
L'agricoltura italiana sta cambiando pelle. Lo sta facendo mentre il clima accelera, colpi di scena compresi: siccità prolungate, gelate improvvise, alluvioni improvvise. In questo scenario, per gli addetti ai lavori è diventato sempre più centrale il ruolo di AgriCat, il Fondo Mutualistico Nazionale che dal 2023 tutela le produzioni agricole dai grandi eventi catastrofali.
Un fondo che, nel giro di tre campagne, è passato dall'essere una novità a diventare un ingranaggio centrale della politica agricola nazionale.
Dopo un primo anno dominato dalle grandi alluvioni - e dalla necessità di "rodare" un meccanismo completamente nuovo - il 2024 segna l'avvio della vera operatività di AgriCat.
Le prime istruttorie tecniche mostrano subito due realtà: una netta concentrazione del rischio nel Mezzogiornove un aumento dell'esposizione legato soprattutto a siccità duratura e gelate tardive.
Per capire dove e quanto indennizzare, entrano in gioco le matrici di danno, uno degli elementi più innovativi del Fondo: tabelle tecniche che incrociano evento, area e coltura e restituiscono una valutazione uniforme su tutto il territorio nazionale. Un modo per superare disparità e incertezze che per anni hanno complicato la gestione delle calamità.
Se il 2024 è l'anno della messa a terra, il 2025 è l'anno del consolidamento.
l'impatto dei cambiamenti climatici aumenta, i sistemi di perizia diventano più raffinati e il Fondo comincia a costruire una banca dati solida, indispensabile per programmare le campagne successive.
Un ruolo chiave lo gioca il monitoraggio sinottico: una sorta di cruscotto che fotografa, evento per evento e coltura per coltura, l'andamento dei sinistri sul territorio.
Un salto in avanti notevole, che rende il sistema più leggibile e, soprattutto, più trasparente.
Sullo sfondo, un'altra trasformazione prende forma: la digitalizzazione delle procedure.
È nel 2026, però, che AgriCat cambia passo.
Per siccità e gelo/brina, le denunce non partono più dall'agricoltore. A compilarle è direttamente il Fondo, incrociando i layer meteoclimatici con i Piani di Coltivazione Grafici. Il risultato?
Una denuncia già pronta, che l'azienda può semplicemente confermare o integrare.
Si riducono i tempi, diminuiscono gli errori e, soprattutto, si abbattono le diseguaglianze territoriali: chi è colpito viene automaticamente intercettato dal sistema.
Per l'alluvione, la procedura rimane guidata dal dichiarante, ma è comunque supportata da mappe e delimitazioni automatiche.
Nel frattempo, i CAA ricevono alert dedicati per aggiornare i fascicoli aziendali, evitando che le aziende restino escluse per meri automatismi.
La firma? Ormai multicanale: dalla classica autografa alla FEA via SPID/CIE, passando per l'OTP.
Le scadenze restano chiare:
Il 2026 introduce anche un'altra novità di peso: AgriCat diventa uno strumento di primo rischio con franchigia e limiti uguali per tutti, indipendentemente dalla coltura.
Ma soprattutto, entra a pieno titolo in un sistema più ampio: quello della gestione integrata del rischio.
Gli agricoltori che presentano la Domanda Unica possono infatti combinare AgriCat con assicurazioni agevolate o fondi di mutualità danni, armonizzando franchigie e massimali.
In questi casi, i risarcimenti si basano sul valore assicurato o protetto, verificato tramite lo Standard Value.
È la strada che porta verso un modello pubblico-privato più maturo, capace di offrire una protezione completa, modulata sulle esigenze dell'azienda.
Tre anni sono bastati a trasformare AgriCat da sperimentazione a pilastro della gestione del rischio agricolo. Un modello ibrido, unico in Europa, che ha riportato al centro l'importanza dei dati, dell'interoperabilità e della digitalizzazione.
Il vecchio approccio emergenziale lascia il posto a una logica strutturale, continua, programmata.
E per un settore che deve affrontare un clima sempre più imprevedibile, AgriCat non è solo uno strumento: è una garanzia di continuità, un investimento sul futuro delle aziende e un tassello fondamentale nella costruzione di una resilienza davvero moderna.
Mauro Serra Bellini
MASAF
Dirigente DISR VI - Gestione crisi in agricoltura
PianetaPSR numero 150 aprile 2026