
L'andamento delle condizioni meteorologiche costituisce un fattore fondamentale per lo svolgimento delle attività agricole, condizionandone fortemente le produzioni, in termini sia qualitativi sia quantitativi. La conoscenza delle caratteristiche climatiche di un territorio guida le scelte colturali e gli investimenti strutturali, così come la programmazione delle diverse pratiche agronomiche non può prescindere dall'andamento meteorologico durante la stagione agraria (lavorazione del terreno, interventi irrigui e di difesa dai patogeni e parassiti, operazioni di raccolta, ecc.).
Il monitoraggio agrometeorologico viene svolto mediante appositi indici che possono variare durante la stagione agraria in funzione della loro capacità di rappresentare i fenomeni più significativi per le colture.
Dati e mappe degli indici (riferiti agli ultimi 10 mesi) sono accessibili dalla galleria AgroMIND nella sezione Dati e analisi del sito dell'Osservatorio di Agro-Meteo-Climatologia. Questa sezione contiene anche la galleria AgroFIND delle previsioni agrometeorologiche a 7 giorni, aggiornate quotidianamente. La documentazione dei materiali presentati in AgroMIND e AgroFIND, comprensiva dei principali metadati, è disponibile a questo link.
Le analisi mensili si basano su dati giornalieri, pubblicati con cadenza annuale a questo link. Tale dataset, aggiornato quotidianamente per uso interno, deriva da dati di rianalisi preliminari (ERA5T) disponibili in quasi real time sul Climate Data Store di Copernicus, la cui successiva validazione, che avviene nell'arco di tre mesi, potrebbe evidenziare errori o scostamenti solitamente trascurabili. Maggiori dettagli sulle procedure di stima delle variabili usate per il calcolo degli indici sono stati pubblicati in un articolo dedicato (Parisse B., Alilla R., Pepe A.G., De Natale F., 2023. MADIA - Meteorological variables for agriculture: A dataset for the Italian area. Data in Brief, 46, art. no. 108843, https://doi.org/10.1016/j.dib.2022.108843)
L'attività di monitoraggio agrometeorologico viene svolta dal CREA-Agricoltura e Ambiente nel progetto CR 04.04 AgroMIND, con il contributo FEASR (Fondo europeo per l'agricoltura e lo sviluppo rurale) nell'ambito del Programma Rete Nazionale della PAC 2025-2027.
Tabella 1- Anomalie (rispetto alle medie climatiche 1991-2020) per diverse unità territoriali di Temperature minime e massime (ΔTmin e ΔTmax), Evapotraspirazione di riferimento Penman Monteith (ΔETo), Precipitazione (ΔP) e Bilancio idroclimatico (ΔCWB); classi di intensità relative agli indici di siccità SPEI3 e SPEI6.

Rispetto ad aprile, le temperature medie mensili di maggio sono state molto più vicine alla media climatica, con scarti positivi a livello nazionale lievi per le minime (ΔTmin: +0,6 °C) e più accentuati per le massime (ΔTmax: +1,2 °C). Osservando la distribuzione regionale, si nota che per le minime la maggior parte delle regioni risulta nella norma e lo stesso avviene per le massime nel Sud e nelle Isole. Va però segnalato che durante il mese una parte consistente del Paese è stato investito da temperature molto elevate, in particolare per le massime giornaliere, che hanno raggiunto una frequenza mensile pari ad almeno il 30% in quasi tutto il Nord e sul medio-alto versante tirrenico, come mostra l'indice di estremi climatici TX90p (Fig 1).
Complessivamente, a livello nazionale, si è registrato un deficit pluviometrico di circa il 30% (ΔP), più accentuato in Piemonte, nelle regioni del versante adriatico, nel Sud e in Sicilia. Come si evince dalle mappe degli indici di estremi pluviometrici RX1day e RX5days (accumuli massimi raggiunti rispettivamente in un giorno e nell'arco di 5 giorni consecutivi), piogge estreme si sono verificate in Friuli-Venezia Giulia (RX1day: 37 mm; RX5days: 84 mm), al confine settentrionale tra Piemonte e Lombardia, nell'alta Toscana, tra Toscana e Umbria e nelle province di Napoli e Caserta. Va segnalato che i valori medi regionali di RX1day hanno superato 30 mm in Toscana e Campania e hanno raggiunto 36 mm in Umbria.
