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PAC, Agrifish: sul tavolo il futuro dei pagamenti diretti per gli agricoltori dopo il 2027

I rappresentanti dei ventisette Stati membri a confronto sulla riforma della Politica Agricola Comune e in particolare si dividono sui i tetti ai pagamenti diretti proposti dalla Commissione.

La revisione del sistema dei pagamenti diretti, l'instabilità dei mercati come conseguenza della crisi geopolitica, i rischi legati alla gestione forestale e la prevenzione degli incendi boschivi. Sono questi i temi al centro dell'ultima riunione del Consiglio Agricoltura e Pesca (Agrifish) che si è tenuta lo scorso 27 aprile a Lussemburgo.

In apertura dei lavori Maria Panayiotou, ministra dell'Agricoltura di Cipro, Paese che detiene la presidenza di turno del Consiglio UE, ha sottolineato: "Siamo in un momento di reale pressione per i nostri cittadini e soprattutto per i nostri agricoltori". Il riferimento è agli effetti a cascata della crisi geopolitica, dalla guerra in Iran all'instabilità dei mercati delle materie prime, che si abbatte su costi di produzione, prezzi dei fertilizzanti e dei combustibili fossili. "Vogliamo garantire ai nostri agricoltori un accesso a prezzi accessibili ai fattori produttivi essenziali, in particolare ai fertilizzanti" ha aggiunto Panayiotou.

Il Consiglio su questo tema ha richiamato la Commissione a un intervento rapido con misure immediatamente efficaci e soluzioni strutturali sul medio periodo. Sul tavolo anche richieste di modifiche normative per rimuovere gli ostacoli a un maggiore utilizzo di fertilizzanti organici e di biogas e biometano, oltre ad aiuti finanziari, misure di mercato per settori specifici e strumenti commerciali che non compromettano le priorità geopolitiche dell'Unione. L'obiettivo dichiarato: sostenere l'autonomia strategica dell'UE in materia di fertilizzanti, riducendo la dipendenza da forniture esterne vulnerabili.

Il futuro della Pac il sostegno diretto agli agricoltori

Il cuore del dibattito è stato sul futuro della politica agricola comune nel prossimo Quadro finanziario pluriennale (QFP), che entrerà in vigore il 1° gennaio 2028. Il Consiglio si è dato come obiettivo di trovare, entro la fine del 2026, "il giusto equilibrio tra un quadro normativo comune dell'UE e una sufficiente flessibilità per gli Stati membri".

Su questo fronte, la posizione italiana, rappresentata dal sottosegretario Patrizio Giacomo La Pietra, è di forte perplessità sull'applicazione della degressività nella prossima PAC, che secondo il nostro governo dovrebbe essere su base volontaria per gli Stati membri, non imposta dall'alto.

"Si tratta - ha evidenziato il sottosegretario - di trovare un equilibrio tra equità distributiva e tenuta economica delle aziende. Siamo dell'idea che il perseguimento dell'obiettivo di una distribuzione equa del sostegno non possa prescindere dalla struttura delle aziende agricole dei diversi Paesi e non possa compromettere la sostenibilità economica e sociale delle aziende agricole più strutturate e ad alta intensità di lavoro. 

Occorre, infatti, prevedere un'adeguata sussidiarietà per gli Stati membri per decidere come intervenire e tenere in considerazione l'importanza delle aziende agricole di maggiori dimensioni come fonte di occupazione nelle aree rurali. Garantire che il sostegno al reddito rimanga commisurato alle loro funzioni economiche e sociali è essenziale per evitare di penalizzare in modo sproporzionato le imprese ad alta intensità di lavoro e per mantenere la stabilità e la continuità delle loro attività. 

sottosegretario Patrizio Giacomo La Pietra
 

Per tali ragioni, riteniamo che l'applicazione di meccanismi di degressività debbano essere volontari per gli Stati membri e che, in caso di applicazione, questi possano definire il massimale di pagamento tenendo conto della struttura dei loro sistemi agricoli e con la possibilità di detrarre il costo del lavoro legato all'attività agricola. 
Si correrebbe, altrimenti, il rischio che il perseguimento della maggiore equità distributiva del sostegno incida negativamente sulla capacità delle aziende di innovare, rimanere redditizie e competitive sul mercato globale e nel corso del tempo.
In sintesi, occorre evitare norme comuni troppo rigide, che non tengono conto della diversità strutturale dell'agricoltura europea, in modo da poter modulare gli interventi sulla base delle esigenze delle aziende dei diversi Paesi, a salvaguardia della sicurezza alimentare europea". 

Sulla stessa linea la posizione tedesca. Secondo Berlino, infatti, un tetto a 100mila euro per i pagamenti diretti colpirebbe duramente le aziende tedesche, soprattutto quelle dell'Est, mediamente di dimensioni più grandi. 

Il dibattito sulla degressività, insieme a quello sulla definizione degli aventi diritto agli aiuti, non è nuovo: era già stato affrontato nel Consiglio Agricoltura di novembre 2025, con diverse delegazioni già allora scettiche sull'idea di fissare tetti massimi agli aiuti o di ridurli progressivamente per le aziende più grandi.

Nel corso del suo intervento La Pietra ha anche toccato alcuni degli argomenti al centro del dibattito politico: "Abbiamo salutato con favore i contenuti della Vision sull'agricoltura e l'alimentazione e riteniamo che occorre continuare a lavorare affinché le proposte che stiamo negoziando contengano tutti quegli elementi che sono fondamentali affinché la PAC mantenga il ruolo che le è riconosciuto dai Trattati. 

Pertanto, è innanzitutto fondamentale che gli impegni assunti nella lettera della Presidente Von der Leyen del 6 gennaio 2026, sul rafforzamento della dotazione finanziaria, vengano tradotti in atti giuridici concreti al più presto. 

Ci sono, poi, diversi aspetti sui quali voglio attirare l'attenzione, in particolare sulla governance dei futuri Piani Nazionali e Regionali, a nostro giudizio troppo complicata, e sul merito di alcune proposte, ancora non soddisfacenti. 

Ribadiamo, infatti, ancora una volta, di non condividere assolutamente le forti limitazioni al sostegno delle imprese di trasformazione dei prodotti agricoli. In tale contesto, non vediamo alcuna logica, ma riteniamo venga vanificata una strategia che fa parte integrante della PAC da oltre 40 anni e non consente di realizzare politiche integrate di filiera, che rappresentano lo strumento più efficace per far partecipare gli agricoltori al valore aggiunto realizzato con la trasformazione e commercializzazione delle materie prime agricole". 

Incendi: la PAC come strumento di prevenzione

Il terzo tema della giornata è stato quello degli incendi boschivi, un'emergenza che colpisce ogni estate un numero crescente di regioni europee. I rappresentanti degli Stati membri hanno discusso di come la PAC, in combinazione con altri strumenti di finanziamento europei, possa incentivare più efficacemente la prevenzione e la gestione del rischio. L'accento, concordano i delegati, deve essere messo sulla prevenzione, non solo sulla risposta agli incendi già in corso. La gestione forestale sostenibile, che favorisce la diversificazione delle specie arboree, la manutenzione del sottobosco e la creazione di fasce tagliafuoco, è vista come leva strategica per migliorare la resilienza del paesaggio europeo.

 
 

Matteo Tagliapietra

 
 

PianetaPSR numero 150 aprile 2026