
Il conto alla rovescia per la riforma della Politica Agricola Comune (PAC) dopo il 2027 è ufficialmente iniziato. Tra pressioni di bilancio e cambiamenti legislativi, forte attenzione è puntata sulla futura evoluzione delle politiche ambientali sostenute dalla PAC.
La Commissione ha già tracciato una sua proposta, orientata a una gestione semplificata e più flessibile dell'attuale architettura verde, che sarà attuata mediante 1) un nuovo sistema di gestione agricola, in sostituzione dell'attuale condizionalità ambientale, 2) un insieme di azioni agro-ambientali e climatiche, concepito per racchiudere gli attuali ecoschemi e gli interventi agro-climatico-ambientali, e 3) una nuova misura dedicata a sostenere la transizione verde delle aziende agricole. A supporto di questa visione, la Commissione rivendica, dati alla mano, i risultati significativi segnati dall'architettura verde della programmazione in corso, evidenziati dalla copertura superficiale raggiunta dagli ecoschemi e dagli interventi agro-climatico-ambientali (nell'anno di domanda 2024, rispettivamente il 61% e il 12% dell'area agricola UE), ritenendola, pertanto, foriera di "best practice" da utilizzare come approcci di progettazione per le future azioni agro-ambientali e climatiche.
Con questo obiettivo, ad aprile 2026, la Direzione Generale dell'Agricoltura e dello Sviluppo Rurale (DG AGRI) della Commissione Europea ha pubblicato il documento "Migliori pratiche per azioni agro-ambientali e climatiche all'interno della PAC dopo il 2027". Il report analizza quanto attuato finora con i Piani Strategici della PAC 2023-2027 (PSP) per estrarre le "lezioni apprese" dalla programmazione in corso. L'obiettivo è supportare la progettazione di future azioni agro-ambientali e climatiche che sappiano conciliare l'efficacia ambientale con la semplificazione burocratica e la sostenibilità economica delle imprese agricole.
La prima sezione del rapporto, strutturata in sei pilastri di analisi, si concentra proprio sulla valutazione degli interventi legati alla superficie e agli animali, pur riconoscendo il ruolo fondamentale di un'azione sinergica con altri tipi di intervento che promuovono, ad esempio, investimenti non produttivi, l'innovazione, la consulenza e i progetti di cooperazione.
L'attuazione dei PSP mostra un evidente limite nelle performance realizzate dalle misure agro-ambientali a superficie: l'adozione di singole pratiche parcellizzate o isolate non è sufficiente a generare un impatto ecologico di scala. Gli eco-schemi o gli impegni agro-climatico-ambientali sono stati scelti dagli agricoltori spesso per ragioni di convenienza economica immediata, traducendosi in interventi a "macchia di leopardo" che rischiano di disperdere il potenziale verde della PAC.
Per il post 2027, la Commissione promuove approcci olistici o schemi "whole-farm" (a livello di intera azienda), già attuati in questa programmazione da alcuni Stati Membri con particolare efficacia. Si tratta di schemi multi-livello o a punti, dove l'agricoltore viene premiato in modo incrementale man mano che accumula impegni virtuosi su diversi fronti (suolo, acqua, biodiversità). L'idea cardine è quella di incentivare pacchetti integrati di azioni che trasformino l'intero sistema produttivo aziendale, anziché una singola porzione di terra.
La transizione verso gli eco-schemi annuali nell'attuale PAC ha favorito una maggiore partecipazione degli agricoltori, che hanno potuto aderire e acquisire esperienza senza impegnarsi in contratti pluriannuali. In termini meramente ambientali, la durata annuale si rivela appropriata per pratiche agronomiche, quali la diversificazione delle colture, le colture di copertura invernali o divieti sui fitofarmaci, i cui effetti possono essere percepiti a partire dal primo anno di attuazione. Questa durata, tuttavia, non si concilia con obiettivi ecologici più complessi, come il ripristino della biodiversità, la rigenerazione della struttura profonda del suolo o il carbon farming, che richiedono la stabilità di impegni pluriannuali affinché le pratiche adottate possano tradursi in effetti ambientali. La raccomandazione per il post-2027 è quindi quella di una pianificazione efficace che implichi un'attenta valutazione di dove siano necessari impegni annuali o pluriannuali in relazione ai diversi obiettivi ambientali da perseguire.
L'efficacia di diverse misure dell'attuale periodo di programmazione, osserva la Commissione, risulta compromessa dallo scarso "targeting spaziale". Per semplificare l'architettura dei Piani, infatti, molti ecoschemi o interventi nazionali sono stati disegnati come misure "orizzontali", accessibili a chiunque sul territorio nazionale alle medesime condizioni. In tal modo, come rileva la Commissione, i fondi spesso non sono stati incanalati laddove le emergenze ambientali erano più significative.
Nel post 2027 la direttrice dovrebbe quindi essere opposta: dati spaziali e digitali e/o valutazioni ex ante del territorio dovranno essere impiegati per mappare i fabbisogni locali per concentrare le risorse economiche su aree specifiche (quali zone vulnerabili ai nitrati, aree ad alto rischio erosione o siti Natura 2000), delineando azioni differenziate a livello regionale.
Il rapporto promuove il grande potenziale dei nascenti schemi basati sui risultati, dove il livello del pagamento è proporzionale alla qualità e alla quantità del risultato ecologico misurato in campo. Si tratta di un approccio che responsabilizza l'agricoltore, trasformandolo in un vero e proprio "produttore di servizi ecosistemici", ma che tuttavia sconta importanti criticità di implementazione. Ad oggi, permangono importanti difficoltà nell'identificare indicatori rilevanti e misurabili e nell'abbattere i costi di istituzione e attuazione, in quanto l'attuale approccio di compensazione dei costi aggiuntivi e mancati guadagni mal si adatta a questo tipo di schemi. Nonostante questo, la Commissione li indica come la via maestra per garantire l'efficacia delle politiche verdi nel periodo 2028-2034, i cui esempi sono già tracciati in 14 schemi presenti in 9 PSP dell'attuale programmazione.
I dati dimostrano che laddove gli Stati membri hanno inserito meccanismi di cura collettiva (come i modelli cooperativi o i bonus di coordinamento), i risultati in termini di biodiversità sono stati straordinariamente superiori. Nel post-2027, la Commissione raccomanda di strutturare premi maggiorati o canali di finanziamento preferenziali per gruppi di agricoltori che scelgono di associare i propri terreni per attuare piani di gestione ambientale coordinati. Questo approccio non solo amplifica i benefici ecologici su vasta scala, ma favorisce anche lo scambio di conoscenze tra pari e riduce i costi di transazione e monitoraggio per la pubblica amministrazione.
Il rapporto esorta gli Stati membri a definire le future misure in ottica di equilibrio tra efficacia ambientale, semplificazione e facilità di monitoraggio. Semplificare gli impegni complessi ridurrà i punti di controllo e gli errori di attuazione. La Commissione riconosce che una grande quota di impegni non può ancora essere monitorata in modo affidabile dai dati satellitari, che quindi devono essere ancora integrati da controlli aziendali, con incremento del carico amministrativo e degli errori rilevati. Tuttavia, gli Stati dovrebbero promuovere l'uso dei dati satellitari sia per migliorare l'attuazione sia per ridurre le verifiche in azienda.
Isabella Foderà
ISMEA
PianetaPSR numero 151 maggio 2026