
Dallo studio del Parlamento europeo emergono indicazioni utili per affrontare le persistenti difficoltà di accesso alla terra, al credito e alla successione aziendale che caratterizzano anche l'agricoltura italiana
Il ricambio generazionale rappresenta una delle principali sfide dell'agricoltura europea. L'invecchiamento della popolazione agricola, la riduzione del numero di aziende e le difficoltà che i giovani incontrano nell'avviare o rilevare un'impresa continuano a limitare la capacità del settore di innovare, investire e contribuire allo sviluppo dei territori rurali.
La centralità del tema è confermata dalla recente pubblicazione dello studio Generational Change in Agriculture: Comparative Analysis of Businesses Run by Young Farmers in Selected EU Countries, realizzato per il Parlamento europeo (Münch e Badouix, 2026). Il lavoro analizza le caratteristiche delle aziende condotte da giovani agricoltori e le politiche di sostegno al ricambio generazionale in Finlandia, Spagna, Lussemburgo e Polonia, con l'obiettivo di individuare elementi utili per orientare il dibattito sulla futura evoluzione della Politica Agricola Comune (PAC).
I dati mostrano la portata della sfida. Nel 2023 gli agricoltori con meno di 40 anni rappresentavano appena l'11% del totale degli agricoltori europei, mentre quelli con meno di 25 anni si attestavano intorno all'1%. Tra il 2016 e il 2023 il numero dei giovani agricoltori è diminuito da circa 1,1 milioni a 960 mila unità (Münch e Badouix, 2026). Per contrastare questa tendenza, la PAC 2023-2027 ha destinato circa 8,5 miliardi di euro a misure specificamente rivolte ai giovani agricoltori, attraverso pagamenti diretti, aiuti all'insediamento, sostegno agli investimenti, formazione e consulenza.
Le evidenze raccolte nei quattro Paesi analizzati risultano particolarmente interessanti anche per l'Italia. Molte delle criticità osservate a livello europeo trovano infatti conferma nelle analisi statistiche e nelle valutazioni delle politiche nazionali, suggerendo la necessità di superare una visione del ricambio generazionale fondata esclusivamente sugli incentivi economici.
I dati del 7° Censimento generale dell'agricoltura mostrano che nel 2020 le aziende agricole condotte da giovani con meno di 40 anni erano 104.886, pari al 9,3% del totale nazionale (ISTAT, 2022). La quota risulta inferiore alla media europea e conferma una tendenza di lungo periodo caratterizzata dal progressivo invecchiamento della popolazione agricola italiana.
Tuttavia, il numero relativamente contenuto di giovani imprenditori non deve trarre in inganno. In linea con quanto osservato nello studio di Münch e Badouix (2026), le aziende condotte da giovani agricoltori in Italia presentano caratteristiche strutturali generalmente più favorevoli rispetto a quelle gestite dalle classi di età più avanzate. I giovani imprenditori mostrano livelli di istruzione più elevati, una maggiore propensione agli investimenti e all'innovazione, una più ampia adozione delle tecnologie digitali e una crescente attenzione verso la sostenibilità ambientale, agricoltura biologica e multifunzionalità (ISTAT, 2022; ISMEA, 2024; Licciardo et al., 2026; Zagata e Sutherland, 2015).
Il tema del ricambio generazionale non riguarda quindi esclusivamente il numero di giovani presenti nel settore, ma anche la qualità del capitale umano che essi apportano all'agricoltura. Favorire l'ingresso delle nuove generazioni significa sostenere processi di innovazione, modernizzazione e adattamento delle imprese agricole alle sfide economiche, ambientali e sociali che caratterizzano il contesto europeo contemporaneo.

Uno dei risultati più significativi dello studio riguarda il ruolo centrale dell'accesso alla terra. In tutti i Paesi analizzati emerge come la disponibilità di superfici agricole rappresenti una condizione essenziale per favorire il ricambio generazionale.
