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Donne

Innovare al femminile: i risultati di un'indagine nelle aziende vitivinicole

Un'analisi qualitativa esplora come le imprenditrici del settore vitivinicolo interpretano e praticano l'innovazione, tra sostenibilità, organizzazione del lavoro e strategie di mercato.

Per innovare non basta adottare nuove tecnologie o cambiare quanto fatto in passato, è necessario affiancare alle novità tecniche nuovi processi organizzativi, relazionali e territoriali. È questo il quadro che emerge dall'indagine condotta dalla Rete PAC con l'Associazione Nazionale Le Donne del Vino, i cui risultati sono stati presentati a Vinitaly 2026.

Nell'ambito delle attività della Rete PAC è stato infatti avviato un progetto dedicato al tema "Il ruolo delle donne nelle filiere produttive del settore primario". L'iniziativa nasce dalla consapevolezza che la piena partecipazione delle donne all'agricoltura non rappresenta soltanto una questione di equità, ma anche un fattore strategico per la competitività, la capacità innovativa e la sostenibilità delle filiere agroalimentari.

Il progetto, con un approccio multidisciplinare e partecipativo, mira a individuare e analizzare i fattori discriminanti presenti lungo le filiere agricole che possono limitare la partecipazione delle donne e scoraggiarne la permanenza nel settore. Tali dinamiche rischiano infatti di indebolire il sistema nel suo complesso, privandolo di competenze, visioni e risorse fondamentali per affrontare le sfide della transizione ecologica, tecnologica e sociale.

A tal fine sono state avviate collaborazioni con alcune associazioni di rappresentanza femminile in specifiche filiere produttive (ortofrutta, vino e olio); altre sono in corso di definizione.

Quella di Vinitaly è stata dunque un'occasione di restituzione e confronto pubblico sui temi dell'innovazione e del ruolo delle donne nel settore vitivinicolo. 

evento vinitaly

Approccio metodologico

Il contributo si basa su un'analisi qualitativa, che ha previsto 15 interviste individuali e un focus group con imprenditrici operanti nel settore vitivinicolo. La metodologia è stata scelta per esplorare il significato attribuito all'innovazione dalle protagoniste, andando oltre una lettura puramente tecnologica o quantitativa del fenomeno.

Le interviste individuali hanno permesso di ricostruire i percorsi imprenditoriali, le scelte produttive e organizzative, nonché motivazioni e criticità percepite nei processi di innovazione. Il focus group, invece, ha favorito una prospettiva più collettiva e relazionale, stimolando il confronto tra esperienze diverse e mettendo in luce elementi condivisi, tensioni ricorrenti e interpretazioni comuni del cambiamento.

L'Associazione Nazionale Le Donne del Vino

Nel panorama del vino italiano si afferma da tempo una storia di energia, visione e competenze femminili: è quella dell'Associazione Nazionale Le Donne del Vino, nata nel 1988 con l'obiettivo di promuovere la cultura del vino e valorizzare il contributo delle donne in un settore storicamente a prevalenza maschile.

Oggi l'Associazione conta circa 1.250 socie distribuite su tutto il territorio nazionale e rappresenta la più grande realtà femminile del vino a livello mondiale. Le Donne del Vino riuniscono professioniste dell'intera filiera vitivinicola - produttrici, enologhe, ristoratrici, sommelier, giornaliste, avvocate, enotecarie ed esperte di comunicazione e marketing - dando vita a una rete articolata di competenze che favorisce confronto, condivisione di esperienze e progettualità comune.

Ogni anno l'Associazione individua un tema guida. Per il 2026 il focus è "Donne, Vino e Cibo": un binomio che richiama non solo l'identità e la cultura dei territori, ma anche questioni più ampie legate al nutrimento, ai diritti e al futuro delle comunità.

L'Associazione è organizzata in delegazioni regionali che promuovono attività di formazione, incontri, viaggi studio ed eventi. Nel tempo, Le Donne del Vino hanno assunto anche una dimensione internazionale, costruendo reti e collaborazioni con associazioni femminili del vino in diversi Paesi.

Tra i valori fondanti vi sono la tutela del paesaggio vitivinicolo, la valorizzazione dei vitigni autoctoni, l'educazione al consumo consapevole e la diffusione della cultura del vino come parte integrante della tradizione alimentare italiana.

Particolare attenzione è rivolta alle giovani generazioni. Tra le iniziative più significative si segnalano il progetto D Vino, dedicato agli istituti turistici e alberghieri, ed "Essenze di Vite", realizzato in collaborazione con l'Associazione Italiana Sommelier, che offre percorsi formativi gratuiti a giovani donne interessate a intraprendere un percorso professionale nel settore.

