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SQNPI
SQNPI

Interoperabilità e agricoltura sostenibile

Un approfondimento sull'esperienza SQNPI, al centro di un convegno a Fieragricola. 

L'interoperabilità in regime SQNPI è stato l'argomento trattato in uno specifico convegno tenutosi a Verona nel corso di Fieragricola 2026.

L'attenzione è stata posta sull'importanza della condivisione di informazioni certificate e sui vantaggi derivanti dal mancato ripetersi di articolate procedure di acquisizione, rese particolarmente complesse dai rigidi protocolli necessari a garantirne veridicità e univocità. In regime SQNPI, l'acquisizione di informazioni certificate è stata ritenuta determinante sin dalla sua ideazione, per semplificare i processi e, quindi, ridurre gli adempimenti formali a carico dei produttori e abbattere i relativi costi. 

Il banco di prova per testare questa innovativa modalità è stata la gestione in regime SQNPI di alcune misure agro-climatico-ambientali della PAC che condividono con il sistema l'applicazione della produzione integrata quale standard, definito negli specifici disciplinari regionali, applicato nella fase di coltivazione della gran parte delle colture agrarie di interesse nazionale. La logica di fondo del sistema si basa sulla possibilità di utilizzare le informazioni presenti nella rete di banche dati del SIAN dedicate alla gestione del fascicolo aziendale grafico, alle domande delle misure PAC SRA01 e agli interventi intersettoriali OCM ortofrutta e patate, con le quali è possibile accertare la titolarità aziendale, le consistenze fondiarie e i piani colturali. Al tempo stesso il SQNPI, dopo le verifiche di conformità espletate da appositi organismi di controllo, mette a disposizione dati sulla corretta applicazione della produzione integrata sulle parcelle certificate e su eventuali non conformità rilevate utili alla quantificazione degli incentivi da erogare ai produttori. In virtù di prestazioni che si sono rivelate molto soddisfacenti, Masaf e Regioni hanno condiviso un protocollo per introdurre nel Piano strategico nazionale 2023-2027 la gestione unitaria delle predette misure in regime SQNPI, ponendo fine agli interventi regionali individuali, una scelta che ha comportato lo snellimento delle procedure, la riduzione dei costi e degli errori e, contestualmente, il miglioramento del monitoraggio e della rendicontazione della spesa.

Al di là di questa positiva esperienza, va sottolineato che l'operatività del sistema può andare ben oltre tale ambito perché la natura digitale, e la conseguente possibilità di interagire con il mondo delle banche dati, permette di dar seguito ad analisi predittive, a più puntuali valutazioni e monitoraggi di alcuni fenomeni socio-economici e, addirittura, all'interazione con l'IA. 
A questo punto è d'obbligo domandarsi se l'interoperabilità SQNPI, che sta svolgendo un eccellente ruolo nella gestione delle misure agro-climatico-ambientali, potrebbe essere di aiuto anche per cogliere al meglio la finalità principale del sistema che è quella di certificare l'approccio "sostenibile" alle attività produttive, obiettivo capace di rendere le imprese agricole e agroindustriali più competitive sul mercato. 

La risposta non è per niente facile a causa della poca chiarezza esistente in materia di sostenibilità e della diffusa convinzione che un relativo standard debba essere per forza complesso e non a tutti accessibile, tant'è vero che nello scenario internazionale si stanno affermando modelli finalizzati a certificare esperienze individuali, sulla base di protocolli estremamente complessi e dispendiosi. Questo discutibile approccio riscuote, comunque, un certo successo, in quanto offre, alle poche aziende in grado di superare le difficoltà organizzative e i notevoli costi di gestione, l'opportunità di acquisire una certificazione rara, di nicchia, che fornisce un titolo distintivo in un immenso e spesso anonimo mercato mondiale.

