
Nell'ambito delle attività della Rete PAC è stato avviato un progetto dedicato a "Il ruolo delle donne nelle filiere produttive del settore primario". L'iniziativa nasce dalla consapevolezza che la piena partecipazione delle donne all'agricoltura non rappresenta solo una questione di equità, ma costituisce un fattore strategico per la competitività, la capacità innovativa e la sostenibilità delle filiere agroalimentari.
Il progetto, con un approccio multidisciplinare e partecipativo, si propone di individuare e analizzare i fattori discriminanti presenti lungo le filiere agricole che possono limitare la partecipazione delle donne e scoraggiarle dal permanere nel settore. Queste dinamiche rischiano infatti di indebolire il sistema nel suo complesso, privandolo di competenze, visioni e risorse fondamentali per affrontare le sfide della transizione ecologica, tecnologica e sociale.
Il progetto approfondisce il ruolo delle imprenditrici agricole attraverso interviste e focus group con imprenditrici attive nei diversi comparti produttivi. L'attività consolida la collaborazione già avviata con l'Associazione Nazionale Le Donne dell'Ortofrutta e si estende anche ad altre associazioni femminili operanti in settori specifici, quali quello vitivinicolo e olivicolo.

Fondata a Bologna nel 2017, l'associazione è un organismo unico in Europa: il primo e, ad oggi, l'unico a rappresentare il settore ortofrutticolo a livello comunitario. Partita da 30 socie, è cresciuta fino a raggiungere 142 associate, attive lungo l'intera filiera: dalla produzione alla distribuzione; dal seme alla tecnologia; dal packaging alla logistica; fino al marketing e alla comunicazione.
In questi anni, l'associazione si è fatta promotrice di numerose iniziative per sensibilizzare il settore, i media e i consumatori sul ruolo chiave dell'ortofrutta nell'agroalimentare italiano, un ruolo in cui le donne sono spesso protagoniste. Rappresentano una quota molto rilevante della forza lavoro del settore, ma troppo spesso non hanno voce in capitolo.
L'ortofrutta italiana è un patrimonio non solo economico, ma anche sociale e ambientale. Le Donne dell'Ortofrutta, per statuto, si impegnano a valorizzare questo ruolo strategico promuovendo la conoscenza, l'innovazione e stimolando il consumo dei prodotti alla base della dieta mediterranea attraverso iniziative mirate.
Inclusione, empowerment femminile, parità di genere, prevenzione della violenza contro le donne, informazione e sensibilizzazione sull'importanza della prevenzione a tavola grazie a un'alimentazione sana e ricca di frutta e verdura: questi sono solo alcuni dei temi su cui si concentra l'attività dell'associazione. Nel corso dell'anno, le referenti regionali coordinano numerose iniziative territoriali per far conoscere l'associazione, promuovere il consumo di ortofrutta, sensibilizzare sull'importanza di una sana alimentazione e ampliare la base associativa, coinvolgendo nuove professioniste del settore. Sono numerosi anche i corsi di formazione offerti alle socie, che spaziano dalla finanza all'empowerment femminile.
I primi risultati dello studio sul ruolo delle donne nel settore ortofrutticolo sono stati presentati durante il convegno tenutosi il 28 novembre 2025 a Misterbianco (CT) nell'ambito di FRUTECH 2025, la fiera specializzata nell'innovazione tecnologica del settore ortofrutticolo che si tiene ogni anno in Sicilia. Il convegno, dal titolo "Le nuove frontiere dell'ortofrutta: la visione sostenibile delle donne", ha affrontato uno dei temi più attuali del settore agroalimentare: la sostenibilità. Nel corso dell'incontro, è stato sottolineato come il comparto ortofrutticolo sia chiamato a ripensare le proprie strategie e modalità operative per conciliare produttività e tutela dell'ambiente, del territorio e della società.
Al centro della riflessione è stato il ruolo delle imprese guidate da donne e delle professioniste del settore, con un focus sulle risposte innovative che stanno emergendo. Il convegno ha proposto un'analisi concreta, presentando strumenti, storie di successo e percorsi di cambiamento già avviati, e ha toccato tutte le dimensioni della sostenibilità: ambientale, tecnologica, economica e sociale.
Nel corso dell'incontro sono stati presentati i dati statistici che delineano le caratteristiche del settore e le prime evidenze dell'indagine partecipata.
I dati ISTAT che descrivono il contributo delle donne all'agricoltura non riescono a far emergere completamente la complessità del fenomeno. Il ruolo delle donne è influenzato da limitazioni frutto di retaggi culturali che ancora oggi condizionano le relazioni e le opportunità. Inoltre, le fonti informative in grado di far comprendere appieno il fenomeno sono scarse e incomplete. Tuttavia, il Censimento dell'Agricoltura, curato dall'ISTAT, rimane la fonte di riferimento che permette di delineare la loro presenza e il loro peso nel settore primario e nei diversi comparti produttivi in modo più articolato, aiutandoci a comprenderne i cambiamenti.
Secondo i dati del 2020, le aziende agricole femminili rappresentano circa il 31% del totale, con un aumento rispetto al 2010. Tuttavia, queste imprese presentano dimensioni più ridotte (SAU media di 7,7 ettari contro i 12 ettari delle aziende maschili) e una produzione standard inferiore. Nelle filiere orticole e frutticole, la presenza delle imprenditrici è significativa (27,8% nel settore orticolo e 28,6% in quello frutticolo), ma anche in questi settori emergono differenze strutturali e di redditività. Inoltre, le aziende femminili presentano una minore propensione all'innovazione (7% contro il 13% delle aziende maschili).

Dietro a questi dati ci sono le storie di donne che hanno trasformato aziende familiari in realtà moderne e competitive. Il passaggio da "figlia di" a "imprenditrice" non è stato affatto scontato. Le imprenditrici intervistate nel progetto Rete PAC hanno seguito percorsi eterogenei: alcune hanno preso in mano aziende di famiglia, altre hanno creato imprese ex novo. Operano in vari settori - dall'orticoltura siciliana alla frutticoltura piemontese, dalla cipolla rossa di Tropea ai vivai industriali del Nord - e puntano su filiera corta, turismo rurale, marchi innovativi e export verso l'Europa e i Paesi extra UE.
Molte di loro guidano le strategie aziendali, innovano i prodotti e i processi e promuovono attivamente la parità di genere. Le innovazioni introdotte spaziano dall'agricoltura di precisione alla digitalizzazione dei processi fino alla creazione di laboratori di ricerca varietale. Molte aziende hanno investito in tecnologie 4.0, come i sistemi di guida automatica dei trattori con GPS, le stazioni meteorologiche, i sistemi di fertirrigazione e la tracciabilità digitale. L'obiettivo è duplice: migliorare l'efficienza e ridurre la dipendenza da una manodopera sempre più scarsa. Per quanto riguarda il prodotto, si punta alla diversificazione e al recupero degli scarti in un'ottica di economia circolare. L'innovazione riguarda anche l'organizzazione e la società: controllo di gestione, inserimento di donne in ruoli tecnici, certificazioni di parità di genere e progetti formativi.
Il progetto proseguirà nel 2026 con nuove indagini e workshop per rafforzare le reti femminili, promuovere politiche di sostegno mirate e consolidare modelli di filiera più inclusivi, innovativi e sostenibili, in grado di affrontare le sfide della competitività e della transizione ecologica.
Maria Carola Gullino - Associazione Nazionale Le Donne dell'Ortofrutta
Lucia Tudini, Grazia Valentino - CREA-PB
PianetaPSR numero 147 gennaio 2026