
Dopo l'incontro con i rappresentanti delle fonti statistiche nazionali sul turismo, continua la panoramica sull'ecosistema dei dati del turismo prevista nel ciclo di workshop sul turismo rurale. Nel corso del secondo appuntamento, tenutosi il 14 Aprile, l'attenzione si è spostata sugli Osservatori del turismo e sulla loro rilevanza per lo sviluppo turistico nelle aree rurali. Nate con l'intento di raccogliere dati sul turismo, queste strutture monitorano, di fatto, le tendenze del settore, integrano fonti eterogenee, producono indicatori e traducono l'informazione statistica in strumenti utili per decisori pubblici e operatori. In assenza di fonti statistiche dedicate al turismo rurale, gli Osservatori del turismo sono chiamati a "leggere" il fenomeno attraverso proxy, tematismi e analisi integrate, valorizzando indicatori di domanda, offerta, spesa, percezione degli utenti e impatti territoriali. In tal senso, essi rappresentano dei veri e propri snodi di governance della conoscenza.
Il primo Osservatorio ad intervenire nel corso dell'evento è stato l'SRM, Centro studi collegato al gruppo Intesa Sanpaolo, nell'ambito del quale Salvio Capasso ha proposto una lettura del turismo come sistema economico complesso, capace di attivare filiere produttive estese e relazioni trasversali tra settori. All'interno di questo quadro, il turismo rurale è emerso, non come segmento marginale, ma come componente strategica per la crescita delle aree interne, in grado di intercettare domanda qualificata e generare ricadute territoriali diffuse. Particolarmente rilevante, per questo ambito, è il concetto di moltiplicatore turistico delle presenze, utilizzato dall'Osservatorio per stimare il valore aggiunto attivato sul territorio da ogni pernottamento. Le analisi SRM mostrano come forme di turismo legate ai prodotti locali, alla cultura e al paesaggio - tipiche dei contesti rurali - attivino una quota maggiore di spesa sul territorio rispetto ad altri modelli più tradizionali, come quello balneare, grazie al coinvolgimento di ristorazione, agricoltura, artigianato e servizi locali. Questa capacità di generare valore diffuso rafforza il ruolo del turismo rurale come leva di diversificazione economica, destagionalizzazione e rigenerazione territoriale, offrendo indicazioni rilevanti per l'orientamento delle politiche pubbliche.
Alla testimonianza di SRM, di dimensione nazionale, si sono susseguite due testimonianze volte a evidenziare le specificità degli Osservatori regionali sul turismo regionale, ponendo gli stessi in una chiave di lettura dinamica che gli ha visti trasformarsi, nel corso degli anni, in piattaforme avanzate di supporto alle decisioni.
Nel caso del Veneto, Paola Bagatella ha presentato l'Osservatorio del turismo regionale federato (OTRF), un esempio avanzato di infrastruttura di conoscenza a supporto della governance. Nato all'interno del percorso di programmazione strategica regionale, l'Osservatorio si fonda su un assetto multilivello che coinvolge Regione, Unioncamere, Destination Management Organization (DMO), università e operatori economici, con l'obiettivo di condividere dati, metodi di analisi e letture comuni dei fenomeni turistici. Questo approccio consente di intercettare anche quelle forme di turismo che non si concentrano in grandi poli, ma si distribuiscono sul territorio, come accade tipicamente nelle aree rurali. Il turismo legato al paesaggio, alla natura, all'enogastronomia e all'autenticità dei luoghi trova visibilità proprio grazie all'integrazione di fonti che vanno oltre le statistiche tradizionali. Il valore aggiunto del modello veneto risiede nella capacità di unire la produzione del dato con l'utilizzo operativo delle informazioni: l'integrazione di fonti statistiche ufficiali, dati amministrativi e informazioni innovative (spesa turistica, percezione, sentiment) consente infatti di supportare la definizione delle politiche regionali e le strategie delle destinazioni, comprese quelle rurali e collinari. In questa prospettiva, l'Osservatorio diventa uno strumento abilitante per politiche orientate alla qualità, alla sostenibilità e alla differenziazione dell'offerta.
Mara Maggiori ha illustrato le attività dell'Osservatorio regionale del turismo della Puglia, sottolineando il collegamento con la strategia avviata dalla Regione con il piano Puglia365, che ha posto la conoscenza dei fenomeni turistici al centro delle scelte di policy. L'Osservatorio svolge un ruolo chiave nel monitorare l'evoluzione dei flussi, dei mercati e dei prodotti turistici, integrando dati quantitativi sul movimento e sulla ricettività con analisi qualitative sulla domanda e sulla reputazione delle destinazioni. Questo approccio ha accompagnato una crescita significativa del turismo regionale, consentendo al tempo stesso di individuare nuove sfide di governo del fenomeno, come la gestione della capacità di carico, il contenimento della stagionalità e la redistribuzione dei flussi verso aree interne e prodotti nature‑based. La rilevanza della loro attività per il turismo rurale sta proprio nella capacità di leggere la diffusione dei flussi in relazione alla capacità dei territori di assorbirli e gestirli, evitando che la crescita turistica si traduca in pressioni difficilmente governabili. L'esperienza pugliese mostra come un Osservatorio possa sostenere non solo la promozione, ma anche l'adattamento delle politiche turistiche in funzione degli impatti territoriali e degli obiettivi di sviluppo sostenibile.
Nel corso dell'incontro, inoltre, la testimonianza di alcune esperienze territoriali ha consentito di raccontare, attraverso esempi concreti, il passaggio dal dato alla progettazione turistica consapevole. Le realtà intervenute, infatti, hanno fornito uno spaccato dell'organizzazione dell'offerta turistica a livello territoriale e delle implicazioni rilevanti per le politiche pubbliche. Da un lato, le esperienze di Visit Piemonte e Visit Emilia, entrambe Destination Management Organization (DMO) strutturate e data driven, hanno mostrato come l'integrazione di basi dati complesse possa rafforzare il posizionamento delle destinazioni, orientare le strategie di prodotto e supportare decisioni basate su evidenze. Dall'altro, modelli più leggeri e territoriali, come quella del Biodistretto della Via Amerina, ha evidenziato l'importanza di funzioni di coordinamento, animazione e costruzione dell'identità locale, particolarmente adeguate nei contesti rurali a bassa densità turistica. L'esperienza del Consorzio di bonifica Velia e dell'Oasi Fiume Alento, infine, ha riportato l'attenzione sulla complessità del turismo rurale, raccontando una storia di perfetta convivenza tra il monitoraggio dell'ambiente e della biodiversità e un'attività di fruizione turistica e didattica di grande richiamo.
Dalle diverse esperienze presentate nel corso del workshop è emerso, pertanto, un messaggio chiaro: il turismo rurale richiede politiche basate su conoscenza, integrazione e adattamento ai contesti locali. Gli Osservatori, nelle loro diverse declinazioni, sono strumenti essenziali per leggere fenomeni complessi, come quello del turismo rurale attraverso fonti multiple. Per questo motivo, è fondamentale riservare, nelle loro attività, un'attenzione specifica al turismo rurale che comporta, di per sé, una collaborazione multilivello sul piano istituzionale, in grado di favorire il dialogo tra politiche agricole, turistiche e territoriali e orientare investimenti mirati e sostenibili.
Annalisa Del Prete e Catia Zumpano
CREA-PB
PianetaPSR numero 151 maggio 2026