L'Associazione promuove inoltre il Forum Mondiale delle Donne del Vino, che coinvolge 12 associazioni estere; realizza studi sul gender gap nelle cantine; e sostiene iniziative di contrasto alla violenza di genere.

Le Donne del Vino sono oggi una comunità attiva e dinamica, capace di raccontare il vino italiano con competenza, passione e uno sguardo orientato al futuro.

 

L'innovazione dal punto di vista delle imprenditrici

Le imprenditrici coinvolte nell'indagine operano nel settore vitivinicolo in contesti territoriali, dimensionali e produttivi diversi e ricoprono ruoli centrali nella conduzione delle aziende, come titolari, co titolari o figure apicali direttamente responsabili delle principali scelte strategiche, produttive e organizzative. I percorsi di ingresso nel settore sono eterogenei: accanto a traiettorie di continuità familiare, emergono rientri dopo esperienze professionali esterne, ingressi in età adulta e costruzioni progressive del ruolo imprenditoriale attraverso apprendimenti maturati sul campo. Le aziende analizzate sono prevalentemente piccole e medie imprese, fortemente radicate nel territorio, spesso caratterizzate da filiere corte o integrate e da una crescente apertura verso attività di diversificazione, in particolare l'enoturismo.

L'analisi adotta il genere non come variabile esplicativa o categoria normativa dell'innovazione, ma come lente di osservazione. Concentrarsi su imprese guidate da donne consente di rendere visibili pratiche e processi di innovazione che, pur essendo centrali nella vita delle aziende, tendono a rimanere sullo sfondo nelle definizioni più standard e tecnologicamente orientate dell'innovazione. In questa prospettiva, il genere non è assunto come causa dei comportamenti osservati, né come presupposto di una specificità "femminile", ma come punto di osservazione che amplia lo sguardo su come l'innovazione prende forma concretamente nelle imprese vitivinicole, attraverso scelte produttive, organizzative e relazionali emerse dalle interviste e dal focus group.

Dalle interviste individuali e dal focus group emerge così un'idea di innovazione diversa da quella dominante, spesso associata esclusivamente alla tecnologia o alla discontinuità radicale. L'innovazione è descritta come un processo graduale e situato, profondamente intrecciato alla storia aziendale, al territorio e alle persone che vi operano. Non si tratta di una rottura con il passato, ma di una rilettura consapevole delle pratiche esistenti, orientata a rendere sostenibile nel tempo l'impresa agricola.

foto gruppo Vinitaly


Uno degli ambiti in cui questa visione si manifesta con maggiore chiarezza riguarda la trasformazione del modello produttivo. Molte imprenditrici raccontano il passaggio da produzioni indifferenziate o destinate all'ingrosso a produzioni identitarie, dotate di un marchio proprio e di un racconto riconoscibile. In questo contesto, l'innovazione coincide con la scelta della qualità e della nicchia, spesso in controtendenza rispetto alle logiche di volume e standardizzazione. Il controllo diretto delle fasi chiave della filiera - dalla vinificazione all'imbottigliamento fino alla gestione dei tempi di raccolta - è percepito come uno strumento fondamentale per garantire coerenza tra prodotto, territorio e visione imprenditoriale. Anche la valorizzazione di vitigni autoctoni, talvolta marginali dal punto di vista commerciale, è considerata una scelta innovativa che implica l'assunzione di un rischio, ma consente una maggiore riconoscibilità dell'impresa.

Accanto al prodotto, la sostenibilità agronomica rappresenta un asse centrale dei percorsi di innovazione. Le pratiche biologiche, integrate o orientate alla riduzione degli input chimici sono ampiamente diffuse, talvolta formalizzate in certificazioni e talvolta adottate come prassi consolidate prima ancora di essere riconosciute ufficialmente. L'attenzione al suolo, alla biodiversità e all'equilibrio dell'ecosistema vigneto non è descritta come una scelta ideologica, ma come una condizione necessaria per rimanere competitivi, soprattutto sui mercati internazionali. Anche l'uso di strumenti tecnologici - come centraline meteo, sistemi di monitoraggio o droni - è interpretato come supporto alle decisioni agronomiche e non come sostituzione del sapere maturato sul campo.

L'innovazione tecnologica ed energetica, quando presente, assume un ruolo strumentale e selettivo. Gli investimenti in autoproduzione energetica rispondono all'esigenza di contenere i costi e rafforzare la coerenza complessiva del modello aziendale. Allo stesso modo, la meccanizzazione mirata e l'interesse verso automazioni leggere emergono come risposta alla crescente difficoltà di reperire manodopera. In molte testimonianze è evidente che l'innovazione nasce come risposta a vincoli e criticità strutturali più che da condizioni di abbondanza.

