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Bioeconomia

La nuova Strategia sulla bioeconomia sostenibile per l'Europa

Un pilastro della competitività industriale, della circolarità dei prodotti e della rigenerazione territoriale.  

La bioeconomia costituisce un trampolino di lancio fondamentale per cambiare il paradigma di sviluppo economico ed innescare un cambiamento trasformativo al fine di assicurare la transizione ecologica e un futuro sostenibile. Inoltre, sostiene il tessuto socioeconomico delle zone rurali in quanto genera nuove catene di valore basate sulla valorizzazione e sul riutilizzo integrato dei residui agricoli e forestali, degli scarti di lavorazione e dei reflui zootecnici per la produzione di bioprodotti, biomateriali e bioenergia. La bioeconomia, quindi, può rappresentare un'opportunità unica per affrontare globalmente le sfide sociali interconnesse (sicurezza alimentare, scarsità di risorse naturali, crisi industriale, crescita economica, dipendenza dalle risorse fossili e cambiamenti climatici) e per sviluppare infrastrutture interdisciplinari in grado sia di coniugare il mondo della ricerca, dell'economia e della tecnologia con la società che di rilanciare la competitività e la diversificazione attraverso un modello di innovazione applicato ai territori e alle loro tradizioni (fonte: La bioeconomia per lo sviluppo rurale - CREA, 2024). 

I settori della bioeconomia possono offrire, non solo occasioni di creazione di nuovi posti di lavoro, sviluppo economico e miglioramento della coesione territoriale, anche in zone remote o periferiche, ma può anche rappresentare un'importante fonte di diversificazione del reddito (specialmente per il settore agricolo) e di stimolo delle economie rurali locali ed interne grazie all'incremento degli investimenti in competenze, conoscenze ed innovazione.

La Commissione europea, con il Piano Clean Industrial Deal volto ad accelerare la transizione ecologica dell'industria e a integrare i temi della decarbonizzazione e della reindustrializzazione, ha evidenziato il ruolo strategico della bioeconomia nel garantire un sistema economico e produttivo competitivo e sostenibile. L'obiettivo non è semplicemente immettere sul mercato prodotti bio-based che sostituiscano quelli tradizionali riducendone l'impatto ambientale, ma sviluppare prodotti capaci di contribuire attivamente alla rigenerazione delle risorse naturali (fonte: Annuario agricoltura CREA, 2024).

La revisione della Strategia sulla bioeconomia potrebbe rappresentare un passaggio cruciale per valorizzare il potenziale dei materiali biologici, ridurre la dipendenza dall'estero, e intensificare gli investimenti in ricerca e innovazione, così da garantirne la scalabilità. Sarà inoltre essenziale riconoscere e valutare i servizi ecosistemici generati dalla bioeconomia e dai prodotti bio-based, promuovere la consulenza aziendale e incentivare progetti di filiera locale che siano circolari, integrati, interconnessi e interdisciplinari, con l'obiettivo di favorire una rigenerazione culturale, industriale, ambientale e sociale (fonte: Annuario agricoltura CREA, 2024).

La nuova Strategia comunitaria per la bioeconomia

La Strategia sulla bioeconomia sostenibile per l'Europa - "Un quadro strategico per una bioeconomia europea competitiva e sostenibile", adottata lo scorso novembre dalla Commissione europea, ha l'intento sia di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e dalle importazioni, che di promuovere la competitività industriale, la circolarità dei prodotti e una bioeconomia sostenibile entro il 2040 in grado di garantire la neutralità e la resilienza climatica, la protezione e il ripristino della biodiversità e degli ecosistemi, il miglioramento della qualità dell'aria, l'efficienza delle risorse e la sicurezza alimentare. 

