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UE-Mercosur: l'accordo commerciale e l'agroalimentare italiano

Uno studio ISMEA traccia un primo quadro sull'accordo, raggiunto dopo 25 anni di negoziati.

Lo storico accordo raggiunto tra l'Unione europea e gli Stati del Mercosur è al centro di uno studio ISMEA, realizzato nell'ambito delle attività del piano di Azione Rete Nazionale della PAC 2025-2027 (progetto IS 03.01 "Qualità, competitività e filiere"), che ripercorre le tappe finali della trattativa, riepilogando i dati sui flussi di commercio tra UE e Italia e Mercosur, per poi approfondire le regole di riduzione dei dazi relative ai prodotti agroalimentari. 

L'accordo

Dopo 25 anni di negoziati, il 6 dicembre 2024 la Commissione UE ha concordato la proposta di accordo di partenariato con i Paesi del Mercosur: Brasile, Argentina, Paraguay, Uruguay. Questa proposta è composta dall'Accordo complessivo di partenariato UE-Mercosur (EMPA) e dell'Accordo commerciale interinale (iTA). Quest'ultimo, di natura transitoria, ha lo scopo di garantire l'attuazione rapida della liberalizzazione commerciale prevista dall'EMPA, rientra nella competenza esclusiva dell'UE e non va ratificato dai singoli Stati membri.

A gennaio 2026, la Commissione europea e il Consiglio europeo hanno siglato l'intesa con i vertici delle quattro nazioni del Mercosur. Dopo questo passaggio, era attesa l'approvazione del Parlamento europeo, che slitterà di diversi mesi, poiché lo stesso Parlamento il 21 gennaio ha deliberato di inviare il testo dell'accordo alla Corte di giustizia dell'UE per un parere legale. Nonostante tale ritardo, il 26 febbraio, dopo la ratifica da parte di Argentina e Uruguay, la Commissione ha annunciato la decisione di sfruttare la possibilità di attivare l'iTA in regime provvisorio, e il 5 marzo 2026 il Consiglio europeo ha adottato formalmente il regolamento recante attuazione della clausola di salvaguardia bilaterale dell'accordo di partenariato UE-Mercosur e dell'accordo interinale sugli scambi UE-Mercosur per i prodotti agricoli.
Il 23 marzo l'Unione europea ha notificato ai paesi del Mercosur lo strumento di applicazione provvisoria dell'accordo commerciale interinale UE-Mercosur. Inviando la sua "nota verbale" al Paraguay, il tutore legale dei trattati del Mercosur, la Commissione ha compiuto l'ultimo passo procedurale necessario per l'applicazione provvisoria, in linea con la decisione del Consiglio del 9 gennaio.

L'iTA, che prevede una liberalizzazione graduale e progressiva degli scambi che riguarda il 90% delle importazioni del Mercosur di beni industriali provenienti dall'UE e il 93% delle importazioni dell'UE di prodotti agricoli provenienti dal Mercosur, si applicherà quindi in via provvisoria a partire dal 1° maggio tra l'UE e tutti i paesi del Mercosur che completano le loro procedure di ratifica e che ne hanno dato notifica all'UE prima della fine di marzo - l'Argentina, il Brasile e l'Uruguay lo hanno già fatto. Il Paraguay ha recentemente ratificato l'accordo e dovrebbe inviarne presto la notifica.

L'accordo tra l'UE e il Mercosur genererà guadagni e perdite, diversamente distribuiti tra prodotti e Paesi. L'Italia dovrebbe guadagnare, grazie alla accelerazione delle sue esportazioni industriali, ma il bilancio potrebbe essere positivo anche per l'agroalimentare: da un lato, la liberalizzazione spingerà le esportazioni di eccellenze italiane verso la conquista di mercati emergenti; dall'altro, la riduzione dei dazi porterà a un risparmio per gli importatori di materie prime agricole.

Non vanno tuttavia sottovalutate le possibili criticità per le imprese nazionali produttrici di beni importati dal Mercosur, il cui prezzo interno potrebbe ridursi in conseguenza delle maggiori importazioni a prezzo concorrenziale; così come su questo fronte rimane di tutto rilievo la questione della reciprocità delle normative fitosanitarie, su cui il livello di vigilanza va mantenuto molto alto. Non a caso sono state concordate robuste clausole di salvaguardia che la Commissione può attivare in seguito a un aumento del 5% delle importazioni agroalimentari UE provenienti da paesi del Mercosur o a un calo del 5% dei relativi prezzi. Vi sono anche clausole sulla reciprocità delle norme fitosanitarie, per cui necessariamente andrà rafforzato il sistema di controlli.

