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orticola e cover crop e arbustiva a file
Biologico

Rotazioni, cover crops e specie perenni: il dispositivo agroforestale VERVE per sistemi biologici più resilienti

Frutto del lavoro dei ricercatori del CREA con portatori di interesse locali e il supporto di ALSIA, VERVE può essere visto come un laboratorio di campo per la transizione agroecologica.

Il Metapontino è uno dei contesti agricoli più rilevanti del Mezzogiorno per la produzione orticola e  frutticola, con marcata vulnerabilità a eventi piovosi intensi, ristagni idrici e stress termici legati ai cambiamenti climatici. In questo territorio, dove l'agricoltura biologica convive con una forte specializzazione produttiva, ripensare i sistemi colturali in chiave più diversificata e resiliente è diventato un obiettivo strategico. In questo scenario si inserisce VERVE (acronimo di diVErsification foR Vegetable systEms), un dispositivo sperimentale nato per verificare se una maggiore diversificazione del sistema, in particolare nello spazio e nel tempo, possa tradursi in maggiore resilienza agronomica e ambientale.

Dal confronto tra un team multidisciplinare di ricercatori del CREA e i portatori di interesse locali, ovvero agricoltori, tecnici, consulenti e associazioni del territorio, con il supporto di ALSIA (Agenzia Lucana di Sviluppo e di Innovazione Agricola) come soggetto facilitatore, è emersa con chiarezza la necessità di ripensare i sistemi orticoli biologici con maggiore attenzione al territorio. Tale cambiamento ha promosso soluzioni capaci di integrare diversificazione colturale, fertilità del suolo, valorizzazione delle risorse genetiche locali, colture di copertura e introduzione di specie perenni. 

Dal punto di vista tecnico, il dispositivo occupa circa un ettaro e mette a confronto tre sistemi in biologico, due dei quali prevedono la consociazione con specie perenni. I tre modelli a confronto sono: AF1, sistema orticolo-cerealicolo associato al fico; AF2, sistema orticolo-cerealicolo associato alla mora; OR, sistema basato sulla sola rotazione orticola-cerealicola, senza inserimento di colture perenni. L'assetto complessivo integra diversificazione colturale, gestione dell'acqua e infrastrutture ecologiche. La sistemazione idraulica del suolo per baulatura, con letti rialzati separati da scoline, è stata progettata per rispondere alla vulnerabilità del sito agli eventi meteorologici estremi limitando i danni da piogge intense e ristagni. Il progetto originario comprende inoltre siepi, con diversa composizione specifica, così da aumentare la diversificazione e i servizi ecosistemici contenendo al tempo stesso l'effetto di ombreggiamento sulle colture. 

Dalla ricerca partecipativa al dispositivo

Il dispositivo si inserisce nelle attività incentrate sui sistemi di lungo periodo condotte dal CREA Agricoltura e Ambiente a Metaponto. Nell'ambito di un progetto finanziato dal Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (PERILBIO), il lavoro ha progressivamente spostato l'attenzione dal dispositivo di lungo termine MITIORG (Persiani et al. 2024; Diacono et al., 2025) verso una configurazione più ampia e partecipata, poi confluita in AgroForSyLL (AGROForestry System Living Lab), laboratorio di comunità che mira all'introduzione, nel territorio, di sistemi agroforestali diversificati. In questo quadro, VERVE rappresenta una delle principali componenti biofisiche del living lab, insieme ad aziende del territorio interessate al percorso di ricerca, ed è stato concepito come piattaforma sperimentale per mettere in relazione ricerca, innovazione e bisogni dei portatori di interesse a livello locale. 

Per comprendere fino in fondo la coerenza agronomica e progettuale di VERVE, è utile soffermarsi su alcuni dei suoi elementi chiave, rotazione, colture di copertura e componenti perenni, approfonditi nei box che seguono. 

Un laboratorio per la transizione agroecologica

VERVE può essere visto come un laboratorio di campo per la transizione agroecologica. Baulatura, rotazioni colturali, colture di copertura, colture perenni e siepi non sono tasselli isolati, ma componenti di una stessa strategia, orientata a rendere i sistemi più resilienti, diversificati e sostenibili. È questa visione integrata a rendere il dispositivo interessante non solo dal punto di vista scientifico, ma anche per il trasferimento dell'innovazione a livello aziendale e territoriale.

Il quadro in cui si colloca VERVE non si esaurisce nel percorso che ha portato alla nascita di AgroForSyLL. Oggi il living lab lucano si intreccia con progettualità che ne rafforzano il ruolo come spazio di co-progettazione territoriale. Tra queste, il progetto europeo "ALL-Facts" sostiene percorsi di filiera per il Materiale Eterogeneo Biologico di frumento duro e lo scambio di conoscenze sui sistemi agroforestali; il progetto ministeriale "COMPARE" lavora sulla co-progettazione di sistemi biologici resilienti e diversificati, con particolare attenzione al compostaggio on-farm e alla circolarità delle risorse; il progetto europeo Horizon Europe "HORT2THEFUTURE" valorizza direttamente VERVE come piattaforma partecipata per testare soluzioni meccaniche innovative con attenzione alla qualità del suolo in orticoltura. Il dispositivo si inserisce infine nel contesto di una rete di iniziative che rafforzano il ruolo del living lab come luogo di connessione tra ricerca, aziende e territorio. 

