
Il presente articolo rappresenta un estratto della recente pubblicazione "Il ricambio generazionale sotto la lente: il volto dell'agricoltura che cambia".
Il valore aggiunto di questo lavoro risiede nell'inedita integrazione di tre banche dati fondamentali. Incrociando i numeri del 7° Censimento generale dell'agricoltura (ISTAT), le evidenze anagrafiche del Registro delle Imprese (InfoCamere) e i microdati economici della Rete di Informazione Contabile Agricola (RICA), il rapporto restituisce una fotografia nitida e tridimensionale. Questo approccio supera i limiti delle singole fonti statistiche e offre ai decisori politici uno strumento di lettura oggettivo per comprendere chi sono veramente i nuovi agricoltori e di quale supporto necessitano.

I dati censuari svelano una discontinuità netta rispetto al passato. Le aziende condotte da under 40, pur rappresentando un bacino ancora ristretto pari al 9,3% del totale, gestiscono superfici quasi doppie rispetto agli agricoltori più maturi, con 18,3 ettari contro 9,8. L'accesso alla terra avviene in larga misura tramite l'affitto, una modalità contrattuale che interessa oltre il 60% dei terreni gestiti dai giovani, mentre la proprietà diretta resta saldo appannaggio delle vecchie generazioni. A colpire è soprattutto la rivoluzione del capitale umano. I giovani portano in campo un livello di istruzione nettamente superiore, con quasi il 20% di laureati e una marcata propensione verso la multifunzionalità, la vendita diretta e l'agricoltura biologica.
Le elaborazioni sul Registro delle Imprese mostrano un tessuto imprenditoriale giovanile estremamente vitale. La ditta individuale perde progressivamente terreno a favore di società di persone e di capitali, segnale di una volontà di strutturarsi per affrontare sfide più complesse. Un dato sorprendente emerge analizzando la reazione alla crisi sanitaria. Durante la pandemia, il tasso di sopravvivenza delle aziende giovanili ha superato per la prima volta quello delle imprese condotte da over 40. Degno di nota è anche il focus sulle giovani imprenditrici, le quali guidano oltre un quarto delle aziende giovanili e mostrano una gestione più prudente ma capace di generare utili d'esercizio sensibilmente più alti, specialmente nei comparti legati all'agriturismo e alla trasformazione.
I dati campionari della RICA scendono nel dettaglio economico, confermando come i giovani siano dotati di una spinta innovativa superiore. Gli investimenti annui sfiorano i 6.900 euro e doppiano quasi i 3.900 euro degli agricoltori senior. Questo sforzo si concentra sulla modernizzazione tecnologica e comporta un naturale maggiore ricorso all'indebitamento. Dal punto di vista sociale emerge la dinamica affascinante della convivenza intergenerazionale. Se l'età media del giovane titolare è di circa 33 anni, la forza lavoro familiare è composta molto spesso da genitori o parenti over 45. Questa statistica testimonia un passaggio di consegne graduale che riesce ad affiancare l'energia innovativa del giovane all'esperienza consolidata della famiglia.
L'ultima parte del lavoro sposta l'attenzione sull'impatto delle politiche pubbliche, le quali si sono trasformate da semplici sussidi a veri strumenti di pianificazione aziendale. Nell'attuale programmazione PAC 2023-2027, le Regioni italiane hanno stanziato complessivamente quasi 696 milioni di euro per il premio di primo insediamento, una cifra pari al 5,4% dei fondi di Sviluppo Rurale. L'obiettivo nazionale è favorire l'ingresso di circa 15.000 nuovi capi azienda. Il premio medio italiano si attesta sui 47.000 euro, tuttavia si registrano enormi disparità geografiche legate alle scelte strategiche dei singoli territori. Si passa infatti dai massimali di 100.000 euro previsti nei bandi della Calabria ai 22.500 euro impostati dalla Provincia Autonoma di Bolzano.
Francesco Licciardo, Marta Striano, Barbara Zanetti
CREA PB
PianetaPSR numero 150 aprile 2026