I flussi commerciali tra UE, Italia e Mercosur

Nella bilancia commerciale tra UE e Mercosur il saldo dell'UE nel complesso è negativo, risultato di un forte deficit agroalimentare (quasi 23 miliardi di euro), solo in parte compensato dall'avanzo nel resto dei prodotti (oltre 15 miliardi di euro). Considerando l'Italia, le esportazioni verso il Mercosur riguardano soprattutto beni industriali, mentre le importazioni riguardano in particolare le materie prime agricole; tuttavia, il saldo agroalimentare negativo (2,5 miliardi di euro nel 2024) risulta più che compensato dal surplus per il resto dei prodotti (poco meno di 3,8 miliardi), con un saldo positivo del nostro commercio totale con il Mercosur.

Nel 2024 le importazioni agroalimentari dell'Italia dal Mercosur sono ammontate a 3 miliardi di euro; riguardano soprattutto commodity agricole per l'industria, con i primi cinque prodotti che coprono circa l'86% dell'import totale. Si tratta di merci per cui il Mercosur rappresenta spesso la principale area di approvvigionamento per le importazioni italiane, come caffè, soia e carni bovine. Le esportazioni agroalimentari italiane sono decisamente meno rilevanti: poco più di 500 milioni di euro nel 2024, pari ad appena lo 0,8% delle nostre esportazioni agroalimentari totali.

Le regole di smantellamento dei dazi

Il processo di liberalizzazione prevede delle categorie di soppressione progressiva (staging categories), diversi tempi di attuazione, contingenti tariffari (TRQ) per alcuni prodotti considerati sensibili, condizioni tecniche specifiche per ogni prodotto.

In generale, vi sono 6 diverse categorie (0, 4, 7, 8, 10 e 15) di prodotti che corrispondono a un grado di sensibilità crescente e a una più graduale transizione verso la liberalizzazione prevista dall'Accordo. Si prevede, quindi, la liberalizzazione immediata - al primo anno - per la categoria 0, al quinto anno per la categoria 4, al sedicesimo anno per la categoria 15.

Per i prodotti più sensibili sono stabiliti dei contingenti tariffari (TRQ) che consentono l'accesso a dazio nullo o ridotto per quantitativi previsti in aumento nel tempo. Sulle quantità che eccedono i contingenti si applica il dazio pieno.

Tra i comparti sensibili per l'UE, per l'Italia è rilevante quello delle carni bovine fresche e congelate e quello del mais, ai quali il report dedica due focus. 

Carni bovine

Attualmente sulle importazioni UE di carni bovine fresche e congelate dal Mercosur si applica un dazio ad valorem del 12,8%, a cui si aggiunge un dazio fisso pari a 303,4 euro/100kg per le carni fresche e a 304,01 euro/100kg per quelle congelate. 

L'accordo prevede una liberalizzazione per le quantità importate entro i contingenti, alle quali si applicherà un dazio ad valorem ridotto al 7,5%. Sulle quantità eccedenti il contingente si applicheranno i dazi originari.

Il contingente per le carni bovine fresche e congelate nell'anno 0 rappresenta soltanto l'8% dei quantitativi importati dall'UE nel 2024; nell'anno 1 sale al 17%, nell'anno 2 al 25%, per arrivare a un massimo del 51% nell'anno 5 e successivi.

Questa riduzione progressiva ma comunque contenuta del dazio, più che una minaccia di spiazzamento della produzione interna, sembrerebbe un vantaggio per l'industria di trasformazione italiana che acquista carni bovine dal Mercosur già da anni, e che otterrà una riduzione dei costi di importazione.

Mais

Attualmente sulle importazioni UE di mais dal Mercosur viene applicato un dazio fisso pari a 94 euro/tonnellata; i flussi in entrata sono quindi ridotti (166mila tonnellate nel 2024, per 34 milioni di euro) e variabili. L'Italia ricorre a questi partner solo nei casi di necessità, in situazioni di scarsità di prodotto a livello nazionale e degli altri principali fornitori.