 

Box 1. La rotazione: l'architrave del dispositivo


Nel dispositivo i tre sistemi sono organizzati in quattro aree rotazionali, corrispondenti ai quattro anni della successione colturale. La rotazione non è quindi un elemento accessorio, ma la struttura portante dell'intero impianto sperimentale. Fin dalle prime fasi del confronto con i portatori di interesse del territorio, tale struttura è emersa come una condizione essenziale per costruire sistemi agricoli biologici capaci di mantenere nel tempo funzionalità agronomica, sostenibilità ambientale ed equilibrio economico. In VERVE, la rotazione orticola viene ulteriormente rafforzata introducendo nell'avvicendamento il frumento duro e integrando pratiche di diversificazione che includono colture di copertura e componenti perenni. 

 

Box 2. Colture di copertura: la diversificazione a servizio del suolo


Le colture di copertura sono colture di servizio agroecologico, cioè strumenti per sostenere la fertilità del suolo, la diversificazione del sistema e la funzionalità ecologica dell'agroecosistema. Il loro ruolo si inserisce in una strategia più ampia di redesign, in cui mantenimento della sostanza organica, gestione delle infestanti e riduzione della vulnerabilità del sistema sono obiettivi strettamente collegati. Nella stessa logica rientrano anche siepi e altre infrastrutture ecologiche, considerate parte integrante del funzionamento del sistema.

 

Box 3. Il fico e la mora: le componenti perenni del sistema


Per il sistema AF1, la specie arborea individuata è stata il fico, selezionato al termine di un percorso che ha integrato indicazioni tecniche e suggerimenti dei portatori di interesse locali. Il fico è risultato interessante sia per il legame della coltura con il territorio, diffusa nell'areale fino agli anni Cinquanta, sia per alcune caratteristiche agronomiche favorevoli, come l'entrata in produzione dopo 2-3 anni dall'impianto, la possibilità di contenere l'altezza delle branche favorendo la raccolta, di ottenere due produzioni e una pressione relativamente contenuta di alcuni fitofagi. Accanto a questi aspetti favorevoli, sono emerse anche alcune criticità, in particolare l'espansione dell'apparato radicale in condizioni di ridotta disponibilità idrica e la possibile incidenza di fitopatie aliene. Per approfondirne la compatibilità nel sistema e la diffusione nel territorio, sono state organizzate visite in aziende biologiche specializzate e alla collezione di germoplasma dell'ALSIA. Sono emerse, come priorità di ricerca, le forme di allevamento e le tecniche di trasformazione del prodotto in biologico. Per il sistema AF2, la scelta della specie arbustiva è ricaduta invece sulla mora. Tale specie è risultata interessante per il basso fabbisogno di lavoro, la compatibilità gestionale con il sistema orticolo, l'alto valore economico del prodotto e la possibilità di valorizzazione a livello locale, pur a fronte di un investimento iniziale necessario per il particolare sistema di allevamento.

 

Bibliografia essenziale

  • AA. VV. Agroforestry: quando il bosco scende in campo. CREA Futuro - maggio 2025. https://creafuturo.crea.gov.it/14585/
  • Ciaccia, C., Testani, E., Fiore, A., Iocola, I., Di Pierro, M., Mele, G., Ferlito, F., Cutuli, M., Montemurro, F., Farina, R., et al. (2021). Organic agroforestry long-term field experiment designing through actors' knowledge towards food system sustainability. Sustainability, 13, 5532.
  • Ciaccia, C., Mele, G., Testani, E., Fiore, A., Persiani, A., Montemurro, F., Diacono, M. (2021). Agroecologia, il caso studio di ricerca partecipativa in Basilicata. Agrifoglio, n. 102, 1-6.
  • Diacono M., A. Persiani, V. Alfano, A. Fiore, R. Scazzarriello, F. Montemurro (2025). Agroecological strategies to enhance resilience in Mediterranean organic agriculture: evidence from the MITIORG long-term experiment. Acta Horticolturae 1427, 188-198.
  • Persiani A., M. Diacono, F. Montemurro (2024). The impact of long-term organic horticultural systems on energy outputs and carbon storages in relation to extreme rainfall events.  European Journal of Agronomy 161, 127398.
 

Liliana Gaeta, Mariangela Diacono, Vincenzo Alfano, Leonardo Costanza, Alessandro Persiani
CREA - Centro di Ricerca Agricoltura e Ambiente, Sede di Bari.

 
 

PianetaPSR numero 152 giugno 2026