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Agrifish, via libera sul piano fertilizzanti, dibattito acceso su promozione, Strategia zootecnica e Piano per le proteine

Nuove modalità di aiuto agli agricoltori per sostenere l'aumento dei costi, ma a budget invariato. L'Italia guida il gruppo di Paesi che si oppongono al taglio dei fondi per la promozione dell'agroalimentare. 

Una risposta politica all'impennata del costo dei fertilizzanti, il budget europeo per la promozione dell'agroalimentare, il rilancio della Strategia zootecnica e Piano per le proteine e la volontà di favorire un ruolo sempre più significativo delle donne nel mondo rurale. Sono stati questi i temi al centro del Consiglio dei ministri dell'Agricoltura e della Pesca dell'Unione europea (Agrifish) riunitosi a Bruxelles il 13 luglio 2026, che ha segnato il debutto della presidenza di turno irlandese, guidata dal ministro Martin Heydon. 

Via libera alla modifica dei regolamenti per garantire sostegno agli agricoltori di fronte al caro fertilizzanti

Il Consiglio ha adottato formalmente il regolamento che modifica le norme sui Piani strategici della PAC e il regolamento orizzontale, concludendo l'iter legislativo avviato dalla proposta della Commissione del 12 giugno 2026. Il testo recepisce senza modifiche le disposizioni già votate dal Parlamento europeo pochi giorni prima del via libera definitivo del Consiglio. Il provvedimento, entrato in vigore il giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale, nasce per rispondere all'impennata dei costi dei concimi e degli altri fattori di produzione provocata dalle tensioni nello Stretto di Hormuz.

Gli strumenti messi a disposizione degli Stati membri comprendono:

Si tratta sostanzialmente di un pacchetto di aiuto "a costo zero" a livello di bilancio UE. La liquidità aggiuntiva, infatti, viene individuata, in buona parte, attraverso la mobilizzazione dei fondi FEASR già stanziati ma non ancora spesi dagli Stati membri, tramite una rimodulazione dei Piani strategici nazionali della PAC, piuttosto che attraverso nuovi stanziamenti comunitari.

A queste risorse si aggiunge un rafforzamento della riserva agricola, con 300 milioni di euro aggiuntivi dal bilancio UE 2026, oltre a misure per stimolare la produzione europea di fertilizzanti e accelerare la diffusione di concimi organici, a basse emissioni e circolari.

Dentro il regolamento anti caro-concimi: cosa prevede il testo approvato da Consiglio e Parlamento UE

Il testo, approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio, prevede un intervento mirato sui due regolamenti chiave della PAC: il regolamento (UE) 2021/2115 sui Piani strategici nazionali e il regolamento (UE) 2021/2116 sul finanziamento e la gestione della Politica agricola comune. 

Il documento inquadra la criticità della situazione sottolineando come la crisi in Medio Oriente abbia fatto impennare i prezzi mondiali di petrolio, gas e concimi. Per il settore agricolo si tratta di un colpo diretto, perché — recita il testo — i fertilizzanti sono già uno dei costi di produzione più pesanti in bilancio, e la loro volatilità espone gli agricoltori europei a un rischio doppio: da un lato la tentazione di ridurne l'uso, con conseguenze su rese e qualità dei raccolti; dall'altro il rischio più estremo, la riduzione delle superfici coltivate, con ricadute dirette sulla produzione agricola dell'Unione.

Il cuore della norma: il nuovo articolo 78 ter

La modifica sostanziale è l'introduzione, nel regolamento sui piani strategici della PAC, di un nuovo tipo di intervento (articolo 78 ter) dedicato esplicitamente al "sostegno agli agricoltori colpiti dal forte aumento dei prezzi dei concimi dovuto alla crisi in Medio Oriente". Si tratta di una nuova possibilità data agli Stati membri che potranno decidere se attivare questo strumento e con quali condizioni di dettaglio, da inserire nei rispettivi Piani strategici nazionali.

