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Digitalizzazione

Digitalizzazione e Gruppi Operativi del PEI-AGRI: quali lezioni dalla programmazione 2014-2022

Un'analisi del ruolo di questo processo nei GO al centro di un rapporto realizzato dalla Rete della PAC.

La digitalizzazione sta ridefinendo l'agricoltura italiana, trasformando processi produttivi e organizzativi grazie all'integrazione di tecnologie innovative come sensoristica, sistemi di supporto alle decisioni (DSS), robotica e analisi avanzata dei dati. Nel contesto del Partenariato europeo per l'innovazione "Produttività e sostenibilità dell'agricoltura" (PEI-AGRI), i Gruppi Operativi (GO) si sono affermati come laboratori di sperimentazione e diffusione delle innovazioni, incluse quelle digitali, coinvolgendo imprese agricole, enti di ricerca e consulenti in progetti orientati a rispondere a fabbisogni concreti del settore. Questo articolo si concentra sul ruolo della digitalizzazione nei GO e sintetizza i principali risultati del rapporto "La digitalizzazione nei Gruppi Operativi del PEI-AGRI in Italia: risultati della programmazione 2014-2022".

La diffusione del digitale nei GO

Nella banca dati nazionale dei GO risultano 478 su 852 GO (56%), finanziati nell'ambito del periodo di programmazione 2014-2022, che hanno impiegato almeno una tecnologia digitale. Circa un progetto su due ha quindi integrato strumenti digitali, evidenziando una diffusione significativa dell'innovazione digitale nei processi di cooperazione per l'innovazione.

La diffusione territoriale dei GO "digitali" presenta differenze marcate (Figura 1). In valori assoluti, la maggiore concentrazione si rileva in Emilia-Romagna, seguita da Sicilia, Veneto, Campania e Lombardia: queste cinque regioni concentrano oltre metà dei progetti digitali nazionali. In termini di incidenza sul totale dei GO regionali, emergono livelli particolarmente elevati in Umbria, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia e Basilicata. A livello macro-territoriale, il Nord prevale in termini di concentrazione di GO digitali (60% del totale dei GO localizzati al Nord). Nel complesso, l'eterogeneità territoriale è coerente con la diversa struttura produttiva e organizzativa dei sistemi agroalimentari regionali e suggerisce che i fattori determinanti della digitalizzazione nei GO non sono riconducibili esclusivamente alle strategie regionali di incentivazione, ma a un insieme più ampio di condizioni di contesto e fabbisogni specifici.

Le strategie regionali di incentivazione al digitale

Un elemento di rilievo che emerge dall'analisi riguarda la relazione tra strumenti di policy regionali e risultati osservati. Nel periodo di programmazione 2014-2022 quasi tutte le Regioni hanno attivato le misure di sostegno ai GO e 17 su 20 hanno introdotto, nei bandi analizzati, misure specifiche a favore della digitalizzazione: priorità tematiche, premialità nei criteri di selezione, ammissibilità di spese per software/hardware e, in alcuni casi, obblighi o incentivi per la disseminazione digitale e la compilazione di banche dati. Tuttavia, il confronto tra strategie dichiarate e incidenza dei GO digitali suggerisce l'assenza di una relazione chiara e sistematica. La diffusione del digitale sembra essere stata guidata soprattutto dai problemi produttivi affrontati e dalle caratteristiche dei progetti, più che dai meccanismi premiali o dagli indirizzi espliciti contenuti nei bandi. Ciò può indicare che: (a) gli incentivi sono stati poco incisivi, generici o troppo eterogenei per orientare significativamente le scelte progettuali; oppure (b) la digitalizzazione è stata adottata prevalentemente quando necessaria e funzionale, configurandosi come tecnologia abilitante per risolvere problemi, più che come obiettivo di policy.

Tematiche e comparti dei progetti digitali

L'incidenza del digitale varia anche in funzione delle tematiche di progetto e dei comparti produttivi. La digitalizzazione risulta pressoché sistematica nei GO riconducibili a robotica e automazione e all'agricoltura di precisione. Livelli elevati si osservano anche in tematiche in cui gli strumenti digitali supportano le attività di monitoraggio, certificazione e gestione di risorse e processi produttivi (quali marchi e certificazioni, risorse idriche, uso delle risorse naturali e benessere animale). Al contrario, in ambiti più orientati a innovazioni organizzative o di filiera, come la gestione dei sottoprodotti agricoli e la diversificazione, la presenza del digitale è più limitata. Alcune aree tematiche risultano marginalmente, o per nulla, interessate dalla digitalizzazione (ad esempio agricoltura in vivaio, aree svantaggiate, ricambio generazionale e sviluppo rurale), evidenziando una minore pertinenza rispetto ai fabbisogni affrontati, ma anche spazi potenziali di integrazione futura.

Rispetto ai comparti, il maggior numero di GO digitali si osserva in viticoltura (68), frutticoltura (54), zootecnia bovina (49), cerealicoltura (36) e orticoltura (36), settori rilevanti caratterizzati da una crescente domanda di innovazione tecnologica. In termini di incidenza sul totale dei GO per comparto, si registrano valori elevati in zootecnia bovina (67%), colture oleaginose (67%), olivicoltura (63%), frutticoltura (62%) e viticoltura (62%). Nel settore vitivinicolo, la digitalizzazione ha assunto forme diversificate: dal monitoraggio in campo e dal supporto decisionale, fino a soluzioni di tracciabilità (inclusa la blockchain) e strumenti per la gestione e la commercializzazione. Nel complesso, le differenze tra comparti non sono estreme e la diffusione del digitale appare relativamente pervasiva, pur con alcune filiere in ritardo (ad esempio gli allevamenti minori).