La bioeconomia - imperniata sulla produzione di prodotti bio-based circolari, volti ad assicurare l'accesso equilibrato alle risorse e alle matrici ambientali, e sulla realizzazione di infrastrutture (cd. bioraffinerie) in grado di riconvertire e reindustrializzare i siti abbandonati o marginali - può rivestire il ruolo di driver per la "crescita verde" e la "rigenerazione territoriale". L'obiettivo, pertanto, non è quello di immettere sul mercato prodotti bio-based in grado di sostituire quelli già esistenti e di ridurre il loro impatto ambientale, ma la realizzazione di prodotti in grado di rigenerare le risorse naturali.

Il Gruppo Ambiente del Consiglio europeo (WPE) sta, attualmente, proponendo degli emendamenti normativi al testo della Strategia al fine di adottare ulteriori interventi, tra cui quello concernente l'impiego dei rifiuti solidi urbani per la produzione di bioprodotti, biomateriali e biofertilizzanti. Tuttavia, occorre delineare dei criteri normativi e tecnici per l'utilizzo agronomico dei prodotti derivanti dai rifiuti solidi urbani al fine di tutelare il suolo e garantire la sicurezza alimentare. 

I pilastri della nuova Strategia comunitaria per la bioeconomia

La nuova strategia punta su una combinazione di misure, investimenti e strumenti normativi per trasformare la bioeconomia in un motore industriale, economico e ambientale.

Rendere concrete le innovazioni bio-based

  • Scale-up delle innovazioni bio-based, grazie a un mix di investimenti pubblici e privati, e a un ambiente regolatorio più snello e chiaro, che faciliti l'approvazione di nuove soluzioni, in particolare per le piccole e medie imprese.
  • Creazione di un gruppo di investimento per la bioeconomia volto a stimolare capitali privati.


Sviluppo di "mercati guida" per materiali e tecnologie bio-based

  • Incentivare la domanda di prodotti bio-based: per esempio, introducendo obiettivi vincolanti nei quadri legislativi, affinché l'uso di materie prime fossili venga progressivamente sostituito da alternative sostenibili.
  • Istituire una "Alleanza per l'Europa bio-based", un'associazione volontaria di imprese europee impegnate ad acquistare collettivamente soluzioni bio-based, con l'obiettivo di generare 10 miliardi di euro di domanda bio-based entro il 2030.


Uso sostenibile della biomassa e promozione di economie locali

  • Promuovere la circolarità e valorizzare la biomassa secondaria (residui agricoli, sottoprodotti, scarti e rifiuti urbani - FORSU) come materia prima per bioenergie, bioplastica, fertilizzanti e altri usi.
  • Incentivi per agricoltori e forestali che adottano le pratiche più ecocompatibili: tutela del suolo, conservazione dei sink di carbonio, uso responsabile della biomassa.
  • Progetti sperimentali per implementare la bioeconomia a livello locale, in aree rurali, costiere e urbane.


Internazionalizzazione e resilienza della catena produttiva europea

  • Sfruttare le risorse biologiche europee per ridurre la dipendenza da materie prime fossili e da importazioni critiche.
  • Favorire l'accesso dell'industria europea ai mercati globali, rafforzando la posizione competitiva dell'UE e la sua autonomia strategica.


Misure per sostenere la domanda e gli investimenti

  • Il regolamento per l'ecodesign prodotti sostenibili (ESPR) stabilirà requisiti di prestazione e durata per i tessuti, inclusi quelli realizzati con fibre bio-based.
  • La revisione dei metodi di Product Environmental Footprint considererà indicatori relativi alla prestazione delle fibre e all'impatto ambientale, facilitando la comprensione dei materiali bio-based.
  • Un gruppo di lavoro della Rete della PAC esplorerà come rafforzare la capacità di lavorazione della lana nell'UE e diversificare il reddito degli agricoltori.