Come funziona il sostegno

Il meccanismo prevede che queste risorse consentano di coprire una parte dei costi aggiuntivi dei concimi sostenuti a partire dal 1° marzo 2026. Il costo aggiuntivo è il risultato della differenza tra un "prezzo di riferimento" (la media dei prezzi dei concimi in almeno tre mesi consecutivi tra gennaio 2025 e febbraio 2026, quindi il periodo "pre-crisi") e un "prezzo rappresentativo" (il prezzo effettivo in un periodo successivo al 1° marzo 2026, definito da ciascuno Stato membro).

Il sostegno può essere erogato come costo unitario per ettaro, calcolato sul consumo medio annuo di concimi per superficie e differenziato per settore produttivo, oppure sulla base dei "costi reali" sostenuti da ciascun beneficiario.

Per quanto riguarda le aliquote, il testo fissa un tetto ordinario del 50% dei costi aggiuntivi, che può salire fino all'80% per gli agricoltori già vincolati da impegni agroambientali di riduzione dell'uso di fertilizzanti o da requisiti obbligatori in tal senso.
 
Ogni Stato membro è chiamato a fissare autonomamente un importo massimo per beneficiario o un numero massimo di ettari e a garantire il pagamento ai beneficiari entro la fine di giugno 2027. Sono previsti dei meccanismi automatici che evitino la "sovracompensazione" se l'agricoltore riceve già altri aiuti nazionali o europei per lo stesso problema. 

Il regolamento prevede inoltre che la richiesta di modifica del Piano strategico nazionale necessaria per attivare la misura non venga conteggiata nel numero massimo di modifiche annue che uno Stato può normalmente presentare, e le spese possono essere considerate ammissibili anche prima della formale presentazione della domanda di modifica alla Commissione — un accorgimento pensato esplicitamente per accelerare i tempi di erogazione.

Le risorse: FEASR, cofinanziamento e tetti di spesa

Il sostegno agli agricoltori è cofinanziabile dal FEASR fino al 65% della spesa pubblica ammissibile, e gli Stati membri possono aggiungere finanziamenti nazionali integrativi fino al 200% della quota FEASR assegnata alla misura.

Il regolamento introduce però un tetto strutturale: il nuovo intervento condivide un plafond con i pagamenti di crisi già esistenti per calamità naturali (articolo 78 bis), e al finanziamento del sostegno anti-concimi può essere destinato al massimo il 25% degli importi annui fissati per Stato membro nell'allegato XV — la dotazione complessiva riservata ai pagamenti di crisi non aumenta, quindi, ma viene ripartita tra due finalità.

Viene prevista, inoltre, la possibilità per gli Stati membri, entro il 31 agosto 2026, di decidere di aumentare o diminuire le proprie dotazioni nazionali per i pagamenti diretti relative all'anno civile 2027, spostando risorse verso o dal proprio inviluppo per lo sviluppo rurale, entro tetti differenziati Paese per Paese, fissati in un nuovo allegato XVI.

Per l'Italia questi tetti sono tra i più ampi dell'Unione: la dotazione dei pagamenti diretti 2027 può essere "aumentata fino a circa 337,5 milioni di euro", oppure "diminuita fino a circa 907,1 milioni di euro", a seconda della scelta strategica del governo. 

Infine per quanti riguarda gli anticipi dei pagamenti diretti sono previste due novità per la campagna 2026: 

Il regolamento risolve anche un tecnicismo contabile non irrilevante: gli anticipi versati prima del 16 ottobre 2026 saranno convenzionalmente considerati come effettuati a novembre 2026 ai fini della dichiarazione di spesa, in modo che il rimborso della Commissione agli Stati membri avvenga comunque a inizio 2027, senza scardinare il calendario dell'esercizio finanziario agricolo (che tecnicamente va dal 16 ottobre al 15 ottobre dell'anno successivo).

