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Cibo

Le politiche locali del cibo: verso un'integrazione negli strumenti di politica nazionale?

Il tema al centro dell'evento "Politiche del cibo fra urbano e rurale: dialoghi, sinergie, connessioni" organizzato con il contributo della Rete PAC. 

Dal 5 al 7 febbraio si è svolto a Perugia, presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali (DSA3), l'evento "Politiche del cibo fra urbano e rurale: dialoghi, sinergie, connessioni", nell'ambito del 9° Incontro Nazionale della Rete Italiana Politiche Locali del Cibo (Rete PLC). L'evento è stato realizzato grazie al contributo tecnico-scientifico, organizzativo e logistico del WP5, CR 05.11 del Programma Rete PAC.

Il tema dell'Incontro: riportare il rurale al centro delle politiche del cibo

L'evento ha riscosso una partecipazione straordinaria: in alcuni momenti si sono sfiorati i 180 partecipanti, provenienti da tutta Italia e da discipline e settori diversi. Dal mondo dell'accademia e della ricerca, che rappresenta il nucleo originario e la colonna portante della Rete PLC, del terzo settore e delle organizzazioni della società civile, ma anche in misura crescente dalle amministrazioni locali o da partenariati locali come GAL e distretti del cibo, fino a coinvolgere studenti, settore privato, giornalisti, e cittadini interessati.

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L'incontro di quest'anno, co-organizzato dalla Rete PAC e inquadrato come avviene ormai da qualche anno come una forma ibrida fra un convegno scientifico e un'arena di discussione e partecipazione, ha voluto affrontare il tema cruciale del rapporto fra cibo, territori urbani e territori rurali. In un contesto caratterizzato da politiche locali del cibo (PLC) tendenzialmente urbano-centriche, si è ritenuto infatti prioritario porre l'attenzione sulle connessioni fra il rapporto con il cibo e i luoghi della sua produzione, superare visioni stereotipate e dicotomiche e progettare sistemi alimentari locali che tengano conto delle esigenze e opportunità di cambiamento sia dei contesti urbani che rurali. Gli organizzatori hanno infatti posto l'accento sul fatto che le PLC debbano far leva sulle competenze locali per cogliere in maniera unica tanto le opportunità quanto le criticità del proprio contesto e per definire strategie in grado di governare il modo in cui il cibo viene prodotto, distribuito e consumato.

Non è un caso che nel documento "Cosa sono le Politiche Locali del Cibo? Significati e definizioni, principi, percorsi e approcci per la trasformazione dei sistemi alimentari locali", a cura della Rete PLC, ci si riferisca a politiche locali e non solo urbane, per mettere al centro le relazioni e il continuum urbano-rurale ed evitare di riprodurre la dicotomia tra la città e la campagna; allo stesso tempo, nel documento, si parla di politiche del "cibo", e non solo "alimentari" o "agricole", adottando dunque una visione ampia e sistemica, in grado di tener conto di tutti gli ambiti e di tutte le implicazioni e interdipendenze correlate ai sistemi locali del cibo.

Lo sviluppo dei temi durante l'incontro e le modalità di interazione

L'evento si è sviluppato nell'arco di tre giornate di lavori.
Durante la mattina della prima giornata (giovedì 5 febbraio), hanno avuto luogo due key-note speech: il primo, un contributo collettivo a cura di Biancamaria Torquati, Roberto Henke, Adanella Rossi, Davide Marino e Antonella Samoggia, con la discussione a cura di Francesco Marangon, ha provato a identificare i vari modi e le varie gradazioni con cui le aree rurali e il loro sviluppo sono articolati nelle PLC. Il secondo key-note è stato invece a cura di Marina Farinetti dell'Universidad Nacional de San Martín (Argentina), che ha declinato l'agroecologia come insieme di teorie, pratiche e movimenti funzionali alla trasformazione dei sistemi alimentari locali. Nel pomeriggio, dopo la relazione introduttiva sulle attività della Rete PLC nell'ultimo anno, si sono svolte due tavole rotonde: la prima ha ospitato istituzioni ed esperienze locali, mentre la seconda ha visto confrontarsi i relatori sul ruolo della Rete PLC nella cooperazione internazionale.

La seconda giornata (venerdì 6 febbraio) si è invece articolata in diversi momenti in sessioni parallele. La mattina sono stati presentati e discussi contributi di ricerca ed esperienze pratiche, raccolti tramite una call per abstract. Queste sessioni sono state programmate per dare spazio a un confronto scientifico, basato su evidenze documentate, ma capace di aprirsi anche a coloro che, al di fuori dell'accademia o della ricerca, agiscono in vario modo per sistemi alimentari locali più equi, sani, sostenibili. Nel pomeriggio, sono stati realizzati diversi seminari a cura dei Tavoli di Lavoro della Rete PLC, che per l'occasione hanno creato gemellaggi per affrontare temi e sfide comuni. 

A conclusione dell'evento, il sabato si è svolto un momento più conviviale: una passeggiata guidata per le vie del centro che ha condotto i partecipanti attraverso diversi luoghi che hanno caratterizzato l'evoluzione dei movimenti del cibo a Perugia, conclusa con la visita a Birà Food Coop[1] - supermercato collaborativo -, con il racconto di altre esperienze locali.

