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Blue economy

La blue economy e il caso del granchio blu

Gli obiettivi del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici e la gestione dell'aumento delle specie aliene invasive.

A causa dei cambiamenti climatici, e il conseguente aumento di specie aliene invasive (antropizzazione), il settore agricolo e quello agro-alimentare, saranno soggetti ad un generale calo delle capacità produttive con una probabile diminuzione delle caratteristiche qualitative e quantitative. Le riduzioni attese nelle rese potrebbero portare ad un calo del valore della produzione aggregata pari a 12,5 miliardi di euro nel 2050[1].

In questo quadro il settore primario è chiamato a svolgere un ruolo determinante, in quanto sono a rischio il comparto agricolo e gli allevamenti. Anche la pesca non è immune con cali di produttività e della consistenza e distribuzione delle risorse sfruttate; ma, soprattutto, con danni irreparabili.

Questo è quanto si legge nel Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC), approvato il 21 dicembre 2023 con D.M. n. 434, che è lo strumento di indirizzo strategico italiano per ridurre la vulnerabilità ai cambiamenti climatici e aumentare la resilienza dei sistemi naturali e socio-economici, agendo come attuazione operativa della Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (SNAC) del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica. Il PNACC evidenzia come la combinazione di cambiamenti climatici e abbandono delle aree rurali e forestali, se non affrontato correttamente, porti al problema degli incendi, alla siccità, alla mancanza di fertilità dei suoli, alla scomparsa di specie vegetali e animali, alla proliferazione di specie aliene. 

L'obiettivo principale del piano è quindi fornire un quadro d'indirizzo nazionale per l'implementazione di azioni tali da: ridurre al minimo possibile i rischi derivanti dai cambiamenti climatici; migliorare la capacità di adattamento dei sistemi socioeconomici e naturali; trarre vantaggio dalle eventuali opportunità che si potranno presentare con le nuove condizioni climatiche. Il piano prevede sei azioni: tra queste c'è la realizzazione di un Osservatorio, oltre alla pianificazione all'adattamento, a tutti i livelli di governo del territorio. Le foreste sono chiamate a svolgere un ruolo importante per la capacità che hanno di attutire gli effetti del caldo torrido e delle piogge torrenziali, sempre più frequenti. Il PNACC sottolinea come il territorio italiano sia caratterizzato da un elevato grado di biodiversità; dunque, gli impatti dei cambiamenti climatici potranno avere come conseguenza una crescente perdita di biodiversità e un maggiore rischio di estinzione per molte specie.

Il modello blue economy

L'economia blu è un modello che mira alla creazione di un sistema economico sostenibile, puntando a un'economia a zero emissioni di CO2 e rifiuti, basato sull'innovazione tecnologica e la biomimesi per imitare i processi naturali. A differenza della green economy, questo modello mira a trasformare gli scarti in risorse, generando crescita economica con minori investimenti di capitale.

Al fine di attuare uno sviluppo sostenibile con un impatto zero sull'ambiente, la blue economy punta sull'innovazione e sulla condivisione delle conoscenze. Il modello è stato proposto da Gunter Pauli nel libro "The Blue Economy: 10 years, 100 Innovations. 100 Million Jobs"[2]. L'obiettivo dell'economia blu non è di investire di più nella tutela dell'ambiente ma, grazie alle innovazioni in tutti i settori dell'economia che utilizzano sostanze già presenti in natura, di effettuare minori investimenti, creare più posti di lavoro e conseguire un ricavo maggiore. 

Numerosi esempi lungimiranti sono presenti in Sicilia e nel bacino del mediterraneo. La Regione Siciliana infatti è impegnata, insieme ad altri Paesi del Mediterraneo (es. Tunisia), a creare un Distretto unico: un sistema di responsabilità e di concreta partecipazione di tutti gli attori della pesca e dell'agroindustria ad una produzione rispettosa dell'ambiente e capace di valorizzare le risorse del territorio costiero, utilizzando dialogo e condivisione delle esperienze e delle conoscenze.

Il caso del Granchio blu

Il Callinectes sapidus è un crostaceo, originario dell'Atlantico, con dimensioni decisamente superiori rispetto ai granchi che siamo abituati a vedere lungo le nostre coste. 