Tecnologie digitali adottate

Per quanto riguarda le tecnologie digitali adottate, emerge una prevalenza di strumenti software e di soluzioni legate alla raccolta e all'uso dei dati (Figura 2). Nei GO digitali, il software è presente in poco meno del 70% dei casi. Sensoristica e DSS risultano anch'essi largamente diffusi; seguono i sistemi di raccolta/interrogazione dei dati (quali blockchain e QR code) e l'analisi dei dati tramite applicazione di modelli statistici avanzati, tecniche di machine learning e intelligenza artificiale su dataset complessi o strutturati. Tecnologie più infrastrutturali o orientate a servizi digitali on-demand appaiono invece ancora marginali, come il cloud computing e l'e-commerce. Inoltre, oltre il 60% dei GO digitali utilizza non più di tre tipologie di tecnologie, indicando un approccio selettivo e coerente con obiettivi progettuali specifici, più che un percorso di trasformazione digitale. Nel complesso, l'innovazione digitale si è concentrata prevalentemente su applicazioni direttamente collegate ai processi produttivi (monitoraggio e supporto decisionale), mentre è risultata più debole la componente legata a servizi digitali e modelli di business innovativi orientati alla commercializzazione.

Dimensione economica e organizzativa dei GO digitali

Sotto il profilo economico-organizzativo, i GO digitali presentano un costo medio superiore del 14% rispetto agli altri (circa 344 mila € contro 317 mila € per progetto), differenza coerente con la necessità di investimenti in componenti tecnologiche. Il costo medio per partner risulta invece leggermente più basso rispetto ai GO non digitali (circa 39 mila € contro 40 mila €), segnalando che la maggiore dimensione economica si associa anche a partenariati più ampi. In media, i GO digitali coinvolgono 9 partner (contro 8 dei GO non digitali), a conferma che la digitalizzazione richiede l'integrazione di competenze diversificate. La composizione dei partenariati resta in larga misura centrata sulle imprese agricole (circa metà dei partner), con una presenza significativa di enti di ricerca; rispetto ai GO non digitali si osserva però una maggiore incidenza di consulenti e soggetti intermedi e una minore presenza relativa di enti di ricerca. Questo risultato può indicare un modello di innovazione digitale basato soprattutto sull'integrazione e sull'adattamento di soluzioni già disponibili, in cui gli attori dell'intermediazione svolgono un ruolo essenziale nel tradurre le tecnologie in pratiche applicabili in azienda.

Conclusioni e spunti per la PAC post-2027

Nel complesso, l'analisi conferma il ruolo dei GO come laboratorio di sperimentazione e diffusione delle tecnologie digitali in agricoltura, evidenziando una presenza significativa del digitale nei progetti finanziati. La digitalizzazione risulta ampiamente diffusa, ma con intensità e modalità differenti a seconda del contesto produttivo, delle tematiche affrontate e dei comparti coinvolti.

Due messaggi appaiono particolarmente rilevanti. In primo luogo, la digitalizzazione emerge come innovazione trasversale e abilitante, adottata soprattutto quando coerente con fabbisogni tecnici e produttivi concreti. In secondo luogo, i meccanismi di incentivazione introdotti nella passata programmazione non spiegano, da soli, i livelli di adozione osservati: l'efficacia delle leve di policy dipende dalla loro capacità di integrarsi con le condizioni di contesto (ecosistemi regionali dell'innovazione, competenze, infrastrutture) e con la domanda di innovazione espressa dal sistema agricolo.

Questo approccio "dal basso" fornisce indicazioni utili sia per la PAC 2023-2027, che attribuisce un ruolo centrale alla transizione digitale, sia per la PAC del prossimo periodo di programmazione, attualmente in fase di definizione. Le prime indicazioni della riforma della PAC sembrano infatti rafforzare ulteriormente questa direzione, attribuendo un ruolo più centrale ai sistemi AKIS e promuovendo una maggiore integrazione tra consulenza, formazione, ricerca e diffusione dell'innovazione, anche attraverso un utilizzo più sistematico degli strumenti digitali. In questa prospettiva, la digitalizzazione tende a configurarsi sempre meno come ambito di intervento specifico e sempre più come componente strutturale del funzionamento dei sistemi di supporto all'innovazione in agricoltura.

I risultati suggeriscono quindi l'opportunità di superare politiche basate esclusivamente su incentivi generici o su priorità tecnologiche predefinite, orientandosi verso strategie più integrate, continuative e basate sui fabbisogni delle imprese agricole. Più che promuovere singole tecnologie, appare cruciale rafforzare le condizioni che ne facilitano l'adozione: competenze, intermediazione dell'innovazione e qualità delle reti. In questo quadro, diventa centrale il ruolo degli attori dell'intermediazione (consulenti, facilitatori, soggetti AKIS), chiamati non solo a trasferire conoscenze, ma ad accompagnare i processi di innovazione e a favorire l'integrazione efficace delle soluzioni digitali nei diversi contesti territoriali e produttivi.

 

Riferimenti bibliografici

 
 

Andrea Bonfiglio
Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia - CREA

 
 

PianetaPSR numero 150 aprile 2026