
Negli ultimi trent'anni il paesaggio rurale della Basilicata ha mostrato segnali chiari di contrazione strutturale e di trasformazione colturale: riduzione della Superficie Agricola Utilizzata, diminuzione del numero di aziende, calo della cerealicoltura tradizionale e, al contempo, crescita delle foraggere e dell'agricoltura biologica. Questi cambiamenti si riflettono direttamente sulla morfologia del territorio, che tende a semplificarsi ma anche a riorganizzarsi in nuovi mosaici colturali, mentre persistono elementi storici della ruralità come masserie, tratturi e abbeveratoi.
È quanto emerge dallo studio "Analisi del paesaggio mediterraneo nel modello di sistema della transizione ecologica", realizzato nell'ambito del progetto AgrEcoMed, finanziato da PRIMA - Partnership for Research and Innovation in the Mediterranean Area del Programma quadro europeo di ricerca e innovazione.
La ricerca propone una lettura integrata del paesaggio rurale, combinando dati quantitativi e qualitativi per analizzare in modo puntuale i cambiamenti intervenuti sul territorio negli ultimi tre decenni.
Il quadro interpretativo, ricostruito attraverso i principali indicatori strutturali dell'agricoltura regionale e gli elementi materiali della ruralità storica (masserie, tratturi e abbeveratoi), che costituiscono testimonianze fondamentali della lunga evoluzione agraria del territorio (Cillis et al., 2019; Esposito et al., 2015), analizza le trasformazioni in atto in termini di paesaggio che "modella e viene modellato dall'azione dell'uomo" (Roe, Sarlöv Herlin & Speak, 2016; Favargiotti et al., 2023).
L'analisi si concentra sull'area del Distretto Agroecologico delle Murge - Alto Bradano, dove operano aziende agricole accomunate da una visione produttiva orientata ai principi dell'agroecologia. Per garantire l'omogeneità dei dati e in base alla disponibilità delle informazioni regionali, lo studio ha riguardato i diciassette comuni lucani ricadenti nell'areale dell'Alto Bradano (Figura 1).

I risultati sono chiari e restituiscono l'immagine di un'agricoltura in contrazione strutturale. Nel 2020 la Superficie Agricola Utilizzata (SAU) dell'area di studio si attesta a 149.700 ettari, pari al 29,7% della SAU regionale, registrando una riduzione del 7,35% rispetto al 1990 (ISTAT, dati censuari). Tale dinamica risulta pienamente coerente con l'andamento osservato a livello regionale.
Parallelamente, diminuisce anche il numero delle aziende agricole: dalle 15.076 del 1990 si passa alle 12.635 del 2020, pari al 28,3% del totale regionale (ISTAT, dati intercensuari). Questo progressivo ridimensionamento del comparto agricolo, strettamente correlato al calo demografico che interessa la Basilicata, determina nel lungo periodo effetti tangibili sulla morfologia del paesaggio, che tende gradualmente a semplificarsi ed a perdere varietà strutturale e funzionale (Jewell K., et al. 2025, Maialetti M., et al. 2024).
Dai dati ISTAT 2020, l'81,4% della SAU dell'area di studio è investita dai seminativi, seguita dai prati e pascoli (11,4%), dalle colture legnose agrarie (7%) ed in piccolissima parte dagli orti familiari (0,6%). Ma il dato più significativo riguarda la composizione interna delle colture.
Storicamente vocata alla cerealicoltura, la zona di studio registra una forte contrazione dei cereali da granella, con una riduzione del 30% rispetto al 1990, attestandosi nel 2020 a 76.149 ettari. In controtendenza, cresce in modo marcato la superficie destinata alle foraggere avvicendate, che passa dai 2.644 ettari del 1990 ai 15.794 ettari del 2020, anche grazie agli incentivi delle politiche agricole europee. I terreni a riposo mostrano invece un andamento fluttuante, legato all'attuazione delle misure ambientali della PAC, passando da circa 15.500 ettari nel 1990 a poco più di 10.000 ettari nel 2020. Questi cambiamenti colturali non sono neutri: modificano il paesaggio, sostituendo le grandi distese uniformi con superfici più frammentate e diversificate (Plieninger & Bieling, 2012). Nel Distretto delle Murge - Alto Bradano, la riduzione dei cereali e l'aumento delle foraggere danno vita ad un paesaggio in evoluzione scandito dal succedersi delle diverse colture nel corso dell'anno. Tale realtà è resa possibile grazie all'adozione degli imprenditori agricoli di pratiche sostenibili (Michelato Ghizelini, A., & Pacini, G. C. 2025).
Infatti, la crescente attenzione alla sostenibilità è confermata dal peso dell'agricoltura biologica. In Basilicata la superficie biologica aumenta in modo continuo tra il 2016 e il 2023, passando da circa 95.000 a oltre 130.000 ettari (Figura 2), con un picco nel 2021 legato alle nuove misure del PSR e ai bandi per la conversione.
Nell'area di studio la crescita è più irregolare, ma significativa: dopo un lieve aumento fino al 2018 e una flessione nel 2020, si registra un picco nel 2021, seguito da una fase di stabilizzazione e da un lieve calo nel 2023 (Figura 2). Anche il numero di aziende biologiche cresce, segno che il biologico si consolida non solo in termini di superficie, ma anche di struttura imprenditoriale (Figura 3). La lieve contrazione più recente nell'area di studio potrebbe riflettere criticità locali o un processo di selezione verso imprese più resilienti.
Accanto ai dati quantitativi, lo studio integra le tracce materiali della ruralità, intesa come "quella forma che l'uomo, nel corso ed ai fini delle sue attività produttive agricole, coscientemente e sistematicamente imprime al paesaggio naturale" (Sereni, 1961). Nell'area di studio si contano 28 casali-masserie riconosciute come Beni Monumentali dalla Regione Basilicata, 23 abbeveratoi e 8 tratturelli storicamente legati alla transumanza.
Si tratta di elementi identitari del paesaggio rurale lucano, segni tangibili del lavoro agricolo e pastorale che nei secoli ha profondamente modellato il territorio in un'ottica silvo-pastorale. Molti di questi manufatti sono oggi oggetto di interventi di recupero e valorizzazione da parte della Regione Basilicata, contribuendo a mantenere un legame vivo tra il paesaggio contemporaneo e la memoria storica.
Nel suo complesso, l'analisi restituisce l'immagine di un paesaggio in transizione: superfici agricole in diminuzione, colture che cambiano, ma anche una sorprendente persistenza degli elementi storici della ruralità. In questo scenario, l'agroecologia emerge come una strategia concreta per una gestione sostenibile del territorio, capace di promuovere biodiversità, diversificazione dei mosaici colturali e maggiore resilienza delle aziende agricole. Un percorso che non guarda solo al futuro della produzione, ma anche alla tutela dell'identità profonda del paesaggio mediterraneo.
Giuseppina Selvaggi, Domenica Ricciardi e Maria Assunta D'Oronzio
CREA PB
PianetaPSR numero 147 gennaio 2026