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Eccellenze rurali 

Ambiente, la Rete PAC lancia una call per la raccolta di buone pratiche tra i Contratti di Fiume

Uno strumento volontario a disposizione della programmazione strategica per la tutela, gestione e valorizzazione dei territori e della risorsa idrica. La scadenza è fissata al 19 giugno.

I Contratti di Fiume (CdF), ai sensi dell'art. 68 bis del D.Lgs. 152/06 (Testo Unico Ambientale - TUA), rappresentano strumenti volontari di pianificazione strategica e concertata finalizzati alla tutela e alla gestione sostenibile delle risorse idriche, nonché alla valorizzazione dei territori fluviali e alla mitigazione del rischio idraulico, contribuendo al contempo allo sviluppo locale. I soggetti che aderiscono ai CdF - declinati in diverse tipologie (Contratti di Lago, di Falda, di Foce, di Costa, ecc.) e riferiti alla scala pertinente di un'unità idrografica - definiscono congiuntamente un Programma d'Azione (PA) e si impegnano alla sua attuazione mediante la sottoscrizione di un accordo condiviso. Tali strumenti si distinguono per il loro carattere innovativo, in quanto fondati su un approccio integrato, multi-scalare e multidisciplinare che, attraverso processi partecipativi, contribuisce "dal basso" all'attuazione della Direttiva Quadro sulle Acque (2000/60/CE) e della Direttiva Alluvioni (2007/60/CE), oltre che delle politiche pubbliche ad esse collegate (ad esempio agricoltura, clima, fruizione del territorio, aspetti sociali, ecc.), favorendone la declinazione a livello territoriale con il coinvolgimento dei diversi attori. Questo approccio promuove processi decisionali più inclusivi, trasparenti e condivisi, rafforzando la cooperazione sia tra soggetti pubblici, sia tra pubblico e privato.

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La storia e il ruolo del Tavolo Nazionale dei Contratti di fiume

L'esperienza dei Contratti di Fiume nasce in Francia all'inizio degli anni Ottanta e prosegue nella regione della Vallonia, in Belgio, per essere successivamente introdotta in Italia all'inizio del 2000 con alcune esperienze pilota in Lombardia e in Piemonte. Dal 2007, data di creazione del Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume, ad oggi in Italia si è registrata una crescente diffusione e aumento di rilevanza dei CdF con l'avvio di 300 processi, di cui 107 sottoscritti. I Programmi d'Azione dei CdF prevedono interventi di media compresi tra i 10 e 80 mln di euro dimostrando come il raggiungimento degli obiettivi ambientali sia in grado di incidere positivamente anche sull'occupazione e la creazione di posti di lavoro.

I CdF hanno progressivamente conquistato sempre maggiori spazi, anche sul piano normativo e degli strumenti di policy: sono infatti espressamente menzionati nell'Accordo di  Partenariato 2021-2027 dell'Italia tra le forme di governance partecipata e ricompresi in più punti nel testo della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile (SNSvS 2022), come anche nel Piano Strategico Nazionale (PSN) della Politica Agricola Comune (PAC 2023-2027), in vigore dal 01/01/2023 e sono presenti nelle fasi preparatorie del Piano di Transizione Ecologica (PTE) e della Strategia Nazionale per la Biodiversità 2030. 

In particolare, tra gli obbiettivi specifici del PSN che presentano una potenziale sinergia con i CdF si trovano:

- migliorare la posizione degli agricoltori nella catena del valore (OS3);
- contribuire alla mitigazione dei cambiamenti climatici e all'adattamento ad essi, come pure
all'energia sostenibile (OS4);
- promuovere lo sviluppo sostenibile e un'efficiente gestione delle risorse naturali, come l'acqua, il suolo e l'aria (OS5);
- contribuire alla tutela della biodiversità, migliorare i servizi ecosistemici e preservare gli habitat e i paesaggi (OS6);
- nell'ambito dell'OG3 "rafforzare la resilienza e la vitalità dei territori rurali (...)", attirare e sostenere i giovani agricoltori e nuovi agricoltori e facilitare lo sviluppo imprenditoriale sostenibile delle aree rurali (OS 7);
- obiettivo trasversale AKIS. 