Sostanzialmente, dunque, il documento non stanzia nuove risorse fresche dal bilancio UE per il sostegno diretto ai concimi: agisce piuttosto come un "acceleratore e moltiplicatore di flessibilità" su strumenti già esistenti, lasciando agli Stati membri il compito di attivarli, dimensionarli e finanziarli con risorse proprie aggiuntive. È in questo margine di discrezionalità nazionale, esplicitamente previsto dal testo, che si inserisce l'annuncio italiano di voler triplicare i fondi destinati alla misura.


Il ministro dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, ha confermato che il nostro Paese intende sfruttare pienamente la leva del cofinanziamento: a fronte dei circa 45 milioni di euro assegnati al Paese dalla riserva di crisi della PAC, il governo — tramite il Ministero dell'Economia — punta a triplicare la cifra complessiva, avvalendosi della possibilità di integrare i fondi europei fino al 200% con risorse nazionali. 

Il ministro ha collegato l'urgenza dell'intervento al rischio di traslazione dei maggiori costi sui prezzi al consumo, osservando che un aumento del 30% nei costi di produzione di un prodotto ortofrutticolo tende a riversarsi in misura analoga sul prezzo finale pagato dai cittadini.

ministro dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida
 
 

"Le recenti perturbazioni delle catene di approvvigionamento globali e l'impennata dei prezzi dei concimi sottopongono il nostro settore agricolo a pressioni significative. La decisione odierna dimostra che l'Unione europea è determinata a rispondere in modo rapido e deciso per sostenere gli agricoltori europei e la nostra sicurezza alimentare".

Martin Heydon, ministro dell'Agricoltura, dell'alimentazione e degli affari marittimi dell'Irlanda

Martin Heydon, ministro dell'Agricoltura, dell'alimentazione e degli affari marittimi dell'Irlanda
 

Il budget per la promozione

Nel corso dell'incontro è stata al centro del confronto anche la proposta della Commissione di ridurre, nel 2027, il budget per la politica di promozione agroalimentare da 160 a 112 milioni di euro, con un taglio particolarmente severo per i programmi "MULTI" (cooperazione tra organizzazioni di più Stati membri), che passerebbero da 60 a 20 milioni di euro.

L'Italia ha guidato una coalizione di dieci Stati membri contraria al ridimensionamento, ritenuto incoerente con l'obiettivo dichiarato di rafforzare la competitività internazionale dell'agroalimentare europeo, tanto più che nel 2026 la domanda di sostegno ha già superato ampiamente il budget disponibile (650 le campagne di promozione cofinanziate dall'UE dal 2016 a oggi). 

La posizione è stata espressa in una informativa dell'Italia (11598/26), presentata come punto "varie ed eventuali" all'ordine del giorno dell'Agrifish del 13 luglio. 

La nota ricostruisce l'iter che ha portato alla proposta contestata, che arriva al termine di un processo di revisione della politica di promozione dei prodotti agricoli, disciplinata dal regolamento (UE) n. 1144/2014, da parte della Commissione. A dicembre del 2025 il governo europeo aveva annunciato per la campagna 2026 uno stanziamento definito "particolarmente significativo", presentando lo strumento della promozione come leva strategica per accrescere la consapevolezza dei consumatori sui prodotti agricoli UE, sui regimi di qualità europei e sugli elevati standard produttivi del settore agroalimentare comunitario.

Il mese scorso, però, durante la riunione del Comitato di gestione dell'OCM — sezione Promozione, la Commissione è sembrata mostrare un cambio di rotta, presentando i primi orientamenti per il Programma di lavoro annuale (AWP) 2027 dei programmi orizzontali europei di promozione agroalimentare. 

È importante specificare che si tratta di un documento "ancora in fase di elaborazione", suscettibile di ulteriori modifiche nel processo di adozione, ma che mostra segnali chiari rispetto al budget previsto: le risorse disponibili per i programmi SIMPLE e MULTI nell'AWP 2027 ammonterebbero complessivamente a 112 milioni di euro, contro i 160 milioni stanziati nel 2026 — una riduzione complessiva di 48 milioni, che si concentra soprattutto sui programmi multipli che subirebbero un taglio di due terzi rispetto alla dotazione attuale. 
 