L'evapotraspirazione (ΔETo) è risultata complessivamente nella norma; valori lievemente positivi si osservano localmente tra Piemonte e Liguria, lungo l'arco alpino e sulla costa ionica. Le anomalie del bilancio idroclimatico (ΔCWB) mostrano una situazione diffusamente nella norma, sebbene scarti negativi, anche localmente rilevanti, abbiano interessato gran parte del Piemonte (con una media regionale pari a -78 mm), estendendosi al confine con la Liguria e la Lombardia, e abbiano caratterizzato anche una fascia compresa tra Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli, un'area interna dell'Emilia, Marche, Abruzzo e Molise. All'opposto, lievi anomalie positive si sono evidenziate solo nella provincia di Massa Carrara.
Rispetto al mese precedente, il quadro delineato dall'indice SPEI riferito agli ultimi tre mesi (SPEI-3) mostra condizioni di siccità molto peggiorate, che investono gran parte del Paese, con intensità maggiore nel Nord-Est (in siccità severa) e nelle regioni del medio-basso versante tirrenico. Al contrario, nelle regioni del medio-basso versante adriatico si evidenziano livelli medi regionali di umidità lievemente superiori alla norma, che si estendono localmente anche in Basilicata, Calabria e Sicilia (fig. 1). L'indice SPEI riferito agli ultimi sei mesi (SPEI-6), segnala condizioni di siccità più estreme, ma molto meno diffuse, concentrate in particolare nel Nord-Est, mentre una situazione prossima alla norma o di umidità lieve caratterizza vaste aree peninsulari, raggiungendo nelle Isole la classe di umidità moderata.
Figura 1- Indice di caldo estremo (TX90p, sx) e di siccità (SPEI3, dx)


A maggio, le anomalie delle sommatorie termiche con soglia 0°C (ΔGDD0) sono state ovunque positive, particolarmente accentuate nelle regioni del versante tirrenico. Per il Lazio si conferma il valore medio regionale più alto (+246 gradi giorno), mentre in Puglia si segnala il valore più basso (+73 gradi giorno). Una situazione molto simile viene rappresentata dalle sommatorie termiche con soglia 10 °C (ΔGDD10), che registrano anomalie positive superiori a 100 gradi giorno solo nelle regioni del versante tirrenico, da +100 in Liguria a +127 in Sardegna.
Come evidenziato dalle mappe fenologiche del bollettino settimanale della Rete Fenologica Nazionale, pubblicato sul sito della Rete PAC (28 maggio 2026 [1]), a fine mese le fasi fenologiche prevalenti della vite, con particolare riferimento alla varietà Chardonnay, erano quelle di piena fioritura (BBCH 65) nelle aree più interne e di inizio allegagione fino alla chiusura del grappolo (BBCH 71-77) lungo le coste e in Pianura Padana. Più omogeneo il quadro dell'olivo, che risultava in piena fioritura (BBCH 65) quasi ovunque, raggiungendo la fase di fine fioritura (BBCH 69) nelle aree costiere del Sud e delle Isole. Il quadro fenologico descritto per la vite trova riscontro nei bollettini della maggior parte dei servizi fitosanitari regionali [2-16], con differenze in relazione alle cultivar locali. In Friuli-Venezia Giulia, si conferma l'anticipo di sviluppo segnalato lo scorso mese, stimato pari a circa una settimana rispetto alla media degli ultimi dieci anni [6]. In Umbria desta preoccupazione la Peronospora, mentre per la Tignoletta si segnalano voli in diminuzione in quasi tutti i siti monitorati [10]. L'elevata umidità ha reso particolarmente suscettibili alle infezioni primarie di Peronospora anche i vigneti calabresi; si teme inoltre che tali condizioni di umidità, associate a frequenti precipitazioni e temperature inferiori alla media del periodo, possano causare batteriosi e patologie fungine anche sull'actinidia [15]. Per l'olivo i bollettini regionali confermano la fase di fioritura più o meno avanzata (BBCH 65-69) [4, 8-9, 11, 13-20]. Nella provincia di Trento si è riscontrato un anticipo fenologico di 4-5 giorni rispetto allo scorso anno [4]; un netto anticipo viene anche segnalato in Toscana, in particolare per le fasi di germogliamento e mignolatura [9].
