
Un'intensa giornata di scambio e confronto che ha coinvolto oltre 130 persone tra rappresentanti istituzionali, imprenditori agricoli, ricercatori e funzionari regionali. È stato questo e molto altro l'evento "Coltiviamo insieme il domani" che si è tenuto a Roma il 24 novembre scorso presso Spazio Field.
Al centro dell'appuntamento la nuova Rete PAC, un programma che rappresenta l'evoluzione della precedente Rete Rurale Nazionale, ampliando il proprio raggio d'azione per coprire l'intero Piano Strategico della PAC 2023-2027.
Simona Angelini, direttrice generale dello Sviluppo Rurale, ha spiegato la natura di questo strumento: "La Rete è una struttura tecnica di supporto per l'attuazione della Politica agricola comune e del Piano strategico della PAC" ma non solo, come ha tenuto a sottolineare: "La Rete non è soltanto questo, è proprio una comunità di soggetti che portano avanti degli interessi, a volte anche contrapposti, ma che appunto fanno rete, che vengono messi in collegamento e che cercano soluzioni per realizzare quegli obiettivi".
Con un budget di 77 milioni di euro per la programmazione 2023-2027 e una struttura operativa composta da esperti del Masaf, del CREA e dell'ISMEA, la Rete si configura come un vero e proprio ecosistema di governance che coinvolge Autorità di gestione nazionali e regionali, organizzazioni professionali, istituzioni e società civile.

Filip Busz, capo unità analisi della DG Agri della Commissione Europea, è intervenuto evidenziando l'importanza del networking tra tutte le componenti del mondo agricolo e rurale, che devono svilupparsi oltre l'ambito locale e nazionale. "Chiaramente quando parliamo di networking non possiamo più fermarci ai confini nazionali, ma dobbiamo estendere questa attività a livello europeo".
Per questo, ha spiegato il rappresentante della Commissione Europea, serve "una piattaforma capace di agevolare e promuovere lo scambio di esperienze, sul territorio e a livello europeo, per imparare e migliorarsi partendo non solo dai successi, ma anche dai fallimenti".
Busz ha quindi sottolineato la capacità della Rete e dei territori italiani di interfacciarsi con la Rete europea (EU CAP Network), partecipando attivamente aile iniziative lanciate, come il premio ARIA AWARDS che ha visto nella scorsa edizione due progetti italiani conquistare dei riconoscimenti e che, anche nel 2025 ha un progetto candidato tra i finalisti.

Angelini ha illustrato in dettaglio la struttura di governance della Rete: "C'è una struttura, uno steering group che ha il compito di elaborare le strategie, definire il Piano d'azione, che poi concretizza appunto le diverse azioni. Una struttura operativa, quindi, che è formata a sua volta due sottogruppi, e una struttura più ampia che coinvolge tutto il partenariato".
Il risultato di questo lavoro collettivo è un piano d'azione ambizioso: "Oggi - ha spiegato - noi lanciando la Rete PAC presentiamo un programma d'azione che prevede oltre 100 progetti e che copre tutti gli ambiti di interesse e strategici per la Politica agricola comune, dalle politiche territoriali, al LEADER, alla formazione, all'innovazione e alla comunicazione".
La Rete PAC si configura, nelle parole di Paola Lionetti, responsabile dell'Unità tecnico-scientifica della Rete PAC, non come "un direttore d'orchestra ma come un'agorà", uno spazio dove chi ha un problema può incontrare chi ha una soluzione.
Il cuore dell'evento è stato costituito dai 14 tavoli tematici, che hanno coinvolto oltre 130 partecipanti in un confronto articolato su dieci parole chiave: coordinamento, prospettive, anticipazione, resilienza, attrattività, condivisione, competenze, sperimentazione, transizione e coinvolgimento.

Tra gli aspetti più significativi emersi nel corso della restituzione dei lavori, ci sono:

La giornata si è conclusa con la premiazione del concorso "Le buone pratiche dell'Italia rurale", selezionate da una giuria composta da esperti del settore tra 29 candidature iniziali.
Per la sfida "Sostenibilità e cambiamenti climatici" ad aggiudicarsi il premio è stato il progetto "Il Salento che rinasce dopo la Xylella - Agrosì" il titolare dell'impresa agricola Giuseppe Agrosì ha raccontato con emozione la rinascita della sua azienda olivicola dopo i danni provocati dalla Xylella: "Quando arrivano queste tragedie è dura. Abbiamo perso anche gli operai, che sono andati via, alcuni anche fuori d'Italia". La voglia di reagire è arrivata grazie ai figli: "Un giorno mio figlio Rocco, al contrario del grande che veniva con le sue scuole alle giornate di raccolta, alla giornata dell'albero, arrivò a casa con un foglio, con un disegno di alberi grigi, perché lui non aveva mai visto gli alberi d'ulivo verdi". L'azienda ha quindi quadruplicato la superficie, reimpiantato con varietà resistenti e diversificato con carrubo, un bosco didattico e ospitalità.
Il premio per la seconda sfida, "Competitività e sovranità alimentare", è stato assegnato al progetto veneto Be-orto, il cui titolare Andrea ha spiegato così: "Con la misura 4.1 un abbiamo appunto investito in attrezzature che ci permettessero di eliminare quella che era la parte di diserbo chimico e quella del rispetto del suolo è una scelta fondamentale, perché secondo noi non è un substrato da sfruttare ma è un elemento con cui 'collaborare'".
La sfida "Ricambio generazionale" ha visto il successo del progetto dell'Agrinido Grappolino, in Emilia-Romagna. Un progetto che avvicina i bambini all'agricoltura: "L'obiettivo - hanno spiegato i responsabili della struttura - è quello di avvicinare i bambini fin dalla tenerissima età all'attività agricola, quindi alla lavorazione dei campi, agli animali. Spesso i bambini arrivano quasi spaventati da questo mondo che non conoscono".
Al progetto piemontese Foyer, infine, è stata assegnata una Menzione d'onore per aver fatto dell'agricoltura uno strumento di inclusione, un tema particolarmente importante, soprattutto in un progetto nato nel difficile momento post-covid.
I dati raccolti durante l'evento attraverso sondaggi interattivi sono stati analizzati e presentati da Antonio Stasi, che ha spiegato: "Il concetto chiave emerso dalle risposte dei partecipanti è la transizione agricola ed ecologica, che non è più percepita come una prospettiva futura, ma come un processo urgente, quindi radicato nella necessità di adattamento ai cambiamenti climatici, alla scarsità idrica, alle nuove esigenze dei territori e ai mutamenti generazionali".
"È emersa - ha aggiunto - un'attenzione diffusa alle condizioni di contesto, quindi lo spopolamento, la mancanza di servizi, la frammentazione delle imprese, le difficoltà nell'accesso all'innovazione, l'assenza di figure tecniche qualificate, la distonia tra produzione e mercato, la carenza di piattaforme di dialogo permanente".
Le risposte dei presenti hanno confermato l'efficacia dell'approccio partecipativo. La parola più utilizzata per descrivere l'esperienza è stata "condivisione", seguita da "connessione" e "confronto". L'aspetto più apprezzato è stato poter "ascoltare punti di vista diversi" (indicato dalla maggioranza dei partecipanti), seguito da "conoscere persone nuove" e "generare idee e proposte".
Tra le opportunità generate dall'evento, i partecipanti hanno segnalato soprattutto l'aumento dell'interesse su determinate tematiche e la scoperta di progetti da cui apprendere. Per quanto riguarda le direzioni future, le richieste alla Rete PAC si sono concentrate su: ascolto dei territori, comunicazione efficace, networking professionale accompagnato, coinvolgimento degli stakeholder e semplificazione degli strumenti.

Paolo Ammassari, dirigente del coordinamento Sviluppo Rurale del MASAF, ha chiuso la giornata con una riflessione significativa: "Mi verrebbe da citare Richard Bach, che diceva che una vera storia d'amore non ha mai conclusioni. Perché questo? Perché è evidente che noi, nonostante tutte le difficoltà, i problemi, abbiamo una grande passione per il nostro lavoro".
Ammassari ha evidenziato il valore, anche emotivo, del lavoro svolto: "è bello e importante vedere quello che viene realizzato sul territorio con i fondi della PAC, con l'impegno di tutti, di queste persone che portano la loro testimonianza di lavoro, di passione e anche di difficoltà, di difficoltà forti, estreme. Sono storie che commuovono, che ci toccano e noi abbiamo la fortuna di lavorare in questo contesto, di lavorare per queste persone e per queste politiche e quindi penso che dalla giornata di oggi abbiamo trovato tutti delle grandi motivazioni nel nostro lavoro".
Guardando al futuro operativo, ha delineato le priorità: "Sul supporto alla PSP, noi abbiamo una serie di soggetti, di matrici, mi verrebbe da dire, che devono interfacciarsi tra di loro in modo molto complesso" per questo ha indicato la necessità di "creare dei gruppi di lavoro specifici che portino avanti le attività in sinergia, in collegamento".
L'obiettivo finale è chiaro: "A noi quello che ci interessa è avere un partenariato forte, informato e che ci aiuti a sviluppare le politiche sul territorio", con una partecipazione che sia non solo attiva ma anche critica, perché "noi con le critiche cresciamo, ci interessa avere un riscontro, anche critico, dal territorio e dal partenariato, per fare in modo che le sinergie che creiamo siano sempre più forti".
Matteo Tagliapietra
PianetaPSR numero 145 novembre 2025