Ed è proprio questa sproporzione il bersaglio principale della nota italiana: il documento non contesta gli obiettivi dichiarati dalla Commissione per l'AWP 2027, rafforzare la resilienza del settore agroalimentare, diversificare i mercati di sbocco, migliorare l'accesso delle organizzazioni più piccole, perseguire un maggiore equilibrio geografico nella partecipazione degli Stati membri,  ma la coerenza tra questi obiettivi e il livello di risorse previsto, giudicato insufficiente a sostenerli.

Sui programmi MULTI in particolare, l'argomentazione si concentra sul loro valore aggiunto europeo: favoriscono la cooperazione tra organizzazioni di Stati membri diversi, la creazione di partenariati transnazionali e la promozione coordinata dell'immagine dei prodotti agroalimentari europei, sia all'interno dell'Unione sia sui mercati esteri. Tagliarli in modo così netto, sostiene la nota, rischia di indebolire uno strumento strategico per la competitività del comparto — proprio mentre la Commissione dichiara di volerla rafforzare.

A supporto della richiesta, il documento cita un dato di domanda effettiva: nel 2026 le richieste di sostegno hanno ampiamente superato il budget disponibile per i programmi semplici, mentre per i programmi MULTI hanno assorbito una quota molto elevata delle risorse stanziate. Per i firmatari, questo conferma che lo strumento risponde a un'esigenza reale degli operatori e resta essenziale per sostenere competitività, conoscenza dei regimi di qualità e accesso ai mercati.

La nota individua due ordini di conseguenze da un taglio di questa entità: un impatto sulla capacità della politica di promozione di sostenere la diversificazione dei mercati e la resilienza degli operatori, e ricadute non solo economiche ma anche sociali per le aree rurali. Il documento si chiude con un invito diretto alla Commissione a "riflettere ulteriormente" sulle allocazioni finanziarie previste per l'AWP 2027 e riconsiderarle, tenendo conto della necessità di preservare efficacia e ambizione della politica di promozione dell'Unione. 

La Strategia zootecnica e Piano d'azione per le proteine

I ministri europei si sono poi confrontati sull'integrazione tra la Strategia UE per l'allevamento sostenibile e il Piano d'azione sulle proteine, adottati il 7 luglio 2026, con l'obiettivo di ridurre la dipendenza europea dalle importazioni di materie prime proteiche — in primis la soia — per l'alimentazione animale.

Anche su questo fronte la presa di posizione dell'Italia è stata rappresentata dal ministro Lollobrigida che ha chiesto un maggiore coordinamento tra le diverse politiche comunitarie, denunciando le contraddizioni normative che oggi frenano lo sviluppo delle colture proteiche europee: da un lato l'UE incentiva la produzione di soia per garantire l'approvvigionamento dei mangimi, dall'altro alcune norme ambientali penalizzano proprio quel tipo di coltivazione. La richiesta italiana è di un coordinamento esplicito tra regolamenti e strumenti finanziari, affinché l'obiettivo di una maggiore autosufficienza proteica sia sostenuto da una cornice normativa coerente. Il tema si lega anche alla tutela delle Indicazioni Geografiche Protette negli accordi commerciali internazionali, con richiami a clausole di reciprocità e salvaguardia.

Il ruolo delle donne in agricoltura

La presidenza irlandese ha inserito nel dibattito anche la questione del contributo delle donne al settore, in coincidenza con l'Anno internazionale della donna agricoltrice proclamato dalle Nazioni Unite per il 2026. Le donne rappresentano oggi il 31% dei titolari di aziende agricole nell'UE (circa 2,9 milioni su 9 milioni di operatori totali), un dato che ha alimentato la discussione sugli ostacoli all'eredità d'impresa e all'avvio di nuove attività femminili in agricoltura.

 
 

Matteo Tagliapietra

 
 

PianetaPSR numero 153 luglio/agosto 2026