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L'agroalimentare italiano nel 2024: resilienza, riorganizzazione e nuove traiettorie di sviluppo

È il quadro che emerge dall'Annuario dell'Agricoltura italiana 2024 del CREA. 

Il 16 dicembre scorso, presso la sede del CREA in via della Navicella, è stata presentata la 78ª edizione dell'Annuario dell'agricoltura italiana, una pubblicazione di riferimento sia nell'analisi congiunturale del settore primario italiano, che dei suoi principali andamenti.

Il 2024 è stato un anno di particolare complessità, durante il quale il sistema agroalimentare italiano ha dovuto confrontarsi con un contesto globale segnato da tensioni geopolitiche internazionali, vulnerabilità crescenti nelle catene del valore e intensificazione degli impatti climatici. Nonostante il contesto sfidante, il sistema agroalimentare italiano nel suo complesso, dall'agricoltura alla ristorazione (SAAC) ha continuato a mostrare una significativa resilienza, con un recupero dei margini (valore stimato del fatturato circa 700 miliardi di euro, pari al 15% del PIL), una riorganizzazione strutturale delle imprese, una crescita della multifunzionalità e un consolidamento dell'export.

In questo scenario, l'Annuario dell'Agricoltura Italiana 2024, che utilizza sia le banche dati dei soggetti collegati alla rete SISTAN - primo fra tutti l'ISTAT - sia informazioni raccolte grazie alla collaborazione con numerosi referenti settoriali, ha descritto i cambiamenti registrati nel sistema agroalimentare evidenziando sia gli aspetti congiunturali (riduzione dei costi di input) che quelli strutturali (riorganizzazione delle filiere, rafforzamento dell'export e sviluppo di nuove attività multifunzionali in agricoltura).

I numeri per agricoltura, silvicoltura e pesca

Partendo dalla branca Agricoltura, Silvicoltura e Pesca (ASP), nel 2024 si è registrato un moderato aumento della produzione (+2,5%), che ha raggiunto 72,2 miliardi di euro e un incremento del valore aggiunto pari al 12,2%. Fondamentale per questa crescita è stato il contributo dato dalla contrazione dei costi dei consumi intermedi (-7,9%), soprattutto quelli legati all'acquisto di energia (-15%) e di concimi (-13,5%). Parallelamente, l'aumento dei prezzi dei prodotti agricoli (+1,8%) ha permesso di rafforzare la ragione di scambio, la cui crescita è stata stimata al 9,6%. Questa dinamica ha permesso alle aziende agricole di compensare in parte gli effetti negativi delle turbolenze internazionali, pur in presenza di una domanda interna stagnante e di una capacità di investimento ancora insufficiente.


Sul piano delle trasformazioni strutturali, è emersa la progressiva riorganizzazione del sistema agroalimentare, sia nella fase primaria che nell'industria di trasformazione che conferma in prima battuta la polarizzazione del settore primario intorno alle imprese più strutturate, quelle dotate di maggiore disponibilità di capitali, nonché di maggiore capacità di intercettarli, di migliore capacità tecnologica e di maggiore propensione al mercato. Le imprese agricole attive sul mercato sono state solo il 35% delle aziende totali, ma con una quota molto significativa della superficie agricola utilizzata: il 78% nel Nord e il 58% nel Centro-Sud. La loro dimensione media, pari a 22,9 ha, è risultata più che doppia rispetto alla media delle aziende agricole complessive. La loro distribuzione territoriale mostra una concentrazione maggiore nelle regioni del Nord e del Centro Italia, a differenza delle aziende agricole complessive, più numerose nel Sud e nelle Isole. Inoltre, permangono importanti criticità strutturali a caratterizzare il tessuto imprenditoriale. Tra queste, la prevalenza di imprese individuali (circa l'85%), la scarsa presenza di giovani imprenditori (solo 3,9% under 30), la forte mortalità d'impresa e la lenta diffusione delle forme societarie (solo 14%). Tuttavia, è cresciuto il ruolo delle forme aggregative, come cooperative, OP e contratti di rete, che hanno mostrato maggiore resilienza e capacità di innovazione e un fatturato in crescita dell'11,2%.

