
Come è noto, attualmente l'ecosistema dei dati sul turismo in Italia è abbastanza ricco e variegato; accanto alle fonti statistiche ufficiali, un ruolo di grande rilievo svolgono anche gli stakeholder istituzionali e non, che a livello nazionale e regionale, con le loro indagini, contribuiscono ad arricchire il panorama informativo sul turismo. Tale panorama è popolato anche dalla grande quantità di dati provenienti da fonti alternative, i big data ad esempio, che - attraverso lo studio e l'analisi dei social media - forniscono dettagli su numerosi aspetti. Secondo l'OCSE (2025), per poter rendere più efficaci le informazioni provenienti dalle molteplici fonti, è necessario un maggiore coordinamento tra i diversi livelli istituzionali e una condivisione degli obiettivi di rilevazione. Non da ultimo, sottolinea l'Organizzazione internazionale, promuovere una cultura del dato favorirebbe un contributo più attivo dei portatori di interesse, a vantaggio dell'intera comunità di settore.
In quest'ottica il CREA Politiche e Bioeconomia ha organizzato, nell'ambito della Rete PAC 2023-2027, un ciclo di workshop sul turismo rurale, dal titolo L'ecosistema dei dati nel turismo rurale: Fonti, metodi e strumenti per conoscere il territorio. Pur con la consapevolezza che il turismo rurale è una delle componenti del turismo italiano, con specificità e fragilità che non possono essere tralasciate, i workshop sono stati progettati con l'intento di fornire ai partecipanti (Gal, operatori del settore, Autorità di Gestione, ecc...) una mappa - il più possibile esauriente - sulle fonti statistiche in essere sul tema, nonché gli strumenti metodologici per utilizzare al meglio i dati e tradurli in azioni per il territorio.
Nel corso del primo incontro, tenutosi on line il 26 Marzo, abbiamo chiesto ai rilevatori di dati sul turismo più rappresentativi a livello nazionale di aiutarci a conoscere i dati esistenti, comprenderne la varietà e identificare il livello di personalizzazione degli stessi.
Le fonti statistiche primarie del turismo in Italia sono l'ISTAT e la Banca d'Italia. La prima si occupa di rilevare informazioni sia sui movimenti dei turisti italiani (turismo nazionale) che sulle strutture ricettive (turismo interno); la Banca d'Italia, invece, rileva le informazioni sul turismo internazionale. Il primo intervento dell'ISTAT (realizzato da Barbara Dattilo) ha permesso di inquadrare le abitudini turistiche degli italiani con l'indagine campionaria Viaggi e Vacanze. Attiva dal 1997, l'indagine viene condotta su tutto il territorio in maniera continuativa lungo l'intero anno, coinvolgendo un campione di circa 33.000 famiglie. Le principali variabili rilevate includono il numero di turisti, di viaggi, di pernottamenti e di escursioni, nonché il motivo del viaggio - che può andare dal piacere alla visita a parenti e amici, fino a ragioni di salute o religiose. Ulteriori informazioni riguardano le attività svolte durante il soggiorno, la tipologia di alloggio utilizzata, includendo anche gli alloggi gratuiti, e la spesa sostenuta per il viaggio. Questi elementi costituiscono una base informativa essenziale per l'analisi della domanda turistica e per l'esplorazione delle sue possibili declinazioni in ambito rurale. Pur non presentando una classificazione del turismo rurale, infatti, l'ISTAT ha sottolineato come la dimensione rurale possa essere colta combinando alcune variabili, fra le quali la destinazione, l'attività praticata e l'alloggio. Così, applicando questo tipo di analisi, la relatrice ha evidenziato come, ad esempio, nel 2024, tra i viaggi personali con almeno un'attività dichiarata, il 18,9% includa almeno un'attività enogastronomica e il 72,4% almeno una visita al patrimonio naturale e paesaggistico.
Sul piano dell'offerta, il lavoro dell'ISTAT, presentato da Lorenzo Cavallo, consente la misurazione del turismo interno attraverso due rilevazioni complementari: le strutture ricettive e le loro caratteristiche da un lato, e il numero dei turisti che le utilizzano e con quale intensità dall'altro. Letti insieme, questi dati permettono di capire non solo dove è localizzata l'offerta turistica, ma anche quanto viene effettivamente utilizzata nei diversi territori. Si tratta di dati censuari, alimentati dalle Regioni e dalle Province autonome, che coprono oltre 580 mila strutture e consentono l'analisi del turismo fino al livello comunale, distinguendo tra diverse tipologie di alloggio - dagli alberghi agli agriturismi, dai B&B alle altre forme extra-alberghiere - e tra clientela italiana e straniera. Tuttavia, restano escluse dalle statistiche gli alloggi privati gestiti in forma non imprenditoriale, come le locazioni brevi. Nel 2024 a livello nazionale se ne contano circa 317 mila, con 1,5 milioni di posti letto e 39 milioni di presenze, in gran parte di turisti stranieri. Questa componente contribuisce a rendere visibile un'offerta diffusa e frammentata, spesso trascurata dalle letture tradizionali, ma molto presente anche nelle aree rurali. Rispetto al turismo rurale, inoltre, incrociando i dati comunali con la classificazione delle aree rurali realizzata dal CREA, risulta che le aree urbane e periurbane concentrano la quota maggiore delle presenze turistiche. Le aree rurali intensive risultano complessivamente le meno turistiche, mentre le aree intermedie presentano una distribuzione più equilibrata tra domanda italiana e straniera. Infine, le aree con problemi di sviluppo, pur caratterizzate da una bassa densità turistica, mostrano in alcuni casi un'elevata turisticità relativa e una significativa incidenza di clientela straniera.
