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Zootecnia

Il contributo dell'agricoltura e della zootecnia alle emissioni a livello nazionale

Il settore, che pur contribuisce alle emissioni climalteranti, subisce le conseguenze dei cambiamenti climatici. Gli incentivi PAC verso una riduzione dell'impatto ambientale. 

La riduzione delle emissioni rappresenta oggi uno dei temi centrali del dibattito pubblico e delle politiche ambientali, e il settore agricolo assume, sotto questo profilo, un ruolo di primaria importanza. L'agricoltura, infatti, si colloca in una posizione duplice: da un lato subisce gli effetti del cambiamento climatico e delle trasformazioni ambientali, dall'altro contribuisce essa stessa alle emissioni che incidono sull'ambiente.

Negli ultimi anni il settore agricolo sta subendo, in misura crescente, gli effetti del cambiamento climatico. Eventi atmosferici estremi, ondate di calore e di gelo, variazioni nei regimi delle precipitazioni, periodi di siccità e alterazioni dei microclimi locali si manifestano con frequenza e intensità sempre maggiori, risultando spesso difficili da prevedere. Questi fenomeni hanno comportato una riduzione della produttività sia delle coltivazioni sia degli allevamenti, oltre a un aumento dei costi sostenuti dalle aziende agricole, dovuto al rincaro delle derrate alimentari, agli interventi necessari per riparare i danni subiti e agli investimenti richiesti per adottare misure di adattamento.

Nel comparto zootecnico, in particolare, l'innalzamento delle temperature e le ondate di calore che interessano soprattutto il periodo estivo espongono gli animali a condizioni prolungate di stress termico. Tali condizioni compromettono la loro capacità di autoregolazione fisiologica, con effetti negativi sul benessere animale e sulle produzioni sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo.

Gli impatti causati dal cambiamento climatico, quindi, possono incidere sulla capacità di sopravvivenza delle aziende agricole e, in particolare, di quelle aventi piccole e medie dimensioni. A riguardo, l'ultimo rapporto redatto dalla Banca europea per gli investimenti e dalla Commissione europea ha rilevato che gli eventi climatici estremi hanno determinato perdite economiche per il comparto delle coltivazioni e zootecnico, rispettivamente, pari a 17,4 miliardi e 10,9 miliardi di euro.  
Il settore agricolo determina emissioni sia di gas climalteranti in atmosfera, prevalentemente imputabili alla produzione di metano (CH4), protossido di azoto (N2O) e, in misura minore, anidride carbonica (CO2); che di inquinanti atmosferici (ammoniaca (NH3) e particolato avente dimensione uguale o inferiore a 10 millesimi di millimetro). 

Tuttavia, l'agricoltura contribuisce ogni anno alla riduzione delle emissioni assegnate al comparto dell'effort sharing, ovvero l'insieme dei settori economici le cui emissioni di gas serra sono disciplinate dal regolamento EU 2023/839 relativo alle riduzioni vincolanti delle emissioni a carico degli Stati membri nel periodo 2021-2030, attraverso la concomitanza di diversi fattori, quali i positivi cambiamenti nella gestione delle deiezioni animali, il minor impiego di fertilizzanti sintetici azotati, l'attuazione dei programmi della Politica Agricola Comune (PAC) e la forte espansione del numero di impianti per la digestione anaerobica.

Pertanto, il sostegno incentivante della PAC ha reindirizzato in modo significativo le tecniche agricole incrementando l'adozione dei metodi di agricoltura sostenibili e meno impattanti. Infine, le aziende hanno, in questi anni, investito molto per la riduzione delle emissioni in atmosfera connesse alla gestione dei reflui zootecnici attuando le migliori pratiche (ad es. digestione anaerobica, coperture delle vasche di stoccaggio, agricoltura di precisione, tecniche di spandimento sostenibili come l'iniezione diretta e l'interramento immediato dei reflui zootecnici e del digestato).

