
Nel mercato del lavoro si usa il termine inglese "mismatch" per indicare la mancata corrispondenza tra la domanda di lavoro da parte delle imprese e l'offerta dei lavoratori. Si tratta di un fenomeno complesso, sempre più percepito nel contesto italiano, che si manifesta da un lato con persone occupate ma sottoqualificate (o addirittura sovraqualificate) rispetto al lavoro che svolgono (vertical mismatch) e, dall'altro, con imprese sempre più in difficoltà nel reperire lavoratori competenti (skill shortages) e con competenze e adeguate rispetto a quelle richieste (skill mismatch).
Pur rappresentando un pilastro dell'economia italiana, con più di 4 milioni di occupati e un valore complessivo superiore ai 700 miliardi di euro lungo l'intera filiera, il settore agroalimentare non è esente da tale problema. Esso incide negativamente sulla competitività, sui processi di internazionalizzazione, sull'occupazione e sulla transizione ecologica e digitale, limitando la capacità del comparto di generare sviluppo economico attraverso soluzioni tecnologiche e organizzative avanzate, responsabili ed effettivamente sostenibili.
Ridurre il mismatch non è solo un obiettivo di occupabilità: è una leva di competitività e resilienza delle filiere. Già nel 2019 la Società Italiana degli Economisti Agrari (SIEA) aveva avviato un dibattito sulla mancanza di un raccordo efficace tra le reali esigenze del tessuto produttivo in termini di nuova conoscenza — di base e applicata — e l'offerta di formazione e ricerca universitaria. Nel tempo, questo dibattito si è progressivamente arricchito, dando enfasi all'importanza strategica che ha l'AKIS per il rafforzamento delle competenze di imprenditori, addetti, consulenti, ricercatori e formatori, fino a scandagliare le problematiche legate all'ampio ricorso a manodopera immigrata che si fa nel settore primario e nell'industria alimentare, delle bevande e del tabacco[1].
Le tendenze socio-economiche degli ultimi anni portano a pensare che nel settore agroalimentare il mismatch si sta sempre più polarizzando nei seguenti ambiti:
In Italia, pochi studi hanno analizzato in modo sistematico le competenze richieste dalle imprese agroalimentari e come le diverse istituzioni stiano rispondendo a queste esigenze. Un esempio significativo è il lavoro di Borsellino et al. (2023), che, tramite triangolazione di metodi (social network analysis, cluster analysis e desk analysis basata su statistiche descrittive), ha valutato l'allineamento tra le esigenze professionali delle imprese vitivinicole e l'offerta universitaria dei corsi di laurea triennali e magistrali specificamente mirati alla formazione della figura dell'enologo.
Sulla base di questo patrimonio di conoscenze teoriche ed empiriche, la nuova Rete PAC ha previsto, nell'ambito del sesto Osservatorio CREA (CR) "Sviluppo e trasferimento di conoscenze, competenze e innovazione", il progetto "CR 06.07 AgroSkills - La sfida delle competenze per l'agroalimentare italiano", finalizzato alla realizzazione delle seguenti attività:
Il progetto Agroskills punta a creare un ecosistema dinamico in cui conoscenze, esperienze e idee circolino tra accademici, tecnici, consulenti, ricercatori e imprese per guidare il settore agroalimentare verso soluzioni più moderne, competitive e sostenibili, con al centro il valore imprescindibile delle persone.
Francesca Varia
CREA Centro di Ricerca Politiche e Bioeconomia
PianetaPSR numero 146 dicembre 2025