Integrazione con l'innovazione scientifica e le biotecnologie

Il nuovo quadro strategico si inserisce in una visione più ampia, che lega la bioeconomia alle politiche per l'innovazione, la decarbonizzazione, l'economia circolare e l'industria pulita. In particolare, con l'azione del Circular Bio-based Europe Joint Undertaking (CBE JU), la Commissione destina risorse a ricerca e innovazione: tecnologie cross-settoriali, nuovi materiali, processi di biomanifattura efficienti, bioremediation e circolarità del carbonio.

Il ruolo dell'agricoltura

In Italia il settore agricolo è caratterizzato da una spiccata diversificazione che contribuisce ad attrarre nelle aree rurali altre tipologie di servizi come il comparto della bioeconomia. Le nuove esigenze convergono quindi verso la necessità di adottare sempre più strategie integrate di sviluppo delle aree rurali, innovative e multifunzionali, in grado di favorire l'inclusione sociale garantendo parità di accesso ad opportunità e risorse, pur sempre nel rispetto della dimensione e specificità dei territori e delle realtà economiche locali nonché orientare il sistema primario verso opportunità di crescita offerte dalla valorizzazione delle risorse locali in chiave sostenibile, rafforzamento del potere contrattuale, accesso all'innovazione e miglioramento della conoscenza dei mercati, con particolare attenzione a sostenere i comparti produttivi in difficoltà (fonte: La bioeconomia per lo sviluppo rurale - CREA, 2024).

Nel 2024, dall'analisi dei dati redatti da Intesa San Paolo nell'XI Rapporto sulla "Bioeconomia in Europa" si evince che in Italia l'insieme delle attività connesse alla bioeconomia ha generato un fatturato pari a 426,8 miliardi di euro ed un'occupazione pari a oltre due milioni di persone. Il peso sul totale dell'economia italiana è rilevante ed è pari al 10% e al 7.7% in termini, rispettivamente, di valore della produzione e di occupazione. I comparti costituenti la bioeconomia italiana rivestono un ruolo cospicuo in quanto incidono per il 14% sul totale dell'output generato dalla bioeconomia in UE.

 A riguardo l'attività più rilevante è rappresentata dalla filiera agro-alimentare. Nel comparto della bioeconomia una tecnologia ampiamente adoperata dalle aziende agricole italiane è quella inerente la digestione anaerobica. La filiera bioenergetica della digestione anaerobica è tecnologicamente matura, corta e caratterizzata dalla riduzione delle emissioni di gas climalteranti e di ammoniaca, dalla capacità di chiudere il ciclo biologico naturale dell'azienda e di decarbonizzare altri settori come quelli concernenti l'edilizia, i trasporti, il residenziale e l'industria ad alta efficienza energetica (fonte: Annuario agricoltura CREA, 2024). 

In Italia, nel 2021, già erano operativi 2.201 impianti di biogas di cui 1.734 ubicati in ambito agricolo (fonte GSE) e, prevalentemente, nelle Regioni del Bacino Padano. Ad oggi, gli oltre 2.000 impianti presenti garantiscono una produzione di biogas pari a 2,5 mld. (fonte Annuario agricoltura CREA, 2024). Gli impianti di biogas, in Italia, sono alimentati da oltre 40 milioni di tonnellate di biomasse agricole trattate (circa il 60% da effluenti zootecnici, il 30% da colture dedicate e il 10% da sottoprodotti agroindustriali) e producono circa 2.2 miliardi di m3 standard di biometano e circa 3 milioni di tonnellate di digestato (fonte CIB, 2024). Le imprese agricole aventi una performance più spiccata sono quelle che hanno attuato la diversificazione aziendale attraverso la promozione delle agroenergie (fonte: Annuario agricoltura CREA, 2024).

In conclusione, la transizione agro-ecologica del sistema produttivo agricolo, se adeguatamente valorizzato, può rappresentare un motore di innovazione e rafforzare le connessioni tra agricoltura, energia, territorio e risorse naturali.

 

Per approfondire:

 

Maria Valentina Lasorella e Ilaria Falconi
CREA PB

 
 

PianetaPSR numero 147 gennaio 2026