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Clima

Dati, strumenti e indicatori per un nuovo approccio al rischio climatico in agricoltura

Dal CEVI all'Osservazione della Terra: come ISMEA sta costruendo la cultura della prevenzione e della resilienza aziendale.

Nel contesto di crescente fragilità in cui si trovano oggi a operare le aziende agricole italiane, la capacità di misurare e localizzare il rischio climatico in agricoltura ha assunto un carattere prioritario e strategico. Lo è per chi pianifica interventi di prevenzione, per chi fornisce finanziamenti alle aziende, per chi offre coperture assicurative o per chi valuta la sostenibilità di un investimento in ambito agricolo. Conoscere in anticipo l'esposizione di un territorio agli eventi catastrofali è condizione necessaria per allocare efficacemente le risorse e costruire un sistema più resiliente.

È in questa prospettiva che si inseriscono alcune delle nuove attività avviate da ISMEA - l'Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare - e presentate in occasione dell'ultimo Operational Training Session (OTS) dal titolo "Integrated Approaches to Agricultural Finance", organizzato da AECM (European Association of Guarantee Institutions).
 
La prima iniziativa riguarda il progetto pilota dedicato allo sviluppo di nuovi strumenti analitici, in particolare il CEVI - Catastrophic Events Vulnerability Index - concepito come supporto alla programmazione e alla valutazione del rischio climatico in agricoltura. Parallelamente, l'Istituto sta rafforzando le proprie competenze nel campo dell'Osservazione della Terra (OT), anche attraverso la partecipazione al Dottorato Nazionale in OT, con l'obiettivo di integrare dati satellitari e informazioni geospaziali avanzate negli strumenti a supporto dei processi decisionali.

CEVI, misurare la vulnerabilità catastrofale dei territori

L'indice CEVI offre per la prima volta una mappatura sistematica e disaggregata della vulnerabilità dei Comuni italiani rispetto ai tre principali eventi catastrofali che minacciano l'agricoltura: alluvione, gelo o brina e siccità.

I numeri che emergono dalla prima elaborazione dell'indice sono eloquenti: il 50% dei Comuni italiani presenta una vulnerabilità media rispetto a questi eventi, mentre il 20% si colloca in una fascia alta o estrema. Questo significa che due Comuni su dieci si caratterizzano per una condizione di rischio elevato in ambito agricolo. Una mappatura inedita, che nessuno strumento aveva mai fornito con questo livello di dettaglio.

L'elemento innovativo del CEVI si basa sulla scelta metodologica, che mette in relazione il rischio climatico con il tessuto produttivo agricolo del territorio. Fino a oggi questi due ambiti di analisi si basavano su dati e modelli indipendenti, rendendo le valutazioni inevitabilmente parziali e disaggregate. L'esposizione di un territorio a gelate frequenti rappresenta di per sé un elemento conoscitivo parziale se non integrato con informazioni sulle caratteristiche produttive dei distretti agricoli che ricadono negli stessi ambiti; una gelata su un impianto frutticolo nella fase della fioritura potrebbe assumere una dimensione catastrofica in termini di impatto, la stessa gelata su un'area cerealicola potrebbe invece rappresentare un evento gestibile.

Oggi, grazie alla Banca Dati Rischi di ISMEA, questi due ambiti dialogano. Il CEVI, infatti, genera per ciascun Comune una valutazione che misura il rischio climatico mettendolo in relazione alla struttura produttiva del territorio e fornendo così una lettura integrata del rischio, per la prima volta aderente alla realtà delle imprese agricole.

La componente climatica si articola in due sotto-indici. Il primo è il FSI - Frequency Severity Index - progettato per misurare l'esposizione del territorio agli eventi di gelo o brina e siccità. Il FSI non si limita a registrare il semplice accadimento di questi fenomeni, ma ne considera l'effetto combinato in termini di probabilità, intensità e durata, restituendo la reale esperienza di rischio di uno specifico ambito geografico.

Il secondo è l'indicatore di Pericolosità Idraulica (PI), sviluppato dalla Protezione Civile italiana, che misura l'esposizione al rischio alluvionale sulla base della superficie comunale effettivamente esposta a tali eventi e di dati idrogeologici aggiornati.

Alla componente climatica, il CEVI associa quella produttiva, rappresentata dal VPI - Vulnerability Production Index, offrendo una lettura integrata dei dati a supporto delle analisi. A ciascuna coltura è assegnato un coefficiente di vulnerabilità specifico per tipo di evento, costruito sulla base della sensibilità nelle diverse fasi del ciclo fenologico, per una valutazione aderente alla realtà operativa delle aziende agricole.

