
L'innovazione è una delle priorità trasversali dello sviluppo rurale nella programmazione 2023-2027, ma definirne i confini nei contesti LEADER — dove il cambiamento si produce attraverso relazioni, processi e governance territoriale oltre che attraverso prodotti e servizi tangibili — resta una sfida aperta per GAL e Autorità di Gestione. È proprio attorno a questa sfida che si è costruita una delle giornate dell'evento "Dagli indicatori alla visione - Dai progetti dei GAL agli indicatori, dagli scenari al futuro dello sviluppo locale europeo". Nel corso di questo appuntamento è stato strutturato un laboratorio partecipativo che ha coinvolto i rappresentanti del sistema LEADER italiano in un confronto strutturato per elaborare criteri condivisi di identificazione e valutazione dell'innovazione nelle strategie di sviluppo locale. Nella prima giornata, infatti, è stata posta al centro del confronto la definizione dell'innovazione nell'ambito di LEADER, con presentazioni plenarie a confronto sulle esperienze regionali e un focus group strutturato con la metodologia Estimate-Talk-Estimate (ETE), per individuare in modo condiviso tra GAL e Autorità di Gestione i criteri utili alla selezione delle azioni innovative da comunicare alla Commissione europea.
Il Regolamento (UE) 2021/1060 e il Piano Strategico della PAC 2023-2027 collocano l'innovazione tra le priorità trasversali dello sviluppo rurale. L'approccio è volutamente aperto: per innovazione si intende l'introduzione di nuovi prodotti, servizi, processi, metodi organizzativi e forme di governance, con esplicita attenzione ai contesti territoriali e alla loro capacità di generare cambiamento dal basso. In termini precisi, riguarda non solo gli aspetti tecnologici ma anche quelli organizzativi, economici, sociali e ambientali, in relazione al contesto locale.
Questa cornice produce una conseguenza pratica complessa. Le 21 Autorità di Gestione regionali e provinciali attive in Italia insieme ai 203 GAL (il Regolamento di Esecuzione (UE) 2022/1475 stabilisce che il concetto di innovazione debba essere definito dagli Stati Membri) devono individuare, tra le oltre duemila azioni pianificate nelle SSL, quelle da comunicare alla CE come innovative entro aprile 2026. Si stima, usando come riferimento la programmazione 2014-2022, che queste azioni daranno luogo a circa 15.000 progetti. La norma offre una direzione, non una griglia di lettura: ed è qui che emerge la necessità di costruire criteri condivisi, fondati su una comprensione sostantiva dell'innovazione.
Il modo in cui la ricerca interpreta l'innovazione è cambiato in modo significativo nel corso del Novecento. Nella tradizione economica classica, l'innovazione era definita come il motore del cambiamento economico attraverso la combinazione creativa di risorse esistenti (Schumpeter, J.A., The Theory of Economic Development, Harvard University Press, 1934) e coincideva con l'introduzione di nuovi beni, metodi di produzione o mercati. A partire dagli anni Novanta, l'approccio sistemico ha spostato l'attenzione dal singolo innovatore al contesto in cui l'innovazione si produce, riconoscendo che le traiettorie di cambiamento dipendono dalla densità delle reti e dalle istituzioni locali (Lundvall, B.-Å., National Systems of Innovation, Pinter, 1992). Innovare non significa più solo introdurre qualcosa di nuovo, ma modificare relazioni, regole e aspettative in modo che il cambiamento produca valore nel tempo.
Più di recente, la riflessione sullo sviluppo rurale e su LEADER ha ulteriormente elaborato questi concetti, mettendo in evidenza come l'innovazione nei contesti rurali non sia riducibile a un output misurabile ma vada letta come un processo situato, relazionale e dipendente dal contesto specifico (Navarra, C. et al., Rural Social Innovation and LEADER, Euricse Working Paper, 2021). Come ha sintetizzato efficacemente Francesco Basset nelle slide introduttive ai focus group svolti in occasione dell'evento di marzo, parafrasando Zygmunt Bauman: in una società liquida l'innovazione non è più episodica ma condizione permanente di adattamento nei territori.

Definire l'innovazione in LEADER non è esercizio facile: tutti nel sistema sanno di cosa si parla, ma le definizioni si moltiplicano tanto quanto i territori. Il Regolamento apre le porte, i GAL entrano, e ciascuno porta con sé la propria interpretazione, plasmata dalla storia del territorio e dalla capacità dei propri partner. Questa varietà non è un difetto del sistema: è la sua caratteristica costitutiva. LEADER nasce proprio per lasciare spazio all'intelligenza territoriale.
In linea di massima le azioni di LEADER, che danno luogo a diverse forme di innovazione, possono essere distinte in:
prototipali - introducono nuovi prodotti, servizi o tecnologie in un contesto rurale specifico. È la forma più visibile e comunicabile, perché produce un output tangibile: un nuovo servizio di trasporto rurale, una piattaforma per la vendita diretta di prodotti locali, un hub di manifattura digitale diffusa, un sistema di welfare rurale integrato. I risultati sono misurabili, replicabili, comparabili;
abilitanti - riguardano il modo in cui gli attori di un territorio imparano a cooperare, a prendere decisioni condivise, a costruire fiducia. Un GAL che facilita la nascita di un patto di filiera tra produttori che non avevano mai collaborato, che struttura percorsi di co-progettazione o patti intergenerazionali di impresa, genera innovazione abilitante. Il valore di queste azioni risiede nelle capacità collettive che attivano.
di sistema - che agiscono sugli assetti istituzionali e sulle regole del gioco. Cambia chi decide, come si decide e in quale quadro di governance. Una SSL che introduce cabine di regia permanenti, programmazione congiunta tra GAL e Unioni di Comuni, o integrazione strutturata tra fondi diversi (LEADER, FSE, FESR, SNAI), opera a questo livello. È la forma più difficile da generare e da misurare, ma anche quella con effetti più duraturi sulla traiettoria di sviluppo di un'area.
