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rapporto 2025
Denominazioni protette

Dop economy, Rapporto Ismea-Qualivita 2025: la crescita continua e traina il comparto

Per l'Italia il valore alla produzione raggiunge i 20,7 mld e l'export supera i 12 mld.

In un contesto generale complesso e in trasformazione, con mutevoli scenari geopolitici internazionali, la componente afferente alla Dop economy dell'agroalimentare ha confermato il sistema delle Indicazioni Geografiche come un efficace strumento di sviluppo rurale, in grado di accrescere il proprio ruolo nel settore agroalimentare e nell'economia nazionale, di affrontare criticità produttive e commerciali e di raccogliere e affrontare le sfide che l'UE ha lanciato per una visione comune del settore agroalimentare.

L'Italia si conferma il Paese leader per numero di registrazioni a Indicazione Geografica, con 897 denominazioni[1]  tra prodotti agroalimentari (331) e vitivinicoli (530), ai quali si aggiungono le 36 bevande spiritose. Il Regolamento (UE) 2024/1143 sulla tutela dei prodotti IG, entrato in vigore in Italia a maggio 2024, riunisce, infatti, in un unico atto normativo le disposizioni relative alle Indicazioni Geografiche per i vini, i prodotti agricoli e le bevande spiritose, precedentemente suddivise in tre distinte basi legali.

Secondo gli ultimi dati pubblicati nel XXVIII Rapporto Ismea-Qualivita, presentato a Roma il 26 novembre scorso, con questo patrimonio, l'Italia detiene più di un quinto dei prodotti agroalimentari e quasi un terzo dei vini certificati in UE. Questo dato assume ancor più significato alla luce anche del recente riconoscimento della Cucina italiana a patrimonio immateriale dell'Umanità da parte dell'Unesco.


Fonte: Rapporto Ismea-Qualivita 2025
Fonte: Rapporto Ismea-Qualivita 2025

Aziende e occupazione

Gli operatori delle IG, coordinati da 328 Consorzi di tutela autorizzati dal Masaf, sfiorano le 184.000 unità, il 53% dei quali nel settore vitivinicolo, mentre i rapporti di lavoro afferenti alle filiere IG superano quota 864.400[2]. Il Rapporto Ismea-Qualivita 2025, peraltro, si è arricchito per la prima volta di un approfondimento a cura dell'Istat sulla tipologia di aziende che caratterizzano la Dop economy italiana. L'analisi descrive un quadro di imprese guidate da imprenditori generalmente più giovani, con un livello di formazione specialistica più elevato e una maggiore sensibilità verso l'innovazione. Le aziende del settore IG presentano inoltre una spiccata apertura alla multifunzionalità, con attività complementari che contribuiscono a consolidare il rapporto con il territorio e a valorizzarne le potenzialità. Caratteristiche si riflettono positivamente anche sui risultati economici, con una produzione standard media superiore di oltre tre volte rispetto al complesso delle aziende agricole italiane.

Il valore economico

Entrando nel vivo dei dati economici, il Rapporto Ismea-Qualivita 2025 indica un valore della produzione di vino e cibo IG nel 2024 poco al di sotto dei 21 miliardi di euro (+3,5% sul 2023).  A trainare la crescita è stato soprattutto il comparto cibo che ha raggiunto i 9,6 miliardi di euro segnando il +7,7% sul 2023 mentre il settore vitivinicolo si è confermato sui livelli del 2023 con 11 miliardi di euro. 

Nel complesso il valore della Dop economy riconducibile a cibo e vino, ha contribuito per il 19% al fatturato agroalimentare nazionale. 

Le produzioni a IG continuano a essere anche un'importante fattore reputazionale per l'esportazione del "made in Italy agroalimentare di qualità" nel mondo: nel 2024 il valore all'export ha superato i 12 miliardi di euro, ripartendosi tra cibo (42%) e vino (58%), e contribuendo per il 18% al valore delle esportazioni agroalimentari complessive.

La crescita del cibo

Facendo un'analisi distinta tra cibo e vino, si evidenzia che la Dop economy del cibo ha prodotto circa 600 mila rapporti di lavoro per oltre 86 mila operatori coordinati da 189 Consorzi di tutela. Per il quarto anno consecutivo si registra, inoltre, una progressione in termini di valore della produzione che nel 2024 ha raggiunto i 9,6 miliardi di euro (+7,7% sul 2023). 

Fonte: Rapporto Ismea-Qualivita 2025
Fonte: Rapporto Ismea-Qualivita 2025


Scendendo nel dettaglio, si evidenzia che il settore dei formaggi, in forte crescita su base annua (+10,5%), ha raggiunto i 5,9 miliardi di euro di valore alla produzione e rappresenta il 61% del cibo IG. Con 583 mila tonnellate, il settore ha registrato anche una crescita dei volumi certificati (+2,6%) raggiungendo il livello più alto degli ultimi cinque anni grazie ad alcuni dei suoi prodotti più importanti come il Grana Padano Dop, il Parmigiano Reggiano Dop e il Gorgonzola Dop. Il secondo segmento per valore è quello dei prodotti a base di carne che con un valore piuttosto stabile a 2,2 miliardi di euro (-0,9%), ha un peso del 23%. 