Infine, occorre rilevare che le emissioni derivanti dall'agricoltura sono in parte incomprimibili in quanto sono parte di un "processo biologico" finalizzato alla produzione sia agroalimentare che di beni pubblici aventi portata strategica. Il settore agricolo, infatti, è multifunzionale e svolge un ruolo primario in quanto garantisce l'autosufficienza alimentare; la gestione e manutenzione del territorio, evitando i fenomeni di dissesto idrogeologico; il sequestro del carbonio; il mantenimento degli ecosistemi e del paesaggio. 

Il contributo dei comparti effort-sharing

Le emissioni totali dei comparti effort-sharing (settore energetico, piccola industria, trasporti, rifiuti ed agricoltura) mostrano una tendenza generale alla diminuzione rispetto al 1990. Il calo non è lineare: si osservano riduzioni significative dopo il quinquennio 2005-2010, un minimo durante il 2020, da attribuirsi agli effetti della pandemia, una parziale ripresa negli anni successivi. In sintesi, la tendenza si può dire decrescente nel complesso del periodo considerato con oscillazioni recenti.


La quota principale delle emissioni di gas climalteranti è da ascriversi indubbiamente al settore energetico, che è quello che, nel 2024, ha contribuito per l'81% al totale delle emissioni. L'andamento mostra una riduzione significativa nel tempo, dovuta all'aumento dell'efficienza energetica, alla crescita dell'impiego delle rinnovabili, alla riduzione dell'uso di carbone e petrolio.

Il grafico relativo al settore industriale mostra un andamento in diminuzione, nel complesso, con un massimo nel 2005, imputabile a un generale più diffuso ricorso a innovazioni tecnologiche e cambiamenti nei processi produttivi. Il peso relativo delle emissioni dell'industria è nettamente inferiore rispetto al settore energetico, ma comunque rilevante.

Per quanto riguarda il settore dei rifiuti, la tendenza è pressoché costante, sintomo che dimostra che sforzi ancora maggiori saranno richiesti, per esempio, nell'incentivazione della valorizzazione dei rifiuti.

A livello europeo, le emissioni nette di gas climalteranti sono diminuite del 37% nel periodo 1990 - 2023, passando da 4.635 a 2.908 milioni di tonnellate di CO2 equivalente (CO2eq.). Ciò è dipeso dal contributo di differenti settori: produzione di elettricità e calore (-53%); industrie manifatturiere e costruzioni (-46%); agricoltura (-25,5%) e rifiuti (-41,1%). 
Dall'analisi dei dati EUROSTAT si evince che nel primo trimestre 2025, rispetto allo stesso periodo del 2024, le emissioni di gas ad effetto serra sono diminuite in 3 settori economici su 9 e, nel dettaglio, in quelli concernenti le attività manifatturiere (-0,2%), i trasporti (-2,9%) e l'agricoltura (-1,4%).

Le emissioni di NH3 derivanti dal settore del trasporto su strada e da quello di trattamento e smaltimento dei rifiuti sono incrementate nel 2024 ma costituiscono, rispettivamente, l'1.6% e il 3% delle emissioni totali. In particolare, l'incremento di circa il 48% nel settore dei rifiuti è dipeso dalla digestione anaerobica. 

Le emissioni degli impianti di combustione non industriali registrano una contrazione pari al 7% e nel 2024 il loro contributo alle emissioni totali è pari allo 0,3%. Le emissioni derivanti dalla combustione nelle industrie energetiche e di trasformazione non sono rilevanti aventi un peso rispettivamente pari allo 0,02% e 0,3%. Infine, le emissioni derivanti dalla produzione geotermica contribuiscono nel 2024 allo 0,1% delle emissioni nazionali totali. 

Le emissioni climalteranti e di inquinanti atmosferici in agricoltura

Nel 2024, le emissioni derivanti dal settore agricoltura costituiscono il 7.7% delle emissioni di gas ad effetto serra totali (fonte: ISPRA, Inventario nazionale dei gas ad effetto serra, NIR 2026). Il settore ha registrato una riduzione emissiva del 22.3% rispetto al 1990. 