Intorno al Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume si è creata una comunità di pratica e apprendimento, che unisce soggetti pubblici e privati e che ha contribuito all'introduzione dei Contratti di Fiume nell'ordinamento giuridico nazionale attraverso il richiamato art. 68 bis del D.Lgs n. 152/2006, rubricato "Contratti di Fiume", a seguito della modifica apportata dal cosiddetto Collegato Ambientale (L. n. 221/2015). Dal 2018 il Tavolo è ufficialmente membro del Comitato d'Indirizzo dell'Osservatorio Nazionale dei Contratti di Fiume, istituito presso il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (oggi MASE) con D.M. n. 77 dell'08 marzo 2018. 

 

I Contratti di fiume e il progetto Eccellenze Rurali della RETEPAC per la raccolta di buone pratiche.

Per valorizzare le buone pratiche svolte dai vari Contratti di Fiume dislocati sul territorio nazionale (dove per Contratti di fiume si intendono anche i contratti di lago, di costa, di acque di transizione, di foce, di risorgiva e di falda riconducibili all'articolo 68-bis del Collegato Ambientale, è stata lanciata, nell'ambito del progetto Eccellenze Rurali della RETEPAC (programmazione PAC 2023-2027), una specifica call per la raccolta di tali pratiche. Eccellenze Rurali (https://eccellenzerurali.crea.gov.it/) nasce, infatti, nell'ambito della programmazione PAC 2000-2006 con l'obiettivo di valorizzare le buone pratiche finanziate dal Fondo FEASR (ma non solo). 
 
Il progetto Eccellenze Rurali prevede, sostanzialmente, l'individuazione di dieci tra le realtà più significative sul tema oggetto della call, selezionate da una commissione di valutazione sulla base di diversi criteri, tra cui: l'aderenza della buona pratica agli obbiettivi della call; la capacità di rispondere a specifici bisogni territoriali; l'attitudine dei proponenti a creare reti sul territorio; nonché la capacità di diversificare le fonti di finanziamento per la realizzazione di specifiche azioni e attività. 

Una volta selezionate, le buone pratiche saranno approfondite attraverso una visita in loco ed una intervista al responsabile/proponente per documentare in dettaglio ogni specifica esperienza. Apprendere dalle buone pratiche già realizzate è senz'altro uno dei metodi più efficaci per diffondere azioni, processi e metodi e naturalmente strumenti utili ad una migliore programmazione e pianificazione di politiche territoriali e che è doveroso segnalare non solo a portatori di interesse direttamente coinvolti sul tema ma anche alla società civile.  

Buone pratiche condotte nell'ambito dei Contratti di fiume nella "Gestione delle risorse idriche e forestali e nella valorizzazione dei territori fluviali e del loro sviluppo, unitamente alla salvaguardia dal rischio idraulico".

Considerato il contesto, il CREA, in collaborazione con il Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume, ha avviato l'identificazione di buone pratiche realizzate nell'ambito di Contratti di Fiume sottoscritti da almeno cinque anni, oppure con attività/azioni relative alla buona pratica già realizzate (anche se nell'ambito di Contratti di Fiume sottoscritti da meno di cinque anni) e orientate a obiettivi quali: la tutela e la gestione sostenibile delle risorse idriche e dei territori fluviali; la prevenzione del dissesto idrogeologico e degli effetti di siccità e inondazioni; la protezione e il ripristino degli ecosistemi acquatici; il rafforzamento della resilienza dei territori e degli agroecosistemi; la valorizzazione economica e multifunzionale delle aree fluviali; nonché il consolidamento di forme di governance partecipata e inclusiva.

La call per la raccolta delle buone pratiche e il form per la presentazione delle candidature sono consultabili sul portale della Rete PAC: Invito alla segnalazione di buone pratiche condotte nell'ambito dei Contratti di fiume

La scadenza per la presentazione delle proposte di buone pratiche è il prossimo 19 giugno 2026.

 

Silvia Baralla, Filippo Chiozzotto, Barbara Zanetti (CREA-PB)
Marco Abordi, Massimo Bastiani, Paola Rizzuto (Tavolo nazionale dei Contratti di Fiume)

 
 

PianetaPSR numero 151 maggio 2026