A fronte di questa linea di tendenza, qualche riflessione diventa doverosa quanto meno per comprendere se queste esperienze siano in linea con lo spirito che ha animato studiosi e politici nell'ideare il concetto di sostenibilità, e nel definire gli orientamenti necessari a dar vita a modelli di sviluppo a esso ispirati. Riflessioni che dovrebbero comunque partire dal presupposto che la distinzione di un approccio di sviluppo sostenibile, rispetto alle citate esperienze o, anche, alla mera applicazione di buone pratiche, si sostanzia nella capacità di produrre effetti significativi in ordine al raggiungimento degli obiettivi individuati dall'Agenda 2030 delle Nazioni Unite o dal Green Deal dell'UE.

Per cui, necessariamente, i processi sostenibili devono essere concepiti per una applicazione su larga scala, in modo da coinvolgere la stragrande maggioranza degli operatori del territorio. Solo partendo da una tale premessa, i risultati diverrebbero tangibili e l'opportunità individuale di fare profitto, prospettata da certi tipi di certificazioni, potrebbe tramutarsi in una più ampia politica dei redditi, volta ad assicurare una più equa e dignitosa remunerazione a una pluralità di aziende coinvolte in programmi "sociali" di applicazione di buone pratiche. Questo approccio consentirebbe di cogliere un obiettivo prioritario dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite, quello inteso ad assicurare una più diffusa distribuzione della ricchezza che, allo stesso tempo, darebbe modo, a molti giovani, di rimanere a lavorare in agricoltura e porre, così, un argine allo spopolamento delle zone interne e alla conseguente migrazione verso le aree metropolitane. Tutto questo, con adeguati strumenti di orientamento, assicurerebbe il presidio territoriale e tutto ciò che ne deriva in termini di riduzione delle emissioni di gas serra e delle contaminazioni delle acque, caratterizzazione e tutela del paesaggio, mantenimento o ripristino degli ecosistemi del territorio e della biodiversità. 

In questa logica il SQNPI può svolgere un ruolo importante coinvolgendo interi comparti produttivi in ambito agricolo e agroindustriale, proprio grazie alla sua struttura interoperabile e alla possibilità di gestire i notevoli flussi di dati necessari a fornire, a migliaia di operatori, informazioni relative agli interventi da porre in essere e a raccoglierne, poi, i relativi esiti applicativi. Infatti, le aziende in regime SQNPI, senza doversi preoccupare di definire i propri processi produttivi e di misurarne le prestazioni, attuano quelli verificati e standardizzati da organismi scientifici terzi. Ogni singola prestazione viene valutata sulla base di verifiche di conformità ed eventualmente sottoposte a un riesame finalizzato al miglioramento continuo delle prestazioni, in una logica di gestione della qualità. La sommatoria delle performance di centinaia, se non di migliaia di operatori, grazie all'interoperabilità, ci presenta un quadro d'unione che definisce la prestazione collettiva, i cui risultati possono essere messi in relazione agli indicatori territoriali per misurare l'esistenza o la necessità di ripristino, di adeguati livelli di vivibilità.

Un proposito troppo ambizioso?

In Trentino, la particolare natura del sistema SQNPI ha reso possibile coinvolgere in regime di qualità, la gran parte delle migliaia di piccoli e medi operatori che rappresentano la struttura portante del settore vitivinicolo della Provincia autonoma. Questo ha reso possibile applicare e monitorare su larga scala, grazie anche al contributo di un forte e consolidato sistema associazionistico, modalità produttive virtuose in un settore produttivo significativo per l'economia locale e di valutare i macrofenomeni prodotti, mediante specifici bilanci di sostenibilità. 

Un'esperienza concreta che potrebbe essere replicata in altre realtà territoriali, quali tasselli di un più complesso e ampio modello di sviluppo sostenibile nazionale che, tra le altre cose, potrebbe rivelarsi un efficace strumento di promozione dell'immagine del nostro Paese. 

 

Giuseppe Ciotti

 
 

PianetaPSR numero 152 giugno 2026