Le aziende condotte da giovani risultano generalmente più grandi rispetto a quelle gestite dagli agricoltori più anziani. In Finlandia la superficie media raggiunge 94 ettari contro 69, in Spagna 51 ettari contro 47 e in Lussemburgo 109 ettari contro 93 (Münch e Badouix, 2026). Tali differenze suggeriscono come il ricambio generazionale sia spesso accompagnato da processi di riorganizzazione strutturale e di crescita dimensionale delle aziende.
Anche in Italia l'accesso alla terra continua a rappresentare uno dei principali fattori limitanti. Il valore elevato dei terreni agricoli, la ridotta disponibilità di superfici sul mercato e la frammentazione fondiaria rendono particolarmente complesso l'avvio di nuove iniziative imprenditoriali. I rapporti ISMEA evidenziano come il costo della terra e le difficoltà di accesso alla proprietà fondiaria siano tra le criticità maggiormente segnalate dai giovani agricoltori (ISMEA, 2024).
La prima lezione appare quindi evidente: senza strumenti capaci di favorire la mobilità fondiaria e il trasferimento delle aziende, gli incentivi economici rischiano di produrre risultati limitati.
Il rapporto europeo sottolinea come il ricambio generazionale non dipenda esclusivamente dall'ingresso di nuovi imprenditori, ma anche dalla capacità di favorire il trasferimento delle aziende agricole.
Il caso finlandese risulta particolarmente interessante. Oltre agli strumenti della PAC, il sistema prevede agevolazioni fiscali per successioni e donazioni, garanzie pubbliche sui prestiti e contributi sugli interessi, riducendo gli ostacoli economici che spesso rallentano il passaggio aziendale tra generazioni (Münch e Badouix, 2026).
BOX 1- La Finlandia: un modello di approccio integrato
Oltre agli strumenti della PAC, la Finlandia affianca:
- garanzie pubbliche sui prestiti;
- contributi sugli interessi;
- agevolazioni fiscali per successioni e donazioni;
- servizi di welfare specificamente rivolti agli imprenditori agricoli.
Il sostegno al ricambio generazionale è quindi inserito in una più ampia politica di sviluppo rurale e protezione sociale.
Anche in Italia il trasferimento aziendale rappresenta una questione centrale. Molti giovani agricoltori accedono infatti all'attività attraverso la successione familiare, mentre risultano ancora relativamente limitate le nuove iniziative provenienti da soggetti esterni al settore agricolo.
L'esperienza europea suggerisce quindi la necessità di rafforzare gli strumenti che accompagnano il passaggio generazionale e di sviluppare politiche specifiche per facilitare il trasferimento delle aziende.
Negli ultimi vent'anni le politiche europee e nazionali hanno investito risorse significative per favorire l'insediamento dei giovani agricoltori. In Italia, le diverse programmazioni dello sviluppo rurale hanno finanziato decine di migliaia di nuovi imprenditori agricoli.
Tuttavia, numerose valutazioni nazionali ed europee evidenziano come il premio di insediamento rappresenti una condizione necessaria ma non sufficiente per garantire la sostenibilità delle aziende nel medio periodo (European Court of Auditors, 2017).
Lo studio del Parlamento europeo mostra che i risultati migliori si registrano quando il sostegno economico viene integrato con investimenti, formazione, consulenza, accesso al credito e servizi di accompagnamento (Münch e Badouix, 2026).
Questa evidenza trova conferma anche nella letteratura italiana, che da tempo sottolinea la necessità di adottare approcci più integrati e orientati al consolidamento dell'attività imprenditoriale piuttosto che al solo avvio dell'impresa (Licciardo et al., 2022).
Uno degli aspetti più interessanti che emerge dallo studio riguarda il profilo delle aziende condotte da giovani agricoltori. In tutti i Paesi esaminati queste imprese risultano mediamente più innovative, maggiormente orientate all'adozione di tecnologie digitali e più attente agli aspetti ambientali.
BOX 2 - Giovani agricoltori e innovazione
Le aziende condotte da giovani presentano generalmente:
- maggiore dimensione economica;
- livelli di istruzione più elevati;
- maggiore utilizzo di tecnologie digitali;
- più elevata propensione all'agricoltura biologica;
- maggiore orientamento al mercato e alla multifunzionalità.