L'accordo prevede l'azzeramento del dazio per i quantitativi che rientrano nei contingenti. Superati i quantitativi previsti dal contingente, i dazi applicati saranno quelli originari. 
L'azzeramento del dazio su un volume crescente di mais importato è un vantaggio per gli operatori della mangimistica italiani.  Il contingente complessivo previsto per il mais nell'anno 0 rappresenta solo il 3,8% dei quantitativi importati dall'UE in media nel periodo 2022-2024; nell'anno 1 la quota sale al 7,5%, nell'anno 2 al 11,3%, per arrivare a un massimo del 22,6% nell'anno 5 e successivi. 

Il peso del contingente previsto per il mais sulla produzione europea va dallo 0,3% nell'anno 0 a un massimo dell'1,7% nell'anno 5 e successivi, numeri che non paventano rischi di congestionamento del mercato; tuttavia, le importazioni dal Mercosur che rientrano nel contingente arriveranno a prezzi inferiori a quelli attuali, con possibili criticità per i produttori nazionali ed europei in termini di riduzione dei prezzi interni. 

Altri prodotti sensibili

Per alcuni prodotti giudicati sensibili dall'UE, tra i quali riso, carni avicole e miele, gli attuali flussi di importazione dal Mercosur sono trascurabili, anche per la presenza di dazi elevati. Le riduzioni dei dazi saranno applicate entro contingenti limitati, ma considerando la sensibilità di tali prodotti al prezzo all'importazione, anche riduzioni tariffarie modeste possono influenzare le scelte di approvvigionamento degli operatori. La revisione dei dazi potrebbe dunque determinare una riduzione del prezzo interno in conseguenza delle maggiori importazioni. 

Tuttavia, ad arginare gli effetti negativi, sia nel caso di questi prodotti che in quello del mais, c'è la clausola di salvaguardia, attivabile in seguito a un aumento del 5% delle importazioni UE provenienti dal Mercosur o a un calo del 5% dei relativi prezzi.

Vini

Le esportazioni italiane partono da numeri modesti, ma la riduzione del prezzo potrebbe far crescere la domanda di importazioni di vino italiano in un mercato che promette sviluppi interessanti. 

Per gli spumanti l'accordo prevede l'eliminazione immediata dei dazi applicati dai Paesi del Mercosur sulle importazioni dall'UE. Il peso attuale del Mercosur sulle esportazioni italiane di vini spumanti è pari solo allo 0,3%.

Con riferimento ai vini in bottiglia, i dazi applicati dai Paesi del Mercosur vengono eliminati in nove tappe annuali progressive, da una riduzione dell'11,1% nell'anno 0, fino alla completa soppressione dal 1° gennaio dell'anno 8. Il peso attuale del Mercosur sulle esportazioni italiane è ridotto (0,8%); il dazio medio in vigore è intorno al 21%.

La protezione delle Indicazioni geografiche

L'accordo iTA prevede il riconoscimento e la protezione delle Indicazioni Geografiche originarie di UE e Mercosur; in particolare, si tratta di 346 denominazioni della UE, di cui 57 italiane.

L'accordo prevede, tuttavia, delle eccezioni relative all'utilizzo pregresso di nomi ritenuti generici, con una graduale eliminazione (phasing out): ad esempio, a favore del Grana Padano DOP è prevista una fase di transizione di 7 anni in Argentina per i termini "Grana" e "Tipo Grana Padano".

Sono poi previste eccezioni per gli utilizzatori precedenti di alcuni termini, che potranno continuare a usarli nel rispetto di precise condizioni (il divieto di commercializzare il prodotto con grafiche, nomi, immagini o bandiere che richiamino l'IG protetta). Queste riguardano principalmente alcuni formaggi (Parmigiano Reggiano DOP, Fontina DOP, Gorgonzola DOP).

Considerando la numerosità degli italiani e di discendenti di italiani nei Paesi del Mercosur, le produzioni tipiche del made in Italy, simbolo del legame con il territorio e con la tradizione gastronomica italiana, potrebbero fortemente avvantaggiarsi dell'accordo e della liberalizzazione degli scambi tra le due aree.

 

Prof. Fabrizio De Filippis
Esperto di Economia e politiche agroalimentari, Già ordinario di Politica economica presso l'Università Roma Tre
Linda Fioriti, Maria Nucera
ISMEA - RETE PAC

 
 

PianetaPSR numero 149 marzo 2026