La classificazione finale del CEVI restituisce per ciascun Comune una posizione su una scala di vulnerabilità a cinque classi, che va dal livello trascurabile a quello estremo. Questa classificazione viene prodotta sia in forma aggregata - considerando cioè il rischio complessivo rispetto ai tre eventi -sia in forma disaggregata per ciascun evento singolarmente considerato. È questa capacità di lettura per singolo rischio che costituisce uno dei principali valori aggiunti dello strumento, consentendo la comprensione non solo di quanto sia vulnerabile un territorio, ma anche rispetto a quale specifica avversità lo sia maggiormente; un metodo per orientare in maniera più mirata le strategie di intervento.

Dati satellitari per l'agricoltura: ISMEA apre all'Osservazione della Terra

Tra le frontiere che ISMEA sta esplorando con crescente impegno c'è l'Osservazione della Terra: un insieme di tecnologie satellitari che, applicate all'agricoltura, aprono nuove opportunità per la gestione del rischio, il monitoraggio del territorio e la conoscenza dei suoli agricoli. 

In questa direzione, ISMEA ha aderito al Dottorato Nazionale in Osservazione della Terra, coordinato dalla Sapienza Università di Roma. Forte dell'esperienza maturata con il progetto pilota CEVI, la ricerca si è concentrata su due fenomeni climatici sempre più frequenti nel nostro Paese, rappresentati da siccità e alluvioni. Attraverso casi studio distribuiti sul territorio nazionale sono stati sviluppati flussi di lavoro capaci di trasformare le immagini satellitari in informazioni utili per valutare gli impatti sul settore agricolo con ricadute dirette, ad esempio, sui meccanismi di compensazione a favore degli agricoltori colpiti da eventi estremi.

Gran parte delle analisi sulla siccità agricola è stata sviluppata nell'ambito del progetto GRAW (Geomatics for Resilience Against Water scarcity), finanziato dall'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e condotto dall'area di Geodesia e Geomatica del DICEA della Sapienza Università di Roma. Il progetto rientra nella seconda Call for Ideas sul tema "Agricoltura e uso sostenibile delle risorse idriche", nell'ambito del programma Innovation for Downstream Preparation for Science

Avviato nel novembre 2023, GRAW ha sviluppato nuove metodologie per l'elaborazione di dati satellitari (immagini ottiche, multispettrali e radar) e realizzato applicativi pilota per monitorare e prevedere i rischi legati alla scarsità idrica, sia sul fronte della siccità agricola sia su quello idrologico. 

In questo contesto, sono stati messi a punto strumenti innovativi per la valutazione degli impatti sulle attività agricole.

Tra i risultati più rilevanti figura lo sviluppo di un nuovo indice operativo di siccità, pensato per monitorare gli effetti dello stress idrico sull'agricoltura a scala comunale, integrato con modelli di Machine Learning per la classificazione degli appezzamenti di grano duro in base alle condizioni di siccità rilevate. Le analisi sono state condotte nella provincia di Foggia, combinando dati satellitari, rilevazioni a terra fornite da ISMEA e dati di produzione di fonte ISTAT.

Parallelamente, le attività di ricerca si sono estese al tema delle alluvioni, grazie alla collaborazione con la Delft University of Technology, che ha contribuito ad ampliare le competenze di ISMEA nel campo dell'Osservazione della Terra e a rafforzare le collaborazioni internazionali.

In questo ambito è stato sviluppato un modello di classificazione dei danni basato su tecniche di Machine Learning, addestrato utilizzando dati raccolti direttamente in campo tramite rilievi agronomici condotti da ISMEA. Il caso studio della regione Emilia-Romagna, recentemente interessata da eventi alluvionali di forte intensità, ha permesso di testare l'efficacia dell'approccio nel riconoscere e quantificare i danni a livello di singolo appezzamento.

In entrambi gli ambiti, ISMEA ha svolto un ruolo attivo non solo come destinatario dei risultati, ma come partner operativo: ha contribuito a definire le priorità della ricerca e ha messo a disposizione del team scientifico dati a terra fondamentali per validare le metodologie sviluppate.

Verso un sistema agricolo più resiliente

Le attività presentate da ISMEA all'OTS di AECM delineano un approccio integrato e concreto alla gestione del rischio climatico in agricoltura. Strumenti come il CEVI e le applicazioni da satellite non sono soluzioni isolate, ma tasselli di una strategia più ampia che punta a fornire a istituzioni, operatori finanziari e imprese agricole informazioni precise, aggiornate e territorialmente disaggregate. In un contesto in cui gli eventi estremi sono destinati ad aumentare per frequenza e intensità, investire nella conoscenza del rischio è la prima indispensabile condizione per costruire un settore primario capace di affrontare le sfide del cambiamento climatico. La tecnologia è una tessera essenziale di questo mosaico, in grado di supportare i processi, affinare gli approcci predittivi e rafforzare le analisi e le valutazioni a supporto delle decisioni a tutti i livelli.

 

Filippo Bocchino - DNOT Sapienza ISMEA
Laura Rosatelli - ISMEA 

 
 

PianetaPSR numero 150 aprile 2026