Gli ortofrutticoli e cereali hanno mostrato, nel complesso, un incremento del +6,0% con 392 milioni di euro di valore alla produzione: stabili le mele (+0,3%) mentre crescono agrumi (+17%), ortaggi (+16%), frutta estiva (+29%), pomodori (+30%) e patate (+7%). Nel 2024 è cresciuta anche la produzione certificata del settore ortofrutticolo: +7% rispetto all'anno precedente. Di contro, la frutta in guscio ha registrato, un forte calo (-47%) riconducibile a quello delle nocciole.  Seguono gli aceti balsamici con 386 milioni di euro di valore alla produzione, in crescita del +7,9% dopo lo stop del 2023, e le paste alimentari che con 307 milioni di euro registrano un +11% sul 2023.

Gli oli di oliva, dopo aver superato i 130 milioni nel 2023, nel 2024 hanno sfiorato i 200 milioni di euro di valore alla produzione segnando un +46,9% su base annua grazie alla contemporanea crescita dei listini e dei volumi certificati. La crescita del +31% della produzione è attribuibile in larga parte al Terra di Bari Dop e ad altri prodotti del Sud grazie alla buona disponibilità dalla campagna 2023/2024. In aumento le IG del Centro-Italia per l'abbondante produzione dell'autunno 2024.

Il 2024 è stato positivo anche per il settore delle carni fresche (+4,3%) che valgono 117 milioni di euro, mentre in volume si è assistito a una lieve flessione complessiva (-3,7%) attribuibile un po' a tutti i prodotti fatta eccezione per l'Agnello di Sardegna Igp e la Cinta Senese Dop. I prodotti della panetteria e pasticceria hanno mostrato solo una lieve crescita in valore (+0,7%) attestandosi a 116 milioni di euro e anche i volumi hanno avuto solo un piccolo aumento. 
 

Fonte: Rapporto Ismea-Qualivita 2025
Fonte: Rapporto Ismea-Qualivita 2025

Il vino

Un discorso a sé merita il vino che da solo nel 2024 ha segnato un valore alla produzione di 11 miliardi di euro, in linea con il 2023, con i volumi del prodotto imbottigliato attestati a 25,6 milioni di ettolitri, in lieve calo (-1%) rispetto all'anno precedente. 

Nel dettaglio, sono stati certificati 17,82 milioni di ettolitri di vino Dop (in linea con il 2023), mentre l'imbottigliato Dop ha raggiunto 17,15 milioni di ettolitri, con un incremento del +1%. A frenare sono stati, invece i vini Igp che, dopo la forte crescita degli imbottigliamenti registrata nel 2023 (+6%), hanno evidenziato un calo del -4% nel 2024.

Fonte: Rapporto Ismea-Qualivita 2025
Fonte: Rapporto Ismea-Qualivita 2025

La distribuzione sul territorio

L'andamento risulta, tuttavia, non omogeneo né tra aree geografiche né tra denominazioni a dimostrazione che nel settore ogni prodotto ha un mercato e una dinamica quasi mai correlata agli altri. 

Tra i primi dieci prodotti Dop e Igp per valore, ad esempio, cinque registrano un aumento e cinque un calo rispetto all'anno precedente, mentre a livello territoriale nove regioni su venti mostrano una variazione positiva. I risultati migliori si osservano in Friuli-Venezia Giulia (+63 milioni di euro, pari al +8%), Veneto (+52 milioni di euro, pari al +1,2%) e Puglia (+37 milioni di euro, pari al +6,5%), mentre i cali più marcati sono in Lombardia (-68 milioni di euro, pari al -12,2%), Piemonte (-56 milioni di euro, pari al -4,4%) e Trentino-Alto Adige (-31 milioni di euro, pari al -4,5%). 

A livello territoriale il 2024 si è confermato come anno di diffusa crescita del valore IG. Sono state 14, infatti, le regioni che hanno mostrato valori della Dop economy più elevati rispetto al 2023. Le quattro regioni del Nord-Est si confermano la locomotiva del comparto, con un valore di 11,24 miliardi di euro (+2,8% sul 2023) che rappresenta il 54% del settore nazionale delle IG: il Veneto ha sfiorato i 5 miliardi di euro di valore alla produzione (+2,2%), mentre l'Emilia-Romagna si è fermata sulla soglia dei 4 miliardi di euro (+3,0%).  La crescita più rilevante di questa area è ascrivibile al Friuli-Venezia Giulia che con 1,3 miliardi di euro ha fatto segnare il +8,1%, mentre il Trentino-Alto Adige ha registrato una lieve frenata (-0,9%). 

