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Tutela degli impollinatori: tra strumenti e buone pratiche

Buone pratiche e strumenti della PAC a vantaggio degli impollinatori al centro di un workshop e Focus Group organizzato dalla Rete della PAC.

Attivare il mondo produttivo, della ricerca e delle istituzioni intorno ad alcuni dei temi più strettamente correlati a quello della salvaguardia degli impollinatori, dalle azioni concrete da applicare nei diversi contesti territoriali, alla governance e alle strategie di adattamento al cambiamento climatico, puntando a rafforzarne le sinergie. Con questo obiettivo, lo scorso 6 maggio, il CREA - Centro di politiche e bioeconomia, nell'ambito delle attività della Rete Nazionale della PAC 2025-2027e in collaborazione con la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile ha organizzato il workshop e Focus Group[1] online "Tutela degli impollinatori, strumenti e pratiche: quali le possibili azioni?" per rappresentare alcune buone pratiche e gli strumenti della PAC a vantaggio degli impollinatori.

Partendo dalle buone pratiche, i risultati del progetto Life -4 Pollinators- (Bortolotti - CREA-AA), hanno riconosciuto nei codici di condotta dell'agricoltore e nell'indicatore BEE (finalizzato alla valutazione della biodiversità delle api selvatiche nelle aziende agricole che adottano misure agroambientali) , i due punti di forza di una esperienza che, attraverso strumenti efficaci di tutela degli impollinatori, può indirizzare utilmente verso il miglioramento dell'attuazione del PSP 2023-2027 e delle politiche future. Azioni che la Rete PAC ha inteso approfondire attraverso un progetto ad hoc - progetto CR04.02 -Interventi a supporto di pratiche benefiche per api, impollinatori e biodiversità- BOMBO - che tra i suoi obiettivi ha proprio quello di raccogliere informazioni qualitative sull'attuazione degli interventi agro-climatico-ambientali messe a disposizione della PAC e misurarne la loro efficacia in termini di biodiversità delle aziende agricole che le attuano. 

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A sottolineare il ruolo centrale della biodiversità e della sostenibilità nelle strategie agricole nazionali ed europee, la rassegna delle principali tappe della PAC (Papaleo, CREA-PB) ha evidenziato il crescente riconoscimento del ruolo strategico degli impollinatori (Green Deal, Biodiversità 2030, Farm to Fork), declinato nell'attuale PSP attraverso gli  eco-schemi, in particolare l'eco-schema 5, e gli interventi agro-ambientali di sviluppo rurale che ne favoriscono la tutela (riduzione dei fitosanitari, creazione di infrastrutture verdi, promozione dell'agricoltura biologica e integrata, la gestione sostenibile degli habitat). Gli effetti positivi trasversali sulla biodiversità e sulle popolazioni di impollinatori generati dagli interventi mirati e applicati su migliaia di ettari, hanno sottolineato la centralità degli obiettivi di conservazione della biodiversità anche nella PAC post-2027, abbinata a una crescente integrazione tra fondi e strumenti europei, capaci di rafforzare la coerenza tra le politiche agricole, ambientali e di sviluppo territoriale. 

Similmente, il valore del Piano Nazionale di Ripristino della Natura (Bellucci, ISPRA) nel quale si impone agli Stati membri il ripristino del 20% delle aree terrestri e marine entro il 2030 e di tutti gli ecosistemi degradati entro il 2050, ha restituito le misure previste per gli habitat prioritari e per la conservazione degli impollinatori, attribuendo un ruolo dirimente alle sinergie operative e finanziarie per il raggiungimento degli obiettivi previsti.
 
In uno scenario così complesso e articolato, è stata accolta l'esperienza del  LIFE BEEadapt (Reggioni, Magaudda, rispettivamente Ente Parco Nazionale dell'Appennino Tosco Emiliano, Università Roma Tre) dove il modello di governance multiscala sviluppato, basato su tavoli permanenti, patti locali e accordi di custodia, ha consentito la collaborazione tra enti pubblici, aziende agricole e altri stakeholder per la gestione condivisa delle infrastrutture verdi e la valorizzazione dei servizi ecosistemici, generando benefici economici, ambientali e sociali, attraverso la possibilità di replicare il modello in altri contesti territoriali. 

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Il dibattito si è inevitabilmente sviluppato sulle opportunità, criticità e prospettive future, interrogando in merito alla replicabilità delle misure, al coinvolgimento delle aziende agricole e agli strumenti di finanziamento, senza tralasciare le questioni attuali relative all'eco-schema 5 e alle sue difficoltà di applicazione e comunicazione. 

In conclusione, la formazione continua, la collaborazione tra progetti, la valorizzazione degli approcci collettivi e di governance territoriale necessitano di prassi e pratica continua per diventare esercizi strutturali e strutturati piuttosto che occasioni legate a progettualità mirate, seppure preziose. Ciò comporta una vera e proprio "propagazione" di strumenti come il codice di condotta degli agricoltori, ad esempio, di modo che tutti, consumatori compresi, abbiano contezza del lavoro svolto dagli agricoltori in termini di produzione e si possa davvero riconoscerne il ruolo nella catena del valore lungo la filiera produttiva.

 

Note

 

Teresa Lettieri, Antonio Papaleo

 
 

PianetaPSR numero 152 giugno 2026