
Il suolo è un sistema ecologico e un organismo filogenetico evolutosi in risposta a stimoli e cambiamenti. È una risorsa preziosa, vitale, fragile, limitata e non rinnovabile, in quanto per originare 1 centimetro di suolo fertile sono necessari dai 100 ai 1000 anni.
Al suolo sono correlati una serie di servizi ecosistemici vitali: la produzione di cibo; la purificazione delle acque; la regolazione del microclima, dei cicli biogeochimici, del deflusso superficiale e dell'infiltrazione dell'acqua; il controllo dell'erosione; la ricarica delle falde; la cattura e lo stoccaggio del carbonio e la conservazione della biodiversità.
Pertanto, il suolo è fondamentale per incrementare la produzione agroalimentare, salvaguardare la biodiversità, favorire la quantità nutrizionale degli alimenti, proteggere la salute umana, consentire la mitigazione dei cambiamenti climatici e dei fenomeni idrologici estremi. Il suolo, quindi, è prezioso per l'economia, l'ambiente e la società.
Tuttavia fornisce anche altri servizi come la produzione di materie prime e biomasse, lo strato fisico per la realizzazione delle infrastrutture e delle attività antropiche, il patrimonio geologico, geomorfologico e archeologico. Tali servizi sono, generalmente, gli impieghi prevalenti del suolo e, pertanto, il terreno è soggetto a una concorrenza sempre crescente per utilizzi differenti.
Il degrado dei suoli è progredito notevolmente in tutto il mondo. Infatti, studi recenti (FAO) dimostrano che circa il 33% dei suoli mondiali sono moderatamente o fortemente degradati. In particolare, si stima che il 60-70% dei suoli dell'Unione europea sia deteriorato e continui a deteriorarsi. Il degrado può essere connesso a fenomeni fisici come l'impermeabilizzazione, l'artificializzazione del suolo, l'erosione del suolo, la compattazione e la riduzione della ritenzione e dell'infiltrazione idrica del suolo oppure a quelli chimici e biologici (ad es. eccesso ed esaurimento dei nutrienti, l'acidificazione, la perdita di sostanza organica e di biodiversità del suolo, la salinizzazione e la contaminazione del suolo).
In merito all'impermeabilizzazione il rapporto "Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici" redatto dal Sistema Nazionale per la Protezione dell'Ambiente (SNPA) e dall'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) rileva che, nel 2024, sono state convertite in zone artificiali circa 8.400 ettari di suolo, di cui il 72% interessa i suoli agricoli.
Il suolo rappresenta un tassello fondamentale per raggiungere gli obiettivi del Green Deal europeo come, ad esempio, la neutralità climatica, il ripristino della biodiversità, l'inquinamento zero, i sistemi alimentari sani e sostenibili e un ambiente resiliente. Le azioni di tutela, inoltre, sono parte integrante degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e, specialmente, del target 15.3 del gol 15 "Entro il 2030, combattere la desertificazione, ripristinare i terreni degradati ed il suolo, compresi i terreni colpiti da desertificazione, siccità e inondazioni, e sforzarsi di realizzare un mondo senza degrado del terreno". I terreni sani, inoltre, contribuiscono direttamente al raggiungimento dei vari obiettivi dell'Agenda ONU 2030 come, ad esempio, il gol 2 "Sconfiggere la fame", gol 3 "Salute e benessere", gol 11 "Città e comunità sostenibili", gol 12 "Consumo e produzione responsabile" e gol 13 "Azioni per il clima".
Il suolo è, quindi, parte integrante delle politiche, dei regolamenti e delle strategie dell'Unione Europea, tra cui la normativa europea sul clima (Reg. UE n. 2021/1119), la strategia europea di adattamento ai cambiamenti climatici, il Regolamento sul settore LULUCF (Reg. UE n. 2023/839), il Regolamento europeo che istituisce un quadro di certificazione per gli assorbimenti di carbonio (Reg. UE n. 2024/3012), la Politica agricola comune, la Strategia europea per il suolo al 2030 e la Direttiva sul monitoraggio e la resilienza del suolo.