Fonte: Rapporto Ismea-Qualivita 2025
Fonte: Rapporto Ismea-Qualivita 2025


Nel Nord-Ovest la Dop economy nel 2024 ha fatto segnare valori pari a 4,58 miliardi di euro con un incremento del 7,1% rispetto all'anno precedente. La Lombardia si è riconfermata prima regione di questa area con 2,9 miliardi di euro e con il +13,1% sull'anno precedente confermando una crescita per quarto anno consecutivo; il lieve frenata, invece, il Piemonte (-2,8%), mentre hanno mostrato un incremento rispetto al 2023 sia la Liguria (+18,8%), sia la Valle d'Aosta (+3,5%). 

Nel 2024 Sud e Isole hanno raggiunto complessivamente 3,16 miliardi di euro, con una crescita del +3,4% su base annua. A trainare sono state la Campania (+3,1%), la Puglia (+12,2%) e la Sicilia (+4,0%), ma anche per Abruzzo (+4,1%) e Calabria (+8,2%) la variazione su base annua è stata positiva. Segnali flessivi, invece, sono arrivati dalla Sardegna (-6,5%) e dal Molise (-17%). 

Il Centro, dopo il calo del 2023, segna un ulteriore -0,9%, malgrado il lieve recupero della Toscana (+0,5%) e la crescita dell'Umbria (+3,4%), che però non compensano la flessione del Lazio (-7,9%) e delle Marche (-10,8%). Fra le prime venti province per valore, i risultati migliori del 2024 in termini assoluti sono quelli di Mantova (+121 milioni di euro), Modena (+65 milioni di euro), Treviso (+64 milioni di euro) e Brescia (+63 milioni di euro). In calo, rispetto al 2023, Parma (-4,3%), Verona (-2,0%), Cuneo (-3,4%), Trento (-4,7%) e Caserta (-3,8%).

Il modello delle IG

La tenuta complessiva del settore delle IG ha i suoi fattori di successo in alcune caratteristiche e specificità, che nel tempo hanno plasmato un vero "modello" economico. 

Le IG evocano in primis la distintività del prodotto. Ogni IG, infatti rappresenta l'espressione di un legame profondo con il proprio territorio di origine. Si tratta di prodotti la cui qualità nasce dall'interazione tra fattori ambientali, climatici, sociali e culturali; elementi che vengono definiti e tute-lati all'interno di uno specifico disciplinare produttivo. È proprio questa relazione unica con il territorio che li rende irriproducibili altrove: non delocalizzabili, insostituibili dal punto di vista del consumo e particolarmente adatti a sostenere una narrazione forte, capace di rafforzarne la riconoscibilità. 

Le IG sono una leva per lo sviluppo economico delle comunità rurali e svolgono per questo un ruolo molto importante nel prevenire l'abbandono delle produzioni tipiche locali. I sistemi delle IG possono migliorare la distribuzione del valore tra gli attori della filiera e assicurare il mantenimento della tradizione alimentare locale, contribuendo alla conservazione delle varietà e razze autoctone, delle risorse naturali locali e del paesaggio rurale, della cultura della dieta alimentare nutrizionale e della memoria culinaria. Inoltre, l'organizzazione e la governance del sistema possono favorire sinergie interne per ridurre i costi ed esercitare il coordinamento per la sua valorizzazione. Tutto questo si può sintetizzare in sostenibilità delle produzioni IG declinata nei suoi tre assi fondamentali: economico, ambientale e sociale. 

Altrettanto importante è l'azione aggregativa, che è sostenuta anche dall'operato dei Consorzi di tutela e delle Associazioni di produttori, ed esprime la volontà condivisa di valorizzare e proteggere il patrimonio collettivo delle eccellenze agroalimentari, tutelandone al tempo stesso la dimensione culturale e quella economica. 

Da sottolineare anche che le produzioni IG, grazie a condizioni naturalmente favorevoli, agevolano, la multifunzionalità dell'attività agricola e la diversificazione del reddito agricolo che, in particolare, si esprime in diffuse attività agrituristiche e di accoglienza turistica. Non è un caso che oltre 9.000 agriturismi (più di un terzo del totale nazionale) producano almeno un prodotto a IG ed effettuino spesso la vendita diretta del prodotto. Le sinergie economiche con altri settori, come la ristorazione di qualità, il turismo e l'artigianato rafforzano lo sviluppo del territorio e il recupero del patrimonio di tradizioni che lo caratterizza.        

 

Note

  • [1] Il numero delle registrazioni è aggiornato all'11/11/2025.
  • [2] Il numero di operatori e di occupati comprende anche i dati relativi alle Bevande Spiritose IG.
 
 

Tiziana Sarnari e Roberta Buonocore
ISMEA

 
 

PianetaPSR numero 146 dicembre 2025