Dall'analisi storica (1990-2024) si evince che le emissioni climalteranti hanno raggiunto l'apice nel 1991 e sono rimaste sostanzialmente costanti per tutti gli anni Novanta. Nel periodo 2000-2010, invece, si sono gradualmente ridotte, mentre dal 2010 al 2019 le emissioni si sono nuovamente stabilizzate. Gli anni 2020 e 2021 sono stati caratterizzati da un leggero incremento delle emissioni di GHG (dal 7.3% nel 2019 all'8.3%) dipeso dal ridotto apporto degli altri settori costituenti l'effort sharing a seguito dell'emergenza pandemica. 

Per l'agricoltura le principali categorie emissive di protossido di azoto (avente un peso sul totale delle emissioni pari a 29.2%) sono rappresentate dalla gestione delle deiezioni in tutte le fasi, dal momento dell'escrezione nel ricovero fino alla distribuzione in campo, dalla gestione dei suoli agricoli e dalla combustione dei residui agricoli. Le emissioni di metano (contribuisce sul totale delle emissioni per il 69.2%), invece, sono da attribuire prevalentemente alla fermentazione enterica, alla coltivazione delle risaie e alla gestione delle deiezioni (Grafico n. 1). 

Nel dettaglio, la fermentazione enterica contribuisce per il 48%, la gestione delle deiezioni per il 21% e la gestione dei suoli agricoli per circa il 7% del totale del settore agricoltura. Tali comparti incidono sulle emissioni di ammoniaca totali a livello nazionale per il 76% (Grafico n. 2). 

Il peso della zootecnia è differenziato in base alla categoria di bestiame e, in particolare, per il 37,9% ai bovini da latte, il 30,3% dagli altri bovini, il 6% dai bufalini, il 12.3% ai suini e per il 3,1% agli avicoli. Il contributo dei suini e bovini alle emissioni climalteranti è pari all'81%. 

In particolare, nel 2024 il metano proveniente dalla fermentazione enterica e dalla gestione delle deiezioni ammontava rispettivamente a 13.488 kilotonnellate di CO₂ equivalente (48,1% del totale delle emissioni in agricoltura) e 4.098 kilotonnellate di CO₂ equivalente (pari al 14,6%), mentre il protossido di azoto proveniente dalla gestione delle deiezioni era pari a 1.863 kilotonnellate contribuendo per il 6,6%. 


Inoltre, il settore agricolo contribuisce per il 91% alle emissioni totali nazionali di ammoniaca, pari a 323,5 Gg (fonte: ISPRA, Inventario nazionale dei gas ad effetto serra, NIR 2026). Per l'Italia si è registrata, dopo una diminuzione abbastanza stabile nel tempo ed un picco tra il 2011 e il 2012, una decrescita delle emissioni nel 2013 seguita dalla stabilizzazione a circa 378.000 tonnellate di NH3 nel 2015. Tuttavia, l'analisi dei dati redatti da ISPRA, nell'Inventario nazionale delle emissioni in atmosfera, rileva che in Italia le emissioni di ammoniaca sono diminuite del 35.2% nel 2024 rispetto ai livelli del 1990 (Grafico n.3).  

A riguardo, occorre evidenziare che il settore ha rispettato i limiti di riduzione delle emissioni di ammoniaca assegnati all'Italia dalla direttiva UE n. 2016/2284 (Direttiva NEC, recepita nell'ordinamento nazionale con il Decreto Legislativo n. 81 del 2018) rispetto ai valori del 2005 per il periodo dal 2020 fino al 2029 e dal 2030 ed oltre. 
Le principali categorie emissive sono rappresentate dalla fermentazione enterica, dalla gestione delle deiezioni in tutte le fasi, dal momento dell'escrezione nel ricovero fino alla distribuzione in campo, e dall'impiego dei fertilizzanti.

 

Bibliografia e sitografia

 
 

Ilaria Falconi**, Giacomo Contò *, Claudia Ciarelli ***, Giulia Pastorelli**,  Raffaella Pergamo**, Maria Rosaria Fidanza**
*CREA Zootecnia e Acquacoltura
**CREA Politiche e Bioeconomia
***ISMEA -Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare

 
 

PianetaPSR numero 151 maggio 2026