle posizioni dirigenziali.

 
 

Considerazioni di genere nei programmi di finanziamento della pesca dell'UE

Nel tempo, l'UE ha cercato di integrare la parità di genere nei fondi strutturali per la pesca, con risultati progressivi ma disomogenei. Il FEP (2007-2013) ha introdotto per la prima volta la parità come obiettivo trasversale, prevedendo piani strategici e assi dedicati alla formazione e all'occupazione femminile. Tuttavia, la valutazione ex-post ha evidenziato un impatto marginale, dovuto alla scarsa priorità attribuita dagli Stati membri, alla mancanza di dati disaggregati e alla debole partecipazione delle organizzazioni femminili. Alcuni effetti positivi si sono registrati nell'Asse 4, finalizzato allo sviluppo sostenibile delle zone di pesca, con iniziative locali e reti imprenditoriali.

Con il FEAMP (2014-2020), il sostegno si è concentrato su networking e buone pratiche per gruppi sottorappresentati, includendo le partner dei pescatori autonomi. Nonostante l'assenza di una valutazione finale, esempi come la cooperativa femminile di Kalymnos (Grecia) mostrano come il fondo abbia favorito progetti innovativi e formazione tecnica.

L'attuale FEAMPA (2021-2027) rafforza l'approccio, imponendo la raccolta di dati di genere e lanciando il bando "Women in the Blue Economy" (2,5 milioni di euro), in linea con la Strategia UE per la parità di genere. Per il futuro, sarà essenziale che i fondi 2028-2034 consolidino i progressi e affrontino le barriere sistemiche che ancora limitano la partecipazione femminile nel settore.

Le donne e gli accordi di partenariato per una pesca sostenibile

Gli Accordi di Partenariato per una Pesca Sostenibile (APPS) sono accordi bilaterali che consentono alle navi UE di accedere alle risorse ittiche nelle zone economiche esclusive di Paesi terzi in cambio di un contributo finanziario. Gli accordi definiscono il quadro giuridico, le opportunità di pesca e il contributo UE, che comprende una quota per l'accesso e un sostegno settoriale mirato alle esigenze del Paese partner. I protocolli includono clausole su diritti umani e condizioni di lavoro a bordo.

Secondo una recente valutazione della Commissione Europea (2023), gli accordi generano circa 15.000 posti di lavoro indiretti nei Paesi partner, di cui il 60% occupato da donne, soprattutto nel settore della trasformazione del tonno. Tuttavia, le condizioni di lavoro per questi impieghi non sono regolamentate nei protocolli.

Il sostegno settoriale ha avuto impatti concreti sulle donne: in Côte d'Ivoire sono stati forniti forni per affumicatura artigianale e container refrigerati; in Gambia supporto alle donne raccoglitrici di ostriche per attività alternative; in Guinea-Bissau costruzione di laboratori artigianali e macchine per il ghiaccio. Inoltre, gli accordi favoriscono la partecipazione delle associazioni locali, incluse quelle femminili, ai negoziati e alla governance del settore.

Conclusioni e raccomandazioni

Dopo aver analizzato dati, politiche e iniziative, emerge un quadro chiaro: la parità di genere nel settore ittico è ancora lontana dall'essere raggiunta. Nonostante i progressi normativi e i programmi di sostegno, persistono barriere strutturali e culturali che limitano la partecipazione femminile, soprattutto nella pesca e nell'acquacoltura. Per trasformare questa sfida in un'opportunità, è necessario agire con misure concrete e mirate.

Le priorità strategiche per accelerare il cambiamento sono le seguenti:

  • formalizzare il lavoro femminile e garantire pari retribuzione,
  • rafforzare la raccolta di dati disaggregati e il monitoraggio,
  • promuovere formazione e leadership femminile,
  • integrare la dimensione di genere nel prossimo periodo di programmazione (2028 2034) e negli APPS.

La parità di genere nel settore ittico non è solo una sfida: è un'opportunità per rendere la filiera più equa e sostenibile.

 
 

Fonti

  • Commissione Europea (2023), Evaluation and analysis of the Sustainable Fisheries Partnership Agreements (SFPAs) between the EU and third countries including an in-depth analysis of the sectoral support component of the SFPAs - Final report, Publications Office of the European Union, https://data.europa.eu/doi/10.2771/52188
  • Parlamento Europeo (2025), Research For PECH Committee, Women in fisheries State of play and progress on gender equity in the EU. Mires-Rojas, J., Popescu, I. and Breuer, M. https://www.europarl.europa.eu/thinktank/en/document/CASP_IDA(2025)776020 
  • Scientific, Technical and Economic Committee for Fisheries (STECF) (2019). Social data in the EU fisheries sector (STECF-19-03). Fitzpatrick, M. and Guillen J. (editors). Publications Office of the European Union, Luxembourg. https://data.europa.eu/doi/10.2760/638363, JRC117517
  • Scientific, Technical and Economic Committee for Fisheries (STECF) (2023). Economic Report on the EU aquaculture (STECF-22-17). Nielsen, R., Virtanen, J. and Guillen, J. (editors). Publications Office of the European Union, Luxembourg. https://data.europa.eu/doi/10.2760/51391, JRC132648
  • Scientific, Technical and Economic Committee for Fisheries (STECF) (2024). Economic Report on the EU fish processing industry (STECF 23-14). Malvarosa, L., Tardy Martorell, M., Virtanen, J. and Guillen, J. (editors). Publications Office of the European Union, Luxembourg. https://data.europa.eu/doi/10.2760/81639, JRC136367.
 

Lucia Tudini, Grazia Valentino
Centro Politiche e Bioeconomia, CREA

 
 

PianetaPSR numero 145 novembre 2025