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evento Nocefresca
Sardegna

Quando l'arte rigenera i borghi: il caso Nocefresca a Milis

L'ideatrice racconta il progetto, sostenuto dai fondi per lo sviluppo rurale, capace di attivare nuove forme di fruizione del territorio, intrecciando arte contemporanea, ospitalità e relazioni locali.

Negli ultimi anni, le politiche di sviluppo rurale hanno progressivamente ampliato il proprio raggio d'azione, affiancando agli interventi più "tradizionali" in ambito prettamente agricolo anche misure volte a favorire la diversificazione economica, l'innovazione sociale e la valorizzazione del capitale territoriale. In questo quadro, le iniziative imprenditoriali nate nei contesti rurali non rappresentano soltanto opportunità di reddito, ma veri e propri strumenti di attivazione delle comunità locali, capaci di generare nuove traiettorie di sviluppo e di rafforzare l'identità dei territori. Tra queste iniziative si colloca l'esperienza del progetto Nocefresca, ideato da Francesca Sassu nel comune di Milis. Il progetto, nato anche grazie al supporto della sottomisura 6.2 sulle start-up extra-agricole del PSR Sardegna 2014-2022, rappresenta un esempio di impresa capace di attivare nuove forme di fruizione del territorio, intrecciando arte contemporanea, ospitalità e relazioni locali.

Abbiamo intervistato la fondatrice per comprendere come i finanziamenti FEASR, nel tempo, possano incidere sulla rigenerazione dei piccoli borghi e sulla vitalità delle comunità rurali.

Nocefresca nasce anche grazie a un finanziamento pubblico. In che modo la sottomisura 6.2 ha inciso sull'avvio del progetto?

«Il sostegno ricevuto attraverso il PSR è stato un passaggio decisivo, non solo sul piano pratico ma anche su quello progettuale. Mi ha permesso di trasformare un'idea, che inizialmente era più vicina a una ricerca personale e curatoriale, in una vera e propria attività d'impresa. Questo è un aspetto tutt'altro che scontato, soprattutto quando si lavora in ambito culturale e in un contesto rurale, dove spesso mancano strumenti e riconoscimento per iniziative di questo tipo.

La sottomisura 6.2, in questo senso, ha avuto un ruolo importante perché ha legittimato un approccio non convenzionale allo sviluppo locale. Ha riconosciuto che anche la cultura, la creatività e le pratiche artistiche possono contribuire a generare valore, non solo economico ma anche sociale e territoriale. Senza questo tipo di supporto, sarebbe stato molto più difficile avviare un progetto come Nocefresca e radicarlo in un piccolo centro come Milis.»

Nocefresca viene definita una residenza artistica, ma sembra essere qualcosa di più complesso. Come descriveresti oggi il vostro modello?

«Nel tempo è diventato chiaro che Nocefresca non può essere ridotto a una semplice residenza artistica. Certamente accogliamo artisti da diversi contesti geografici e disciplinari, ma quello che ci interessa non è soltanto la produzione di opere. Il fulcro del progetto è la relazione che si attiva tra chi arriva e il territorio che lo ospita.

Gli artisti non lavorano in isolamento, ma entrano in contatto con il paesaggio, con le persone, con le pratiche quotidiane legate alla ruralità. Questo genera un processo che è spesso più importante del risultato finale. A volte si traduce in un'opera, altre volte in una ricerca, in uno scambio, in una trasformazione dello sguardo. In questo senso, Nocefresca è anche uno spazio di ascolto e di co-costruzione, dove il territorio non è uno sfondo ma un interlocutore attivo.»

A distanza di anni, quali effetti concreti osservi sul territorio e sulla comunità locale?

«L'impatto di un progetto come questo non è immediatamente quantificabile secondo parametri tradizionali, ma nel tempo diventa percepibile in modo molto chiaro. A Milis si è attivata una dinamica nuova, fatta di incontri e di aperture che prima erano meno frequenti. Il fatto che persone provenienti da altri paesi, spesso anche da contesti internazionali, trascorrano qui periodi di lavoro e di ricerca ha introdotto una dimensione diversa nel quotidiano del paese.

