
La Commissione europea ha adottato nelle scorse settimane il "Fertiliser Action Plan", un pacchetto organico di misure per affrontare l'impennata dei prezzi dei fertilizzanti e ridurre la dipendenza strutturale dell'Unione dalle importazioni. Il documento arriva nel momento in cui l'Europa registra una nuova impennata dei prezzi dei fertilizzanti minerali, questa volta aggravata dall'instabilità nel Medio Oriente. Questi prodotti rappresentano una delle maggiori spese sostenute dalle imprese agricole.
Il tema è stato al centro anche del Consiglio Agrifish del 26 maggio scorso e, dai ministri europei, è arrivato un segnale chiaro: c'è bisogno di fare di più. In particolare l'Italia, con il ministro Lollobrigida, ha ribadito che le misure adottate "non sono ancora sufficienti" e ha rilanciato la richiesta di una vera strategia industriale europea, con il digestato come pilastro.
Alla base della comunicazione della Commissione c'è un'analisi che mette in luce la vulnerabilità, su questo fronte, dell'agricoltura europea. Dal 25 al 30% del consumo UE di fertilizzanti azotati, il 35-45% di quello di potassio e circa il 70% di quello di fertilizzanti fosfatici dipende dalle importazioni. Sul fronte dei costi, nel quarto trimestre del 2025 i costi dei fertilizzanti per gli agricoltori europei erano ancora il 62% al di sopra dei livelli del 2020, e la situazione è peggiorata ulteriormente: nell'aprile 2026 i prezzi complessivi dei fertilizzanti azotati nell'UE sono aumentati del 40% rispetto al livello di dicembre 2025.
A innescare l'ultima ondata è stata la crisi mediorientale: l'escalation militare in Medio Oriente a partire dal 28 febbraio 2026 ha colpito una regione che rappresenta il 20-30% delle esportazioni globali, in particolare di ammoniaca e urea.
Sul fronte industriale, il quadro non è meno preoccupante: il gas naturale rappresenta il 70-80% dei costi di produzione dei fertilizzanti azotati, e la combinazione di prezzi energetici elevati e concorrenza globale sta erodendo la base produttiva europea: dalla chiusura definitiva, dal 2023, di impianti che rappresentavano il 9% della capacità UE di ammoniaca, diversi stabilimenti in tutta Europa sono rimasti inattivi o hanno chiuso i battenti.
Il piano della Commissione si articola su tre obiettivi dichiarati: aumentare disponibilità e accessibilità dei fertilizzanti nel breve termine; rafforzare l'autonomia strategica dell'UE potenziando la produzione domestica e avviando la transizione verso alternative a basse emissioni; migliorare la trasparenza e il dialogo lungo tutta la filiera.
Lo sviluppo del piano prevede due orizzonti temporali, il documento distingue nettamente, infatti, tra misure d'urgenza, operative già nei prossimi mesi, e interventi strutturali di medio-lungo periodo.

"Con questo Piano d'azione stiamo investendo in un'industria europea dei fertilizzanti più forte, sostenendo gli agricoltori europei e accelerando l'innovazione nel campo delle soluzioni sostenibili e di produzione locale.
L'attuale crisi dei combustibili fossili dimostra che la leadership in materia di clima e la resilienza economica sono strettamente interconnesse.
Ecco perché l'Europa sta costruendo un futuro basato sulla sostenibilità, sull'accessibilità economica e sulla forza industriale".
Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea

"La sicurezza alimentare inizia dalla sicurezza dei fertilizzanti. L'Europa deve produrre di più e dipendere meno dagli altri per le sostanze nutritive che sostengono la nostra agricoltura.
Il piano d'azione che presentiamo oggi mira a garantire la produzione alimentare, la competitività e l'autonomia strategica dell'Europa.
Nel breve termine, sosterremo gli agricoltori europei affinché possano acquistare i fertilizzanti di cui hanno bisogno per la prossima stagione di raccolta. Nel lungo termine, rafforzeremo la nostra produzione interna e sbloccheremo il potenziale per lo sviluppo di fertilizzanti a base biologica.
Questo piano d'azione darà vita a un partenariato europeo sui fertilizzanti con investimenti e azioni a tutti i livelli: europeo, nazionale e privato".
Christophe Hansen, Commissario per l'Agricoltura e l'Alimentazione

"L'Europa deve fare di più e soprattutto deve farlo velocemente, tornando a mettere l'accento sulla sovranità, cioè sulla capacità di essere autonomi, almeno per quanto riguarda alcune produzioni essenziali.
Noi, invece, nella produzione di fertilizzanti abbiamo perso competitività, affidandoci a produttori extra UE nella convinzione che in un mercato globalizzato si comprano prodotti dove costano meno.
Ma questa differenza di prezzo può derivare dallo sfruttamento dei lavoratori, dal mancato rispetto delle norme ambientali; ma non si tratta solo di questo e negli ultimi anni lo abbiamo visto chiaramente: se c'è uno sconvolgimento geopolitico come una guerra, quelle forniture che compriamo altrove non sono affatto assicurate".