Un nodo particolarmente critico riguarda l'organizzazione aziendale e la gestione delle risorse umane. Le imprenditrici raccontano tentativi di costruire modelli meno gerarchici e più partecipativi, basati sulla condivisione delle responsabilità. Tuttavia, la delega risulta spesso complessa a causa della carenza di personale qualificato, delle difficoltà nei percorsi di formazione e delle resistenze culturali. In questo ambito emerge con chiarezza che uno dei principali ostacoli all'innovazione non è di natura tecnica, ma riguarda la dimensione organizzativa e relazionale dell'impresa.

Sul versante commerciale e comunicativo, i percorsi di cambiamento appaiono più avanzati. Le interviste mostrano uno spostamento dalla vendita del prodotto alla vendita dell'esperienza: enoturismo, degustazioni, eventi e apertura dell'azienda diventano parte integrante del modello di business. Il racconto dell'impresa, della sua storia e del territorio assume un ruolo centrale e la comunicazione digitale non è più un elemento accessorio, ma una componente strutturale dell'attività produttiva.

Nel complesso, l'innovazione che emerge dall'indagine non è un evento puntuale, ma un processo integrato, che coinvolge contemporaneamente prodotto, organizzazione, relazioni e territorio. L'uso del genere come lente di osservazione consente di riconoscere e rendere visibili queste pratiche, ampliando il campo di ciò che viene considerato innovazione e offrendo una lettura più aderente ai percorsi reali di cambiamento delle imprese vitivinicole.

Considerazioni finali

Nel complesso, l'indagine offre una visione dell'innovazione nel settore vitivinicolo che si discosta dalle rappresentazioni più diffuse, mettendo in luce processi spesso poco visibili, ma fondamentali. Per le imprenditrici coinvolte, innovare non significa adottare singole tecnologie o cambiare radicalmente il passato, ma introdurre un insieme di pratiche quotidiane che intrecciano produzione, organizzazione del lavoro, relazioni, comunicazione e rapporto con il territorio. Si tratta di un'innovazione incrementale e situata, che nasce dall'adattamento a vincoli concreti e dalla necessità di garantire continuità e sostenibilità all'impresa agricola.

In termini di politiche, questi risultati sollecitano una riflessione sul modo in cui l'innovazione viene definita e sostenuta nel settore agricolo. I processi innovativi di natura organizzativa, relazionale e territoriale faticano infatti a ottenere il riconoscimento che meritano, in strumenti di sostegno ancora orientati prevalentemente agli investimenti materiali e tecnologici. Ne deriva la necessità di una concezione più ampia dell'innovazione, capace di considerare i processi e non solo gli investimenti, per rendere le politiche più aderenti ai reali percorsi di trasformazione delle imprese vitivinicole, in particolare di quelle guidate da donne, e per rafforzarne nel tempo la capacità di adattamento e resilienza.

 
Messaggi chiave


1. L'innovazione non è uno strappo con la tradizione, ma una rilettura consapevole
Nelle imprese vitivinicole guidate da donne, innovare significa mantenere un forte radicamento identitario e territoriale, reinterpretando le pratiche produttive, organizzative e commerciali per renderle sostenibili nel tempo. Qualità, controllo della filiera e capacità di racconto diventano quindi elementi centrali di questa innovazione incrementale.


2. L'innovazione nasce soprattutto come risposta a vincoli strutturali
Le scelte innovative emergono prevalentemente come adattamento a problemi concreti quali la scarsità di manodopera, l'instabilità dei mercati, l'aumento dei costi e la complessità burocratica, più che come esito di strategie orientate alla sperimentazione fine a sé stessa. In questo senso, l'innovazione è prima di tutto una strategia di continuità e adattamento dell'impresa.


3. Le donne svolgono un ruolo decisivo nei processi di innovazione culturale e organizzativa
Il loro contributo si manifesta soprattutto nella capacità di tenere insieme produzione, persone, comunicazione e territorio. Si tratta di un'innovazione spesso poco visibile, ma strutturale, che agisce sui modelli organizzativi, sulle relazioni di lavoro e sul rapporto tra l'impresa e il contesto locale.
 

Daniela Mastroberardino, Associazione Nazionale Le Donne del Vino
Lucia Tudini e Grazia Valentino, CREA - Rete PAC

 
 

PianetaPSR numero 150 aprile 2026