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Filiera alimentare

UE, accordo Consiglio-Parlamento per rafforzare posizione degli agricoltori nella filiera

L'intesa arriva sulla base della proposta della Commissione.

Lo scorso 5 marzo Parlamento europeo e Consiglio hanno raggiunto un accordo provvisorio su nuove disposizioni volte a rafforzare la posizione contrattuale degli agricoltori, con l'obiettivo di stabilizzarne il reddito. L'intesa è il risultato del trilogo con la Commissione europea e interviene sulla legislazione che disciplina l'Organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli (OCM) e prevede anche alcune modifiche ai regolamenti della Politica agricola comune (PAC). 

La Commissione europea ha accolto con favore l'accordo, sottolineando come i cambiamenti siano destinati a rafforzare la posizione degli agricoltori nei negoziati con i trasformatori e altri attori della filiera, garantendo una distribuzione più equa del valore aggiunto dei prodotti lungo l'intera filiera. L'accordo provvisorio mantiene il nucleo della proposta presentata dalla Commissione nel dicembre 2024 ed è in linea con le raccomandazioni del Dialogo strategico sul futuro dell'agricoltura dell'UE del settembre 2024.

Rafforzare la posizione dei produttori

La riforma interviene su una situazione che gli operatori del settore non esitano a definire di squilibrio strutturale che l'instabilità internazionale degli ultimi anni ha contribuito ad aggravare. Una situazione che alza sensibilmente il livello di incertezza in cui operano gli agricoltori, alimentando la sfiducia tra i diversi attori della catena. 

Uno degli strumenti concreti introdotti dall'accordo riguarda i contratti: le modifiche al regolamento OCM rendono obbligatori accordi scritti tra agricoltori e acquirenti, includendo anche una clausola di revisione, per garantire che i contratti a lungo termine tengano conto dell'andamento del mercato, delle fluttuazioni dei costi e delle condizioni economiche. Un cambiamento tutt'altro che banale: finora molti accordi venivano stretti verbalmente o su basi informali, lasciando l'agricoltore esposto a variazioni di prezzo unilaterali. L'accordo prevede anche che gli Stati membri istituiscano e pubblichino online indicatori da utilizzare come parametri di riferimento negli accordi contrattuali. 

L'intesa rafforza anche il ruolo collettivo degli agricoltori, consentendo agli Stati membri di fornire ulteriore sostegno finanziario alle OP e alle loro associazioni nell'ambito degli interventi settoriali della PAC.

"Meat sounding"

Sul piano delle etichette e delle denominazioni, l'accordo affronta uno dei temi più discussi degli ultimi anni: il cosiddetto "meat sounding", cioè l'uso di termini tipicamente associati alla carne — bistecca, filetto, coscia, braciola — per prodotti che con la carne non hanno nulla a che fare. L'accordo introduce una definizione del termine "carne" come "parti commestibili di animali" e specifica che nomi come "bistecca", "filetto" o "fegato" debbano essere riservati ai prodotti contenenti carne ed escludere i prodotti coltivati in laboratorio. Dopo trattative intense, nel divieto non sono rientrati i "veggie burger", un'eccezione che ha sollevato non poche polemiche tra le associazioni di allevatori. I colegislatori hanno concordato di concedere ai produttori tre anni di tempo per esaurire le scorte e adeguarsi alle nuove norme dopo l'entrata in vigore. 

I prossimi passi

L'accordo provvisorio sarà soggetto ora al voto di Consiglio e Parlamento, prima di essere formalmente adottato ed entrare in vigore.

 

Redazione PianetaPSR

 
 

PianetaPSR numero 149 marzo 2026