 
 

Il lavoro agricolo e gli investimenti

Sul fronte del lavoro agricolo, nel 2024, sono diminuiti i lavoratori indipendenti (-8,8%), mentre è aumentata la componente dipendente (+1,4%). Complessivamente è cresciuta la quantità di lavoro in termini di ULA (+0,7%) a testimoniare il percorso di professionalizzazione del lavoro agricolo in Italia. Rimane centrale il contributo della manodopera straniera (20% degli occupati) per il funzionamento di molte filiere.

Rispetto alla disponibilità e uso del capitale, il settore nel complesso consolida una criticità storica: gli investimenti fissi si riducono dell'1,6%, i prestiti bancari calano a 38,2 miliardi (-3%) e lo stock di capitale netto continua a contrarsi (-1,5% medio annuo nell'ultimo decennio). Lo stock di capitale per ULA risulta strutturalmente inferiore rispetto agli altri settori economici e mostra una riduzione del 2,1% annuo. Purtroppo, la sotto-dotazione di capitale, documentata dai dati, rischia di diventare il principale vincolo allo sviluppo, soprattutto in un contesto di transizione tecnologica e climatica.

Il valore della diversificazione

A dare sempre più spinta all'agricoltura sono le attività di diversificazione, che per il 19% contribuiscono alla formazione del Valore della Produzione Agricola. Tuttavia, occorre osservare che solo una minoranza di aziende (6%) riescono ad accedere a questa possibilità, anche se la propensione cresce significativamente tra quelle condotte da under 40. Tra le attività maggiormente in crescita i dati evidenziano l'agriturismo (3,3%) e le fonti energetiche rinnovabili, con un aumento del 17,4% della capacità installata, pari al 10% del totale nazionale delle FER. Purtroppo, la diversificazione continua a rimanere fuori dalle possibilità delle aziende più fragili, che però, va evidenziato, sarebbero quelle che avrebbero maggiormente bisogno di forme alternative di reddito raggiungibili proprio con la diversificazione.

Le difficoltà del settore ittico

Parallelamente al settore agroalimentare, il settore ittico continua a manifestare importanti debolezze strutturali, rispetto alle quali gli attuali strumenti di policy - dalla PCP al FEAMPA, fino al Piano del Mare - possono rappresentare leve essenziali per invertire tali tendenze, ma che richiedono un'attuazione coordinata e una crescita dell'aggregazione nelle filiere ittiche.

L'industria alimentare e la distribuzione

All'interno del sistema agro‑alimentare nel suo complesso, l'Industria Alimentare e delle Bevande continua a rappresentare uno dei pilastri della manifattura italiana, con performance fortemente sostenute dalla domanda estera. Tuttavia, mostra un ridimensionamento di lungo periodo (-25,6% in trent'anni). 

Parallelamente, la Distribuzione Moderna (DM) consolida la propria centralità, arrivando a coprire il 62% del mercato alimentare. In questo ambito, si osserva l'ulteriore espansione della quota di mercato dei discount, a fronte di un arretramento degli ipermercati. Di particolare rilevanza è anche la crescita dei prodotti a marchio del distributore (private label), aumentati del 31,8%, che contribuisce ad avvicinare l'Italia alla media europea.

Per quanto riguarda i consumi alimentari delle famiglie, i dati mostrano una sostanziale stabilità dei volumi, ma evidenziano al contempo un marcato dualismo nelle scelte di acquisto. Da un lato emergono consumatori orientati alla ricerca del risparmio, dall'altro si rafforza un segmento che privilegia prodotti di qualità e sostenibilità. Questa polarizzazione riflette la crescente distanza tra nuclei familiari con elevata capacità di spesa e famiglie che, a fronte di un deterioramento del reddito disponibile, sono costrette a comprimere i consumi alimentari.