La Direttiva UE n. 2025/2360 è stata adottata lo scorso 23 ottobre con pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea il 26 novembre ed è entrata in vigore il 16 dicembre. Il recepimento di tale direttiva nell'ordinamento nazionale dovrà avvenire entro tre anni dall'entrata in vigore.
La Direttiva rientra nel quadro del Green Deal europeo e contribuisce al raggiungimento degli obiettivi prefissati dalla Strategia dell'UE per il Suolo e la Biodiversità al 2030. La Commissione Europea con l'adozione della Strategia dell'UE per il Suolo ha definito un quadro preciso di misure concrete per proteggere, ripristinare e utilizzare in modo sostenibile i suoli. La Strategia prevede che tutti gli ecosistemi del suolo dell'UE saranno, entro il 2050, in buone condizioni, in particolare, i suoli potranno essere considerati sani quando risulteranno in buone condizioni chimiche, biologiche e fisiche, e saranno in grado di fornire continuamente il maggior numero possibile di servizi ecosistemici, tra cui anche fungere come serbatoi di carbonio. La Commissione ritiene che l'impiego sostenibile dei suoli e la loro rigenerazione possa contribuire a rafforzare la resilienza dell'alimentazione e dell'agricoltura europea. Infine, in tale Strategia la Commissione aveva annunciato l'intenzione di presentare una proposta legislativa sulla salute del suolo al fine di garantire il raggiungimento degli obiettivi.
Pertanto, la Direttiva europea sul monitoraggio e resilienza dei suoli ha come obiettivo sia l'istituzione di un quadro di monitoraggio solido e coerente del suolo, che l'analisi dello status quo dei suoli europei, nonché la riduzione della loro contaminazione, il miglioramento del loro stato di salute, il mantenimento dei suoli in condizioni sane e la prevenzione di tutti gli aspetti di degrado dei terreni. In particolare, tale Direttiva disciplina le tematiche inerenti il monitoraggio e la valutazione della salute del suolo, la resilienza del suolo e la gestione dei siti contaminati.
La Direttiva non prevede degli obiettivi vincolanti o dei traguardi intermedi da raggiungere per garantire la salute dei suoli al 2050. Tale dispositivo normativo, quindi, garantisce un'elevata flessibilità agli Stati Membri al fine sia di individuare le misure più adeguate, che di adattare l'approccio alle condizioni locali. Inoltre non prescrive per i proprietari e gestori dei suoli oneri o obblighi ma si impegna a fornire loro supporto, formazione e consulenza per migliorare l'attuazione delle pratiche sostenibili di gestione del suolo.
La struttura della Direttiva UE n. 2025/2360 si basa su cinque pilastri: il quadro di monitoraggio concernente il campionamento e l'individuazione di una metodologia comune e armonizzata; la valutazione della salute del suolo inerente la definizione dei descrittori del suolo comuni, dei valori obiettivi sostenibili e dei valori limite operativi; la resilienza ottenuta attraverso la gestione sostenibile dei suoli e l'individuazione delle misure di supporto per i gestori del suolo; il monitoraggio e la mitigazione del consumo di suolo riguardante l'identificazione dei principi di mitigazione, le tipologie gerarchiche del consumo di suolo e le modalità di monitoraggio dell'impermeabilizzazione e rimozione del suolo; la gestione della contaminazione del suolo (introduce l'approccio basato sul rischio; prevede l'istituzione dei registri ed individua l'elenco delle sostanze inquinanti, i siti potenzialmente contaminati, gli elenchi di attività e le misure di riduzione del rischio).
La novità principale è relativa all'introduzione in Europa del concetto di riduzione del rischio e alla predisposizione dei registri.
Tale quadro normativo è costituito da una molteplicità di aspetti tecnici differenti e, pertanto, la loro armonizzazione rappresenta un obiettivo sfidante.