Allo stesso tempo, si è creato uno spazio di relazione anche per gli abitanti, che possono entrare in contatto con pratiche e linguaggi nuovi. Non si tratta di un cambiamento eclatante o immediato, ma di un processo graduale che incide sul modo in cui il territorio viene percepito, sia dall'interno che dall'esterno. In questo senso, la rigenerazione non passa solo attraverso interventi materiali, ma anche attraverso una trasformazione culturale e simbolica.»

In che modo il progetto contribuisce a innovare le forme di turismo rurale?

«Più che di turismo, preferisco parlare di esperienza del territorio. Nocefresca propone una modalità di fruizione che non è basata sul consumo rapido dei luoghi, ma su un tempo più lento e su una relazione più profonda. Chi arriva qui, anche solo per una visita, viene invitato a entrare in contatto con il contesto, a comprenderlo, a viverlo.

Questo approccio amplia le possibilità dell'ospitalità rurale, perché introduce elementi di ricerca, di partecipazione e di coinvolgimento attivo. Non si tratta semplicemente di soggiornare in un luogo, ma di attraversarlo in modo consapevole. Credo che questo tipo di proposta possa contribuire a ridefinire il modo in cui i territori rurali vengono raccontati e vissuti, valorizzandone la complessità e l'identità.»

Pensi che esperienze come Nocefresca possano essere replicate in altri contesti rurali?

«Credo che alcuni elementi siano trasferibili, ma non nel senso di un modello da applicare in modo standardizzato. Ogni territorio ha le proprie caratteristiche, le proprie dinamiche e le proprie esigenze, quindi ogni progetto deve nascere da un ascolto attento del contesto.

Quello che può essere condiviso è piuttosto un approccio: lavorare sulla relazione, valorizzare le specificità locali, creare connessioni tra ambiti diversi come arte, paesaggio e comunità. Se questi principi vengono adattati ai diversi contesti, allora sì, è possibile immaginare esperienze simili anche altrove, capaci di attivare processi di innovazione sociale nei territori rurali.»


A distanza di anni, il caso Nocefresca dimostra come gli strumenti del FEASR, e in particolare la sottomisura 6.2 del PSR Sardegna 2014-2022, possano sostenere la nascita di iniziative imprenditoriali non convenzionali ma strategiche per i territori. Progetti che, pur operando al di fuori dei settori tradizionali, contribuiscono ad ampliare l'offerta di servizi, a rafforzare il capitale sociale e a generare nuove forme di attrattività.

In contesti segnati da fragilità demografiche ed economiche, esperienze come quella di Milis suggeriscono che la cultura e la creatività, se sostenute da politiche pubbliche adeguate, possono diventare leve efficaci per la rigenerazione dei borghi e per la costruzione di nuove prospettive di sviluppo locale. In tale quadro, anche la capacità di raccontare e comunicare tali esperienze assume un ruolo rilevante, contribuendo a consolidarne l'impatto e a diffonderne la replicabilità.

In tale prospettiva si inserisce il riconoscimento ottenuto dal progetto anche sul piano della comunicazione: il video "Tutto questo è sviluppo rurale Sardegna - La residenza artistica Nocefresca", realizzato dalla Regione Sardegna sul progetto Nocefresca, è stato premiato nell'ambito del concorso Rural Ciak 2026 nella categoria Storytelling, distinguendosi tra 28 produzioni candidate da 12 Regioni italiane. Il premio, assegnato da una giuria di qualità nell'ambito di un'iniziativa dedicata alla valorizzazione delle esperienze di sviluppo rurale, conferma come Nocefresca non sia solo un progetto capace di generare impatti concreti sul territorio, ma anche un'esperienza in grado di essere efficacemente comunicata, contribuendo a costruire una narrazione innovativa e contemporanea delle aree rurali.

 

Valentina Carta 
CREA

 
 

PianetaPSR numero 151 maggio 2026