
L'Italia possiede un patrimonio zootecnico di straordinario valore, caratterizzato da un'elevata biodiversità animale e dalla presenza di numerose razze definite di tipo genetico autoctono (TGA). Tali razze rappresentano una risorsa strategica per il sistema agroalimentare nazionale grazie alle loro caratteristiche di rusticità, resistenza e capacità di adattamento alle differenti condizioni pedoclimatiche dei territori italiani. Inoltre, garantiscono produzioni di elevata qualità, strettamente legate alle tradizioni locali e orientate a criteri di sostenibilità ambientale e valorizzazione delle aree rurali.
Attualmente in Italia sono riconosciute oltre 200 razze appartenenti alle specie bovina, bufalina, ovina, caprina, equina, cunicola e avicola; le attività di conservazione e miglioramento genetico sono affidate agli Enti Selezionatori riconosciuti ai sensi del d.lgs. 52/2018 e del Regolamento (UE) 2016/1012 relativo alle condizioni zootecniche e genealogiche applicabili alla riproduzione animale per il raggiungimento degli obiettivi stabiliti dalla Politica Agricola Comune (PAC)Secondo i dati della Banca Dati Nazionale (BDN) dell'Anagrafe Zootecnica e del Sistema Informativo Veterinario, il patrimonio zootecnico nazionale, aggiornato al 2024-2025, ammonta complessivamente a circa 20 milioni di capi appartenenti alle principali specie allevate: bovini, bufalini, ovini, caprini e suini (Grafico 1). Tra queste prevalgono i capi suini, seguiti da bovini e ovini, mentre bufalini e caprini rappresentano quote numericamente inferiori ma di rilevante interesse produttivo e territoriale.
La distribuzione geografica del patrimonio zootecnico (Grafico 2) evidenzia una forte concentrazione nel Nord Italia, dove si localizza oltre la metà degli allevamenti nazionali (circa il 57%). Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna superano ciascuna il milione di capi allevati, con la Lombardia che detiene il primato nazionale superando i cinque milioni di capi. Nel Mezzogiorno assumono particolare rilievo la Sardegna, con circa tre milioni di capi, e la Sicilia, con oltre un milione, soprattutto in relazione agli allevamenti ovini, caprini e bufalini.
La distribuzione dei capi allevati non risulta tuttavia direttamente proporzionale al numero di aziende zootecniche presenti sul territorio nazionale. Infatti, il maggior numero di aziende si concentra nel Sud Italia, dove prevalgono strutture di dimensioni medio-piccole e sistemi di allevamento di tipo estensivo o semi-estensivo; nel Nord, invece, si registra una maggiore concentrazione di capi per azienda, legata alla presenza di allevamenti intensivi e ad elevata specializzazione produttiva. Tale differenziazione evidenzia la forte eterogeneità del comparto zootecnico italiano sotto il profilo produttivo, socioeconomico e territoriale.
Una parte significativa del territorio nazionale è caratterizzata dalla presenza di aree montane, marginali o vulnerabili al degrado ambientale; in questo contesto, la zootecnia estensiva svolge un ruolo fondamentale come presidio del paesaggio rurale e della sostenibilità territoriale. Numerosi studi scientifici evidenziano infatti come una gestione equilibrata del pascolo favorisca la biodiversità vegetale, la presenza di impollinatori e l'eterogeneità degli habitat nei prati semi-naturali. Allo stesso tempo, fenomeni di abbandono delle superfici pascolive possono alterare gli equilibri ecologici e ridurre la complessità degli ecosistemi.
Anche sotto il profilo produttivo e climatico, i sistemi estensivi presentano rilevanti potenzialità. Il corretto utilizzo di pascoli naturali, irrigati prevalentemente dalle precipitazioni, permette di ridurre il consumo di risorse idriche e di incrementare l'autosufficienza foraggera delle aziende agricole, limitando la dipendenza da colture irrigue. Parallelamente, l'impiego di razze TGA allevate in sistemi estensivi può contribuire alla riduzione dell'impronta carbonica delle produzioni zootecniche e favorire il sequestro di carbonio nei suoli prativi attraverso pratiche di gestione sostenibile, quali il pascolo rotazionale e i sistemi silvo-pastorali. A questi aspetti si aggiunge il contributo in termini di benessere animale: l'accesso al pascolo permette infatti agli animali di esprimere comportamenti naturali, migliorando gli indicatori comportamentali e fisiologici di benessere.