Francesco Lollobrigida, Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste
Sul piano dell'emergenza la Commissione proporrà di mobilitare il bilancio dell'UE per aumentare la riserva agricola di un importo sostanziale, così da fornire un rapido sollievo agli agricoltori. Al tempo stesso, verrà proposto un pacchetto PAC mirato che consenta agli Stati membri di fare il massimo uso del sostegno disponibile nell'ambito degli attuali Piani strategici, compreso un nuovo sistema di liquidità, una maggiore flessibilità per i pagamenti anticipati e la promozione di pagamenti ambientali che migliorano l'efficienza della fertilizzazione.
Per quanto riguarda le misure commerciali, richieste dall'Italia già a gennaio, a febbraio la Commissione ha adottato una proposta di regolamento del Consiglio che sospende per un anno i dazi della tariffa doganale comune sull'ammoniaca, l'urea e alcuni altri fertilizzanti azotati e misti provenienti da paesi diversi dalla Russia e dalla Bielorussia, attraverso contingenti tariffari esenti da dazi. Parallelamente, nell'aprile 2026 la Commissione ha adottato un quadro temporaneo per gli aiuti di Stato, per sostenere i settori colpiti dalla crisi in Medio Oriente, inclusa l'agricoltura.
Un ulteriore aspetto riguarda il Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM): la Commissione ha introdotto un'eccezione alle regole standard di calcolo, applicando un markup forfettario dell'1% ai valori predefiniti CBAM per i fertilizzanti, molto inferiore ai markup utilizzati per altri beni CBAM (10%, 20% e 30% rispettivamente nel 2026, 2027 e 2028). Da parte del nostro governo rimane invece l'auspicio di una sospensione del Meccanismo stesso.
Un ulteriore elemento per contrastare la crisi è il Partenariato di filiera dei fertilizzanti UE tra produttori, agricoltori, stakeholder e Stati membri, con l'obiettivo di garantire la disponibilità e l'accessibilità dei fertilizzanti prodotti in Europa, migliorare la prevedibilità per produttori e utilizzatori e sostenere la decarbonizzazione dell'industria dei fertilizzanti. Il Partenariato si concretizzerà in sessioni periodiche di dialogo politico, con salvaguardie per il rispetto delle norme UE sulla concorrenza.
Per quanto riguarda l'orizzonte di medio-lungo periodo, il piano punta a rifondare la struttura produttiva europea. La Commissione intende promuovere lo sviluppo di filiere alternative ai fertilizzanti minerali convenzionali: il piano include misure per supportare l'industria europea e ridurre la dipendenza dalle importazioni attraverso un maggiore utilizzo di fertilizzanti organici, bio-based, circolari e alternativi, inclusi biomassa algale, soluzioni microbiche, biostimolanti e recupero di nutrienti sottoprodotti agricoli e zootecnici.
Sul fronte energetico, il legame con la strategia AccelerateEU è esplicito: la Commissione promuoverà il movimento di nutrienti dalle regioni con surplus strutturali verso le regioni con carenze nutritive all'interno del mercato unico, incentivando anche la produzione di biogas e biometano come via per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.
Per rafforzare la trasparenza, la Commissione punta a potenziare l'Osservatorio del mercato dei fertilizzanti, istituito nel 2022, con dati più tempestivi e dettagliati su prezzi e flussi commerciali, ritenendo i progressi finora insufficienti a garantire piena chiarezza e prevedibilità agli agricoltori nei loro acquisti.
Le soluzioni proposte dall'esecutivo europeo sono state al centro del confronto tra i ministri dell'Agricoltura nel Consiglio del 26 maggio, e il segnale dei governi nazionali è stato chiaro: quanto fatto non basta.
La posizione italiana, portata a Bruxelles dal ministro dell'Agricoltura della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida in sintonia con diversi altri paesi membri presenti al Consiglio, ha allargato l'orizzonte rispetto a quanto adottato dalla Commissione, sostenendo che le misure a livello UE non sono ancora sufficienti. Sul piano interno, il ministro ha ricordato che l'Italia ha messo in campo risorse importanti, tra cui un credito d'imposta del 30% per i mesi di marzo, aprile e maggio in favore delle imprese agricole per ridurre l'impatto degli aumenti.
Il cuore della richiesta italiana è tuttavia strutturale: serve una strategia di carattere industriale, non solo misure emergenziali. In questo quadro, è significativo quanto ribadito da Lollobrigida a margine della riunione: "Sui fertilizzanti chiediamo una strategia di carattere industriale e l'utilizzo del digestato, che è un elemento del tutto in linea con la sostenibilità ambientale. Non è più il tempo dei ritardi, di un'eccessiva burocrazia, di attese infinite per avere delle risposte. L'Europa deve fare di più e soprattutto deve farlo velocemente, tornando a mettere l'accento sulla sovranità, cioè sulla capacità di essere autonomi almeno per quanto riguarda alcune produzioni essenziali".