Gli approfondimenti: commercio e PNRR

Ogni anno il Volume dedica i capitoli monografici all'approfondimento di temi specifici. La 78ª edizione ha dato spazio a due argomenti di grande attualità: il commercio agroalimentare dell'Italia in un contesto di cambiamento degli scenari internazionali e lo stato di attuazione del PNRR, un pilastro fondamentale per il rilancio strutturale dell'agroalimentare italiano.

Nonostante un contesto globale instabile, l'export agroalimentare italiano ha raggiunto nel 2024 il valore record di 68,5 miliardi di euro (+8,7%). Anche se l'Unione Europea si conferma l'area più importante dei flussi di export, assorbendo il 58,3% delle nostre vendite all'estero, i dati mostrano un crescente interesse verso il Made in Italy agro-alimentare da parte di numerosi paesi dell'area americana, asiatica e mediterranea. Gli Stati Uniti sono il primo mercato extra UE, in forte crescita tra il 2018 e il 2024 diventando il secondo mercato di sbocco per l'agroalimentare italiano dopo la Germania, con una quota dell'11%; nei prossimi mesi bisognerà analizzare le dinamiche per valutare i possibili effetti nel lungo periodo della nuova politica commerciale statunitense.

Nello stesso periodo ottimo andamento anche dell'export verso molti paesi dell'Asia, come Corea del Sud (+145%), India (+96,5%), Arabia Saudita (+95,6%) e Vietnam (+70,3%).
Anche l'area mediterranea segna trend eccellenti con Turchia (+94,1%), Algeria (+80,9%) e Marocco (+72,6%). In questo scenario, la diversificazione geografica e la valorizzazione della qualità sono asset strategici. Accordi come quello con il Mercosur offrono nuove opportunità verso mercati emergenti, a patto di garantire reciprocità normativa e standard qualitativi elevati.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha l'obiettivo di trasformare profondamente l'agricoltura nazionale attraverso investimenti su digitalizzazione, sostenibilità e competitività. Grazie alle riprogrammazioni del 2023 e del 2025, le risorse destinate alle misure sotto la titolarità del MASAF sono state drasticamente potenziate, passando dai 3,6 miliardi di euro iniziali agli attuali 8,9 miliardi. Questo massiccio piano di investimenti opera in stretta sinergia con la PAC 2023-2027, garantendo un approccio integrato che unisce le necessità delle singole aziende a interventi infrastrutturali di ampio respiro. La strategia si articola su cinque assi principali nella Missione 2. Per le imprese, spiccano l'ammodernamento della meccanizzazione e la Facility Parco Agrisolare, finalizzati a ridurre i costi energetici e l'impatto ambientale attraverso il fotovoltaico e tecnologie innovative. Sul piano sistemico, il Fondo Contratti di Filiera, ampliato a 4 miliardi di euro, sostiene la cooperazione tra i diversi attori della catena del valore per una distribuzione più equa del valore aggiunto. Fondamentale è poi il capitolo infrastrutturale, dedicato all'ottimizzazione della logistica e all'efficienza dell'agrosistema irriguo, essenziale per la resilienza climatica. Con oltre 35.000 progetti attivi e 8,3 miliardi già impegnati, il settore sta rispondendo con performance superiori agli obiettivi prefissati.

In conclusione, il quadro tracciato nell'Annuario descrive un agroalimentare italiano, che pur segnato da criticità strutturali come scarsi investimenti, poco ricambio generazionale e vulnerabilità climatica, mostra segnali di rafforzamento nei margini, nell'export, nelle forme di aggregazione e nell'innovazione. Un settore resiliente, pertanto, che però richiede e richiederà politiche più integrate, maggiori capacità di investimento e strategie più efficaci per affrontare le sfide future.

Il Volume, frutto del lavoro congiunto di numerosi ricercatori del CREA-PB e di altri Centri del CREA, è scaricabile sul sito del CREA al seguente link Annuario dell'Agricoltura italiana - Annuario dell'Agricoltura italiana - Politiche e Bioeconomia - CREA.

 
 

Tatiana Castellotti, Grazia Valentino, Roberta Sardone
CREA PB

 
 

PianetaPSR numero 148 febbraio 2026