Riconoscere queste differenze è essenziale per valutare in modo più consapevole il valore pubblico prodotto dalle strategie di sviluppo locale. Una SSL di qualità non si limita a finanziare interventi che introducono qualcosa di nuovo: costruisce un portafoglio di azioni che agisce su più livelli, combinando la visibilità dell'innovazione prototipale con la profondità di quella abilitante e la durabilità di quella sistemica.
Per i GAL questo significa che il valore di un'azione non si misura soltanto dall'output diretto, ma anche dalla qualità delle relazioni che attiva, dalla capacità di apprendimento che genera, dagli effetti che produce sulle regole di funzionamento del territorio. Per le Autorità di Gestione significa che i criteri di selezione devono essere abbastanza sofisticati da riconoscere l'innovazione in tutte le sue forme, senza privilegiare sistematicamente quella più tangibile a scapito di quella più trasformativa. La sfida è costruire strumenti di lettura all'altezza di questa complessità.
Per rispondere a questa sfida, il lavoro sviluppato in occasione dell'evento di marzo ha proposto un quadro di lettura fondato su cinque dimensioni interpretative. Ciascuna dimensione rappresenta un asse lungo il quale collocare le diverse concezioni dell'innovazione che convivono nel sistema LEADER, e su ciascun asse è possibile identificare due orientamenti: uno più orientato alla prevedibilità e alla misurabilità immediata; l'altro più aperto alla sperimentazione, alle relazioni e al cambiamento processuale.
D1 - Causalità e valore pubblico interroga il rapporto tra finanziamento pubblico e cambiamento: è innovativa solo l'azione che non sarebbe avvenuta senza LEADER, oppure lo è anche quella che il finanziamento rende qualitativamente migliore, più inclusiva o capace di produrre beni collettivi, anche in presenza di effetti inerziali?
D2 - Controllo vs esplorazione chiede se privilegiare la replicabilità e la comparabilità o una logica di portafoglio che includa anche progetti rischiosi, capaci di generare apprendimento.
D3 - Oggetto dell'innovazione pone la questione di dove si colloca il cambiamento: nel prodotto o servizio tangibile, oppure nei modi di cooperare e organizzarsi tra attori locali?
D4 - Processo di implementazione interroga il metodo: bandi competitivi o co-progettazione territoriale, dove il percorso stesso è già parte del risultato?
D5 - Misurazione ed evidenza chiede se bastino gli indicatori standard o servano misurazioni ad hoc per cogliere i cambiamenti specifici che un'azione introduce.
Il laboratorio ha coinvolto i partecipanti dell'evento in cinque tavoli di lavoro. Il metodo Estimate-Talk-Estimate ha previsto tre fasi: una prima stima individuale, una discussione strutturata in piccolo gruppo e una seconda stima individuale al termine del confronto. I partecipanti hanno votato sia sulle cinque dimensioni interpretative sia su quattro affermazioni tematiche, permettendo di osservare se e come la discussione modificasse le posizioni iniziali.
La tabella che segue riporta, per ciascuna dimensione, le due affermazioni messe al confronto e il numero di voti raccolti al primo e al secondo passaggio. L'opzione B corrisponde in tutti i casi all'orientamento processuale, relazionale e orientato all'esplorazione.
La convergenza verso l'opzione B è marcata in tutte e cinque le dimensioni e si rafforza dopo la discussione. D4 registra già al primo passaggio il consenso più netto verso la co-progettazione e l'attivazione territoriale come parte costitutiva dell'innovazione. D3 mostra la variazione più ampia tra i due passaggi: la discussione convince un numero significativo di partecipanti che l'innovazione può risiedere nella ridefinizione dei modi di cooperare, anche senza un output tangibile. D1, con il divario minore tra le opzioni, segnala che la tensione tra addizionalità e miglioramento qualitativo resta la più aperta e la più discussa tra i partecipanti.
Parallelamente alle dimensioni, i partecipanti hanno votato due volte sulle quattro affermazioni tematiche, permettendo di misurare l'effetto diretto della discussione sulle posizioni individuali.
Il movimento più ampio si registra su R3, le economie locali, con quasi 17 punti di incremento: dopo il confronto la costruzione di relazioni economiche durature prevale nettamente sulla generazione di nuove attività come criterio di innovazione. Significativo anche R2, con undici punti in più: l'innovazione di filiera viene letta meno come efficienza e più come ridefinizione di ruoli e relazioni tra i protagonisti della catena del valore. R4, la transizione ecologica, resta invece vicino al 98% in entrambi i passaggi: su questo tema il campione non aveva incertezze fin dall'inizio e la discussione non ne ha prodotte.
Il quadro emerso dai Focus Group può essere sintetizzato nella tabella seguente, che mette in relazione ciascuna delle cinque dimensioni con l'orientamento prevalente espresso dopo il confronto. Non è una griglia rigida: è uno strumento di lettura che aiuta GAL e Autorità di Gestione a interrogare le proprie azioni e a comunicarne il valore innovativo in modo più consapevole.
Questa tabella non descrive un'innovazione ideale astratta, restituisce la concezione che un gruppo rappresentativo del sistema LEADER ha costruito collettivamente attraverso la discussione. Una concezione che privilegia la qualità dei processi, che valorizza la cooperazione e l'apprendimento come risultati in sé, che chiede strumenti di misurazione capaci di cogliere cambiamenti complessi, e che considera l'attivazione territoriale già parte costitutiva dell'innovazione.
Raffaella Di Napoli
Francesco Basset
CREA PB
PianetaPSR numero 149 marzo 2026