Per questo motivo il ricambio generazionale è sempre più considerato un fattore strategico per la modernizzazione dell'agricoltura europea.
Le evidenze italiane vanno nella stessa direzione. I giovani agricoltori presentano livelli di istruzione superiori alla media, investono più frequentemente in innovazione e mostrano una maggiore propensione all'agricoltura biologica, alla multifunzionalità e alla digitalizzazione dei processi produttivi (ISMEA, 2024).
Il ricambio generazionale non deve quindi essere considerato soltanto come una risposta all'invecchiamento della popolazione agricola. Esso rappresenta anche uno strumento per accelerare la transizione ecologica e digitale del settore.
La principale indicazione che emerge dal confronto europeo riguarda probabilmente la necessità di superare una visione esclusivamente agricola del problema. Questa impostazione trova conferma anche nei più recenti orientamenti della Commissione europea. Nella Vision for Agriculture and Food (EC, 2025), il ricambio generazionale viene infatti identificato come una priorità strategica trasversale, strettamente collegata alla competitività del settore agroalimentare, alla vitalità delle aree rurali e alla sostenibilità dei territori. La Commissione sottolinea come l'ingresso dei giovani agricoltori richieda un approccio integrato che coinvolga non solo la PAC, ma anche le politiche per l'accesso alla terra, al credito, all'innovazione, ai servizi e alla qualità della vita nelle aree rurali.
La scelta di avviare un'attività imprenditoriale in agricoltura dipende infatti da molteplici fattori che vanno oltre la disponibilità di incentivi economici. Servizi, infrastrutture, connettività digitale, opportunità formative e qualità della vita incidono profondamente sulla capacità dei territori rurali di attrarre e trattenere giovani imprenditori.
Questo aspetto è richiamato sia dalla Visione a lungo termine per le aree rurali dell'Unione europea (EC, 2021), sia dalla recente Vision for Agriculture and Food (EC, 2025), che individuano nel ricambio generazionale una priorità trasversale alle politiche agricole, territoriali e sociali.
Le evidenze disponibili suggeriscono che il progressivo invecchiamento della popolazione agricola debba essere interpretato come parte di una più ampia questione demografica che interessa molte aree rurali europee. In questa prospettiva, le politiche per i giovani agricoltori dovrebbero essere integrate con strategie più ampie di sviluppo territoriale, contrasto allo spopolamento e rafforzamento dei servizi nelle aree rurali.
Le esperienze analizzate dal Parlamento europeo mostrano che il ricambio generazionale non può essere affrontato esclusivamente attraverso incentivi all'insediamento. Favorire l'ingresso dei giovani significa intervenire contemporaneamente sull'accesso alla terra, sulla successione aziendale, sulla disponibilità di strumenti finanziari, sulle competenze e sulla qualità della vita nelle aree rurali.
Le evidenze emerse dai casi studio di Finlandia, Spagna, Lussemburgo e Polonia confermano che le politiche più efficaci sono quelle capaci di integrare gli strumenti della PAC con interventi di natura fiscale, finanziaria, sociale e territoriale. Anche per l'Italia, il tema del ricambio generazionale non può essere considerato una questione esclusivamente agricola, ma richiede una visione più ampia che coinvolga le politiche per lo sviluppo rurale, i servizi alle comunità locali e la valorizzazione del capitale umano.
In questa prospettiva, il ricambio generazionale rappresenta non solo una condizione necessaria per garantire la competitività e la capacità innovativa delle imprese agricole, ma anche una leva strategica per contrastare lo spopolamento, rafforzare il tessuto socioeconomico delle aree rurali e costruire prospettive di sviluppo sostenibile per le future generazioni.
Contributo realizzato nell'ambito del Programma Rete Pac 2025-2027 (Masaf), progetto esecutivo CR 03.07 - Giovani e Donne in Agricoltura
Francesco Licciardo, Barbara Zanetti
CREA PB
PianetaPSR numero 152 giugno 2026