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Il progetto AGROSKILLS e la sfida delle competenze per l'agroalimentare italiano

La Rete PAC lancia un nuovo progetto per colmare la distanza tra la formazione universitaria e i fabbisogni delle imprese agroalimentari italiane.

Nel mercato del lavoro si usa il termine inglese "mismatch" per indicare la mancata corrispondenza tra la domanda di lavoro da parte delle imprese e l'offerta dei lavoratori. Si tratta di un fenomeno complesso, sempre più percepito nel contesto italiano, che si manifesta da un lato con persone occupate ma sottoqualificate (o addirittura sovraqualificate) rispetto al lavoro che svolgono (vertical mismatch) e, dall'altro, con imprese sempre più in difficoltà nel reperire lavoratori competenti (skill shortages) e con competenze e adeguate rispetto a quelle richieste (skill mismatch). 

Pur rappresentando un pilastro dell'economia italiana, con più di 4 milioni di occupati e un valore complessivo superiore ai 700 miliardi di euro lungo l'intera filiera, il settore agroalimentare non è esente da tale problema. Esso incide negativamente sulla competitività, sui processi di internazionalizzazione, sull'occupazione e sulla transizione ecologica e digitale, limitando la capacità del comparto di generare sviluppo economico attraverso soluzioni tecnologiche e organizzative avanzate, responsabili ed effettivamente sostenibili.

Ridurre il mismatch non è solo un obiettivo di occupabilità: è una leva di competitività e resilienza delle filiere. Già nel 2019 la Società Italiana degli Economisti Agrari (SIEA) aveva avviato un dibattito sulla mancanza di un raccordo efficace tra le reali esigenze del tessuto produttivo in termini di nuova conoscenza — di base e applicata — e l'offerta di formazione e ricerca universitaria. Nel tempo, questo dibattito si è progressivamente arricchito, dando enfasi all'importanza strategica che ha l'AKIS per il rafforzamento delle competenze di imprenditori, addetti, consulenti, ricercatori e formatori, fino a scandagliare le problematiche legate all'ampio ricorso a manodopera immigrata che si fa nel settore primario e nell'industria alimentare, delle bevande e del tabacco[1]

Le tendenze socio-economiche degli ultimi anni portano a pensare che nel settore agroalimentare il mismatch si sta sempre più polarizzando nei seguenti ambiti:

  1. Digitale e agricoltura 4.0 (es. Internet of Things - IoT, Sistemi di Supporto alle Decisioni -SSD, Intelligenza Artificiale - IA, Agri-Fintech, e-skills): le imprese cercano competenze per gestire macchine connesse, applicare modelli predittivi, automatizzare il lavoro, mentre l'offerta formativa resta spesso teorica o frammentata rispetto alle pratiche reali. 
  2. Sostenibilità e certificazioni con connotazioni ambientali (biologico, carbon farming, eco schemi, pratiche agroecologiche, energy management, economia circolare): servono capacità di misurazione, autocontrollo e miglioramento continuo, oltre a una maggiore conoscenza degli standard e delle opportunità di mercato.
  3. Qualità e sicurezza alimentare (gestione dei processi produttivi, standard di qualità ed export): permane una diffusa carenza di profili tecnico manageriali con esperienza nelle catene di approvvigionamento e nella tutela dei consumatori.
  4. Cooperazione e approccio interattivo multi-attore (Gruppi Operativi PEI AGRI, AKIS, Distretti del cibo, ecc.), ambito per il quale è necessario sviluppare competenze tecniche e soft skills funzionali alla creazione di un ambiente collaborativo tra i diversi attori dell'AKIS, inclusi i consumatori.


In Italia, pochi studi hanno analizzato in modo sistematico le competenze richieste dalle imprese agroalimentari e come le diverse istituzioni stiano rispondendo a queste esigenze. Un esempio significativo è il lavoro di Borsellino et al. (2023), che, tramite triangolazione di metodi (social network analysis, cluster analysis e desk analysis basata su statistiche descrittive), ha valutato l'allineamento tra le esigenze professionali delle imprese vitivinicole e l'offerta universitaria dei corsi di laurea triennali e magistrali specificamente mirati alla formazione della figura dell'enologo.

Sulla base di questo patrimonio di conoscenze teoriche ed empiriche, la nuova Rete PAC ha previsto, nell'ambito del sesto Osservatorio CREA (CR) "Sviluppo e trasferimento di conoscenze, competenze e innovazione", il progetto "CR 06.07 AgroSkills - La sfida delle competenze per l'agroalimentare italiano", finalizzato alla realizzazione delle seguenti attività:

  • la mappatura dei fabbisogni di competenze delle imprese agroalimentari in comparti agroalimentari strategici: zootecnia da latte, apicoltura e frutta secca, insieme a quello trasversale del biologico;
  • la valutazione dell'offerta formativa, attraverso analisi comparative per verificare se e come i corsi di laurea universitari italiani rispondono alle esigenze delle imprese;
  • l'identificazione delle aree di miglioramento e proposta di raccomandazioni operative per favorire un migliore allineamento tra domanda e offerta di competenze.


Il progetto Agroskills punta a creare un ecosistema dinamico in cui conoscenze, esperienze e idee circolino tra accademici, tecnici, consulenti, ricercatori e imprese per guidare il settore agroalimentare verso soluzioni più moderne, competitive e sostenibili, con al centro il valore imprescindibile delle persone.

 

Bibliografia

  • Borsellino V., Carta V., Varia F. (2023). Skills for competitiveness: an empirical analysis of the educational provision for oenologists offered by Italian universities. The Journal of Agricultural education and extension, 29(2), 217-245. DOI: 10.1080/1389224X.2022.2039245.
  • Ammassari P., Lionetti P., Ciccarelli F. (2025) (a cura di), Piano Nazionale Rete PAC 2025-2027, Documento realizzato nell'ambito del Programma Rete PAC 2025-2027 dal MASAF, https://www.reterurale.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/26810.
 

Note

  • [1] Per ulteriori informazioni si vedano i dati del Sistema Informativo per l'occupazione e la formazione Excelsior di Unioncamere, consultabile al link: https://excelsior.unioncamere.net/.
 

Francesca Varia
CREA Centro di Ricerca Politiche e Bioeconomia

 
 

PianetaPSR numero 146 dicembre 2025