C'è spazio per le politiche del cibo anche nella PAC?

Nell'ambito delle PLC, il CREA e la Rete PAC si sono ritagliate negli ultimi anni uno spazio importante, dedicando risorse e ricerche al tema e sottoscrivendo il Protocollo d'Intesa sull'Osservatorio delle PLC, che attualmente conta 31 università e centri di ricerca italiani. Lo stanno facendo provando ad articolare il tema delle PLC da una prospettiva piuttosto inedita, ovvero riportando al centro del discorso - e dunque della programmazione territoriale - le aree rurali, intese non solo come beneficiarie "indirette" di politiche urbane su cibo e alimentazione, ma soprattutto come luoghi di produzione di beni materiali (cibo, servizi ecosistemici, etc.) e immateriali (innovazioni, conoscenze, reti, etc.) fondamentali per innescare percorsi virtuosi di ri-democratizzazione dei sistemi alimentari e di governance locale su una molteplicità di aspetti caratterizzati dal fattor comune del cibo. Questo cambio di prospettiva si è reso necessario per due motivi principali: 

  • 1. le PLC in Italia sono spesso caratterizzate da settorialità, parzialità e limitata connessione con i luoghi della produzione, privilegiando esperienze di portata e scala urbana che, seppur importanti, non riconoscono il rapporto fra città e territori rurali. Questo approccio lascia che le dinamiche economiche, sociali, ambientali ed istituzionali legate alla produzione agro-alimentare rimangano escluse dalla pianificazione strategica, perdendo così l'opportunità di valorizzare il territorio come potenziale bacino di approvvigionamento[2];
  • 2. la ricerca sulle PLC si sofferma sulle esperienze a livello locale attraverso la narrazione dei percorsi da parte degli attori promotori, tralasciando però le dinamiche produttive delle aree rurali e il rapporto tra territori urbani e rurali.
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In questo contesto, nell'ambito del Programma Rete PAC, si sta sviluppando il progetto POLICIBO - Politiche Locali del Cibo per sistemi alimentari sostenibili. L'obiettivo del progetto è di contribuire alla sistematizzazione delle conoscenze e delle metodologie impiegate nella progettazione, implementazione e analisi delle PLC al fine di valutare la loro capacità di fornire orientamenti e soluzioni sistemici delle politiche pubbliche con particolare attenzione agli interventi previsti dal Piano Strategico Nazionale PAC (PSP) e alle connessioni con iniziative finanziate con altri fondi, in una logica di food system approach. In questa prospettiva, l'unità di analisi si sposta verso i territori rurali - biodistretti, distretti del cibo, GAL, unioni di comuni - con l'obiettivo di analizzare l'esistenza, la natura e i soggetti coinvolti nelle relazioni con le città. Nell'ambito del progetto, sarà prodotto il Toolkit POLICIBO, rivolto alle amministrazioni locali, nel quale saranno identificati e organizzati per macro-temi gli strumenti normativi sui quali esse possono fare leva per avviare e dare seguito alle PLC, in un'ottica di integrazione degli interventi del PSP con le altre politiche.

Secondo questa logica, la PAC può assumere, nella sua attuale configurazione ma soprattutto con riferimento alla riforma in atto per la programmazione 2028-2034, un ruolo centrale nel collegare i territori di produzione di cibo sano, sostenibile e di qualità con i contesti urbani dove si esprime una domanda consapevole per questi prodotti. Questo non è un compito facile, considerata la spiccata inter-settorialità dei temi afferenti al cibo, ma interessanti prospettive possono aprirsi in considerazione della nuova architettura delle politiche europee, dove politica agricola e di coesione, fino ad oggi programmate e gestite con regole e meccanismi diversi, troveranno integrazione nei Piani di Partenariato Regionali e Nazionali[3]. Nonostante siano già stati segnalati i rischi di una possibile riduzione di risorse per configurazioni - quali i GAL - tradizionalmente vicini ai temi dei sistemi alimentari[4], si possono tuttavia aprire inedite e inesplorate modalità di sinergia pluri-fondo per affrontare il tema del cibo in maniera sempre più sistemica e complessa. Le sfide principali riguardano la demarcazione fra gli attuali strumenti normativi a disposizione (Distretti del Cibo, Comunità del Cibo), la sinergia con opportunità di networking e di innovazione territoriale, e infine la possibile predisposizione di una cornice normativa nazionale che favorisca percorsi locali - sulla falsariga di quanto accade già in Francia con i Projets Alimentaires Territoriaux (PAT)[5].

In questo caso, infatti, la governance è multilivello e partenariale: il coordinamento è generalmente affidato a collettività territoriali (comuni, intercomunalità, dipartimenti), con il coinvolgimento di agricoltori, imprese, associazioni e cittadini. Il livello nazionale definisce il quadro normativo, i criteri di riconoscimento e cofinanzia (anche tramite fondi europei), mentre la progettazione operativa e l'attuazione sono fortemente decentrate e adattate ai contesti locali.

 
 

Note

 

Giampiero Mazzocchi e Francesca Giarè
CREA PB

 
 

PianetaPSR numero 148 febbraio 2026