In base alle analisi prodotte dal servizio C3S di Copernicus [21], a maggio 2026, l'Europa è stata investita da un'intensa ondata di calore, insolitamente precoce, che verso la fine del mese, ha colpito soprattutto i Paesi occidentali. L'anomalia media mensile è risultata pari a +0,6 °C (riferimento 1991-2020). L'andamento termico del mese ha mostrato un forte contrasto tra le anomalie negative delle prime due decadi e quelle positive, molto più intense (soprattutto in Francia e Regno Unito), verificatesi nella decade finale. All'opposto, temperature sotto la media hanno caratterizzato le aree sud-orientali dell'Europa e in particolare la Turchia. In relazione alle precipitazioni e all'umidità [22], si notano quasi ovunque condizioni più secche della media, ad eccezione delle regioni nord-occidentali dell'Europa continentale, del nord di Scandinavia e Finlandia, della Turchia e dei Paesi del Mar Nero, dove si sono verificate anche piogge torrenziali.
Rispetto all'andamento delle principali colture in campo a livello europeo, le analisi del JRC per il periodo 1° maggio-13 giugno [23] mostrano condizioni generalmente favorevoli, con le colture invernali vicine alla maturazione e quelle estive in buono stato di sviluppo quasi ovunque. Le stime di resa risultano appena sopra la media quinquennale, sebbene inferiori a quelle dello scorso anno; la situazione è più incerta per le colture invernali, in alcune aree dell'Europa occidentale, centrale ed orientale, a causa delle condizioni secche in primavera, aggravate dalle ondate di calore. Ancora peggiori risultano le prospettive per le colture estive, laddove le riserve di umidità nei suoli si sono ridotte proprio nel periodo in cui aumenta la domanda idrica, con previsioni di limitate precipitazioni in gran parte dell'Europa occidentale e centrale. Con riferimento all'Italia, le aspettative di resa dei cereali invernali (comunque sopra la media quinquennale) sono state ridimensionate a causa dell'ondata di calore di fine maggio che ha accelerato il riempimento della granella nelle regioni del Centro, e lo stesso vale in Sicilia per quelle del grano duro, a causa delle condizioni calde e secche che hanno compromesso le fasi finali di sviluppo.
Infine, per quanto riguarda le disponibilità idriche in Italia monitorate da ANBI [24], al 1° giugno permangono preoccupazioni al Nord per una possibile siccità e l'esaurimento delle riserve idriche, anche a causa dello scarso apporto nevoso della stagione autunno-vernina. In costante calo risultano i livelli dei grandi laghi Maggiore, Como e Garda. I deflussi dei maggiori fiumi piemontesi rimangono deficitari, ma in miglioramento, grazie allo scioglimento delle nevi ad alta quota. In Veneto, i livelli del fiume Adige sono in decrescita, mettendo a rischio l'efficacia delle barriere contro la risalita del cuneo salino, e le portate di Brenta, Bacchiglione, Livenza e Piave risultano deficitarie rispetto alla media storica. In riduzione anche i livelli del Po, che preoccupa particolarmente, e dei fiumi emiliani, toscani, umbri e marchigiani. La stessa situazione si registra nel Lazio e in Campania. In generale, nei bacini meridionali e insulari le precipitazioni dei mesi passati hanno consentito un recupero dalla crisi idrica degli ultimi anni, con buoni volumi di invaso nelle dighe.
Barbara Parisse (Ed.)
Roberta Alilla, Raffella Coppola, Flora De Natale, Antonio Gerardo Pepe, Antonella Pontrandolfi
CREA - Agricoltura e Ambiente
PianetaPSR numero 152 giugno 2026