L'articolo 4 della direttiva dispone che ogni Stato membro dovrà sia stabilire uno o più "distretti del suolo", con la relativa autorità per la gestione del monitoraggio e la valutazione della salute del suolo, sia identificare le "unità di suolo" che interessano tutto il territorio al fine della configurazione del monitoraggio e dei report connessi. La creazione di tali distretti è ritenuta necessaria dalla Commissione in quanto il territorio europeo è caratterizzato da estrema variabilità dei suoli e delle condizioni meteoclimatiche. Per l'individuazione dell'estensione dei distretti gli Stati possono tenere in considerazione le unità amministrative esistenti o identificare le zone omogenee sulla base della tipologia di suolo, delle condizioni climatiche o dell'uso e copertura del suolo.
Il monitoraggio della salute del suolo in ciascuna unità o dell'impermeabilizzazione e della rimozione del suolo in ciascun distretto si basa sui punti di campionamento (individuati dagli Stati Membri o adoperando LUCAS - Land Use and Coverage Area frame Survey), sui descrittori del suolo, sui criteri di sanità del suolo, sui dati e prodotti spaziali derivanti dal telerilevamento (immagini satellitari Copernicus), sugli indicatori dell'impermeabilizzazione e della rimozione del suolo.
I criteri di sanità sono costituiti da valori obiettivo sostenibili non vincolanti, volti a riflettere l'obiettivo ambizioso a lungo termine della direttiva e dai valori guida operativi per ciascun descrittore del suolo al fine di prevedere un sostegno per il conseguimento della salute e della resilienza dei suoli. I descrittori del suolo sono dei parametri connessi ai vari aspetti di degrado del suolo come, a titolo di esempio, la salinizzazione, la perdita di carbonio organico, la compattazione del sottosuolo, l'erosione del suolo, l'acidificazione, ecc...
Il campionamento deve essere effettuato in punti esatti e può essere composito, ovvero costituito da una miscela di almeno 5 sottocampioni. Il campionamento o i sottocampioni devono essere eseguiti ad una profondità di almeno 30 centimetri o possono essere effettuati ad una profondità fissa o per orizzonte. Il campione o il sottocampione deve riportare le informazioni inerenti la tipologia di suolo e, ove possibile, gli orizzonti genetici del suolo.
I dati relativi allo stato di salute del suolo e al contenuto di sostanza organica rappresentano, per l'Italia, una criticità notevole, sia per il numero esiguo di rilevazioni condotte dal 1990 ad oggi, sia per l'estrema frammentazione delle rilevazioni che, infine, per le diverse metodologie adottate. Sarebbe opportuno individuare degli indicatori globali per il monitoraggio dei progressi effettuati a protezione del suolo e di armonizzare gli attuali programmi di monitoraggio e di campionamento al fine di renderli uniformi e comparabili. Per il monitoraggio si potrebbe considerare il set di dati esistenti provenienti dalle campagne nazionali di monitoraggio del suolo. Inoltre, sarebbe necessario prendere come riferimento il database dei suoli europei (European ESDAC soils) o il sistema di monitoraggio della PAC 2023-2027 che, oltre ad essere omogeneo a livello europeo, utilizza dati aggiornati annualmente e ricavati attraverso metodologie certificate (aerofotogrammetria ad alta definizione ed immagini satellitari Copernicus).
Alla luce delle limitate conoscenze sulle condizioni dei suoli, sull'efficacia e sui costi delle misure necessarie per rigenerarne la salute dei terreni in UE, la direttiva n. 2025/2360 ha, quindi, la finalità innovativa di istituire un quadro di monitoraggio del suolo armonizzato e accurato.
Per la realizzazione degli obiettivi non vincolanti della direttiva e per la definizione dei distretti del suolo, dell'unità del suolo e dell'autorità competente occorre garantire la cooperazione multilivello, interministeriale e con gli stakeholders nazionali e locali al fine di favorire l'adozione e l'accoglienza del nuovo sistema di monitoraggio e di valutazione della salute del suolo.
Infine occorre garantire la coerenza tra le politiche ambientali e gli strumenti di finanziamento volti a sostenere il campionamento dei suoli e l'attuazione delle tecniche di gestione sostenibile dei suoli.
Ilaria Falconi
CREA PB
PianetaPSR numero 146 dicembre 2025