La nuova specie aliena sta colpendo gli allevamenti di cozze, vongole e orate, lungo la costa nord dell'Adriatico, ma anche nel Tirreno ed ora nel bacino mediterraneo. Non si sa con certezza come sia riuscito ad arrivare dall'oceano alle nostre acque. Una delle tesi più avvalorate è che possa essere stato trasportato dalle stive delle navi. Altra peculiarità, che spiega anche la sua rapida diffusione, è la veloce riproduzione. Ogni femmina, infatti, produce fino a due milioni di uova. Considerando che si tratta di una specie abbastanza aggressiva, capace di distruggere le attrezzature dei pescatori, e vorace di frutti di mare, l'animale si candida a essere una seria minaccia per il nostro ecosistema.

Dal 2020 questa specie si è diffusa in maniera in modo prolifico in tutto il bacino del mediterraneo, provocando soprattutto problemi per la pesca siciliana, fondata in larga scala sulla pesca artigianale, che deve farsi trovare pronta a qualsiasi evenienza.

Le azioni di contenimento del granchio blu, a cominciare dall'incentivarne la cattura a fini economici per il consumo, fresco o per le industrie di trasformazione, hanno rappresentato uno dei modi più efficaci e hanno visto l'utilizzazione del granchio blu come risorsa, intervenendo per ristorare la pesca artigianale dagli eventuali iniziali danni economici dovuti alla sua diffusione. Inoltre il programma PNACC ha previsto azioni efficaci al fine di investire in studi e ricerche mirate per controllarne la popolazione e proteggere le attività di pesca, di acquacoltura, oltre all'ambiente marino.

 

NUOVE FRONTIERE

In attesa di idee e azioni concrete per arginare la diffusione di questo grande crostaceo, è opportuno osservare — e prendere esempio — da alcune realtà che hanno già affrontato il problema. Tunisia e Grecia, ancora prima della Sicilia, hanno fatto i conti con il Callinectes sapidus: nei due Paesi la sua presenza è ormai consolidata da anni, eppure entrambi hanno saputo trasformare quella che rischiava di diventare una grave minaccia per l'economia in una vera opportunità, sviluppando nuove strategie di gestione e valorizzazione.

La Tunisia ha reagito all'emergenza creando una vera e propria filiera: infatti, poco meno di quattro anni fa è stata sviluppata una fabbrica all'interno della quale la polpa del granchio viene estratta, lavorata e venduta anche al di fuori dei confini nazionali. Quello asiatico si è rivelato un mercato abbastanza proficuo e la richiesta è altissima, così come gli Stati Uniti, dove si registrano di circa 58.000 tonnellate l'anno consumate. La Tunisia, dunque, insegna come la pesca e la cattura di questa specie siano l'unica soluzione (almeno al momento), non solo per arginarne la diffusione ma anche per trarne profitto. Tra le due sponde del Mediterraneo si è creata sinergia e progettazione; infatti, i rapporti tra Tunisia e Sicilia sono forti e a riguardo anche il distretto produttivo della pesca di Mazara del Vallo ha portato avanti negli anni scorsi diversi studi con le autorità e la politica tunisine e l'Università di Palermo proprio sulla presenza del granchio blu e dei suoi effetti.
 
Oltre all'importazione del prodotto, l'attenzione rivolta al granchio blu si è concentrata sulle sue proprietà organolettiche e, in un'ottica di economia circolare, sulla valorizzazione di tutte le sue caratteristiche nutraceutiche. Il crostaceo sarebbe infatti ricco di vitamina B12 e avrebbe un ottimo sapore. Nel Mediterraneo, in Sicilia come in Tunisia, l'80% dei pescatori usa le nasse (nel 2014 l'intera flotta pescava con le reti). Un'imbarcazione di 12 metri in Tunisia dotata di nasse pesca in media 500 kg di granchio blu a uscita. Il granchio blu rappresenta il 25% delle esportazioni di pesce del Paese: nel 2021 in Tunisia l'export di granchio blu ha raggiunto le 7.600 tonnellate per un valore di 24 milioni di dollari, una cifra raddoppiata rispetto al 2020. Il 'cliente' principale è il mercato asiatico a cui si sono aggiunti Italia, Spagna, Stati Uniti e i paesi del Golfo Persico. Ad oggi, possiamo concludere dicendo che quella del granchio blu è un'economia solida e una filiera completa che include e dà lavoro a pescatori, donne, trasporto e logistica, aziende di trasformazione e commercianti. 

 

Note

 
 

Maria Valentina Lasorella 
CREA PB

 
 

PianetaPSR numero 149 marzo 2026