Nel corso degli ultimi vent'anni il comparto zootecnico ha consolidato il proprio peso strategico all'interno del sistema agroalimentare italiano, registrando una crescita del valore della produzione superiore al 60%. Nel 2024 il valore complessivo degli allevamenti nazionali ha infatti superato i 22,7 miliardi di euro, con un incremento del 62% rispetto ai livelli del 2005. Tuttavia, nello stesso periodo, i costi per mangimi e spese varie per il bestiame hanno registrato un incremento ancora più marcato (+82%), determinando una crescente pressione sui margini economici delle aziende zootecniche, soprattutto a partire dal 2021, a causa dell'aumento dei prezzi delle materie prime, dell'energia e dei trasporti. Tale crescita si inserisce in un contesto di profonda trasformazione del settore agroalimentare, sempre più orientato verso modelli produttivi capaci di coniugare sicurezza alimentare, sostenibilità ambientale e sviluppo rurale. In questo scenario, i sistemi zootecnici estensivi e al pascolo stanno tornando centrali non solo come espressione della tradizione agro-pastorale italiana, ma anche come strumenti fondamentali per la tutela del territorio e degli ecosistemi rurali.
Per quanto riguarda le principali produzioni zootecniche, le carni bovine, suine, ovicaprine e avicole rappresentano la componente economicamente più rilevante, raggiungendo nel 2024 un valore di circa 12,6 miliardi di euro (+46% rispetto al 2005). Le carni suine e il pollame mostrano gli incrementi più consistenti (+85% e +88%), mentre le carni bovine crescono più lentamente (+23%) e il comparto ovi-caprino registra una contrazione strutturale (-25%).
Anche il comparto lattiero-caseario evidenzia una crescita significativa: il valore della produzione di latte è aumentato del 74%, trainato soprattutto dal latte vaccino e bufalino, mentre il latte ovino e caprino registra un incremento ancora più marcato (+81%), confermando il ruolo strategico delle filiere di qualità. Nello stesso periodo, il valore della produzione delle uova è più che raddoppiato (+124%) e il miele ha registrato una crescita particolarmente elevata (+736%).
Dal punto di vista della certificazione DOP e IGP la zootecnia italiana rappresenta il principale motore della DOP economy agroalimentare nazionale. Secondo il Rapporto Ismea-Qualivita 2025, il comparto cibo DOP, IGP e STG ha raggiunto un valore complessivo di 9,64 miliardi di euro e le produzioni di origine animale (formaggi, prodotti a base di carne e carni fresche) rappresentano circa l'84-85% del valore totale delle produzioni certificate.
I formaggi costituiscono il pilastro della DOP economy italiana: con 57 denominazioni tra DOP, IGP e STG, incidono per il 61% del valore alla produzione e per il 59% dell'export del cibo IG. Nel 2024 il loro valore alla produzione ha raggiunto circa 5,9 miliardi di euro (+10,5%). La produzione è fortemente concentrata in Lombardia ed Emilia-Romagna, trainata dal Grana Padano DOP e dal Parmigiano Reggiano DOP, mentre in Campania la Mozzarella di Bufala Campana DOP rappresenta oltre la metà del valore regionale e in Sardegna domina la filiera ovina con il Pecorino Romano DOP.
I prodotti a base di carne costituiscono il secondo pilastro delle produzioni certificate di origine animale, con 44 denominazioni tra DOP e IGP. Il comparto genera circa 2,2 miliardi di euro, pari al 23% del valore alla produzione delle IG alimentari e al 13% delle esportazioni. L'Emilia-Romagna, in particolare la provincia di Parma con il Prosciutto di Parma DOP, rappresenta il principale polo produttivo, seguita dal Friuli-Venezia Giulia con il Prosciutto di San Daniele DOP e dalla Lombardia con la Bresaola della Valtellina IGP.
Anche le carni fresche certificate IGP, pur rappresentando una quota economica più contenuta (circa 117 milioni di euro), contribuiscono in modo significativo alla valorizzazione delle razze autoctone italiane (tra cui bovini quali: Chianina, Marchigiana, Romagnola e Piemontese e ovini: Sarda ed altri) nonché delle aree rurali e marginali. Queste produzioni esaltano le specificità territoriali e rafforzano il legame tra zootecnia, qualità agroalimentare e identità del Made in Italy.
Tra i principali prodotti del comparto troviamo: l'Agnello di Sardegna IGP, rappresenta una delle eccellenze più rilevanti per la Sardegna, il Vitellone Bianco dell'Appennino Centrale IGP costituisce un importante riferimento agroalimentare per la Toscana e l'intero Centro Italia e l'Abbacchio Romano IGP che conserva un forte valore identitario e culturale per il territorio laziale.
Oltre agli aspetti economici il comparto zootecnico svolge un ruolo essenziale nella tutela del territorio, nella conservazione del paesaggio rurale e nella salvaguardia della biodiversità animale e vegetale. Le aziende localizzate nelle aree montane, marginali o svantaggiate contribuiscono infatti all'erogazione di servizi ecosistemici, al mantenimento delle razze autoctone e alla prevenzione del degrado ambientale e del rischio incendi.
Contò Giacomo*, Pastorelli Giulia**, Ciarelli Claudia***, D'Oronzio Maria Assunta**., Fidanza Maria Rosaria**, Pergamo Raffaella**
*CREA Zootecnia e Acquacoltura
**CREA Politiche e Bioeconomia
***ISMEA -Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare
PianetaPSR numero 151 maggio 2026