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Agroalimentare

La trasformazione dell'industria agroalimentare nelle regioni italiane. Demografia d'impresa e sfide per lo sviluppo rurale

L'analisi della Rete della PAC nel progetto RURAL IN FOOD.

L'industria alimentare e delle bevande (IAB) si conferma un pilastro del manifatturiero nazionale, incidendo nel 2024 per l'11,6% sul valore aggiunto e per il 12,9% sull'occupazione. Nonostante una congiuntura complessa, il settore mostra una vitalità superiore al resto del manifatturiero, pur celando profonde differenze territoriali che richiedono politiche di sostegno mirate. È quanto emerge dall'analisi dei dati ISTAT e InfoCamere realizzata dalla Rete PAC nell'ambito del progetto RURAL IN FOOD.

La distribuzione territoriale tra numerosità e valore

La distribuzione delle imprese dell'IAB a livello nazionale rivela un forte eterogeneità tra numero di unità produttive e valore generato:

  • Nord - pur avendo una quota inferiore di imprese (37,8%), il Nord concentra il 58% degli addetti e il 66% del fatturato nazionale. Regioni come Lombardia (16,8%), Emilia-Romagna (15%) e Veneto (10,9%) guidano la classifica per numero di addetti;
  • Centro - registra una presenza minoritaria di imprese (16,5%) e assorbe il 13,1% degli addetti. In termini di fatturato, contribuisce per l'11,4% al totale nazionale, con Toscana (3,6%) e Lazio (3,7%) che rappresentano le quote più significative dell'area;
  • Sud e Isole - questa circoscrizione ospita la quota maggiore di imprese attive (45,7% del totale nazionale), con Sicilia (12,7%) e Campania (10,3%) ai vertici per numerosità.

Riguardo alla specializzazione regionale, il peso dell'IAB sull'economia locale è massimo nel Mezzogiorno: in Calabria l'industria alimentare rappresenta il 24,5% del valore aggiunto manifatturiero, seguita da Sardegna (19,1%) e Basilicata (18,9%).

Le traiettorie regionali

L'analisi demografica del 2024 mostra un saldo negativo tra iscrizioni e cessazioni (-2.788 unità), ma le dinamiche variano sensibilmente per area geografica:

  • 1. Aree resilienti (Nord) - Emilia Romagna, Lombardia e Piemonte vedono una riduzione numerica delle imprese che però prelude a un consolidamento strutturale verso forme più solide come le società di capitali;
  • 2. Sistemi maturi a bassa vitalità (Sud) - Sicilia e Calabria mantengono una stabilità basata su imprese storiche, ma soffrono per un limitato ricambio generazionale;
  • 3. Dinamismo instabile - Puglia e Veneto mostrano un elevato tasso di turnover imprenditoriale;
  • 4. Ecosistemi fragili (Centro) - Marche e Lazio presentano i segnali di maggiore criticità, con tassi di mortalità elevati (6,4% in media al Centro) non compensati da nuove nascite.

L'export come motore della crescita regionale

Il successo internazionale del Made in Italy agroalimentare (record di 68,5 miliardi di euro nel 2024) è trainato dal Nord Italia, che concentra il 69% dell'export alimentare e il 77% di quello delle bevande. Tuttavia, si segnala la crescita del Centro (quota del 10,6% sull'export dell'IAB) e del Sud/Isole (oltre il 17%).

Alcune considerazioni finali

L'analisi territoriale suggerisce la necessità di approcci di policy differenziati. Mentre per le regioni leader del Nord il focus deve restare sull'innovazione e il presidio dei mercati esteri, per le aree del Centro e del Sud gli interventi dovrebbero mirare a sostenere il ricambio generazionale e la strutturazione aziendale (passaggio da ditte individuali a società di capitali), contrastando la fragilità demografica del settore.

 
 

Contributo realizzato nell'ambito del Programma Rete PAC 2025-2027 (MASAF), progetto esecutivo CR 03.09 - RURAL IN FOOD

 

Tatiana Castellotti, Francesco Licciardo, Marta Striano, Roberto Solazzo 
CREA - PB 

 
 

PianetaPSR numero 148 febbraio 2026