"Il tema della disponibilità dell'accessibilità economica dei fertilizzanti è oggi centrale per la sicurezza alimentare europea e per la competitività del nostro settore agricolo, alla luce delle persistenti tensioni geopolitiche ed energetiche ancor di più. L'aumento dei costi delle materie prime unite a maggiori difficoltà di approvvigionamento e all'aumento dei costi dell'energia ci spinge quindi a trovare nuove soluzioni per assicurare adeguati livelli produttivi; per queste ragioni le misure previste dalla Commissione nella comunicazione del 2022 devono essere adeguate rapidamente al mutato quadro geopolitico.
In questo contesto accolgo con favore l'iniziativa che porta alla sospensione di un anno dei dazi doganali sui principali fertilizzanti a base di azoto, anche se riteniamo sia assolutamente insufficiente. Per questa ragione, a livello nazionale siamo intervenuti a sostegno del settore con una misura temporanea volta a compensare l'incremento dei costi dei fertilizzanti utilizzati in agricoltura.
Riteniamo necessario introdurre adeguati correttivi rispetto al sistema di scambio delle quote di emissione ETS al fine di evitare un ulteriore aggravio dei costi di produzione rispetto ai competitor internazionali. Nel breve periodo inoltre è necessario incentivare la produzione e l'immissione sul mercato di fertilizzanti innovativi, anche derivanti dal recupero di sottoprodotti, in linea con i principi dell'economia circolare.
Le alternative ai fertilizzanti chimici sono necessarie per perseguire la sostenibilità ambientale quale obiettivo comune che non può, a nostro avviso, mai prescindere dal garantire la vitalità, la resilienza economica e sociale dei sistemi agricoli e delle aree rurali. In tale ottica apprezziamo le priorità individuate dal piano d'azione sui fertilizzanti, tra cui la circolarità dei nutrienti, la produzione nazionale di fertilizzanti, lo sviluppo di alternative di origine biologica, nonché la possibilità di estendere ai digestati le regole già consentite agli agricoltori delle zone vulnerabili ai nitrati sull'utilizzo dei materiali Renure.
Ritengo necessario avviare una riflessione su alcune normative che nel tempo hanno contribuito a limitare l'utilizzo di importanti commodities, come nel caso dell'urea, con la direttiva europea sulla qualità dell'aria: una revisione basata su evidenze aggiornate potrebbe consentire un migliore bilanciamento tra obiettivi ambientali e sostenibilità economica.
Per quanto riguarda gli altri incentivi annunciati dalla Commissione, attendiamo di conoscere la proposta di utilizzazione della riserva di crisi, mentre la maggiore flessibilità prospettata sugli strumenti delle politiche agricole comune rischia di essere inefficace, dato che i relativi fondi sono stati in gran parte già utilizzati.
È essenziale garantire una transizione sostenibile che sappia coniugare sicurezza alimentare, sovranità alimentare, competitività del settore e tutela ambientale, evitando oneri aggiuntivi alle imprese."
Il rilancio italiano sul digestato in sede Agrifish si inserisce nell'ambito di un'azione di pressione politica costruita negli ultimi mesi. Già al Consiglio Agrifish del 30 marzo l'Italia aveva depositato un documento formale con tre richieste precise: la revisione della Direttiva Nitrati per distinguere normativamente il digestato dai semplici reflui zootecnici, la possibilità di equipararlo ai fertilizzanti di sintesi in termini di limiti di utilizzo, e il sostegno agli impianti di digestione anaerobica come infrastruttura strategica per l'economia circolare in agricoltura.
Il quadro normativo europeo vigente rappresenta l'ostacolo principale. La Direttiva Nitrati del 1991 fissa un limite di 170 kg di azoto per ettaro all'anno per i fertilizzanti organici, equiparando il digestato agli effluenti zootecnici grezzi indipendentemente dal grado di trattamento. Eppure il digestato prodotto da impianti di biogas moderni ha caratteristiche chimico-fisiche profondamente diverse: maggiore prontezza di assimilazione, minore volatilizzazione dell'ammoniaca, tracciabilità analitica più precisa.
Un segnale di apertura è già arrivato: con la direttiva 288 del 10 febbraio 2026, Bruxelles ha approvato l'utilizzo del Renure (fertilizzanti da effluenti zootecnici sottoposti a trattamenti avanzati come stripping, ultrafiltrazione e osmosi inversa) in deroga alla Direttiva Nitrati. Il Fertiliser Action Plan prevede invece, nel suo orizzonte di medio periodo, una revisione della Direttiva Nitrati, nel cui contesto devono trovare ampio spazio politiche di valorizzazione dei sottoprodotti agricoli e zootecnici, in particolare del digestato. A sostegno della proposta di utilizzazione del digestato in sostituzione dei fertilizzanti minerali, il MASAF ha inviato alla Commissione europea i risultati di un primo progetto di ricerca coordinato dal CREA.
Matteo Tagliapietra
PianetaPSR numero 151 maggio 2026