La dimensione del turismo internazionale è stata illustrata nel corso dell'intervento della Banca d'Italia, con Veronica Amato, che ha sottolineato la rilevanza economica del settore. Grazie agli strumenti informativi connessi alla bilancia dei pagamenti e alle indagini sui flussi transfrontalieri, la Banca d'Italia, infatti, è in grado di fornire un quadro della spesa dei viaggiatori e i relativi saldi, confermando l'importanza del fenomeno turistico come componente economica misurabile. Oltre a spesa, viaggiatori e notti, l'indagine rende disponibili informazioni dettagliate utili alla ricerca e alle amministrazioni: caratteristiche dei viaggiatori, luoghi visitati, caratteristiche dei viaggi, mezzi di pagamento, customer satisfaction. Ciò è particolarmente utile per intercettare la dinamica della domanda internazionale e offrire informazioni complementari rispetto alle statistiche sulle strutture ricettive. Tuttavia, trattandosi di un'indagine campionaria, è importante interpretare correttamente gli indicatori disponibili e i loro limiti quando si scende a livelli territoriali molto fini, aspetto particolarmente rilevante per l'analisi del turismo rurale.
Accanto alle fonti istituzionali, non va trascurato il ruolo di altri soggetti, portatori di prospettive differenti e di metodi di rilevazione alternativi. È il caso dell'Istituto Nazionale di Ricerche sul Turismo (ISNART) che, attraverso il contributo di Fabio Di Sebastiano, ha portato l'attenzione sulle possibilità offerte dai big data per descrivere i comportamenti turistici e i flussi in modo più tempestivo e granulare rispetto alle fonti tradizionali. L'intervento ha inquadrato il valore aggiunto dei dati provenienti da piattaforme digitali, applicazioni e, più in generale, dai segnali generati dall'interazione online e mobile, evidenziandone la potenziale utilità per intercettare fenomeni difficilmente rilevabili con le statistiche ufficiali, soprattutto in contesti rurali caratterizzati da strutture piccole, informalità o forte stagionalità. Grazie ai big data, infatti, l'ISNART ha potuto analizzare il valore dei dataset sulle locazioni brevi (AirDNA): nel 2024 in Italia risultano in media quasi 848.000 alloggi Airbnb disponibili, 60,5 milioni di notti prenotate e 10,6 miliardi di euro di entrate generate. Questo dato contribuisce a rendere visibile una quota di turismo altrimenti poco osservata, particolarmente rilevante per aree rurali.
Infine, uno sguardo attento sugli impatti del turismo sulla sostenibilità ambientale è stato fornito dall'Istituto Superiore per Protezione dell'ambiente (ISPRA), con la relazione di Giovanni Finocchiaro. Il suo contributo ha consentito di evidenziare come indicatori e basi dati ambientali possano supportare sia la lettura della capacità di carico dei territori sia la valutazione degli effetti del turismo su ecosistemi e risorse naturali. Questa analisi può contare su un set di indicatori turismo-ambiente con copertura nazionale e regionale e serie storiche pluriennali che analizzano contestualmente gli agriturismi, ma anche il turismo nei parchi, l'incidenza del turismo su consumi idrici e rifiuti, le emissioni del trasporto stradale turistico nonché strumenti di risposta come Ecolabel UE ed EMAS. In uno scenario di cambiamenti climatici, non si può ignorare la necessità di affiancare ai dati sui flussi turistici informazioni che descrivano lo stato e la pressione sugli asset ambientali, in modo da rendere più robusta la pianificazione e orientare le politiche verso modelli di sviluppo compatibili. Ciò è tanto più vero quando si parla di turismo rurale, dove l'integrazione di questa tipologia di informazioni consente di prevenire le criticità legate a congestione, consumo di risorse e vulnerabilità climatica. A tale scopo, viene sottolineata la necessità di individuare degli indicatori territorializzati e comparabili, utili per costruire quadri di riferimento a scala locale e per supportare strumenti di monitoraggio continuativo.
In conclusione, pur fornendo numerosi spunti di riflessione, il workshop ha consolidato l'idea che la comprensione del turismo rurale richieda una combinazione di fonti e un lavoro di armonizzazione che non è solo tecnico, ma anche istituzionale. La disponibilità di dati è ampia, ma la loro frammentazione limita la possibilità di costruire letture coerenti e comparabili tra territori. È emersa dunque la necessità di investire su interoperabilità, standard e cultura condivisa del dato, valorizzando al contempo le specificità territoriali. Sul piano metodologico, si conferma l'utilità di una triangolazione: statistiche ufficiali come struttura portante, fonti economiche per la dimensione della spesa e dell'impatto, big data per la tempestività e la granularità, indicatori ambientali per la sostenibilità e la capacità di carico. Questo approccio integrato appare particolarmente pertinente per le aree rurali, dove il turismo si intreccia con sistemi produttivi locali, patrimonio naturale e identità culturale.
Annalisa Del Prete e Catia Zumpano
CREA-PB
PianetaPSR numero 150 aprile 2026